Società e comunicazioni di massa
La società di massa è una “società in cui le istituzioni relative ai diversi sottosistemi sociali economico, politico-amministrativo, del diritto, dell’educazione, della comunicazione sociale ecc sono organizzate in modo tale da trattare con vasti insiemi di persone considerate come unità indifferenziate di un aggregato o “massa””.
Ciò significa che la società di massa è un’organizzazione sociale che si rivolge a una unità di persone indifferenziate, un aggregato chiamato “massa”.
Per capire il modo in cui la società di massa si differenzia rispetto alle società del passato si può citare il concetto di “differenziazione funzionale”: gli individui “non appartengono più integralmente a un certo segmento o status sociale, ma dispongono dell’accesso ai diversi sistemi differenziati, anche se solo per funzioni specifiche, di volta in volta rilevati nella loro vita”.
Ciò significa che il tipo di società in cui viviamo è una società in cui le persone sono differenziate per funzioni, cioè quello che ci differenzia l’uno dall’altro è la funzione che abbiamo rispetto ai compiti che dobbiamo svolgere. Questo tipo di differenziazione è chiaramente qualcosa che nasce con la massa, con la modernità; nel passato, però, non era così.
Esistono, infatti, 4 tipi di differenziazione interna:
- Differenziazione segmentaria esistente, ad esempio, nelle società preistoriche: le persone erano divise in tribù o villaggi.
- Differenziazione centro-periferia esistente nell’ambito dei grandi imperi come l’Impero Romano: c’era una zona economicamente e politicamente più importante, che era il centro, e poi altre zone che erano la periferia e che venivano controllate dal centro.
- Differenziazione stratificata esistente nel Medioevo e nella prima modernità: le persone erano divise in classi gerarchicamente diverse fra loro.
- Differenziazione funzionale esistente nell’attuale società di massa: le persone si differenziano a seconda della funzione svolta nel macrosistema sociale, es. studente, professore ecc.
Quando nasce la società di massa?
Tra l’800 e il 900 si verificano alcuni tra i cambiamenti più straordinari e affascinanti per la cultura occidentale, che porteranno a quella che viene definita “società moderna” o “modernità”. Già a metà Ottocento è possibile scorgere i primi fenomeni che porteranno a questo mutamento, fenomeni che sono identificabili con gli effetti della Rivoluzione Industriale; la rivoluzione industriale porta, quindi, alla nascita della società di massa.
Per datare la modernità è possibile utilizzare due date:
- 1780 James Watt, un inventore scozzese, perfeziona una macchina che trasforma l’energia della macchina a vapore in lavoro meccanico che viene utilizzato nell’industria tessile. Quindi, per la prima volta, la macchina a vapore viene utilizzata per produrre dei vestiti. Fino a quel momento, infatti, le piccole fabbriche, botteghe di artigiani, che producevano vestiti utilizzavano soltanto l’energia umana. Automazione del lavoro.
- 1789 l’Assemblea Nazionale Francese formula la dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino. Uno dei valori più importanti che viene sancito da questa dichiarazione è il sacro e inviolabile diritto alla proprietà privata. Questa dichiarazione viene formulata in Francia a seguito della Rivoluzione Francese, che aveva portato l’emergere di una nuova classe sociale: la classe borghese.
Questi due avvenimenti sono importanti perché determinano la fine di quello che veniva chiamato “ancien regime”, cioè il regime tipico del sistema aristocratico e feudale, e danno vita ad un nuovo tipo di società. Da un lato, l’ingresso della macchina a vapore nelle fabbriche porta allo sviluppo del sistema produttivo capitalistico, nasce il capitalismo.
Dall’altro lato l’idea della proprietà privata come diritto fondamentale è legato all’affermazione di una nuova classe sociale, cioè quella borghese. Una classe sociale che si stava arricchendo, quindi stava emergendo ma non come le classi aristocratiche, che “per grazia divina” era nobile e quindi aveva diritto ad essere gerarchicamente considerata e superiore.
I nobili erano tali perché il titolo nobiliare 1 si tramandava di generazione in generazione, ma la nobiltà era un privilegio che veniva dato secondo una grazia divina, secondo una tradizione. Quindi colui che non era nobile, non sarebbe mai potuto diventarlo. Con la borghesia, invece, nasce una classe sociale nuova: chiunque poteva diventare borghese perché borghese significava “colui che riusciva ad arricchirsi grazie agli sforzi del proprio lavoro e, soprattutto, grazie agli sforzi del commercio”, possibilità di vendere e comprare merci.
Questi due principi, da una parte l’automazione del lavoro che darà vita al sistema produttivo industriale e dell’altra l’ascesa della borghesia come nuova classe sociale, sono considerati i due principi fondamentali da cui deriva il sistema moderno.
Che cosa portò questo sistema moderno?
Che cosa portò questo sistema moderno? Innanzitutto che il sistema produttivo principale non fosse più la famiglia ma la fabbrica. L’automazione del lavoro, quindi, comporta due fenomeni:
- Da un lato la parcellizzazione del lavoro, ad esempio, prima l’artigiano di bottega che doveva produrre dei pantaloni li faceva tutti da solo, nel momento in cui l’artigiano si trasferisce in fabbrica non sarà più responsabile dell’intero progetto di produrre pantaloni ma, ad esempio, dovrà solo applicare i bottoni, quindi si va a perdere la logica complessiva del lavoro e ci si concentra su una piccola fase di un determinato processo produttivo. Karl Marx, negli anni a venire, parlerà di alienazione riferendosi al processo di parcellizzazione del lavoro: l’operaio viene sempre più alienato rispetto al suo lavoro perché si concentra solo su una minima parte di esso.
- Dall’altro lato nasce il concetto di tempo libero. Nel momento in cui la persona per andare al lavoro esce di casa, lavora e dopo 8/12 ore torna a casa, la distinzione tra il tempo libero, tempo di riposo, e quello di lavoro diventa un qualcosa di più netto rispetto a prima.
Accanto a queste due rivoluzioni, 1780 e 1789, ce ne fu una terza molto importante: la rivoluzione dei trasporti.
- 1819 Robert Fulton inventa il battello a vapore, che attraversa per la prima volta l’Atlantico.
- 1829 George Stephenson progetta la locomotiva.
Di fronte alla nascita della fabbrica di tipo capitalistico, era infatti necessaria anche una rivoluzione dei trasporti. Sia perché fosse garantita la vendita delle merci prodotte, che dovevano quindi essere spostate, sia perché le persone dovevano recarsi nelle fabbriche per lavorare. Inoltre, le persone sentivano sempre di più l’esigenza di spostarsi, perché un’altra rivoluzione che ha sancito l’avvento della modernità è l’urbanizzazione.
La fabbrica doveva trovare un luogo in cui essere costruita e, proprio perché essa necessita di una grande quantità di persone per i processi produttivi, è chiaro che nacque vicino ai grandi centri abitati. Per questo motivo, in massa, dalle campagne le persone si trasferirono nei centri abitati, e pian piano le piccole città diventarono metropoli, Manchester, Londra ad es. Il concetto di massa è legato al fatto che, per la prima volta nella storia, abbiamo grandi masse di persone che vivono più o meno negli stessi luoghi.
L’urbanizzazione, però, non rappresenta un fenomeno unicamente positivo perché è caratterizzato anche da svantaggi, tra cui: diffusione più rapida di malattie, virus, contagi, aumento della delinquenza, inquinamento, povertà, non c’era lavoro per tutti, le fabbriche chiudevano ecc.
Questi aspetti sono importanti perché le prime grandi riflessioni sulla società di massa sono molto negative e le prime teorie della comunicazione riflettono questa visione negativa della massa come un qualcosa di tremendo.
Prime teorie sulla società di massa
- Claude-Henri Saint Simon società organica e fisiologia sociale: studio della società e delle sue parti differenziate. Secondo Saint Simon la società era un organismo all’interno del quale tutti i soggetti erano delle parti di questo organismo. Per far sviluppare la società in maniera armonica, tutte queste parti dovevano equilibrarsi e lavorare insieme svolgendo ognuno la propria parte. È proprio con Saint Simon che nasce il concetto di differenziazione, cioè l’idea che le persone si differenzino nell’organismo in base alla propria funzione, e questa differenziazione doveva 2 essere organizzata su basi scientifiche, ognuno doveva svolgere un compito e uno soltanto per far sì che la produzione migliorasse. È un’idea positiva: l’idea che se la società è un organismo in cui ognuno svolge il proprio compito su base scientifica e razionale, si raggiunge il progresso sociale.
- Auguste Comte padre della sociologia come “scienza della società” articolata in statica, ordine sociale, dinamica, progresso e mutamento. Propone anche lui una visione organica della società, in cui ognuno opera il suo compito in maniera coordinata agli altri. Con egli lo studio della sociologia viene definito “scienza”: è un tratto moderno. Comte sottolinea che la specializzazione lavorativa può portare ad un eccesso di specializzazione e “indebolire lo spirito di insieme”. La specializzazione rischia che si rompano i legami sociali con le persone e che si produca un’incomunicabilità tra gli individui: Comte parla di alienazione. Comte osserva che il soggetto è troppo preso nell’unico suo compito da dimenticare la società, lo spirito di insieme. I primi studi sulle comunicazioni di massa partono proprio da questa idea che all’interno di una massa l’individuo rischia di essere socialmente isolato, negli anni successivi sarà scritto un libro intitolato “La folla solitaria”.
- Ferdinand Toennies Gemeinshaft e Gesellshaft. Alla fine dell’Ottocento, con Ferdinand Toennies, si comincia a mettere in dubbio la positività della società di massa a causa dell’alienazione. Lo studioso fa una distinzione fra i concetti di Gemeinshaft, comunità, e Gesellshaft, società: Gemeinshaft è un modo di vivere in cui gli uomini si sentano parte di qualcosa più grande di loro, di un unico, di un tutto, e vivono nella realtà sociale immedesimandosi completamente in essa. Se io vivo in un piccolo paese, dove sono responsabile del mio lavoro, dove conosco tutte le altre persone, questo mi permette di sviluppare un senso di appartenenza a qualcosa di collettivo. Nel piccolo paesino, se butto una cartaccia per terra, mi sento molto più responsabile. Se vivo in una grande città come Roma, sentirò meno il senso di appartenenza e avrò anche meno rispetto dello spazio pubblico in cui vivo. Se il soggetto non possiede questo senso di appartenenza, perché la comunità è ridotta a una massa anonima di persone, questo crea un fenomeno di distanza, quello che Durkheim chiama “anomia”. Anomia = mancanza di un’autorità morale. Gemeinshaft è una forma di organizzazione sociale in cui le persone possono immedesimarsi completamente all’interno della comunità in cui vivono, nella realtà delle relazioni sociali in cui vivono; quindi sviluppano un grande senso di appartenenza al contesto sociale. Gesellshaft è caratterizzata da relazioni impersonali e anonime, perché le persone perdono il senso di appartenenza e vivono in una condizione di isolamento.
- Emile Durkheim solidarietà meccanica e solidarietà organica: divisione del lavoro, relazione frammentata e anomia. Durkheim, considerato il più importante e famoso sociologo, riprendendo la distinzione che faceva Toennies tra comunità e società, elabora questa distinzione tra società meccanica e società organica osservando il modo in cui si produce all’interno delle fabbriche rispetto a come si produce nelle comunità. Mentre nelle comunità, dice Durkheim, esiste un tipo di solidarietà definita “meccanica” cioè dove le persone lavorano insieme e sono responsabili insieme di ciò che producono a causa della divisione di lavoro molto più elementare; nelle fabbriche troviamo una divisione del lavoro molto più estrema e le forme di produzione sono caratterizzate da una “solidarietà organica”, cioè una divisione del lavoro molto sviluppata e frammentata. Dice Durkheim, la divisione estrema del lavoro nella società industriale, può dar vita a ciò che lui definisce “anomia”: le persone, non vivendo più un senso di appartenenza alla comunità, perché estremamente divisi nel lavoro, e non avendo un’autorità morale a cui far riferimento, fanno affidamento solo su sé stesse. La produzione industriale esaspera quindi l’individualismo e porta ad una situazione tale per cui l’individuo si sente libero di fare quello che vuole, proprio perché è venuto meno il legame tra collettività e individuo. L’anomia, dice Durkheim, è una delle malattie principali della società moderna ed è il fenomeno da cui deriva la devianza sociale. La devianza sociale è quando un individuo decide di deviare rispetto alle 3 norme stabilite dalla società, ad es iniziando a contravvenire alle leggi, ed è una conseguenza dell’anomia. Questo è stato un passo molto importante, perché prima di questo momento non si cercavano di capire le motivazioni sociali che portavano gli individui a compiere determinate azioni. Durkheim ha scritto un libro che è considerato un fondamento della sociologia moderna, che è “Il Suicidio”, in cui per la prima volta cerca di capire che il suicidio non è frutto di una mente malata, ma che dietro tale gesto ci possono essere delle motivazioni sociali. È una base importante per la sociologia: cercare di capire i fenomeni come situazioni sociali, non meramente psicologiche o individuali.
Le conseguenze della nuova società di massa
Dagli studi vengono evidenziate le caratteristiche della nuova società di massa, e gli studiosi ne mettono in luce i pericoli:
- Gli individui vivono in una condizione di isolamento.
- Gli individui sperimentano relazioni basate sull’impersonalità, burocrazia, ad es.
- Gli individui sono liberi da pressioni sociali vincolanti al punto da rischiare di vivere situazioni di anomia.
Erano categorie analitiche che venivano utilizzate per interpretare il modello di società che si andava affermando in quegli anni e che poi avrebbe caratterizzato i primi studi sulle comunicazioni di massa, almeno fino agli anni 30 del Novecento. Quindi questo tipo di riflessione, che nasce verso la metà/fine dell’Ottocento, in fase di industrializzazione, arriva più o meno fino agli anni 30, in cui emergono i totalitarismi di massa, soprattutto nazismo, fascismo e comunismo.
La nascita della massa
Il concetto di massa può essere declinato in varie forme:
- Folle metropolitane: tante persone ammassate in spazi urbani che creano un insieme di persone che non si erano mai viste prima. Formano una grande densità abitativa, cioè abitanti per metro quadro.
- Pubblico di massa: per la prima volta le masse erano anche potenziali consumatori, perché il sistema di produzione industriale permetteva la produzione in massa di merci, che avevano costi più bassi. Nascono, a metà dell’Ottocento, i grandi magazzini, oggi centri commerciali, a prezzi accessibili. La massa era anche un pubblico in termini di forme di comunicazione. Le persone, non solo gli aristocratici, per la prima volta possono accedere ai prodotti culturali. Ad esempio giornali, che si leggevano a puntate a causa di una grande presenza di masse analfabete, libri, teatro, cinema, che nasce nel 1895 per rispondere alle esigenze di intrattenimento delle masse analfabete, nasce come basso intrattenimento per analfabeti. Sono i fenomeni che segnano l’avvio della comunicazione di massa, ad esempio anche la letteratura dell’Ottocento, gialli, horror, Oscar Wilde. Il primo grande autore della comunicazione di massa è Edgar Allan Poe, che è colui che ha creato due generi: giallo e horror. Egli decide di scrivere dei racconti perché erano forme di lettura più brevi, per soddisfare il pubblico borghese, pubblico di massa. Si preoccupò anche di scrivere dei racconti coinvolgenti, e per farlo inventa la letteratura di genere: un patto che l’autore fa con l’ascoltatore/lettore, quando vai a vedere un film horror sai che ti spaventerai. È una garanzia. La letteratura dell’800 si poneva il problema del pubblico e dei gusti.
- Masse operaie: persone che lavoravano all’interno delle fabbriche: uomini, donne e anche bambini. Condizioni lavorative pessime, infatti in questo periodo nascono i sindacati e i partiti socialisti.
- Masse politiche: masse di persone che di lì a poco avrebbero avuto diritto di voto e sarebbero state persone politiche.
La psicologia delle folle
“Nella folla la personalità cosciente svanisce, i sentimenti e le idee si orientano lungo una sola direzione, formando così una sorta di anima collettiva” (Le Bon, 1895).
“Il dominio attuale delle masse e le loro b
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