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Letteratura latina (Chiara Torre): Seneca

54 d.C. → Nerone imperatore.

  • Quinquennio felix → Nerone e Senato.
  • Seneca era un importante senatore.
  • Seneca era il precettore di Nerone.
  • Agrippina lo aveva fatto rientrare dall’esilio, esiliato da Claudio, perché insegnasse retorica.

Verrà da Nerone condannato a morte per suicidio, 65 d.C. → delicatezza dell’imperatore.

  • La condanna a morte rovinava tutta la famiglia:
    • Confisca dei beni.
    • Damnatio memoriae.

Annales

  • Se non avessimo gli Annales di Tacito, di Seneca sapremmo poco e niente.
  • XV libro → morte di Seneca.
  • È proprio Tacito che ci racconta che Seneca fu precettore e poi consigliere di Nerone.

De clementia

  • Seneca scrive uno speculum principis, il De clementia.
    • È il primo trattato di questo genere.
    • Un elogio all’imperatore come stratagemma retorico.
    • Pretesto per dare invece un insegnamento.
    • Clementia = “risparmiare il sangue”.
  • Il De clementia è l’unica opera di Seneca in cui appare Nerone.
    • Ma Seneca non dice nulla di sé.
    • Non parla del rapporto che lo lega all’imperatore.

Bisogna distinguere:

  • Seneca politico → raccontato dagli storiografi.
    • Tacito.
    • Cassio Dione.
    • Plinio il Vecchio, ne siamo quasi certi perché fu la fonte di Tacito.
    • Svetonio.
  • Seneca autore.
    • Non parla del proprio ruolo storico.
    • Anche se il tema del potere e dell’etica ad esso legata è al centro del suo pensiero.

Questione della datazione

Perché Seneca non parla del proprio ruolo storico?

  • Questione della datazione.
  • Noi non sappiamo quando scrive → le sue opere non sono datate con certezza.
    • Seneca è sempre sfuggente.
    • Non riporta date o eventi a lui contemporanei.
  • Conosciamo il periodo di produzione solo di alcuni testi:
    • Epistolario → dedicato a Lucilio.
      • Opera del ritiro.
      • Si è già allontanato dalla vita politica.
    • Naturales quaestiones.
      • Anch’esso probabilmente prodotto dopo il ritiro.
    • Anche le opere teatrali sono di difficile datazione.
    • Ἀποκολοκύντωσις → “zucchificazione” di Claudio.
      • Probabilmente scritta in esilio, prima di Nerone.
    • Tieste → il terribile tiranno.
      • È evidente si riferisca a Nerone.
      • Alcuni studiosi ipotizzano che Seneca nascondesse dei messaggi.
      • Rivolti all’opposizione di Nerone.

Noi abbiamo quindi 2 Seneca:

  • Il Seneca depoliticizzato delle sue stesse opere.
  • E il Seneca politico raccontato dagli storiografi.

Raccontare Seneca iniziando dalla fine

Raccontare Seneca iniziando dalla fine:

  • Epistulae morales ad Lucilium.
    • È una meditatio mortis.
    • Seneca spiega come sia “nella morte che si riassume il valore di una vita”.
      • L’uomo inizia a morire dal momento della nascita.
      • L’importante è vivere bene e morire ancora meglio.
    • Epistola 77.

Quomodo fabula, sic vita: non quam diu, sed quam bene acta sit, refert. Nihil ad rem pertinet quo loco desinas. Quocumque voles desine: tantum bonam clausulam inpone. Vale.

  • Colon decrescente.
  • “Quomodo fabula” → si parte da un colon, cioè segmento, più lungo.
  • “Sic vita” → chiudo con un colon più breve.
  • Seneca è uno autore post-classico → di impronta retorica.
  • Legge dei cola decrescenti.
  • Frase ad effetto → impatto.
  • La “battuta finale” inaspettata.

Contrapposizione diu / bene.

  • Misura di tempo contrapposta a misura di qualità.

Desinere voles.

  • Implicano una parte attiva.
  • Il saggio stoico è in grado di dire “basta”.
  • αὐτάρκεια → potere su se stessi.
  • Porre fine alla propria vita quando è giunto il momento.
  • Volo, vis, volui, velle → volere.
  • Desino, is, desĭi, desĭtum, ĕre → finire.

È quindi sensato iniziare a raccontare la vita di Seneca a cominciare dalla sua morte.

  • A cominciare dai primi 60 d.C. → l’opposizione a Nerone cresce.
    • Il Senato.
    • I Pretoriani → Nerone fa uccidere Burro nel 62 d.C.
    • L’esercito.
    • Il popolo → per tutti i morti fatti in giro.
  • Si organizzano le prime azioni di protesta.
  • 65 d.C. → congiura dei Pisoni.
    • Primo tentativo di rovesciare Nerone.
    • Beccati subito.
    • Tra i congiurati → il giovane poeta Lucano, nipote di Seneca.
      • Nella speranza di re-instaurare il potere repubblicano.
      • I congiurati scelgono come possibile princeps Seneca.
    • Anche se Seneca probabilmente non appoggiò direttamente la congiura.
      • Viene comunque identificato da Nerone come istigatore.
  • Nel 65 d.C. Seneca viene così condannato a morte.
    • Egli si suiciderà nella sua casa, attorniato da amici e moglie.
    • Tacito ci racconta l’episodio.
    • Lo storiografo è piuttosto oggettivo.
    • Anche se trapela dal testo una certa ammirazione per Seneca.
    • Tacito non incensa mai Seneca → non ne fa un eroe immacolato.
    • Per quanto ne ammiri alcuni comportamenti.
    • Non tralascia di raccontarne errori e infamate.

La morte di Seneca raccontata da Tacito

Tacito ci racconta la morte di Seneca.

  • Imago vitae suae.
    • Racconta la morte per parlare della vita.
    • La bona clausola.
  • Risonanza dei testi e del pensiero di Seneca.
  • Gli ultimi momenti di Seneca sono anche il suo testamento spirituale.
  • Tacito cita i codicilli → per noi perduti.
  • Dell’Epistolario noi abbiamo 124 lettere.
  • Noctes Atticae, Gallio, II secolo d.C.
    • Raccoglie varie conversazioni.
    • Cita Seneca e parla di un libro 22 → noi ne abbiamo 20!
  • Tacito fa quindi un ritratto simbolico di Seneca.
    • Gli fa fare e dire cose che rispecchiano la sua vita e le sue idee.
    • Anche se l’episodio probabilmente non era andato esattamente così.

Tema della memoria

Tema della memoria.

  • Epistolario → monumentum alla memoria.
  • Riporta i propri exempla e maestri → uomini e donne eccezionali.
  • Exemplum = esempio.
  • Exempla = termine tecnico per “esemplare”.
    • Esempio da cui si trae la copia.
    • Modellamento del discepolo sull’esempio del maestro.
  • Educazione retorica.

Tematiche dell’Epistolario:

  • Memoria.
  • Esempi da seguire.
  • Gloria delle azioni oneste.

Il bene assoluto

Il bene assoluto.

Onestum = ciò che è buono e bello → sommo bene e sommo decoro.

  • Il bene assoluto è da ricercare per il bene in sé.
  • Non per secondi fini.

Il bene porta alla gloria → ma solo se è fatto per il bene in se stesso.

  • Non devo ricercare gloria.
  • Ma ricercare il bene.

Epistola 102.

  • Virtus: la virtus si ricerca per la stessa.
  • La gloria è una conseguenza secondaria.
  • Vera gloria → effetto delle azioni oneste.

L’amicizia

L’amicizia.

Anche l’amicizia può portare alla gloria.

Modelli esemplari di amicizia:

  • Cicerone e Attico → cui è dedicato l’Epistolario di Cicerone.
    • Da cui però vuole distinguersi.
    • Augura a Lucilio la stessa fama di Attico.
    • Ma annuncia programmaticamente di non voler parlare di politica.
    • Vuole parlare di cose più importanti.
    • Come la formazione di un uomo!!
  • Epicuro e i suoi discepoli → Epicuro è rivale degli stoici!!
    • Dai nemici viene presentato come un uomo dedito ai piaceri della carne.
    • Ma il filosofo e i suoi discepoli erano in realtà degli asceti.
    • Piacere = assenza di dolore.

Seneca conclude le prime 12 lettere dell’Epistolario con una massima di Epicuro.

  • Una “monetina” per Lucilio.
  • Sceglie delle cit. di Epicuro che bene si sposano con la filosofia stoica.
  • Ascesi come lavoro su di sé → per concentrarsi sui veri valori.
  • Vita sobria → ἄσκησις = contenere le proprie aspirazioni.
    • Per eliminare il superfluo.

2 modelli:

  • Epistolario di Cicerone, dedicato ad Attico.
  • Epistolario di Epicuro → di cui ci giungono 3 lettere.
    • Fisica, dedicata a Erodoto.
    • Logica, dedicata ad Pitocle.
    • Etica, dedicata a Meceneo.
  • L’idea del destinatario unico la prende da Cicerone.
  • Da Cicerone prende anche la tematica dell’amicizia.
  • Da Epicuro la profondità tematica che caratterizza tutta l’opera.

Perché l’amicizia è così importante?

  • Epicureismo → importanza di stringere legami di amicizia.
    • I nemici la descrivono però come cameratismo.
    • Ma non è completamente vero → “servire” all’amico significava:
      • Mutua assistenza nel percorso di ricerca verso l’ideale filosofico.
  • Cosa contesta Seneca? → l’utilità dell’amicizia.
    • Un’amicizia basata sull’utilità non è solida.
    • Ma Seneca è anche consapevole che non era questa l’idea epicurea.
    • Era un’amicizia solida fondata su ideali e scopi comuni.
    • Compiere insieme un cammino spirituale.
  • Giardino di Epicuro → circolo di amici.
    • Amicizia estesa a tutti → anche servi e donne.
    • Erano super avanti!

L’Epistolario si apre dunque in nome di Epicuro.

Il filosofo rimane in sottofondo fino alla 30esima lettera.

  • Dopo di che la sua presenza sfuma un po’.

Sembra quasi che all’inizio Seneca tenesse vicino l’Epistolario di Epicuro come modello.

Anche Tacito parla dell’amicizia secondo Seneca → amicizia nella morte.

  • Solida fino alla fine.
  • Tacito scrive un breviarium di tutta la filosofia di Seneca.
    • In particolare quella che emerge dall’epistolario.

Alcuni esegeti ritengono di poter dedurre che in realtà Lucilio fosse uno seguace di Epicuro.

  • Che Seneca tenta di convertire allo stoicismo.
  • Con un distacco graduale → prima lo avvicina con Epicuro, fino alla 30esima.
    • Vuole mostrarne le convergenze.
  • Ma questa è un’ipotesi non verificabile → e probabilmente una gran cagata.
  • Influenza dell’opera di Lucrezio, che scrive a Gaio Memio.
    • Tentativo di conversione.
    • Schema che influenza gli studiosi.
    • Ma in realtà nulla nell’epistolario suggerisce questa cosa.

È più un recupero di un archetipo → legittimazione.

  • Tipico della letteratura romana.
  • Ricerca di legittimazione in un precedente greco.
  • Necessità di uno σϕραγις = sigillo.
  • Un’auctoritas che legittimi.

Genere dell’epistola

Genere dell’epistola.

Teoria e pratica insieme → esercizio.

Percorso che si compie insieme → maestro e discepolo.

  • Esercizi pratici.
  • Insegnare la teoria della filosofia calandola nella quotidianità, nella praticità.
  • Tipico delle filosofie ellenistiche.

Amicizia e stoicismo: aporia

Amicizia e stoicismo → aporia.

L’amicizia è un tema molto caro agli stoici.

Ma → l’ideale di uomo stoico, il sapiens, cioè saggio, è fondamentalmente un uomo solo.

  • È indipendente.
  • Non ha bisogno di nulla all’infuori di se stesso.

Epistola 9.

  • Il saggio deve instaurare amicizie, che lo accompagneranno per la vita.
  • Ma → qualsiasi cosa succeda, il saggio non deve scomporsi.
  • Per quante persone possa perdere, non deve battere ciglio.
  • “Ut Iupiter resolutu mundo”.
  • Come Giove, incarnazione del lògos, assiste ciclicamente alla poligenesi universale completamente solo.
  • Così il saggio stoico non deve lasciarsi andare al lutto.

Solitudine = massima espressione della libertà individuale.

  • Il saggio sa avere amici perfetti.
  • E sa cos’è la perfetta amicizia.
  • Ma non subordinerà mai la propria indipendenza all’amicizia → salvezza dell’ego.
  • Capacità di non dipendere da nessuno.

Il matrimonio

Il matrimonio.

Il saggio stoico può sposarsi e avere figlio.

Concezione della donna molto avanti → quasi parità dei sessi.

  • Anche la donna è dotata di raziocinio.
  • In quanto essere umano, è ugualmente partecipe del lògos.

Il ritratto che Tacito fa di Paolina è basato sull’epistola 104.

  • In cui Seneca riflette sul suicidio.
  • “Rinuncio al suicidio, ovvero l’espressione massima della mia libertà, per amore”.
  • C’è più forza in chi rinuncia alla propria libertà per i propri cari.
  • Piuttosto che in chi, perseguendo solo l’ideale individualista della libertà, si dà la morte senza badare al dolore dei propri cari.
  • È eresia per lo stoicismo → troppo aperto all’amore verso l’altro da sé.

Scelta di condividere il momento della morte con Paolina.

  • In linea con l’epistola 104 e con il De matrimonio.
  • Opera perduta.
  • Di cui ci ha dato notizia San Gerolamo in Contro Gioviniano.
    • Operetta polemica.
    • Divergenza di opinioni sull’ascetismo e sul celibato.
    • Gerolamo cita pagani che tenevano in gran conto la verginità.
    • Dice di aver preso anche dal De matrimonio.
    • Adatta brevi citazioni senecane alla propria visione:
      • Viva la castità.
  • Ma in realtà Seneca non dice proprio questo → parla della moglie giusta.
  • Matrimonio → vita onesta vissuta nella comunione di intenti.
  • Anche dopo la morte del marito, la donna deve viverne il ricordo.
    • E rimanergli fedele, questo sì.
  • Moglie = donna filosofa → deve condividere col marito la filosofia.
  • Pudicizia basata sulla sapientia!
  • Dedizione allo studio.
  • La donna saggia inoltre è degna di maggiore gloria rispetto all’uomo.
    • Perché la donna ha delle debolezze.
    • Fa più fatica a raggiungere la saggezza.
    • Quindi è degna di maggiore gloria.
  • Seneca scrive anche delle consolazioni in cui esorta delle vedove allo studio.
    • Come distrazione dal lutto.

Il lutto

Il lutto.

Seneca scrive 3 consolazioni.

  • Alla madre Elvia.
  • A Marcia.
  • A Polibio.

È giusto soffrire e affrontare il lutto → ma non bisogna lasciarsi andare ad esso.

  • Va affrontato → bisogna trarne qualcosa di positivo.
  • Contenimento del lutto.

Il medico-filosofo

Il medico-filosofo.

Tema del medico amico.

  • Un medico umanista, consigliere che affianca il filosofo.
  • È il medico dei corpi come il filosofo è il medico dello spirito.
  • Anima e corpo sono fatti della stessa cosa:
    • Lògos + materia.
  • Medico ↔ filosofo.

La teatralità

La teatralità.

Tacito, nel raccontare la morte di Seneca, unisce:

  • Dati di cronaca.
  • La filosofia che emerge dagli scritti senecani.

Il tutto → con una forte impostazione teatrale.

  • Che si ritrova anche nell’opera di Seneca.
  • Ma anche in tutta l’epoca neroniana.

Di Seneca ci rimangono 10 opere teatrali:

  • 8 di attribuzione certa.
  • 1 spuria → l’Octavia.
    • È una praetexta → tragedia di ambientazione romana.
    • Le altre sono le cothurnatae → di ambientazione greca.
  • 1 incerta → l’Ercole sul monte Eta.

Seneca è autore tragico → questo si rispecchia anche nella prosa.

  • Seneca organizza anche la propria morte come un pezzo teatrale.
  • E così anche Tacito lo riporta → coglie una tendenza.

Tacito racconta anche della congiura dei Pisoni, scrive:

“E anzi giravano sulla bocca di tutti anche le parole di Flavio, cioè che non sarebbe stato disonorevole se fosse stato rimosso un citaredo e fosse succeduto un attore di tragedia, perché come Nerone cantava sulla cetra, così anche Pisone cantava in abiti tragici”.

  • Tacito coglie lo spirito di un’epoca.

Nerone scenicus imperator

Nerone → scenicus imperator.

Imperatore che sa “stare sulla scena”.

Anche se viene spesso presentato come un pazzo eccentrico.

La sua teatralità è self presentation → salta la mediazione del Senato.

Svetonio, Vite degli imperatori → II secolo d.C.

  • Racconta le vite di 12 imperatori.
  • Tra cui Nerone.

Nero, Svetonio, 21.3.

Tragoedias quoque cantavit personatus heroum deorumque, item heroidum ac dearum, personis effectis ad similitudinem oris sui et feminae, prout quamque diligeret. Inter cetera cantavit Canacen parturientem, Orestem matricidam, Oedipodem excaecatum, Herculem insanum. In qua fabula fama est tirunculum militem positum ad custodiam aditus, cum eum ornari ac vinciri catenis, sicut argumentum postulabat, videret, accurrisse ferendae opis gratia.

Nerone cantò anche tragedie mascherato, essendo state realizzate delle maschere di eroi e di dei e anche di eroine e di dee a somiglianza del suo volto e di quello della donna che di volta in volta amava.

“Cantavit” → da cano.

  • Può significare: cantare, poetare, recitare.
  • Alcuni studi ipotizzano esistesse, nel I secolo d.C., una forma di messa in scena simile alla nostra operetta → commistione di recitazione e canto.

Tragedia di età imperiale → non è più solo quella tipicamente greca.

  • Si affiancano altre forme di spettacolo.
  • Operette → una specie di tragedia cantata.
  • La citarodia → un solo cantore accompagnato da strumento.
  • La tragedia saltata → racconto mitico sotto forma di pantomimo.
  • Maschere → molto importanti.
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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/04 Lingua e letteratura latina

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher aloo_-_ di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura latina e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano o del prof Torre Chiara.
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