Sociologia dei processi culturali
Concetto di cultura e storia della cultura
Cos'è la cultura?
Esistono 2 concezioni:
- Legato alla formazione e al percorso didattico, la cultura è qualcosa che riguarda la persona colta e prescinde dal tempo, dal luogo e dall'uomo (persona di cultura lo è ovunque).
- Insieme di usi, tradizioni, abitudini e costumi di un popolo; in questo caso è connessa con il luogo e il tempo (es. cultura lombarda è diversa da quella napoletana, cambiano i contenuti).
La parola cultura deriva dal latino “colo” che significa coltivare e quindi per traslazione si riferisce al coltivare l’animo umano. Il concetto di cultura nasce nelle civiltà precedenti, ma la Grecia rappresenta un momento fondamentale per quanto riguarda la sua formazione.
Infatti nel VI sec. nasce la filosofia, dal greco philo, cioè amore e sofia, cioè sapienza, amore per la sapienza. La filosofia si è declinata a seconda dei periodi, infatti inizialmente era prevalentemente teorica e quindi fine a se stessa. Platone e Aristotele individuano la conoscenza stessa come fine e obiettivo, quindi ci si realizza attraverso la sapienza (più so, più sono felice).
Però in questa teoria manca la conoscenza del mondo, dell’uomo e non tiene conto degli istinti, dei desideri, dei bisogni, dei sentimenti e della volontà. Nel IV sec. la filosofia mette da parte l’aspetto teorico, perciò essa non è solo conoscenza, ma in primo luogo indica la capacità di vivere una vita piena e felice. Ora ha una concezione più pratica e la conoscenza diventa un fine per la felicità.
Tra queste due fasi differenti vi è un cambiamento politico che segna la Grecia: la caduta della polis (città-stato). Secondo l’idea della polis, ogni città ha le sue leggi, usi abitudini e tutti sono cittadini (ad eccezione degli schiavi e delle donne); ciascun cittadino deve contribuire alla buona riuscita della polis, per il bene della comunità.
In seguito il concetto di cultura cambierà nel corso del Medioevo, periodo che inizia nel 476 d.C. con la caduta dell’impero romano d’Occidente e finisce nel 1492 con la scoperta dell’America. Esso si caratterizza per il fatto che la cultura è nelle mani della chiesa e degli ecclesiastici, infatti questi erano gli unici che sapevano leggere e scrivere.
Dopo l’anno 1000 rinascono le città ed anche i laici, cioè la gente comune, imparano a leggere e a scrivere. In questo periodo nasce anche la borghesia, una nuova classe sociale formata da più professioni come l’artigiano che lavora in città, il commerciante che vende, l’avvocato, il notaio che sono i massimi esponenti. Questi professionisti imparano a leggere e a scrivere per necessità, perché gli serve per il loro lavoro.
Con questo cambiamento ci avviciniamo all’età moderna: inizialmente è caratterizzata dal periodo rinascimentale, in cui vi è la rinascita della cultura, che non è più ad appannaggio degli ecclesiastici, ma si diffuse; perciò la cultura inizia ad essere saldamente nelle mani dei laici. Nel Rinascimento si ritorna alla cultura classica e si rileggono testi greci e latini. Nascono le discipline letterarie (greco, latino, storia, ecc.) che fanno diventare un uomo, un uomo di cultura.
Nel 1700 in Inghilterra nasce l’Illuminismo, ma si sviluppa in Francia dove trova il suo habitat naturale per tutto il ‘700. Secondo gli illuministi l’uomo è un essere razionale e quindi ciò che lo distingue dagli altri animali è la ragione. Questa ha il compito di portare il lume, cioè la luce nelle tenebre dell’ignoranza.
Per questa idea le tenebre e l’ignoranza derivano dal medioevo, periodo in cui regnava la chiesa. Quindi la chiesa è tenebra, perché si nutre di dogmi, cioè verità che devono essere accettate senza discutere (es. la doppia natura di Cristo). Gli illuministi non accettano queste idee che non si possono spiegare attraverso la ragione e che quindi sono solo superstizioni.
L’Illuminismo proclama la centralità della ragione. Tuttavia non considera gli aspetti istintivi dell’uomo che devono soccombere: i sentimenti esistono, ma devono essere dominati dalla ragione. Però in questo modo si rischia di divinizzare la ragione. L’illuminista ritiene che la ragione debba essere uno strumento nelle mani dell’uomo nella sua vita concreta; inoltre sostiene che la ragione non è fine a se stessa, ma ha fini pratici.
Uno di questi è l’Enciclopedia, opera uscita tra il 1751 e il 1772 in 27 volumi di formato in folio. Essa serviva nella pratica quotidiana e questo testimonia come l’Illuminismo è la cultura pratica. Le voci in essa contenute non erano definizioni, ma descrizioni, infatti vi erano anche illustrazioni, così che, chi aveva le competenze tecniche poteva costruire e usare ciò di cui si parlava (es. aratro).
Dopo c’è il 1800, un’età di trapasso tra l’età moderna e l’età contemporanea (inizia con il Congresso di Vienna del 1815). In questo periodo la cultura assume connotati differenti. Con il Congresso di Vienna vi è la Restaurazione, che intende appunto restaurare i regimi monarchici che vi erano prima della caduta di Napoleone.
In questo periodo nasce il Romanticismo, secondo cui esiste un sentimento nazionale e quindi si sviluppa tra i popoli la percezione di avere la stessa lingua, la stessa cultura, le stesse tradizioni, usi e costumi. Da quest’idea si passa all’azione: l’Italia diventa uno Stato unito nel 1861. La ragione è ciò che rende tutti uguali pur nella diversità (maschio, femmina, ecc).
Il Romanticismo invece mette in luce le diversità rispetto a ciò che ci rende simili; quindi si parla di tradizione:
- Si parla della propria storia in cui ci si riconosce;
- È alla base del secolo delle nazioni con la nascita di quelle nuove, come Italia e Germania (1800);
- Il concetto di nazione precede la nazione vera e propria (lingua, usi, tradizioni comuni); l’idea di nazione deve diffondersi per poter poi portare alla sua nascita vera e propria.
La cultura in ambito sociologico
La sociologia è lo studio degli individui in rapporto alla società, perciò studia l’interazione tra il tutto (società) e il singolo (individuo). È una scienza giovane, infatti nasce nella seconda metà del 1800, grazie a Comte (1798-1857), il quale viene considerato il padre fondatore della sociologia. Comte è un sociologo, ma ha una formazione scientifica (scienze esatte), è ingegnere e si occupa anche di filosofia.
Per Comte ciò che è oggetto di scienza è oggetto di cultura. Scienza = cultura. Scienza intesa come matematica, la quale è il modello di tutte quelle discipline che aspirano a diventare scientifiche. Se non è scienza per lui non è cultura. Per lui ci sono discipline scientifiche affini alla matematica:
- Astronomia: moto dei pianeti e come si muovono. es. Keplero;
- Fisica: applicazione della matematica nella realtà concreta;
- Chimica: utilizza delle formule;
- Biologia: ha a che fare con il linguaggio matematico;
- Fisica sociale, cioè la sociologia (è la sociologia). La chiama fisica sociale perché dice che è la disciplina che si occupa della società nel modo più esatto possibile, come fa la fisica matematica. La sua mentalità matematica gli fa pensare che anche nello studio della società ci sono leggi precise come la matematica e quindi il sociologo deve andare alla ricerca di queste leggi.
Si sbagliava, perché quando si parla di essere umano, non ci sono leggi che regolano il suo agire. La Fisica si divide in due ambiti: statica (si studiano i corpi in posizione di quiete) e dinamica (si studiano i corpi in movimento). Questi due ambiti si ritrovano anche nella fisica sociale:
- Statica sociale: tutti gli eventi sociali caratterizzati da stabilità, cioè che non cambiano o cambiano con estrema lentezza. Un esempio è la socievolezza umana: l’uomo nasce socievole, anche prima degli stati, prima che nascessero le leggi scritte e il diritto positivo. Questo viene sostenuto da Rousseau e Locke, i quali pensano che la socievolezza sia naturale. Invece Hobbes non è d’accordo con questa idea. Infatti conia l’espressione latina: Homo Homini Lupus (letteralmente l’uomo è un lupo per l’uomo). Secondo lui la natura umana è egoista e a determinare le azioni dell’uomo sono soltanto l’istinto di sopravvivenza e quello di sopraffazione. Secondo lui l’uomo non è portato ad avvicinarsi ai suoi simili, ai quali vuole mostrare solo la sua forza e superiorità. Se gli uomini stringono legami di amicizia o amore, e regolano i loro rapporti con le leggi, è dovuto solo al timore reciproco. Se non esistessero leggi gli uomini sarebbero portati a danneggiarsi a vicenda. Quindi Hobbes apprezza il diritto positivo perché limita la potenza naturale degli uomini più aggressivi. In questo modo la legge diventa una forma di difesa per i più deboli, che altrimenti verrebbero sopraffatti.
- Dinamica sociale: oltre alla socievolezza nella statistica sociale è la famiglia tradizionalmente intesa che diventa fondamentale. Famiglia: secondo Comte è la vita condivisa di un uomo e una donna sposati (per Comte sarà sempre così per lui e non cambierà mai). Oggi invece quando parliamo di famiglia ognuno ha la sua idea e diviene sempre una materia discutibile; quindi il concetto di famiglia non è statico, ma ha avuto un’evoluzione e la continua ad avere.
Scuole sociologiche del Novecento
Abbiamo 3 scuole sociologiche nel Novecento che possiamo raggruppare nelle scuole classiche:
1. Scuola sociologica di Chicago (Stati Uniti, 1900)
Questa scuola è stata molto influenzata dall’antropologia, la quale studia l’uomo nei piccoli gruppi (tribù primitive) e non nelle comunità urbane (città). Perciò la scuola di Chicago segue i metodi e gli approcci antropologici. Quindi si occupa di applicare i metodi propri dell’antropologia al contesto urbano (i metodi usati per i piccoli gruppi, in antropologia, li attua a quelli più grandi).
William Thomas e Florien Znaniecki sono due sociologi molto importanti di questa scuola e insieme scrivono il libro “Il contadino polacco in Europa e in America”. Entrambi, ma soprattutto Znaniecki, studiano le popolazioni dell’Est europeo e in particolare i polacchi che emigrano dall’Europa in America. Si osserva che questi immigrati si integrano abbastanza bene mantenendo una loro identità anche se a volte ci sono dei conflitti fra la loro identità e quella americana.
La causa di queste difficoltà può dipendere dal contesto, ovvero c’è un clima accogliente negli Stati Uniti a cui gli immigrati devono adattarsi, come rispettare le leggi. Tuttavia queste difficoltà non dipendono solo dal contesto americano, ma anche dal fatto che gli immigrati mantengono la loro cultura di appartenenza, attraverso la quale giudicano ciò con cui si trovano ad interagire. Inoltre ognuno dà la propria interpretazione della cultura accogliente (dipende anche da come il soggetto interpreta la propria cultura di riferimento); ciascuno definisce personalmente la situazione.
Nel frattempo lo stesso William Thomas insieme a Robert Park illustrano il concetto di marginale, cioè colui che sta ai margini (disadattato, persona con dei problemi, ecc.) sempre rispetto alla cultura. Il marginale è colui che sperimenta una discrepanza tra la cultura di appartenenza e la cultura di arrivo, le quali non sono compatibili. Quindi si verifica un cortocircuito, poiché la cultura d’arrivo è diversa dalla propria e il soggetto deve lavorarci e non dare nulla per scontato (bisogna fare i conti con il contesto d’arrivo).
Fanno parte di questa scuola anche Robert e Helen Lynd (marito e moglie), docenti universitari che nelle loro ricerche utilizzano gli approcci antropologici tipici della scuola di Chicago. La modalità tipica di approccio antropologico è il metodo etnografico ovvero lo studioso deve calarsi nella cultura di arrivo.
Questi due studiosi si occupano delle città americane (Middletowns) studiandole con il modello etnografico, utilizzato per:
- Calarsi nella situazione: osservazione partecipante;
- Intervista in profondità, ovvero si cercano delle persone che sono disposte a parlare e rispondono a particolari domande generali, quali:
- Come le persone si ingegnano per vivere;
- Come si arriva alla formazione della famiglia;
- Com’è l’educazione data ai figli;
- Come impiegano il tempo libero.
- Focalizzano l’attenzione su pochi elementi, ma chiari.
Metodologia qualitativa (non quantitativa che è precisamente misurabile es. questionario a crocette). Però questo metodo presenta dei problemi, perché serve un’indagine più ampia per una città americana industrializzata e non bastano poche domande specifiche. Gli studiosi affermavano che quando avevano capito come funzionavano le Middletowns allora avevano capito tutto e potevano studiare tutte le città americane (metropoli ecc.); però questo non è vero perché lo schema usato per le città medie, seppur improprio già per queste, non può in alcun modo essere compatibile con le grandi città o metropoli.
Bisogna porre molta attenzione ad estendere aspetti già discutibili per le Middletowns alle Metropoli. Infatti il progresso in campo economico insieme al progresso tecnologico non è per forza uguale al progresso culturale (in genere succede ma non è sempre detto). In alcuni contesti le novità economiche e tecnologiche provocano delle resistenze. Quando delle persone si ostinano a seguire un certo comportamento o azione si attua un conformismo non vi è alcun cambiamento rispetto a quello che apprendono, invece quando si apprende un comportamento in modo normale leggermente viene modificato rispetto a come è stato insegnato.
Robert Park esegue una ricerca sulle città e scrive il libro “The City”, in cui studia i cosiddetti quartieri (vicinati) in cui rileva la presenza di elementi che mettono in luce le differenze piuttosto che le somiglianze:
- Ogni quartiere ha la sua storia;
- I membri di ciascun quartiere in fondo non sono tra di loro in relazioni così profonde (anzi sono lasche e superficiali) come invece succedeva nelle società primitive; questo perché vi sono frequenti spostamenti tra un quartiere e l’altro come mezzi pubblici autobus, treni ecc. (mobilità) e questo determina che vi siano più occasioni di scambio negli altri quartieri rispetto al proprio;
- Nello stesso quartiere ci sono dei gruppi che vivono isolati dagli altri;
- Non ci sono relazioni faccia a faccia intense, o sono molto rare e poco significative. I mezzi di comunicazione all’interno del quartiere saranno rappresentati dai giornali (la stampa), in genere, e non il passaparola, aspetto invece tipico delle comunità primitive.
La città ci mette di fronte a una moltitudine di rapporti instabili; paradosso: noi siamo nella folla, abbiamo...