Concetti Chiave

  • Il governo Saracco affronta una crisi a causa della pressione della destra reazionaria, che porta a provvedimenti repressivi e a un grande sciopero operaio a Genova.
  • Giolitti emerge come figura chiave per una svolta liberale, proponendo un nuovo indirizzo di governo che mira a migliorare le condizioni delle classi operaie.
  • Le proposte di Giolitti includono la neutralità dello Stato nei conflitti tra capitale e lavoro, per garantire diritti agli operai senza repressione.
  • Giolitti sottolinea l'importanza di una riforma tributaria per alleggerire il carico fiscale sulle masse lavoratrici, favorendo così lo sviluppo industriale.
  • Gli imprenditori, sebbene contrari agli scioperi, iniziano a riconoscere che aumenti salariali e maggior potere d'acquisto per i lavoratori sono cruciali per la crescita dell'industria.

Indice

  1. Crisi del governo Saracco
  2. Giolitti e la svolta liberale
  3. Proposte di Giolitti
  4. Riforma tributaria e sviluppo
  5. Comprensione degli imprenditori

Crisi del governo Saracco

Il governo Saracco entra in crisi sotto la spinta della destra reazionaria (che, pur non avendo alcun ministro fa parte tuttavia della maggioranza parlamentare che sostiene il governo), e prende alcuni provvedimenti repressivi tra cui principalmente lo scioglimento della Camera del lavoro di Genova. Ciò provoca un grande sciopero operaio di protesta nel capoluogo ligure.

Giolitti e la svolta liberale

Giolitti, affermatosi ormai da un anno e mezzo come l’uomo più rappresentativo ed influente dello schieramento politico di una svolta liberale, pronuncia allora alla Camera, un famoso discorso di opposizione a Saracco, che costituisce la proposta organica di un nuovo indirizzo di governo. Egli sostiene che il miglioramento delle condizioni delle classi operaie sta avvenendo a un ritmo sempre più veloce, giorno dopo giorno. Da questa osservazione, arriva a una conclusione politica: chi è a favore delle istituzioni monarchiche ha la responsabilità di dimostrare, con atti concreti, il proprio impegno verso queste classi.

Proposte di Giolitti

Si tratta, insomma, di una linea politica che mira a sostituire, alla compressione repressiva e reazionaria della classe operaia, un’egemonia borghese-liberale su di essa, nel quadro di un consolidato regime monarchico. Per raggiungere questo scopo occorrono, secondo lui, mezzi politici ben definiti, che egli indica con precisione. In primo luogo, occorre quella che egli chiama la neutralità dello Stato nei conflitti tra capitale e lavoro. Le autorità dello Stato, cioè, non debbono più né considerare illegali, e perciò passibili di repressione armata, gli scioperi con i quali gli operai cercano di far valere i loro interessi, né prendere posizione, nei conflitti salariali, per gli imprenditori.

Riforma tributaria e sviluppo

Ma in secondo luogo occorre, per Giolitti, una riforma tributaria che alleggerisca il carico fiscale delle masse lavoratrici. Anche tale riforma, infatti, gli appare indispensabile per conciliare le masse lavoratrici con il regime monarchico e per elevare il loro livello di consumo, a beneficio loro e dello sviluppo industriale. Giolitti mostra di essersi reso chiaramente conto che, con la nuova fase di sviluppo capitalistico apertasi fin dal 1896 in tutti i paesi industrializzati, i profitti industriali e l’accumulazione di capitali possono essere incrementati soltanto da operai meglio retribuiti e più soddisfatti, e capaci, quindi, di lavorare con l’impegno richiesto dalle nuove tecniche produttive e di comprare una maggior quantità di prodotti industriali.

Comprensione degli imprenditori

Tutto ciò, del resto, comincia ad essere compreso dagli stessi imprenditori dell’industria, i quali, pur sempre ostili ad ammettere la liceità degli scioperi, sono però sempre meno sfavorevoli, specie quelli dei settori alimentare, tessile, meccanico ed elettrico, ad aumenti salariali e a detrazioni fiscali per le masse lavoratrici. Per quanto infatti possa venire loro a costare fare avere più denaro alle masse lavoratrici, hanno cominciato ad accorgersi che se tali masse non arrivano a disporre del denaro sufficiente per fare allacciare l’elettricità alle loro case, e per comprare più indumenti e più cibi, l’industria viene soffocata nel suo sviluppo dalla mancanza di adeguati mercati di sbocco. Se invece l’industria è messa in grado di svilupparsi da maggiori livelli di consumo popolare che ne possano assorbire i prodotti, i maggiori profitti vengono ampiamente a ripagare i maggiori costi.

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Domande da interrogazione

  1. Qual è stata la causa principale della crisi del governo Saracco?
  2. La crisi del governo Saracco è stata causata dalla pressione della destra reazionaria, che, pur non avendo ministri, faceva parte della maggioranza parlamentare, portando a provvedimenti repressivi come lo scioglimento della Camera del lavoro di Genova e a un grande sciopero operaio di protesta.

  3. Qual è la proposta principale di Giolitti per migliorare le condizioni delle classi operaie?
  4. Giolitti propone una linea politica che sostituisce la repressione con un'egemonia borghese-liberale, sostenendo che lo Stato deve mantenere neutralità nei conflitti tra capitale e lavoro, evitando di considerare illegali gli scioperi degli operai.

  5. Qual è l'importanza della riforma tributaria secondo Giolitti?
  6. Giolitti ritiene che una riforma tributaria sia fondamentale per alleggerire il carico fiscale delle masse lavoratrici, conciliare queste ultime con il regime monarchico e aumentare il loro livello di consumo, essenziale per lo sviluppo industriale.

  7. Come stanno cambiando le opinioni degli imprenditori riguardo agli aumenti salariali?
  8. Gli imprenditori, pur rimanendo ostili agli scioperi, stanno diventando sempre meno contrari agli aumenti salariali e alle detrazioni fiscali per le masse lavoratrici, comprendendo che un maggiore potere d'acquisto delle masse è cruciale per lo sviluppo dell'industria.

  9. Qual è la relazione tra salari degli operai e profitti industriali secondo Giolitti?
  10. Giolitti sottolinea che i profitti industriali e l'accumulazione di capitali possono aumentare solo se gli operai sono meglio retribuiti e soddisfatti, in grado di lavorare con impegno e di acquistare una maggiore quantità di prodotti industriali.

Domande e risposte

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