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Parte seconda: strutture e prestazione dei media

Principi di struttura e prestazione

Alcuni principi tendono inconsapevolmente a prefigurare un controllo sociale dei media.

1. Libertà

La libertà riguarda soprattutto il diritto alla libera espressione e formazione delle opinioni.

2. Eguaglianza

Nell’ambito della comunicazione di massa l’eguaglianza, in quanto principio, è alla base delle aspettative normative. In relazione all’aspetto politico, significa che non devono essere favoriti i detentori del potere e che l’accesso ai media deve essere garantito anche agli avversari politici.

In relazione all’aspetto commerciale, tutti gli inserzionisti devono essere trattati allo stesso modo. L’uguaglianza implica assenza di discriminazione per l’accesso a disposizione di emittenti e riceventi.

4. Diversità

L’offerta dovrebbe rispecchiare l’effettiva distribuzione delle diverse realtà (gruppi sociali, ideologie politiche etc.) nella società.

4.1 Requisiti di diversità

I media devono rispecchiare le varie realtà sociali, economiche e culturali delle società in cui operano. I media devono offrire possibilità di accesso alle varie minoranze sociali culturali. I media devono fungere da tribuna per i differenti interessi.

5. Qualità dell’informazione

5.1 Il concetto di obiettività

Obiettività implica imparzialità e fedeltà ai criteri di verità. Per certi versi è un concetto vicino all’ideale di una comunicazione razionale, lineare invocato da Habermas. L’obiettività è legata sia al concetto di libertà che a quello di eguaglianza.

5.2 Qualità dell’informazione: principali requisiti

I media devono assicurare un’informazione esauriente, obiettiva, equilibrata e imparziale.

6. Ordine sociale e solidarietà

Da un lato c’è una tendenza da parte delle autorità di fare affidamento sull’appoggio dei media per mantenere l’ordine. Dall’altro i media hanno responsabilità anche nei confronti dei gruppi sociali alternativi. Occorre ordine nel senso di controllo e nel senso di coesione.

La teoria funzionalista attribuisce ai mm una volontà latente di assicurare la continuità e l’integrazione dell’ordine sociale. La teoria critica ha invece visto nei mm uno strumento in mano alla classe dominante per imporre il proprio punto di vista.

6.1 Aspettative e norme

I media rispetto al pubblico devono fornire canali di comunicazione e devono favorire l’integrazione sociale, al contempo devono garantire la sicurezza nazionale.

7. Ordine culturale

La sfera della cultura è difficilmente separabile da quella della società.

7.1 Norme della qualità culturale

La teoria normativa:

  • Spesso protegge il patrimonio culturale ufficiale di una società;
  • Protegge le varianti regionali e locali dell’espressione culturale;
  • Riconosce pari diritti a tutte le manifestazioni culturali.

I principi sono quelli del rispecchiare la lingua e la cultura della gente, del privilegiare il ruolo educativo dei media e di incoraggiare la creatività culturale.

8. Il raggio di applicazione della teoria normativa dei media

La parte dei media opera con scarso riferimento alle norme fin qui descritte.

9. Panorama normativo in trasformazione

L’aumentata concorrenza ha contribuito a ridurre i timori di un monopolio mediale, nonostante le tendenze alla concentrazione.

10. Cosa significa responsabilità

In riferimento ai media, la responsabilità è relativa ai processi attraverso i quali i media rispondono alla società di appartenenza in merito alla qualità e/o alla conseguenza di quanto da essi diffuso. La responsabilità dei media dovrebbe soddisfare 3 criteri:

  1. Rispettare il diritto di libertà di diffusione.
  2. Prevenire o limitare i danni agli individui o alla società derivanti dalla diffusione di particolari contenuti.
  3. Promuovere gli aspetti positivi della diffusione.

La principale difficoltà è tra la libertà e la responsabilità.

11. Due modelli della responsabilità

Modello dell’obbligo: pone l’attenzione sui danni e i pericoli potenziali che potrebbero derivare dalla diffusione di contenuti a opera dei media. Sono previste sanzioni materiali.

Modello della garanzia: non prevede lo scontro privilegiando il ricorso al dibattito, alla negoziazione, alla volontarietà, al dialogo come mezzi per sanare gli attriti. Gli strumenti di controllo sono per lo più verbali. Questo modello è in linea con le idee della democrazia partecipativa e tende a incoraggiare la diversità, l’indipendenza e la creatività.

12. Relazioni e direzioni della responsabilità

La responsabilità comporta una relazione tra i media e le altre istituzioni. Vi sono 2 livelli: uno interno e uno esterno. Il livello interno comporta una serie di controlli all’interno tale che la diffusione di determinati contenuti avviene sotto la responsabilità degli organizzatori.

I principali partner dei media nelle relazioni della responsabilità sono: il pubblico, i clienti dei media, le diverse fonti delle informazioni, i soggetti, i proprietari, i legislatori.

13. Cornici della responsabilità

13.1 La cornice della legge e della regolamentazione

Si riferisce a tutte le politiche, le leggi e le regolamentazioni che riguardano la struttura e l’attività dei media. L’obiettivo principale dovrebbe essere quello di creare le condizioni per una comunicazione libera.

13.2 La cornice del mercato

Nella pratica, il mercato è un importante mezzo per equilibrare gli interessi delle organizzazioni mediali e quelli dei loro clienti e dei loro pubblici.

13.3 La cornice della responsabilità pubblica

La responsabilità pubblica si riferisce al fatto che le organizzazioni mediali sono anche istituzioni sociali. L’opinione pubblica si aspetta che i media facciano l’interesse del pubblico. L’efficacia di questa cornice è minacciata dall’attuale tendenza alla globalizzazione.

13.4 Cornice della responsabilità professionale

Si riferisce alla responsabilità professionale derivante dalle norme deontologiche dei professionisti che lavorano nei media.

14. Conclusione

Non si hanno sistemi completi e nessuna delle suddette cornici è sufficiente da sola per coprire i processi di responsabilità.

9° C – Strutture e istituzioni mediali

1. I media: un’industria speciale

I media devono essere considerati come industria. Le attività dei media dipendono anche dalle tecnologie della distribuzione. Si può guardare ai media da varie prospettive: quella economico-industriale, quella della teoria critica economico-politica, con riferimento alla concentrazione dei poteri, dal punto di vista dell’interesse pubblico e dal punto di vista professionale.

Le tre forze principali sono: economia, politica e tecnologia.

La diversità: come i media si differenziano l’un l’altro sotto il profilo economico e politico.

1.1 Le principali questioni

L’attuale dinamica delle industrie mediali, riguardo alle tendenze di espansione. Le politiche dei media sono caratterizzate da deregulation e reregulation.

2. Struttura dei media e livelli di analisi

Alcuni sistemi dei media hanno una comune logica politico-economica, es: logica del libero mercato in USA e di dipendenza dallo Stato in Cina. Altri paesi hanno sistemi misti. All’interno di un sistema vi sono i diversi tipi di media, giornali, tv, radio etc.

I principali media come la tv e i giornali sono geograficamente segmentati, es. il quotidiano può essere nazionale o locale.

Struttura dei media e livelli di analisi:

  • Sistema dei media;
  • Media nazionali;
  • Aziende multimediali con interessi in numerosi media;
  • Settore dei media: giornali, tv, cinema etc.;
  • Area di circolazione e di distribuzione: nazionale, regione, città;
  • Mezzo singolo: testata giornalistica, canale tv;
  • Prodotto mediale singolo: libro, film, canzone.

3. Principi economici della struttura mediale

3.1 Differenti mercati mediali e fonti di reddito

Sotto il profilo economico i media si differenziano moltissimo. Vi è il mercato dei consumatori, prodotti per il singolo consumatore e prodotti per i servizi mediali continui come tv via cavo, e il mercato pubblicitario.

3.2 Pubblicità e vendita ai consumatori: 2 tipi di introiti

Vi sono media che si reggono solo sulla pubblicità e altri che sono finanziati dai consumatori.

3.3 Penetrazione e diversità del mercato dei media

Nei media finanziati dalla pubblicità conta molto il tipo di pubblico.

3.4 Concorrenza per le risorse finanziarie

Si è sostenuto che la concorrenza per un’unica fonte di reddito si traduce in un’uniformità imitativa. Secondo Tunstall questo spiega la bassa qualità dei network tv americani e dei tabloid scandalistici. Ma in realtà, non è detto che ciò si traduca in uniformità: c’è molta pubblicità personalizzata e la concorrenza farebbe scongiurare l’uniformità.

3.5 Strutture di costo

Una peculiarità dei mezzi di comunicazione di massa è il possibile squilibrio tra costi fissi, impianti e attrezzature, e i costi variabili, software e lavoro. È nella natura mediale avere un altissimo costo di prima copia. I costi fissi per i nuovi media sembrano essere minori rispetto ai media tradizionali.

4. Proprietà e controllo

Nella 2° legge del giornalismo di Altschull, si afferma che i contenuti dei media rispecchiano sempre gli interessi di quelli che li finanziano.

4.1 Gli effetti della proprietà

Le decisioni sull’allocazione delle risorse, sulle strategie commerciali etc. sono prerogative della proprietà, i direttori e gli altri responsabili prendono le decisioni relative ai contenuti.

5. Concorrenza e concentrazione

La concentrazione dei media si distingue in:

  • Verticale: è un modello di proprietà che si estende a differenti stadi di produzione e distribuzione, es. casa di produzione cinematografica che possiede anche delle sale.
  • Orizzontale: riguarda le fusioni anche nel senso che una tv e un giornale possono essere posseduti da un’industria non mediale.

5.1 Altri effetti della concentrazione

De Ridder individua 3 livelli di concentrazione: proprietario, editoriale e dei pubblici.

5.2 Gradi di concentrazione

Il livello di concentrazione mediale è dato dal grado in cui le imprese maggiori controllano produzione, occupazione, distribuzione e consumo. Il grado di concentrazione può variare dalla concorrenza perfetta al monopolio totale.

6. Peculiarità dell’economia dei media

  • I media sono ibridi rispetto ai mercati, ai prodotti e alla tecnologia, spesso operano in un duplice mercato: vendono ai consumatori e agli inserzionisti.
  • I media hanno elevati costi fissi.
  • Il business mediale comporta creatività e incertezza.
  • I prodotti possono anche essere riciclati.
  • I media tendono alla concentrazione.
  • L’accesso al business mediale è difficile.
  • I media sono un’industria particolare perché legati all’interesse del pubblico.

7. Regolamentazione dei mm

Vi sono 3 modelli di base: modello della stampa libera, modello radiotelevisivo, modello per telecomunicazioni.

7.1 Il modello della stampa libera

Il modello base per la stampa è la libertà da ogni regolamento e controllo del Governo che potrebbe significare censure e limitazioni. Di fatto, però, le politiche di intervento pubblico, possono comportare qualche forma di sorveglianza pubblica.

7.2 Il modello radiotelevisivo

La radio e la tv, broadcasting, sono stati spesso di proprietà pubblica. Vi sono dei tratti tipici: offerta di un servizio universale, finanziamento da parte di tutti i cittadini, controllo pubblico e obiettivi di qualità.

7.3 Il modello del vettore universale

Riguarda la posta, il telefono e telegrafo incaricati della sola distribuzione e in quanto universali sono aperti a tutti. La principale minaccia viene dalla convergenza tecnologica che rende sempre più arbitraria la separazione sul piano delle regole tra stampa, tv e telecomunicazioni.

8. Cambiamenti di paradigma nelle politiche dei media

Si possono individuare 3 fasi principali delle politiche dei media nel mondo:

  1. Fase della nascita delle politiche dei media: tra la fine del XIX fino alla comparsa della radio negli anni ’20. Sostegno allo sviluppo industriale dei nuovi sistemi di comunicazione. Stampa libera.
  2. Fase del servizio pubblico: si avverte la necessità di una legislazione per il sistema radiotelevisivo. Le politiche dei media promuovono obiettivi culturali e sociali: questa fase ha avuto il suo culmine negli anni. L’obiettivo finale è la democrazia.
  3. Fase dell’internazionalizzazione e digitalizzazione: caratterizzata da una forte tendenza all’innovazione.

Attualmente gli obiettivi economici hanno preso il posto di quelli del welfare sociale.

9. Sistemi mediali e sistemi politici

È indiscutibile il nesso esistente tra media e politica.

10. I cambiamenti delle strutture mediali nei paesi post comunisti

Negli ultimi dieci anni i paesi del blocco comunista sono stati al centro di cambiamenti radicali. Si è assistito in quasi tutti i paesi interessati ad un’esplosione di nuove pubblicazioni e nuove forme di espressione in seguito alla caduta della censura avvenuta all’inizio degli anni ’90.

È avvenuta la privatizzazione del processo di commercializzazione. La politicizzazione dei media non è venuta meno.

10° C – La comunicazione di massa globale

Inizialmente tutti i mezzi di comunicazione di massa svolgevano la loro attività entro i confini nazionali. Il cinema hollywoodiano fu il primo esempio di comunicazione transnazionale, dovuto anche alla crisi del cinema europeo nel periodo della guerra. Oggi il panorama mediale ha il carattere della globalizzazione.

1. Le origini

Storicamente, già nel XIX sec. i giornali facevano largo uso di agenzie di stampa che si servivano del sistema telegrafico internazionale.

  • All’inizio del XX° sec. i governi cominciarono a scoprire i vantaggi dell’utilizzo dei media per obiettivi di propaganda internazionale e interna.
  • Dalla 2° guerra mondiale, molti paesi si sono serviti della radio per fornire un servizio mondiale di informazione e cultura e per mantenere i contatti con gli emigrati.
  • In seguito, il cinema americano e la discografia assunsero sempre più carattere di internazionalità.

2. Le nuove forze motrici: tecnologie e mercato

Il fattore tecnologico ha sicuramente dato un grande impulso alla globalizzazione della tv. I satelliti hanno posto fine al broadcasting. Comunque è stata la forza economica la principale forza motrice che ha permesso il processo di globalizzazione. Una componente importante di questo processo è la pubblicità legata alla globalizzazione di molti prodotti di mercato.

3. Proprietà e controllo internazionali dei media

La concentrazione mediale è caratterizzata dal fatto che molte industrie mediali di tutto il mondo sono dominate da un ristretto numero di potenti compagnie. La globalizzazione è presente nella stampa, agenzie di stampa internazionali, nella musica pop, nella pubblicità.

4. La varietà dei mezzi di comunicazione di massa globali

Non esiste una linea netta di demarcazione tra contenuti mediali globali e nazionali, vi sono film, pubblicità, notizie e canali tv a carattere internazionale. La comunicazione di massa è quasi per definizione di natura globale. La lingua e la cultura sono barriere naturali alla globalizzazione.

5. Imperialismo culturale e oltre

La tesi dell’imperialismo culturale: gli effetti della globalizzazione:

  • I media globali favoriscono relazioni di dipendenza piuttosto che lo sviluppo economico.
  • Lo squilibrio del flusso dei contenuti dei mass media minaccia l’autonomia culturale o ne impedisce lo sviluppo.
  • La relazione diseguale nel flusso delle notizie aumenta il potere globale dei grandi e ricchi paesi produttori di notizie e impedisce la crescita di un’identità nazionale.
  • I flussi mediali globali favoriscono l’omogeneità culturale.

5.1 La rivalutazione della globalizzazione

La globalizzazione della cultura può anche essere vista positivamente rispetto ai tratti di etnocentrismo e nazionalismo che hanno caratterizzato alcuni sistemi mediali nazionali. Gran parte delle argomentazioni che si rifanno alla tesi dell’imperialismo culturale, tendono a considerare la comunicazione solo come un processo di causa ed effetto.

La prospettiva positiva della globalizzazione si fonda invece sull’assunto che il flusso internazionale della comunicazione è dovuto anche alla domanda dei pubblici e non solo agli interessi economici degli emittenti.

6. Il flusso internazionale delle notizie

La notizia è stato il primo prodotto mediale a essere mercificato per il mercato internazionale. È stato dimostrato che nei paesi più sviluppati le notizie riservano poco spazio alle notizie estere. Normalmente vengono eliminate quelle notizie estere che non siano drammatiche o che non interessino direttamente la nazione ricevente.

In un modello di 1965, sui fattori che

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Scienze politiche e sociali SPS/08 Sociologia dei processi culturali e comunicativi

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher nadia_87 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Teoria e tecniche della comunicazione di massa e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Ciampi Marina.
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