Concetti Chiave

  • Silvio Pellico, nato a Saluzzo nel 1789, fu un letterato e patriota italiano, arrestato per attività nella Carboneria e condannato a 15 anni di carcere nello Spielberg.
  • La sua opera principale, "Le mie prigioni", pubblicata nel 1832, è un libro di memorie che narra la sua esperienza carceraria e il risveglio della fede cristiana.
  • Pellico descrive le sue sofferenze in carcere e l'importanza della fede come fonte di consolazione durante i momenti più difficili della sua vita.
  • Il libro ebbe un forte impatto politico e culturale, preoccupando il governo austriaco e sensibilizzando gli intellettuali europei sui moti risorgimentali italiani.
  • Durante la detenzione, Pellico sviluppò legami significativi con altri detenuti e con amici, che influenzarono profondamente il suo percorso personale e spirituale.
In questo appunto viene descritto il personaggio storico di Silvio Pellico, di cui si descrive la biografia e la sua opera principale, ovvero Le mie prigioni.

Piccola introduzione

Silvio Pellico (Saluzzo 1789 - Torino 1854) fu un letterato e patriota italiano. Fu legato alla società segreta della Carboneria, dopo essere stato arrestato trascorse 10 anni nella prigione dello Spielberg. Da questa esperienza nacque il libro di memorie “Le mie prigioni”, la più celebre opera dell’autore.

Biografia di Silvio Pellico

Silvio Pellico nasce a Saluzzo il 25 giugno 1789 e cresce in una famiglia molto devota ricevendo un’educazione cattolica. Dopo aver studiato a Pinerolo ed a Torino, si trasferisce a Lione per fare pratica nel settore commerciale e seguire le orme del padre Onorato; in realtà si mostra disinteressato alla materia, preferendo seguire gli studi classici.
Nel 1809 torna in Italia e si stabilisce a Milano per insegnare francese, qui conosce Ugo Foscolo e inizia a comporre le prime opere classicheggianti come “Eufemio di Messina”. Silvio Pellico: Vita, Opere e L'Impatto di "Le mie prigioni" articoloNel 1815 viene rappresentata la sua tragedia “Francesca da Rimini”, in cui la narrazione dantesca viene rivisitata secondo l’influenza del Romanticismo e del Risorgimento.
Nel 1820, a causa del suo forte sentimento patriottico viene arrestato con l'accusa di Carboneria: inizialmente condannato a morte, poi destinato a scontare 15 anni di carcere nella fortezza di Spielberg, in Moravia. Nel 1830 però, viene scarcerato e si trasferisce a Torino, dove, ritiratosi dalla politica attiva e vivendo grazie ad un posto di bibliotecario, pubblica altre tragedie, il libro morale “I doveri degli uomini” ed una raccolta di poesie romantiche.
Nel 1832 Silvio Pellico pubblica “Le mie prigioni”, opera in cui racconta l'arresto, la vita in carcere e la liberazione, mettendo in risalto l’aspetto spirituale legato al percorso, attraverso cui ha avuto modo di riscoprire la fede cristiana (abbandonata nel periodo francese) ed un sentimento di indulgenza nei confronti dell’umanità. Muore a Torino il 31 gennaio 1854.

Le mie prigioni

Nel 1832 Silvio Pellico pubblica il libro di memorie “Le mie prigioni”, testo autobiografico nel quale racconta le vicende della propria vita nell’arco di tempo compreso tra il 13 Ottobre 1820, giorno in cui viene arrestato a Milano per aver partecipato ai moti carbonari, ed il 17 Settembre 1830, giorno delle sua scarcerazione. Nel romanzo Silvio Pellico descrive l’esperienza carceraria condivisa con Piero Maroncelli, prima nelle carceri di Milano e Venezia, poi presso la fortezza dello Spielberg. Grazie all’aiuto del ministro Giuseppe Barbaroux, il libro viene pubblicato nel novembre del 1832 senza problemi relativi alla censura. Da subito l’opera viene apprezzata, sia in Italia che all’estero. Circa dieci anni dopo, infatti, viene pubblicata la traduzione francese dei capitoli aggiuntivi, i quali trattano il periodo successivo alla scarcerazione di Pellico.
Dall’opera di Silvio Pellico scaturiscono importanti conseguenze in Italia e all’estero: il primo ministro austriaco Metternich afferma che la descrizione del regime asburgico e del sistema carcerario austriaco possono danneggiasse l’immagine dell’Austria, che già era in una situazione di crisi. Il libro inoltre permette agli intellettuali europei di entrare in contatto con i primi moti risorgimentali italiani.
Quando scrive, in realtà, l’intento di Pellico è di tipo “spirituale”, poiché vuole esaltare la fede cristiana come portatrice di consolazione e soddisfazione personale, anche e soprattutto nei periodi più bui come l’esperienza nelle carceri.

Trama de Le mie prigioni

L’arresto e la prigionia a Milano: Silvio Pellico viene arrestato a Milano, mentre si trovava nella casa di Luigi Porro, il conte presso cui esercitava l’impiego di segretario ed educatore dei figli, il giorno venerdì 13 Ottobre 1820, e viene condotto nel carcere di Santa Margherita con l’accusa di aver partecipato ai moti della Carboneria. Già durante la prima notte di carcere nasce in lui il desiderio di avvicinarsi alla fede cristiana, soprattutto dopo aver pensato ai propri cari, i quali avrebbero sofferto per la notizia dell’arresto, ma che avrebbero potuto trovare attraverso Dio la forza per combattere il dolore. Silvio Pellico concepisce la fede religiosa come forza, spirito e tranquillità. La sicurezza di aver preso la scelta giusta viene spesso messa in discussione durante la prigionia, soprattutto di fronte ad eventi difficili come la morte e le malattie.
A Milano lo scrittore stringe un rapporto di amicizia con Melchiorre Gioia e conosce un bambino sordomuto a cui resta molto legato, inoltre si invaghisce di Maddalena, una detenuta dalla voce soave. Il padre gli fa visita per due volte, occasioni in cui il protagonista si mostra più sicuro di come è davvero, provando a non mostrare il suo reale sconforto. Il padre, infatti, è fiducioso in una possibile scarcerazione che in realtà non avviene.
Venezia: il 19 Febbraio 1821 Silvio Pellico viene trasferito a Venezia, dove conosce qui la Zanze, la figlia dei carcerieri, la quale parla con lui abitualmente perché sente di poter raccontare del suo amante senza vergognarsi. La conoscenza della aiuta lo scrittore e perciò egli ringrazia la Provvidenza.
Delle prigioni di Venezia, Pellico parla di uno scambio di lettere avuto con un certo Giuliano, il quale sostiene che la sua non sia una fede autentica. Successivamente viene portato in una cella, dove trova un tavolino, così inizia a comporre poesie, a scrivere i propri pensieri e a parlare della fede. Inoltre racconta della sua fase di preparazione alla morte, dopo aver scoperto che i carbonari arrestati prima di lui erano stati condannati a morte. In realtà non sarà così.
Brno: dopo aver ricevuto la condanna a 15 anni in stato di carcere duro (lavori forzati ed obbligo di catene alle caviglie), Pellico viene portato a Brno, nella fortezza dello Spielberg. Qui egli passa gli otto anni successivi, poi l’imperatore ridurrà la sua pena a 10 anni di carcere. Qui incontra il suo amico Maroncelli, a cui era stata amputata una gamba.
Il ritorno a casa è accompagnato da una malattia che gli impedisce il respiro. Egli per questo motivo crede di essere un peso per i suoi compagni, i quali insieme a lui avevano ricevuto la grazia della scarcerazione.
Arrivati a Mantova, Maroncelli e Pellico si separano per raggiungere ognuno le proprie famiglie. Pellico giunge a Milano, dove riceve notizie incoraggianti riguardo suo padre e suo fratello, ma niente circa sua madre e le sue sorelle. L’ 11 settembre arriva a Torino e si ricongiunge con la propria famiglia, ad eccezione della sorella monaca che è da poco deceduta. Pellico ringrazia nuovamente la Provvidenza per tutto il bene e il male passato.
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Domande da interrogazione

  1. Qual è l'importanza dell'opera "Le mie prigioni" di Silvio Pellico?
  2. "Le mie prigioni" è un libro di memorie che racconta l'esperienza carceraria di Pellico e mette in risalto il suo percorso spirituale, evidenziando la riscoperta della fede cristiana durante i momenti più bui della sua vita (testo).

  3. Quali eventi portarono all'arresto di Silvio Pellico?
  4. Silvio Pellico fu arrestato a Milano il 13 ottobre 1820 con l'accusa di partecipazione ai moti della Carboneria, un movimento patriottico italiano (testo).

  5. Come influenzò la prigionia di Pellico la sua visione della fede?
  6. Durante la prigionia, Pellico sviluppò un forte desiderio di avvicinarsi alla fede cristiana, vedendola come una fonte di forza e tranquillità, specialmente nei momenti di sofferenza (testo).

  7. Quali conseguenze ebbe "Le mie prigioni" a livello politico e culturale?
  8. L'opera suscitò preoccupazioni nel governo austriaco, poiché la descrizione del regime e del sistema carcerario poteva danneggiare l'immagine dell'Austria, e contribuì a far conoscere i moti risorgimentali italiani agli intellettuali europei (testo).

  9. Che tipo di relazioni interpersonali sviluppò Pellico durante la sua detenzione?
  10. Durante la detenzione, Pellico strinse amicizie significative, come quella con Melchiorre Gioia e Piero Maroncelli, e sviluppò un legame affettivo con una detenuta, evidenziando la sua umanità anche in un contesto difficile (testo).

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