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Semiotica generale

I segni, in quanto processi e sistemi di significazione, sono nati e si sono evoluti con il genere umano; sono processi e prodotti che gli umani creano per dare significato al mondo e a sé stessi, nelle relazioni comunicative. L’oggetto della semiotica sono i processi di significazione nel comunicare e produce testi verbali, testi visivi e multimediali. La semiotica è allora la disciplina che studia la significazione con un metodo utile sia ad analizzare e interpretare questi processi e prodotti, sia a elaborarne di nuovi, ed è la disciplina di analisi della significazione nel campo del comunicare.

La semiotica vuole acquisire conoscenze e competenze nell’analisi della significazione attraverso un metodo testato negli anni; non tutte le discipline posseggono un metodo ma la semiotica sì per due motivi: 1) è che quanto si dice deve essere verificabile, infatti, la semiotica formula ipotesi dimostrabili. 2) la necessità di dotarsi di un metodo è che quanto si dice in semiotica deve essere euristico, portare a una scoperta. Le ipotesi formulate non sono descrizioni formali, che semplicemente riportano ciò che si vede e legge. Il loro obiettivo, al contrario, è di riuscire a scoprire aspetti della comunicazione normalmente inosservati.

La semiotica con il suo metodo scientifico di studio dei significati fornisce le conoscenze e le competenze nell’analisi dei significati della comunicazione e per produrre una comunicazione efficace.

Il metodo semiotico è il frutto delle analisi compiute da semiologi italiani e stranieri e consiste in un organon di strumenti e concetti (cassetta d’attrezzi) nati direttamente dal misurarsi con processi comunicativi che ne hanno richiesto l’invenzione e l’uso. Perciò siamo soliti affermare che il nostro metodo è un work in progress: si rinfresca e si arricchisce di volta in volta; gli stessi “attrezzi” sono potenzialmente adoperabili ed efficaci in domini della comunicazione anche molto diversi: nella pubblicità, nelle arti, nei testi di divulgazione scientifica ecc. Ma un “metodo” non sarebbe tale se non presentasse un modus operandi.

Il metodo semiotico è un modus operandi a due livelli: a) come procedura, iter, serie di operazioni da seguire: intuizione, analisi, sintesi; b) come procedimento di scomposizione e segmentazione dei processi da analizzare, coincide con l’operazione dell’analisi.

La semiotica indaga la significazione ipotizzando che forme di contenuto siano correlate a forme d’espressione -> i segni come appaiono veicolano significati sociali. La semiotica indaga forme dell’espressione e del contenuto per spiegare e comprendere il significato che diamo al mondo e a noi stessi. La semiotica affina l’intelligenza, è in grado di farci cogliere aspetti che solitamente passano inosservati -> ci trasforma da lettori ingenui a lettori modello. Lettori modello -> lettori che sono in grado di comprendere la comunicazione per i significati che essa veicola. Con la semiotica impariamo a leggere e comprendere testi comunicativi verbali, visivi, verbo-visivi e multimediali di ambiti diversi.

Storia della semiotica

Autori e scuole

Autori e le scuole che hanno permesso aggiornamenti sul metodo e i concetti della semiotica.

La semiotica strutturalista

L’impianto strutturalista, che è il migliore e il più adatto per chi studia comunicazione, risale alla linguistica francese degli inizi del Novecento e a Ferdinand de Saussure (1857-1913), padre fondatore dello Strutturalismo; egli passò nello studio della lingua da aspetti sociologici alla lingua come sistema di segni che la veicolano. Il pensiero di Saussure è stato sviluppato e approfondito dal linguista danese Louis Hjelmslev (1899-1965). Ma si deve al lituano Algirdas Julien Greimas, linguista specialista di miti e di tradizioni folcloriche nell’Ottocento francese, l’avere fondato la semiotica strutturalista e generativa.

La semiotica interpretativa

All’analisi semiotica strutturalista di Greimas, che è una descrizione dei processi di significazione tramite un metodo, si affianca la semiotica interpretativa di Eco. Umberto Eco in Italia ha fondato la semiotica interpretativa più attenta alle interpretazioni del lettore a partire dalla macchina testuale -> il soggetto è sempre il testo ma in Eco il testo è una macchina interpretativa. Eco indaga i modi di produzione segnica e i principali tipi di segni distinguibili – icona, indice, simbolo. Da filosofo, Eco separa una “semiotica generale”, che cerca le condizioni della significazione, e una “semiotica applicata”, che cerca invece le regole interne ai diversi sistemi di segni.

Semiotica come discorso critico

Eco ha istituito la semiotica nelle università italiane perché nella semiotica riconosceva una disciplina essenziale per opporsi al conformismo che regnava nel mondo accademico ed interpreta la semiotica sul modello di Barthes. Barthes ha dato un peso politico ed etico alla semiotica, l’ha impiegata e diffusa come disciplina in grado di smascherare i “falsi miti”, cioè le connotazioni ideologiche che la borghesia impone tramite i media e fa passare come naturali -> La semiotica diventa con Barthes uno strumento potente nelle mani del pubblico per reagire a messaggi mistificatori e a informazioni ingannevoli.

Semiotica della cultura

Con Jurij Lotman si impone una semiotica delle culture sempre a partire dal testo -> intende il testo come programma condensato di una cultura. Dal testo si estrapolano i comportamenti quotidiani di una cultura, i suoi meccanismi di conservazione e produzione della memoria, il dialogo con altre culture. Si basa su un’analisi empirica -> prima viene il testo e poi le interpretazioni.

In Italia, semiotica strutturalista

Si deve a Paolo Fabbri aver intrecciato insieme questi contributi fondamentali in Italia e ha svoltato la semiotica da una scienza dei segni ad una scienza che studia i processi e i sistemi di significazione. Fonda ad Urbino il centro internazionale di scienze semiotiche; culla degli studi semiotici e che possiede un preziosissimo archivio di audio e video inediti.

Temi

Il valore

Rende conto delle relazioni che dei soggetti contraggono con degli oggetti, reali o ideali. Saussure ha distinto tre accezioni di valore: differenziale o intersoggettivo, economico e assiologico. Il valore differenziale mostra che nulla vale di per sé, ma in relazione al valore che ha per qualcun altro. Il valore, che sia un uomo/donna da conquistare, un’automobile ecc. è sempre qualcosa di conteso intersoggettivamente, vale rispetto a un altro soggetto. Il valore economico riguarda l’atto della contrattazione, lo scambio con qualcos’altro che può avvenire tramite il denaro o con il baratto. In questo caso a stabilire quanto vale è l’ammontare della cifra o il pezzo che si dà in cambio. Il valore assiologico, infine, coincide con lo sfondo o l’orizzonte etici, religiosi, morali… che guidano le nostre azioni o vi mirano. Così Venezia dopo il Coronavirus è un oggetto di valore conteso tra chi può gustarne la liberazione dal turismo di massa e chi invece rimane sgomento al vederla deserta, sgombra, in crisi economica. Il valore cambia a seconda dei soggetti.

Le passioni

Un’altra tematica di spicco del metodo semiotico è la dimensione affettiva e passionale, intesa non come insieme di risposte passive alle azioni, ma viceversa come il loro motore; la scuola di Greimas ha molto lavorato non solo sulla disamina di stati passionali ma sui tempi, gli aspetti, i ritmi, gli stereotipi culturali.

La narratività

Nelle lezioni ci troveremo spesso a parlare di “narratività” ovvero del fatto che qualunque processo di significazione implica una storia, una trasformazione di azioni e passioni per la conquista di valori. Una fiaba, un manifesto elettorale, una vignetta, uno spot pubblicitario, condensano l’avventura della vita: il nascere, l’acquisire abilità e conoscenze, le molte prove per ottenere risultati, l’essere riconosciuti o rifiutati, il rialzarci e ritentare. Una volta colto il funzionamento del dispositivo della narratività, molte delle immagini che passano sotto i nostri occhi appaiono di colpo più chiare.

L’enunciazione

Naturalmente è importante capire che dietro qualsiasi significazione c’è una “messa in discorso” e ci sono delle scelte strategiche su come comunicarla, chiamiamo enunciazione questa veste discorsiva dei messaggi, il vedere, per esempio, che alcuni valori e idee passano nella forma del discorso soggettivo, in prima persona.

Eco e la semiotica

Umberto Eco: Eco separa una “semiotica generale”, che cerca le condizioni della significazione, e una “semiotica applicata”, che cerca invece le regole interne ai diversi sistemi di segni.

Quando è semiotica? Cogliere le differenze

Senso e significazione: Bisogna cogliere le differenze per qualsiasi fenomeno stiamo analizzando; cogliere le differenze ci aiuta ad aprire la mente e a comprendere cose che prima non notavamo. Senso -> qualcosa che circola nelle culture; è legato ai sensi della nostra corporeità, si dispiega dall’esteriorità all’interiorità e cambia nel tempo. Il senso è una nebulosa, come una massa amorfa di materia imprecisata ed esiste mentre lo viviamo, lo cogliamo attraverso i processi di significazione. Il senso è un iceberg, ne vediamo solo la punta mentre il fondo resta invisibile. La semiotica mette il senso in condizione di significare scoprendolo “in negativo” cioè già tradotto e prodotto all’interno dei processi di significazione. A riguardo, i processi comunicativi possono aprire più percorsi di senso all’interprete. Semiotica ed estetica hanno poi riconosciuto il senso quale luogo del sensibile, cioè della correlazione del mondo con i sensi, con la nostra corporeità. Perciò il senso si dispiega fra i fenomeni esterni e la loro rielaborazione interna. Inoltre, cambia nel tempo, è in divenire.

Significazione

Per la trasformazione del senso in significazione bisogna delimitare lo spazio (siamo un’inquadratura del senso). Significazione -> si parte da processi comunicativi che delimitano la significazione dal senso, ritagliano porzioni di mondo che vogliono rendere significanti. È come quando inquadriamo una scena che vogliamo fotografare. La isoliamo da tutto ciò che sta attorno, la mettiamo a fuoco e catturiamo.

Strutture

Gli spazi dei processi di significazione sono delimitati e diventano essi stessi i soggetti di studio della semiotica; si può osservare la loro struttura interna che delima la significazione da tutto ciò che non lo è ed è suddivisa secondo una logica di posti. Ogni struttura è una logica di posti che trasforma il senso in significazione dove la significazione funziona non per singoli elementi ma per differenze, ossia per relazioni fra unità; dunque, ogni unità è significante non in sé, ma per il posto che occupa nella struttura.

Rapporti differenziali

I rapporti differenziali che formano le strutture interne ai processi di significazione si basano sullo schema senso-motorio del nostro corpo e le differenze percettive. Le differenze di cui è fatto il mondo danno significato al mondo e all’uomo. È l’idea che il mondo stesso sia fatto di relazioni di differenza: rispetto allo schema senso-motorio del nostro corpo e fra il nostro corpo e altri corpi; anche i maggiori processi comunicativi creati presentano caratteristiche un chiasmo percettivo una reversibilità tra visibile e vedente di spazialità speculari all’asse corporeo, alto/basso, sinistra/destra ecc. noi stessi siamo immersi in reti di relazioni con cose ed esseri della stessa specie e diversa.

Le recenti campagne sociali #Distantimauniti giocano sia visivamente sia verbalmente su organizzazioni spaziali astratte che marcano, sul piano dell’espressione, posizioni e lati del corpo per veicolare differenze sul piano del contenuto.

Contrarietà e somiglianze

Come trovare le differenze nei processi di significazione? La semiotica è andata oltre alla classica opposizione binaria ma si è interessata anche a quelle graduali -> i rapporti differenziali sono di due tipi. Un primo tipo è binario, di contrasto, di opposizione, coppie di contrari luce/buio, dentro/fuori, superficie/profondità, piccolo/grande. Un secondo tipo è graduale, di complementarità, di similarità, quando le differenze si somigliano. Di solito i due tipi di differenze coesistono in un unico insieme. In una nota campagna contro la violenza sui minori una mano aperta a sinistra richiama e si oppone al pugno chiuso a destra. Una visione graduale è quella del mercato delle mascherine: materiali coprenti oppure trasparenti e tinte unite o con tratti figurativi fisiognomici fanno la differenza. Anche nel Covid ci sono state molte differenze, alcune in opposizione (chi non si toglie mai la mascherina e chi non la indossa mai) e alcune più attenuate (chi indossa la mascherina ma magari sul collo, chi indossa ma non copre il naso ecc.).

Segni e simboli

Come leggere i simboli? Alcune teorie ritengono che i simboli siano privi di una dimensione semantica e che siano invariabili ma dal momento che vengono considerati processi smontabili allora possono essere studiati. I simboli hanno una polisemanticità -> hanno più significati e possono essere letti in più modi. E hanno un’efficacia culturale -> basta pensare alle statue dei personaggi e si passa da un’iconodulia (culto esasperato o superstizioso delle immagini sacre) ad un’iconoclastia e dunque per noi questi simboli hanno un significato che è anche cambiato nel tempo.

Teorie sul simbolo

Il simbolo in Ferdinand de Saussure -> Distingue i simboli rispetto ai segni affermando che i simboli hanno un legame naturale tra il significante (ciò che mostra) e il significato (messaggio che vuole far passare). Qual è la differenza tra segni e simboli? -> i segni secondo Ferdinand de Saussure sono arbitrari ovvero non c’è una ragione precisa per cui il significante debba essere letto in quel modo. Es. suoni c-a-n-e perché deve significare l’animale domestico amico dell’uomo? I simboli sono parzialmente motivati, ci sono regioni spiegabili per cui un oggetto come la bilancia sia correlata all’idea di giustizia, c’è un legame naturale e una somiglianza tra significante e significato. (es. emoticon della rabbia, c’è una somiglianza tra il significante: il rosso e l’espressione e il significato che porta il simbolo ovvero la rabbia).

Convenzionalità dei simboli

Charles Sanders Peirce -> per lui i simboli sono segni convenzionati e sono spiegabili solo attraverso delle norme a cui si associano e fanno sì che quei tipi di segni diventino simboli nel tempo. Non sono analizzabili almeno che non si possieda il codice della loro codificazione.

Luis Hjelmslev. Diversi sistemi semiotici -> i sistemi di simboli sono monoplanari (conformità tra significante e significato “tra il piano dell’espressione e del piano del contenuto”) e i loro elementi sono non commutabili (non si possono cambiare gli elementi con altri). Es. nel kilt scozzese gli scacchi non sono sostituibili con dei cerchi altrimenti il simbolo non sarebbe più riconoscibile.

Il simbolo in Umberto Eco -> ha studiato le dinamiche di produzione del simbolo interessandosi sulle strategie di significazione del simbolo e poi si è interrogato sui modi in cui nascono i simboli (come un segno diventa simbolo?). La dinamica di produzione avviene secondo lui per ratio difficilis -> c’è un contenuto che si vuole manifestare ma manca la forma espressiva che va creata sulla base di una somiglianza tra simbolizzato e simbolizzante. Es. slow food, bisognava trovare una forma per rappresentare la lentezza e si è trovato la forma della lumaca (forma espressiva adatta a rappresentare la lentezza). Torri gemelle dell’11 settembre 2001, diviene il simbolo dell’economia americana, legame tra significante e significato poiché le torri gemelle rappresentavano un’eccezionalità nei grattacieli ed erano avvertiti come simbolo dell’economia americana e quando sono stati distrutti il simbolo si è rafforzato ancora di più.

Come nasce un simbolo? Come un segno viene trasfumato ed elaborato per essere accettato come simbolo? La bandiera europea è il frutto di un lungo processo di selezione e di scarti, i simboli come la bandiera europea dà la forma all’Europa ancora prima della sua esistenza. Della bandiera europea, ad esempio, esistono documenti ufficiali ricchi di indicazioni non solo sul progetto vincente, sulla forma attuale che ha la bandiera, ma sulle versioni scartate. L’Europa, infatti, non viene prima di questo simbolo. Al contrario è il simbolo ad aver costituito l’Europa per come si immaginava potesse essere. I colori della bandiera richiamano i colori della Verine Maria. A differenza della bandiera americana, in cui è possibile e previsto aggiungere nuove strisce o stelline, la forma del vessillo europeo è chiusa, il 12 è invariabile e c’è un ordine che rende molto difficile l’integrazione; l’aumento del numero, infatti, deformerebbe la corona. La forma, oltre che chiusa, è anche statica.

La prospettiva come forma simbolica

Un funzionamento dei simboli è anche la prospettiva; sistema di rappresentazione della profondità a punto di fuga centrale creata da Brunelleschi. La prospettiva è considerata una forma simbolica, quella a punto di fuga centrale è una delle possibili soluzioni e rappresenta anche il voler l’uomo al centro tipico della cultura occidentale.

Ferdinand de Saussure (1857 - 1913)

Ferdinand de Saussure (1857-1913), ginevrino, è stato il fondatore della linguistica e della semiotica dell’età moderna. È il primo linguista a studiare la lingua come...

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Scienze politiche e sociali SPS/08 Sociologia dei processi culturali e comunicativi

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher benedettapanni2003 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Semiotica generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Universitas Mercatorum di Roma o del prof Tiscini Riccardo.
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