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Semiotica generale

Concetti approfonditi

1) Nella prima parte vengono approfonditi i seguenti concetti:

  • Comunicazione (comunicazione/significazione, ricezione, i fattori e le funzioni della comunicazione);
  • Segno (significante/significato, interpretante, segni iconici, segni indicali, segni simbolici e codici, arbitrarietà, connotazione, metasegni);
  • Strutture (asse sintagmatico e paradigmatico, espressioni e contenuto, fonemi, semantica, quadro semiotico, topic, isotopia, enciclopedia);
  • Enunciazione (tracce della soggettività, débrayage ed embrayage, indici linguistici dell’enunciazione, effetti ed efficacia);
  • Interpretazione (il ruolo dell’interprete, l’inferenza, abduzione, interpretazione ed uso dei testi);
  • Confini del testo (lo spazio e la spazialità, il visivo, gli oggetti, comunicazione non verbale, oralità e scrittura, testi e ipertesti, internet);
  • Pragmatica (gli ambiti della comunicazione, atti linguistici, la retorica classica);
  • Vita sociale dei testi (culture, semisfera, mode, pratiche quotidiane, mito e folclore, l’informazione in prospettiva semiotica, la comunicazione pubblicitaria).

2) Nella seconda parte viene analizzata la storia della semiotica.

3) Nella terza parte: Semiotica della pubblicità e dei new media:

  • Pubblicità e comunicazione
  • Il discorso pubblicitario
  • Strategie pubblicitarie
  • Testi pubblicitari
  • Soggetti pubblicitari

Creatività e processo creativo

Il genio è per l’uno per cento ispirazione per il novanta per cento sudore.

Dunque, una persona geniale è spesso soltanto una persona di talento che ha fatto bene i suoi compiti.

La creatività richiede il coraggio di abbandonare le certezze.

Processo creativo è composto da:

  • Ricerca
  • Incubazione
  • Soluzione
  • Verifica

Questo si applica per riviste, applicazioni, comportamenti umani, video giochi, musica, stampa, visual…

Storia della semiotica

In generale, possiamo dire che si tratta di una riflessione sistematica (e cioè di una “teoria”) sui segni, le loro classificazioni, le leggi che li regolano, i loro usi nella comunicazione.

La semiotica è la disciplina che studia i segni.

Deriva dalla parola greca σημειον (semeion) che significa appunto segno.

Il segno è qualcosa che sta per qualcos’altro, possiamo dunque dire che la semiotica studia la significazione e la comunicazione.

Le origini della semiotica possono essere identificate nelle opere e nelle riflessioni di: Peirce (orientamento filosofico) e De Saussurre (orientamento psicologico).

Inizialmente con il termine semiotica si intendeva la prospettiva filosofica, mentre quella di derivazione linguistica era chiamata semiologia.

Nella semiotica contemporanea possiamo distinguere due linee: la semiotica generativa/strutturale di Greimas e la semiotica interpretativa di Eco.

La prima riflessione teorica sui segni è riconducibile ai filosofi greci classici (Platone, Aristotele, gli Stoici, gli Epicurei).

Solo nel II secolo d.C., Claudio Galeno (medico greco) si serve del termine semeiotiké, ma per indicare lo studio dei sintomi in medicina.

In età moderna filosofi tedeschi e inglesi, come John Locke e Johann Lambert, riprendono il termine greco per indicare una branca del sapere detta anche ‘logica’.

È con un filosofo americano dell’Ottocento Charles Sanders Peirce che la riflessione sui segni diventa un tema filosofico esplicito e l’analisi dei tipi di segno trova un grande spazio.

Tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, anche un linguista ginevrino, Ferdinand de Saussure, indipendentemente da Peirce, avanza riflessioni sui segni (in particolare, linguistici) e comincia a parlare di una nuova disciplina, tutta da costruire, detta semiologia (derivata dallo stesso termine greco, semeion, da cui derivava anche semeiotiké).

Di fatto però la disciplina in quanto tale trova una prima definizione istituzionale a partire dagli anni sessanta del XX secolo, in questo senso viene identificata tradizionalmente come prima opera di riferimento Elementi di semiologia del francese Roland Barthes (1915-1980) pubblicata nel 1964.

Quindi nella semiotica convivono fin da principio almeno due differenti prospettive; una filosofica legata alle teorie di Peirce ed una linguistica derivata da de Saussure.

54 Diamonds Laws

Fondamentale all’interno del contesto semiotico, è: 3 54 Diamonds Laws

  1. Effetto Sipario
  2. Codici all’Unisono
  3. Effetto Ritardo
  4. Svolta Narrativa
  5. La Regola del 3
  6. Verso della Comunicazione
  7. B&W
  8. Slow Motion/Fast Motion (Time-Lapse)
  9. Graphic Design in Video (Gdiv)
  10. Interpretante
  11. Paratesto
  12. Linguaggio del Corpo
  13. Effetto Meraviglia
  14. In Return Keepsake (Archetypal Memory)
  15. Plot Hole

Significazione e ricezione

Il termine significazione è un concetto semiotico che indica la relazione tra un significante ed un significato.

Essa ha a che vedere con la ricchezza di senso tipica di ogni persona, oggetto, elemento del paesaggio naturale. Ogni cosa non ci appare come elemento astratto, bensì è per noi subito sensata, dotata di determinate caratteristiche.

Si definisce invece ricezione l’atto con cui un certo messaggio o testo è fatto proprio da un essere umano che in questo caso viene definito destinatario.

La ricezione è dunque il momento in cui emerge per qualcuno un senso.

In questa attribuzione di senso si trova il punto di partenza del complicato processo d’interpretazione ⇒ si tratta quindi dell’atto decisivo della comunicazione.

Non vi è comunicazione efficace, anzi non vi è affatto comunicazione, senza ricezione.

L’emittente produce un tentativo; solo l’avvenuta ricezione realizza la comunicazione vera e propria.

Ogni comunicazione presuppone dunque, a diversi livelli, un atto di ricezione.

Lo stesso testo che viene comunicato, a rigore si forma solo nell’atto della ricezione; è infatti il ricettore a decidere definitivamente i confini, cioè a stabilire col suo atto di lettura qual è esattamente il testo recepito.

L’atto semiotico fondamentale non consiste dunque nella produzione di segni, ma nella comprensione di un senso.

I fattori e le funzioni della comunicazione

Quali sono gli elementi in gioco nella comunicazione?

Innanzitutto vanno ricordati i 3 elementi di base:

EmittenteMessaggioRicevente

Cos’è il messaggio?

Non va mai dimenticata la semplice constatazione per la quale i contenuti mentali che intendiamo comunicare (pensieri, sentimenti percezioni, ecc.) per loro natura non possono essere spostati da una persona all'altra.

Il «messaggio» non può dunque essere pensato come un insieme di contenuti o di idee; si tratta piuttosto di un oggetto materiale (un foglio di carta con tracce di inchiostro, una sequenza di onde sonore, e così via) che in quanto tale si presta a essere fisicamente spostato da una persona all'altra.

Questo oggetto materiale è dunque un sostituto dei contenuti mentali che si vorrebbe poter trasmettere.

A questi vanno aggiunti altri elementi di particolare importanza in tutta la comunicazione:

  • Un contatto (canale)
  • Un codice: il canale costituisce il contatto, ma anche il filtro materiale fra emittente e destinatario. Sul piano immateriale il filtro è dato da un codice.
  • Riferimento a elementi del mondo reale: i messaggi vengono prodotti per parlare di qualcos’altro, per riferirsi alla realtà o a un certo contesto.

Linguista russo Roman Jakobson ha definito riguardo al linguaggio poetico:

  1. Emittente
  2. Contatto (canale)
  3. Messaggio
  4. Codice
  5. Contesto (contenuto)
  6. Destinatario

Il segno

La comunicazione vera e propria, come l'abbiamo definita sopra (è una semplificazione ma per il momento è sufficiente) si caratterizza per l'importanza accordata ai tre fattori:

Emittente --> Messaggio --> Ricevente/Destinatario

Trattare qualcosa come messaggio significa attribuirgli rilevanza rispetto alla realtà, cioè supporre che ci sia un contesto (secondo la terminologia impiegata sopra) o un contenuto cui esso rimanda o si riferisce.

Nella definizione classica, risalente al pensiero greco, un segno è aliquid pro aliquo, qualcosa che è riconosciuto da qualcuno come indicazione di qualcosa d'altro.

Non solo: per segno si intende in genere l'elemento minimo cui si possa attribuire una tale relazione di rimando.

Significante
Segno = ----------------
Significato

Per usare la metafora proposta dal linguista svizzero Ferdinand de Saussure: Significante e Significato sono inseparabili come le due facce di un foglio di carta.

Significato è un concetto, risultato di una costruzione culturale che ci permette di comprendere un certo campo di realtà.

In questa prospettiva, il significato non è il riferimento a uno o più oggetti concreti.

In ogni particolare situazione d'uso, un segno assume un senso specifico, riguarda un certo referente concreto, che esso esista o meno; il significato è dunque l'insieme di tutti i possibili sensi che quel segno può avere.

Significante è invece un’entità, dotata di una identità riconoscibile da parte di tutti i membri del gruppo, dunque realtà psichiche condivise, ben diverse da quegli oggetti materiali e individualmente variabili che sono le sequenze sonore effettivamente prodotte nel parlare.

Anche qui, bisogna prendere le distanze rispetto al puro dato materiale, oggettivo e individuale.

Il significante di una parola deve includere tutte le possibili realizzazioni da parte dei parlanti, quindi possiamo concepirlo come un modello generale, o anche come una classe astratta corrispondente a tutto l'insieme dei possibili segnali che vi possono corrispondere.

Le entità semiotiche non sono oggetti materiali bensì costrutti psichici, culturali, dipendenti da complessi fattori legati all'apprendimento, al patrimonio di competenze possedute, al continuo gioco di indicazioni che indirizzano verso alcuni percorsi di uso dei segni anziché verso altri.

Il segno è costituito dall'unione di un significato (un concetto) con un significante (cioè una forma sonora, o un'immagine uditiva).

Perciò, ad esempio, la parola italiana Mela è un segno linguistico che unisce il concetto di "mela" alla catena fonica /'mela/.

Segno e interpretante

Segno ⇒ L’Interpretante

La relazione segnica implica la correlazione tra un elemento del piano del contenuto (significato) e un elemento del piano dell'espressione (significante), che si costituiscono come tali proprio nella relazione.

Questa correlazione può essere di vari tipi.

L'importante, affinché si possa parlare di relazione segnica, è che ci sia qualcuno in grado di costruire l'associazione fra significante e significato.

Il segno non è una cosa, ma una relazione sociale e culturale.

  1. Bisogna distinguere chiaramente tra i referenti e i contenuti comunicativi: gli oggetti reali non significano alcunché almeno fino a quando non sono percepiti come cose autonome da una società, diventando così delle unità culturali che si possono nominare.
  2. Il processo di produzione e circolazione del senso (la semiosi) interviene solo nel momento in cui qualcuno (un interprete) istituisce un nesso tra un'unità, che in questo modo diventa espressione (un suono, un fenomeno atmosferico, un'immagine, ecc.), e un'unità che funge da contenuto.

Segno, denotazione e connotazione

Segno ⇒ Denotazione e Connotazione

Ci sono dei casi in cui il rapporto fra significante e significato appare semplice, diretto, ben delimitato.

Si usa parlare allora di denotazione di un segno.

Altre volte il significante è usato per richiamare dei significati più ampi e vaghi.

Questo alone semantico viene tradizionalmente definito connotazione.

Per esempio la fotografia di un paesaggio può indicare denotativamente (e indicativamente) un certo luogo determinato, ma può anche richiamare, in maniera connotativa (e iconica), la natura, la bellezza, le vacanze.

Un ramo d'ulivo o una colomba connotano la pace, una bandiera rossa connota il socialismo.

La denotazione sarebbe una sorta di «nocciolo duro» del senso.

Secondo l'analisi semiotica, la connotazione andrebbe considerata come un effetto di una certa configurazione della relazione segnica.

Esso avverrebbe quando un certo segno normale, cioè denotativo diventerebbe - nella sua totalità di significante e significato - il significante di un nuovo segno connotativo.

Scheda di brief – Modello base

  1. Codice comunicativo principale: descrivo il prodotto comunicativo con il suo nome proprio (esempio: pubblicità per magazine di Diesel - anno - campagna pubblicitaria)
  2. Codice comunicativo secondario: Codice dell’analogia, codice filmico, codice musicale, prossemica, cinesica, linguaggio del corpo (espressione del viso, postura, prossemica, cinesica), codice colore (Bianco e nero / colore), codice dell’immagine (iconico o fotografico), codice linguistico
    Non esiste il codice visivo!!!! (è l’insieme di più codici)
  3. Denotazione: elenco tutto ciò che vedo (senza mettere aggettivi o qualifiche riguardo al segno)
  4. Connotazione: per ogni denotazione devo indicare i sentimenti, le emozioni, i ragionamenti che quel segno mi suscita
  5. Analisi ideologica: Tiro le fila di quanto detto sopra (nell’analisi ideologica non ci può essere niente di più di quanto detto nei codici, nella denotazione o nella connotazione)

Codice comunicativo principale: descrivo il prodotto comunicativo con il suo nome proprio (esempio: pubblicità per magazine di Diesel - anno - campagna pubblicitaria)

Codice comunicativo secondario: Codice dell’analogia, codice filmico, codice musicale, prossemica, cinesica, linguaggio del corpo (espressione del viso, postura, prossemica, cinesica), codice colore (Bianco e nero / colore), codice dell’immagine (iconico o fotografico), codice linguistico Non esiste il codice visivo!!!! (è l’insieme di più codici)

Analisi denotativa: elenco tutto ciò che vedo (senza mettere aggettivi o qualifiche riguardo al segno)

Analisi connotativa: per ogni denotazione devo indicare i sentimenti, le emozioni, i ragionamenti che quel segno mi suscita

Analisi ideologica: Tiro le fila di quanto detto sopra (nell’analisi ideologica non ci può essere niente di più di quanto detto nei codici, nella denotazione o nella connotazione)

La ricezione

Teoria del ricevente

La comunicazione avviene quando un emittente «trasmette» un messaggio o, i

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/05 Filosofia e teoria dei linguaggi

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher pippotunga di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Semiotica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Istituto Universitario Salesiano Venezia - IUSVE o del prof Diotto Mariano.
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