Concetti Chiave
- Le seconde invasioni in Europa furono caratterizzate da incursioni devastanti di popoli come Saraceni, Normanni, Ungari e Slavi, senza un fenomeno omogeneo di fondo.
- Gli Slavi, nonostante partecipassero alle invasioni, erano prevalentemente sedentari e organizzati in piccoli gruppi tribali, chiamati sklavinae.
- La migrazione degli Slavi si deve a popoli bellicosi come gli Unni, portando alla loro distinzione in tre gruppi principali: occidentali, orientali e meridionali.
- Spesso considerati "ospiti non graditi", gli Slavi furono oggetto di stereotipi negativi, soprattutto durante la Germania nazista con il concetto di "spazio vitale".
- A partire dal IX secolo, missionari cristiani come Cirillo e Metodio contribuirono a cristianizzare i popoli slavi, influenzando la loro integrazione nelle sfere politiche dei Franchi e Bizantini.
Le seconde invasioni
Le cosiddette «seconde invasioni», devastanti incursioni attraverso cui popoli di diversa provenienza (Saraceni, Normanni, Ungari, Slavi) si stanziarono in Europa, sono costituite da vicende molto singolari e non possono essere considerate un fenomeno omogeneo paragonabile alle prime invasioni barbariche.
Gli slavi e la loro organizzazione
Degli Slavi, popolazione già partecipe alle invasioni di VI secolo e di cui abbiamo pochissime fonti, sappiamo non essere particolarmente bellicosi ma piuttosto sedentari, dediti all’agricoltura e all’allevamento. Essi, che migrarono per necessità a causa di popolazioni bellicose come gli Unni, erano organizzati in piccoli gruppi tribali chiamati sklavinae, privi di un coordinamento centrale; questo, al termine dell’emigrazione, ebbe come esito la distinzione del popolo in tre gruppi: gli Slavi occidentali (da cui scaturirono Polacchi, Cechi, Slovacchi), orientali (Russi e Ucraini) e meridionali, stanziatisi nei territori balcanici approfittando della debolezza dell’impero bizantino. Per lo più estranei alla storia politica dell’Europa occidentale, spesso il popolo slavo fu negativamente etichettato come «ospite non gradito» in Europa, un mito negativo rilanciato nella Germania nazista con il concetto di «spazio vitale».
L'influenza dei missionari cristiani
A partire dal IX secolo, cominciando a costituire forme politiche stabili, i due imperi del tempo (Franchi e Bizantini) cercarono di costituire alleanze e pertanto favorirono l’invio di missionari cristiani. In seguito alle missioni di Cirillo e Metodio, che tradussero la Bibbia in paleoslavo, Serbi e Bulgari furono attratti nella sfera d’influenza bizantina, mentre Cechi e Slovacchi furono cristianizzati da missionari legati ai Franchi.
Domande da interrogazione
- Quali erano le caratteristiche principali degli Slavi durante le seconde invasioni?
- Come venivano percepiti gli Slavi in Europa durante le seconde invasioni?
- Qual è stato il ruolo dei missionari cristiani nell'influenza sugli Slavi?
Gli Slavi, già partecipi alle invasioni del VI secolo, erano una popolazione sedentaria, dedita all'agricoltura e all'allevamento, organizzata in piccoli gruppi tribali chiamati sklavinae, senza un coordinamento centrale. Questo portò alla loro distinzione in tre gruppi principali: occidentali, orientali e meridionali.
Gli Slavi erano spesso considerati «ospiti non graditi» in Europa, un mito negativo che si intensificò con l'ideologia nazista tedesca, che utilizzava il concetto di «spazio vitale» per giustificare tale percezione.
A partire dal IX secolo, i missionari cristiani, come Cirillo e Metodio, giocarono un ruolo cruciale nella cristianizzazione degli Slavi, traducendo la Bibbia in paleoslavo e favorendo l'influenza bizantina su Serbi e Bulgari, mentre Cechi e Slovacchi furono cristianizzati dai missionari legati ai Franchi.