Corso: sociologia della comunicazione
Sociologia della comunicazione
Introduzione, Schutz, Goffman e Thompson
Slide - Testi - Appunti di lezione 1
Indice
- Introduzione 3 - 4
- Schutz 5 - 7
- Goffman 8 - 14
- Thompson 15 - 20
Introduzione
Quando si parla di comunicazione, l’idea centrale è quella di una trasmissione di contenuti o idea a qualcun’altro: il soggetto A vuole comunicare qualcosa ad un soggetto B. Con la nascita delle comunicazioni di massa, si sono potute superare le distanze fisiche che costituivano un vero e proprio limite; in questo modo si è aumentato l’effetto dei messaggi. Si forma così la teoria dell’informazione, ovvero la fonte che possiede il messaggio deve farlo arrivare al ricevente (in varie modalità: faccia a faccia; mediatica...). I social media hanno reso questa pratica ancora più veloce.
La ricerca sui mass media mostra che parlare di “pubblico” o destinatario è impreciso. La comunicazione a distanza (attraverso la radio all'inizio della storia della comunicazione) non è facile; si parla a tal proposito della teoria dell’ago ipodermico (o anche definita del proiettile magico) in cui si “inietta” la stessa informazione a tutti, teoria che si è dimostrata però imprecisa. È da questo invio a tanti che nascono i mezzi di comunicazione di massa, perché mettono insieme un pubblico, un aggregato indifferenziato.
Nelle comunicazioni di massa ci si preoccupa soprattutto degli aspetti sintattici (della formulazione grammaticale corretta della frase), ignorando quelli semantici e pragmatici (ovvero, le possibili interpretazioni di una frase). La comunicazione è complessa: avviene attraverso parole, immagini, suoni, comportamenti, gesti... È un’azione complessa anche perché produce significati diversi in situazioni diverse in cui sono importanti (mimica facciale, atteggiamenti posturali, gestualità, gestione degli spazi, organizzazione e collocazione negli spazi).
La comunicazione è inter-azione, in cui si esprimono vari aspetti: il comportamento non verbale è simbolico; le persone attribuiscono un significato a vari aspetti del corpo e del volto e dello spazio; le persone hanno aspettative e fanno previsioni (A deve sapere dov'è B, che deve avere una sua capacità di azione, non essere solo un ricevente passivo) sul comportamento verbale. È qui che entra in atto la sociologia della comunicazione, in cui vengono analizzate tutte le situazioni di interazione comunicativa e quali si mettono in atto.
Secondo il teorema di Thompson (1928): “Se gli uomini definiscono reali certe situazioni, esse saranno reali nelle loro conseguenze”
Sopraggiunge la potenza interpretativa (e la capacità simbolica) degli essere umani e anche la provocazione di conseguenze che riproducano effetti reali (non tutto ciò che diciamo diventa realtà). La realtà è una costruzione sociale, si costruisce in base all’interpretazione, alla mediazione simbolica che noi esseri umani diamo.
Gli attori della comunicazione sono attori sociali, ovvero persone che agiscono in una scena sociale. Gli scopi sono definiti in contesti culturali specifici, anche tecnologici di una piattaforma. Gli attori hanno una specificità che è il prodotto delle esperienze, avviene cioè un processo di socializzazione (= è il processo tramite cui un individuo diviene parte integrante della società dov’è nato e con cui una società trasmette nel tempo il patrimonio culturale (= insieme di simboli, modelli culturali della cultura) → l’individuo si integra nella società quando interiorizza tutte le componenti culturali e la struttura dell’ordine sociale che garantisce il passaggio intergenerazionale) nelle agenzie di socializzazione (famiglia, scuola, mass media...)
Si arriva alla conclusione che non si può non comunicare (assiomi della comunicazione). Esprimiamo le informazioni attraverso due livelli: il contenuto e la relazione; il contenuto può essere lo stesso, ma la relazione è differente in base agli interlocutori.
Secondo la teoria degli atti linguistici di Austin (1962), “Anche parlare è una forma d’azione”. Infatti con le parole:
- Si compie un lavoro che richiede uno sforzo → atto locutorio
- Ciò che diciamo produce un effetto sull’interlocutore → atto perlocutorio
- Le parole assumono forza differente che orienta l’interpretazione (tono di voce, ritmo, chiarezza...) → atto illocutorio
Elementi dei modelli di comunicazione
Ci sono vari elementi che caratterizzano i diversi modelli di comunicazione:
- Vantaggi e svantaggi della teoria dell’informazione
- Esistono dei modelli alternativi che possono alternarsi
Teoria dell’informazione: L’origine della teoria ha inizio nel 1940 con Bell Telephone, il quale sviluppò una teoria matematica del segnale di trasmissione, l’obiettivo era quello di massimizzare la capacità della linea telefonica. L’ipotesi che si poneva era: cosa poteva accadere che scombinava la linea di trasmissione? Si arrivò alla risposta del rumore il quale disturbava la linea, di conseguenza si doveva evitarlo nel momento del passaggio del messaggio nel canale.
Allo studioso Shannon interessava poco il significato (ovvero, il contenuto del messaggio) o il suo effetto; a lui importava l’effetto tecnico, ovvero massimizzare la tecnica di trasmissione per risolvere i problemi: la riduzione dell’incertezza, ovvero ridurre l’entropia (ovvero, l’incertezza della trasmissione), in cui maggiore sarà la prevedibilità di ciò che arriva, quanto minore è l'informazione. Si trattava di un modello lineare di comunicazione.
Questo modello avviene dall’incontro di Shannon e Weaver, il quale comprende che il modello si può attuare anche alla teoria dell’informazione applicata alla comunicazione umana. Infatti:
- Il cervello umano è fonte dell’informazione
- La voce è il canale trasmittente
- Il rumore si riscontra nelle voci di sottofondo, nelle grida di disturbo
- Il segnale è ricevuto dall’orecchio (può essere sminuito dalla musica alta)
- Il cervello del ricevente è il destinatario
Successivamente, David Berlo, nel 1960, scrisse un manuale di comunicazione in cui propone una revisione del modello in 4 parti: fonte, messaggio, canale, ricevente.
- F e R (fonte, ricevente) → capacità comunicative, atteggiamenti, conoscenze, cultura, sono inserite in un sistema sociale
- M (messaggio) → contenuto, elementi (parole, aggettivi), modalità di trattamento, struttura (grammatica), codici (codifica del messaggio)
- C (canale) → i sensi (vista, tatto, udito, gusto, olfatto)
Questi elementi sono fondamentali affinché avvenga il modello; infatti, è necessario che fonte e ricevente abbiano le stesse caratteristiche affinché possa avvenire una comunicazione efficace.
Spunti critici sul modello lineare
La relazione tra fonte e destinatario è essenziale per la comprensione del significato; vengono considerati in modo separato senza considerare la relazione che intercorre tra loro. Due autori (Winkin e Carey) considerano questo modello come una metafora telegrafica o postale, in cui si presume che l’informazione esista prima che la si comunichi.
Anche Lasswell propone un adattamento del modello lineare di comunicazione. Infatti, con l’avvento delle comunicazioni di massa, accrescono la difficoltà e i dubbi su come utilizzare al meglio questi mezzi. Si sviluppano ulteriormente le capacità giornalistiche di dare informazioni. È qui che Lasswell indica le 5W della comunicazione: Chi dice - Cosa - Attraverso quale canale - A chi - Con quale effetto (segue lo schema lineare di: fonte, info, canale, ricevente, effetto).
Dibattito e ricerca
Nel corso degli anni si sono prodotte varie teorie che però non hanno portato a nessun modello o teoria con consenso universale. C’è opposizione tra chi cerca degli:
- Approcci tecnici → teorie che ricercano regole o strutture casuali, per collegare gli eventi comunicativi in un unico apparato esplicativo (il fattore fondamentale). Si cerca di esplorare la scatola nera dei processi mentali per un criterio di giudizio finale sul comportamento comunicativo.
- Approcci socio-umanistici → teorie che valorizzano il ruolo interpretativo e performativo degli individui e situazioni sociali in cui avviene la comunicazione (sono esseri umani che effettuano la comunicazione e non macchine)
Avviene una mancanza di coesione ed un rischio di frammentazione: i due approcci potrebbero lavorare insieme per migliorare la compressione e i meccanismi della comunicazione umana.
Modelli alternativi
Nel conoscere facciamo uso di modelli (il quale definisce il modo con cui ritagliamo gli aspetti che ci appaiono importanti per comprendere un fenomeno). Ci fanno capire quali interrogativi ci poniamo e quali metafore utilizziamo per descrivere ciò che accade, quali domande sono importanti.
Esistono vari tipi di modelli:
- Modelli tecnico-strumentali
- Telegrafica-postale → definizione: trasferimento di informazione = si interrogano sull'efficacia - domanda principale: quale contenuto?
- Trasmissione a due stadi → definizione: processo di influenza (mette in discussione l'ago e il proiettile) - domanda principale: quale influenza sulle opinioni? (mass media → leader di opinione → pubblico)
- Marketing → definizione: operazione da pilotare - domanda principale: quale efficacia tecnica e strumentale
- Modelli socio-costruttivi
- Orchestrale → definizione: produzione collettiva - domanda principale: come si articola la partecipazione dei vari giochi individuali? (quali significati si producono)
- Sistemico-relazionale
- Interazionista-situazionale → definizione: costruzione collettiva- domanda principale: attraverso quali processi si genera il senso (significato) condiviso? (approccio che si seguirà principalmente / persone che comunicano sono interlocutori)
Schutz (Vienna 1899 - New York 1959)
Propone un approccio fenomenologico (= l'osservazione dei fenomeni così come appaiono, indipendentemente dal fatto che corrispondano o meno a una realtà oggettiva) delle comunicazioni. Ha uno stretto legame con tre grandi padri della sociologia:
- Durkheim - Considerato il fondatore della sociologia (insieme a Weber) positivista; ha l’obiettivo di staccare la sociologia dalla filosofia fondando una scienza empirica.
- Weber - Cerca di comprendere il senso dell’agire sociale. Per lui esiste un senso dell’agire soggettivamente intenzionato. Questa formula fa capire due cose:
- Non nega la soggettività, ma quando agisce il suo agire per assumere un significato comprensibile viene intenzionato all’altro;
- Sa che il suo agire si trova in una rete di connessioni, ovvero esiste la possibilità per il sociologo di comprendere come fanno gli esseri umani e vedere se ci sono delle classificazioni possibili per far sì che il soggetto intenzioni il suo agire, la sua azione, verso l’altro in una dimensione di reciprocità.
Per intenzionare il suo agire all’altro mette in atto una capacità umana fondamentale che lui chiama “empatia” (em-pathos, entrare dentro), ovvero la capacità di potersi guardare negli occhi dell’altro; in base a questo, i soggetti umani riescono a intenzionare l’azione all’altro cercando di capire come l’altro vede la mia azione. Il soggetto quindi si immette in un rete di aspettative reciproche. Crea la teoria dell’agire, ovvero possiamo costruire degli idealtipo, dei tipi ideali. Osservando le azioni concrete, cerchiamo di isolare alcuni aspetti che ci appaiono irrilevanti e costruiamo quindi delle categorie. Si cerca di classificare le varie forme dell’agire in termini sociali. Essi sono di quattro tipi:
- Affettivo (mosso dalle passioni, non è prevalente l’aspetto di razionalità),
- Tradizionale (mosso dalle tradizioni, non è prevalente l’aspetto di razionalità),
- Razionale al valore (agisco relazionando il mio agire rispetto a un valore, è razionale)
- Razionale allo scopo (agisco relazionando il mio agire rispetto a un fine, è razionale)
Simmel - Da molta importanza alle cerchie sociali, alle relazioni e alle interazioni. Cerca di studiare come le persone fanno a stare insieme, cioè le associazioni. Quindi come le soggettività si relazionano tra loro. Schutz è allievo di Husserl (considerato il padre della fenomenologia, il quale diede una svolta di filosofia illuminista e razionalista).
Il mondo sociale, per lui, è:
- Un cosmo complicato di attività umane (non di atti casuali) a cui attribuiamo significati. In sé ogni cosa ha un suo nome e un suo posto (il mondo non è disordinato ed incomprensibile; è normale e naturale); come se si avesse un fondo di conoscenza disponibile da cui peschiamo e grazie al quale troviamo un ordine che ci spiega.
- Organizzato perché possiamo interpretarlo in cooperazione con altri esseri umani; le informazioni che abbiamo hanno a che fare con la conoscenza socialmente derivata (la quale, deriva proprio dalla cooperazione con altri esseri umani)
Il mondo della vita è costituito da un flusso dato per scontato (qualcosa di tacito, di implicito) di routines, interazioni ed eventi quotidiani. I fatti sono costruiti intersoggettivamente, ciò che sembra naturale, passa in realtà nella mediazione di questi fatti. Individua una differenza tra azione (= è soggettiva e intersoggettiva, in cui la compie il soggetto, ma avviene nella relazione con gli altri) e comportamento (= qualcosa che presumo sia oggettivo e oggettivamente osservabile; qualcosa che posso tirare fuori così com’è).
L'azione viene dotata di senso, di significato ed è determinata da un progetto nel tempo: io devo riuscire a costruire una interrelazione con i miei motivi ed aspettative, ma tenere conto anche delle aspettative dell’altro. Progetto un atto, ma allo stesso momento devo poter immaginare come gli altri lo comprenderanno, cosa penseranno ed in che modo reagiranno al mio comportamento. Prevedo che i motivi-al-fine-dei-quali oriento il mio agire, saranno i motivi-a-causa-dei-quali avverrà una tua azione (e viceversa). Affinché l’altro reagisca allo stesso modo, devo far si che avvenga reciprocità, ovvero che cosa io mi aspetto da te e che cosa tu ti aspetti da me.
Per assumere un significato, gli atti richiedono: relazioni condivise e motivi con cui li spieghiamo. Quando noi agiamo pianifichiamo implicitamente il significato dell'atto, facendo delle previsioni sulle aspettative reciproche. Per Schutz, il mondo sociale e quotidiano è costituito da una interconnessione costante con i propri simili che costruisce un mondo di significati condivisi o condivisibili grazie ai quali possiamo comunicare; il motivo è che possiamo interagire con i nostri simili. Inoltre, per lo studioso, le relazioni si basano su un punto fondamentale: le tipificazioni.
Tipificazione
Grazie al fatto che condivido con gli altri una reciprocità di prospettive, costruisco un mondo dato per scontato (tipificazioni), in cui sono presenti tutta una serie di prospettive e significati. La conoscenza che abbiamo del mondo sociale è a sua volta una conoscenza che ha origine sociale, oltre alla sua distribuzione, la quale si rende accessibile nelle varie esperienze sociali che conduciamo. Nella conoscenza socialmente derivata, le informazioni vengono dalle relazioni sociali, ovvero deriva dall’esperienza pratica che facciamo del mondo:
- Fondo di conoscenza disponibile
- Conoscenza socialmente approvata → la quale rimanda a differenze possibili a seconda delle cerchie sociali; diventa più autorevole se approvata da figure chiave riconosciute come autorevoli in quel settore
- Conoscenza automatica → arriva da sola per spiegare cose ovvie, socialmente riconosciute; i significati dati per scontati
Per Schutz, il rapporto sociale è una connessione intersoggettiva, in cui si cerca di condividere il senso dei propri atti reciprocamente. Si costituisce una interrelazione di motivi (dell’atto che ti riguarda e della causa a cui reagisci a questo atto), una rete di aspettative reciproche di significati. Esempio: quando si fa una domanda, si da per scontato di aspettarsi una risposta e non un’altra domanda.
Il mondo sociale è per l’individuo un oggetto da interpretare come significativo: è il mondo dove l’individuo vive collegato ad altri attraverso relazioni molteplici. Presuppongono l’esistenza di uno schema di riferimento comune, in cui condividiamo un determinato significato e lo cogliamo sia per noi stessi sia per chi co-agisce in quello spazio per me. Il mondo sociale ha sua volta tende a differenziarsi per: opposizioni simboliche e gerarchie.
Tipificazione - II livello
In questa tipificazione, riprende Weber, e spiega che lo scienziato (o attore) sociale non accetta ingenuamente il dato per scontato; non accetta il mondo come tale, già dotato di significato al di là di ogni problema. Cerca di rendere esplicito ciò che noi rendiamo implicito. Per vedere se esistono tipi, meccanismi, dei costrutti di II livello, per capire se esistono tipi di azione sociale in cui inseriamo particolari azioni, si arrivava alla consapevolezza che siano presenti tipi ideali (o idealtipi). Esempio: gli idealtipi di potere di Weber (tradizionale, carismatico, razionale). Nelle relazioni fra attori sociali ci sono gradi di intimità e di anonimato.