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Appunti di lezione di semiologia del cinema

La questione importante del cinema, così come dell’arte in generale, è relativa al problema del realismo.

Cinema come entità a sé stante con un suo preciso linguaggio e una sua ragione di essere o cinema come brutta copia del reale che produce solo effetti baracconeschi?

Il primo fruitore era un cliente che si meravigliava degli effetti che il cinema riproduceva: ricordiamo che, durante una delle prime proiezioni del 1900, gli spettatori che videro per la prima volta la proiezione di un treno che veniva verso di loro si gettarono indietro spaventati!

Celebre la frase di un cronista a inizio secolo XX che commentò che la morte era stata sconfitta grazie alla presenza dell’attore immortalata in eterno sulla pellicola.

Lo spettatore dunque è come un eterno bambino che vuole la sorpresa.

Nel momento in cui nasce il cinematografo gli effetti del Positivismo si fanno sentire prepotentemente: speranza e fiducia illimitata nel progresso e nella comprensione su base scientifica. Sarà la prima guerra mondiale a infrangere tutte le speranze a causa dell’applicazione degli strumenti tecnologici che provocarono tantissimi morti. 1

Parigi è la capitale del cinema, la città che tiene a battesimo questa nuova arte!

1895 abbiamo la prima proiezione pubblica dei fratelli Lumières.

Cinema come strumento che copia il reale, ma ben presto ci si accorge dell’illimitata potenzialità di tale arte. 2

I filmati dei Lumières sulla vita quotidiana

I filmati dei Lumieres sulla vita quotidiana sono delle Prise de vue, ricordiamo:

  • La colazione del bimbo (Le Déjeuner de Bébé)
  • La corsa nei sacchi (Le course en sacs)
  • Demolizione di un muro (Demolition d'un mur)
  • Battaglia di palle di neve (Battaile de boules de neige)
  • La ripresa dei partecipanti all’esposizione universale.
  • Bambino al parco.
  • L'arrivo di un treno alla stazione di La Ciotat (L'arrivée d'un train en gare de la Ciotat) 3
  • L'uscita dalle officine Lumière (La sortie des usines Lumière) 4
  • L'innaffiatore innaffiato (L'arroseur arrosé).

La prima proiezione pubblica al Cinéma Theatre dà dunque il via al cinema come lo conosciamo noi.

Paradossalmente, i due fratelli ritenevano il cinema "un'invenzione senza futuro", e decisero per questo motivo di vendere la loro invenzione a Georges Méliès, per cui il loro ruolo nella storia del cinema fu molto breve.

Georges Méliès

Altra figura importante fu Georges Meliès [è universalmente riconosciuto come il "padre" degli effetti speciali. Scoprì accidentalmente il trucco della sostituzione e fu uno dei primi registi a usare l'esposizione multipla, la dissolvenza e il colore (dipinto a mano direttamente sulla pellicola)], prestigiatore che presente alla prima dei fratelli intuì subito le grandi potenzialità del nuovo mezzo.

Capisce che lo stupore conquista gli spettatori e che può essere foriero di altro e non solo di Prise de vue.

Meliès è colui che pensa che il mezzo possa anche inseguire e creare il sogno, il magico, la pura fantasia. Dirige 531 film tra il 1896 e il 1914, di durata variabile tra uno e quaranta minuti. Per quanto riguarda il soggetto, i suoi film sono spesso simili agli spettacoli di magia che Méliès usava tenere, con trucchi ed eventi impossibili, come oggetti che scompaiono o cambiano dimensione.

1900-1925 sono gli anni che sanciscono un grande progresso e balzi in avanti.

  • 1902 abbiamo Meliès con “Viaggio sulla luna”
  • 1925 abbiamo Hitchock con The Lodger

Méliès lavora producendo mezzo migliaio di filmati di breve durata ed è il primo a usare un linguaggio che è proprio del cinema e che non lo veicola più come mera copia del reale.

Molti suoi filmati si sono salvati mentre non è così per la restante parte del cinema muto!

Viaggio nella Luna

Viaggio nella Luna è un cortometraggio/film fantastico del 1902 realizzato da Georges Méliès, si basa sul romanzo di Jules Verne Dalla Terra alla Luna e su quello di H. G. Wells Il primo uomo sulla Luna ed è considerato il primo film di fantascienza della storia del cinema. Il filmato è girato a 16 fotogrammi al secondo, è muto e in bianco e nero e presenta una serie di effetti speciali impensabili all'epoca, frutto del genio e dell'impegno di Georges Méliès.

Una delle scene iniziali del film, la navicella spaziale che si schianta sull'occhio della Luna (che presenta un volto umano), è entrata nell'immaginario collettivo ed è una delle sequenze che hanno fatto la storia del cinema mondiale.

Un gruppo di astronomi si imbarca, tramite una capsula sparata da un cannone, in una spedizione sulla Luna. Qui verranno a conoscenza dei Seleniti e ne finiranno prigionieri per opera del loro Re.

L’entrata è segnata da una sorta di diacronia, gli scienziati entrano uno dopo l’altro e non insieme, niente scene contemporanee.

Arrivati sulla luna vedono sorgere la terra: questa è una sorta di preveggenza che sarà poi attuata realmente quando nel 1969 i nostri astronauti scesi sulla luna vedranno sorgere la terra.

Nelle scene c’è di tutto, da disegno animato, ai tableaux vivantes, giochi, costumi, trucchi di apparizione e sparizione.

Meliès è caratterizzato dalla semplicità di spazio e tempo, le scene si susseguono, ma all’interno di sé le scene sono molto ricche di particolari, quindi il lavoro profilmico è molto ricco!

Egli dà l’abbrivio per andare più in là!

Diversamente sarà quindi per Porter con “La grande rapina al treno” dove invece ci sono 2 azioni che accadono contemporaneamente, lui le mostra così e il pubblico comprende quel linguaggio! Un linguaggio che stava dicendo che in quel momento accadevano due azioni diverse!

In Porter il montaggio cinematografico è molto più ricco e sicuramente complicato!

Il cinema muto ha scoperto che usando bene le inquadrature, i colori, suoni può ambire ad ampliare la comprensione stessa del reale.

Il cinema propone un contratto con lo spettatore, un gioco con le sue regole alle quale dobbiamo attenerci per poter godere. Lo spettatore accetta di tutto all’interno di quel gioco, di quel mondo nel quale si trova ad essere immerso, purché sia verosimigliante, non importa che sia vero secondo le istanze del nostro mondo reale, ma vero secondo le regole di quel mondo, di quel gioco a cui ci troviamo a partecipare, di quel contesto che viene creato per quel tempo di cui fruiamo della proiezione.

  • Lumières: sofisticazione tecnica
  • Meliès: sofisticazione anche narrativa.

Note

1 Ricordiamo che la Tour Eiffel viene eretta a Parigi proprio sul finire del secolo XIX per l'Exposition Universelle (1889) di Parigi.

2 Sguardi sul reale

3 Nell’uscita dalla fabbrica si nota già che gli operai dovevano essere stati informati poiché guardano nella macchina da presa.

4 Ancor di più qui ci sono attori veri e propri che sanciscono il passaggio dalla semplice prise de vue ad un corto vero e proprio con scenografia e lavoro profilmico!

Edwin Stanton Porter e La grande rapina al treno

Sicuramente le valutazioni sul cinema e i giudizi critici vanno integrati con le conoscenze storiche del periodo nel quale i film sono prodotti: bisogna valutare le tecnologie e gli sviluppi del tempo in cui i film sono prodotti. In quest’ottica possiamo ben affermare che Mèliès sia più sofisticato di guerre stellari perché il lavoro sul linguaggio è molto più complesso in relazione alle tecnologie disponibili.

La grande rapina al treno

La grande rapina al treno. Edwin Stanton Porter. 1903. U.S.A.

Attori: Max “Broncho Billy” Aronson, George Barnes, Frank Hanaway, Mark Murray

Durata: 12’

Titolo originale: The great train robbery

Un gruppo di delinquenti fa irruzione nell’ufficio di una stazione ed imbavaglia il funzionario telegrafista. Appostandosi sotto una cisterna vicino alla ferrovia, salgono furtivamente sul treno quando questo si ferma a fare rifornimento. Uccidono il custode del vagone merci e fanno saltare in aria una cassa di valore. Riescono a conquistare anche la locomotiva dopo aver ucciso uno dei due macchinisti. Fatto fermare il treno, derubano prima tutti i passeggeri, uccidendone uno che aveva provato a darsi alla fuga, e poi si fanno trasportare dal macchinista in un punto della foresta dove hanno nascosto i cavalli. Il funzionario imbavagliato riesce comunque a liberarsi grazie all’intervento della figlia e ad avvertire alcuni pistoleri della rapina al treno. Inseguendo i malviventi, il gruppo di pistoleri riuscirà ad ucciderli tutti ed a recuperare il malloppo.

Riconosciuto come il primo western della storia del cinema, ricco di elementi drammatici (l’irruzione del fatto nella scena del ballo), prodotto dalla Edison Company, il film di Edwin Porter, artigiano di origini scozzesi, si rifà ad una storia vera (a sua volta utilizzata anche per una rappresentazione teatrale) e della quale si assume l’incarico di scriverne la sceneggiatura e di farne da fotografo.

Sebbene manchi ancora una teoria del linguaggio narrativo cinematografico, ne sono presenti già parecchi elementi: c’è già la profondità di campo (il treno che arriva alla stazione e che s’intravede dalla finestra, il movimento degli attori in direzione della macchina da presa nelle scene in cui c’è la colluttazione sul treno e quando un passeggero cerca di fuggire, tutti campi medi e lunghi); si utilizza un set mobile per rendere reale quanto accade sul treno (il vagone aperto fa vedere il fondale che scorre velocemente); ci si avvale per la prima volta del montaggio per le 14 sequenze (Porter è considerato lo scopritore del montaggio secondo Franco La Polla su Cinema di tutto il mondo di Alfonso Canziani, il primo a rivoluzionare il tempo narrativo slegandolo dalla sua coincidenza con quello reale) e soprattutto si cerca di colpire lo spettatore, in questa pellicola quasi nel vero senso della parola, con i sei colpi sparati dal bandito (interpretato da George Barnes) direttamente in macchina, sul pubblico, a fine pellicola.

Proprio a tal riguardo si ricorda che questa scena fu aggiunta all’opera originale e che una volta distribuita, nelle istruzioni per i protezionisti, si diceva che poteva essere messa in testa, in coda o nel mezzo (Enrico Ghezzi – Paura e desiderio), senza che avesse avuto un contesto temporale e narrativo legato al resto del lavoro.

Questa particolarità contribuì a rendere celebre non più la pellicola in quanto tale (che comunque ottenne un grosso successo) ma l’idea che del cinema se ne poteva fare un’arte in movimento (il movimento del segmento cinematografico all’interno dello stesso film).

Elementi di finzione rimangono le scenografie (la porta che si richiude dell’ufficio è visibilmente di cartone come il resto del set) ed il fantoccio che sostituisce lo stunt (quando un bandito scaraventa il macchinista giù dal treno). Quella che Porter riprende è comunque una realtà che ha elementi di finzione estremamente violenti (guardare i colpi del bandito al macchinista) e che fece di questa drammatica ferocia il proprio successo: costato 150 dollari fu stampato in centinaia di copie e venduto a 11 dollari a copia (il Morandini 2003).

Le riprese furono girate nel settembre del 1903 a Dover, nel New Jersey, lungo la ferrovia della Delaware-Lackawanna and Western. Alcuni dizionaristi si riferiscono a questa pellicola con il titolo di Assalto al treno (Paolo Mereghetti e Alfonso Canziani).

Edwin Porter divenne regista nel 1899, girando documentari e comiche per Edison. Dal 1902 al 1914 la sua produzione fu artisticamente e tecnicamente di molto superiore alla media, e diede un impulso determinante alla diffusione del cinema. Dal punto di vista tecnico fece uso in modo consapevole dell'inquadratura e del montaggio, mentre per quel che riguarda i soggetti predilesse i toni drammatici e le ambientazioni sociali.

Porter fuse la sintassi cinematografica di Méliès con le nuove istanze naturaliste. Il suo primo capolavoro fu The life of au american fire-man (1902), in cui la vicenda di una donna e una bambina prigioniere delle fiamme è il pretesto per inserire degli spezzoni sulla vita dei pompieri. Seguì Uncle Tom's cabin, la celebre vicenda antischiavista, un film che mostrava uno stile narrativo d'effetto.

L'anno dopo The Great Train Robbery, il primo western (girato negli studi Edison del New Jersey) è il film più audace che fosse mai stato girato, sfruttò fino in fondo l'espediente inglese dell'inseguimento e la tecnica del montaggio.

La vicenda (l'inseguimento e la cattura dei banditi che hanno assalito il treno) si svolge parte in ambienti chiusi (il treno, la biglietteria) e parte all'aperto (la battaglia fra i banditi e la polizia), senza fratture tra una parte e l'altra, con una efficiente scenografia nella prima (senso architettonico e area ? per i dettagli, che mancavano nei film francesi) e con riprese di largo respiro nella seconda (una spiccata intelligenza tattica nel saper cogliere l'inquadratura più emozionante per l'inseguimento e più spettacolare per lo scontro a fuoco).

Il film faceva scorrere contemporaneamente più narrazioni, alterando la cronologia degli eventi e creando la suspense per il momento della confluenza? Nei film successivi si basò ancora sulla suspense (The kleptomaniac) e sui trucchi (The dream of a rarebit friend), ma più che altro imitò se stesso. Nel 1907 lanciò Griffith come protagonista di Rescued from an eagle nest, nel 1914 Mary Pickford in Tess of the storm country.

I capolavori di Porter fecero del cinema lo spettacolo più ambito dalle masse; Porter fu il primo regista a possedere una perfetta padronanza della tecnica cinematografica, e capì di poterne trarre il massimo vantaggio dalle vicende con molta azione in molti ambienti.

Pur se ancora naif (per ovvie carenze strutturali) i suoi soggetti prefigurano il cinema classico. Mentre Méliès seguiva ancora la prassi delle scene teatrali, ciascuna compiuta in sé stessa, Porter inventa l'unità del cinema, nel quale gli shot? possono essere tanti quanti si vuole e si può passare dall'uno all'altro senza che l'azione si sia conclusa. Alla disposizione degli attori sulla scena Porter antepone la disposizione della camera. Porter fu inoltre strumentale nella nascita della narrativa realista, contrapposta alla narrativa fantastica di Méliès.

Il pensionante

Il pensionante

(“The Lodger”) è un film Titolo originale: The lodger: A story of the prodotto nel 1926 e diretto da Alfred Hitchcock (London fog periodo inglese del regista che poi andrà negli Paese: Gran Bretagna U.s.a a lavorare) Anno: 1926

È considerato dal suo autore "il primo vero film di Durata: 75' Hitchcock": suspence, labilità del confine tra bene e male, semplificazione assoluta dei meccanismi Colore: B/N narrativi sono le marche di stile che diventeranno Audio: muto la firma del "maestro del brivido". Ratio: {{{ratio}}}

Trama: Genere: thriller

Regia: Alfred Hitchcock

Un maniaco si aggira per Londra uccidendo ragazze bionde. Un uomo misterioso affitta una Soggetto: Marie Belloc Lowndes camera dai signori Bunting. Su di lui si Sceneggiatura: Alfred Hitchcock, Eliot concentreranno i sospetti infondati di Daisy, la Stannard bionda figlia dei signori Bunting, e del suo fidanzato Joe, ispettore di Scotland Yard. Ma Produzione: {{{nomeproduttore}}} presto Daisy cambia idea e inizia ad interessarsi Art director: {{{nomeartdirector}}} all'uomo misterioso, che sembra invisibile. Nel Animatori: {{{nomeanimatore}}} frattempo scopre che il fidanzato non solo non la ama ma trama contro di lei. L'uomo misterioso Attori: intanto porta avanti le sue indagini con discrezione Marie Ault: Sig.ra Bunting e intelligenza e da lontano protegge Daisy.

  • Arthur Cresney: Sig. Bunting
  • June: Daisy Bunting
  • Malcom Keen: Fidanzato di Daisy
  • Ivor Novello: Jonathan Drew

In questo film Hitchcock appare due volte: seduto a una scrivania nella redazione di un giornale e tra i curiosi che assistono alla cattura del pensionante Ivor Novello. S

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/06 Cinema, fotografia e televisione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Menzo di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Semiologia del cinema e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi dell' Insubria o del prof Gervasini Mauro.
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