Ascolta
00:00 00:00

Concetti Chiave

  • Sciascia, nato nel 1921 a Racalmuto, approfondisce la tematica della mafia attraverso opere letterarie, iniziando con "Il giorno della civetta" nel 1961.
  • Il suo racconto è caratterizzato da una ricerca ostinata della verità, affrontando le collusioni tra mafia e potere politico in un contesto italiano complesso.
  • Le opere di Sciascia si distinguono per la fusione tra scrittura d'invenzione e realtà, fungendo da denuncia sociale e storica, in particolare nella sua raccolta "Le parrocchie di Regalpetra".
  • Sciascia critica anche l'antimafia, sostenendo che alcuni professionisti sfruttano la lotta alla mafia per avanzare nella carriera, una posizione che gli ha attirato molte controversie.
  • Il suo impegno civile e politico emerge negli anni Settanta e Ottanta, quando diventa una figura di spicco, partecipando attivamente alla vita politica italiana.

Questo appunto di Italiano descrive l’interesse di Sciascia per la mafia, la spinta che lo ha portato ad approfondire questa tematica e in quali opere lui ne abbia discusso.
L'impegno di Sciascia nella lotta alla mafia e la sua eredità letteraria articolo

Introduzione: Brevi informazioni sulla vita di Sciascia

Sciascia nasce nel 1921 a Racalmuto di Agrigento da una famiglia di artigiani. Fu da sempre appassionato di letteratura e storia e si interessa al periodo illuminista e al Settecento. Quando consegue il diploma di maestro elementare, riesce a conoscere da vicino la realtà contadina siciliana, centro di molte sue opere. Sciascia comincia poi a farsi conoscere nell’ambito della vita politica e letteraria. Si interessa al fenomeno della mafia e scrive molte opere a riguardo. Negli anni Settanta e Ottanta la sua figura di intellettuale impegnato nella battaglia civile assunse sempre maggior importanza nella vita nazionale. Nel 1975 fu eletto come indipendente nelle liste del PCI al consiglio comunale di Palermo, ma si dimise per disaccordo col partito. Partecipo al Partito Radicale e fu deputato dal 1979 al 1983.
Sciascia muore a Palermo nel 1989.

Contenuto: la mafia nelle opere di Sciascia

Leonardo Sciascia fu il primo a parlare della mafia all'interno di un racconto letterario. Egli stesso afferma: «Ho dovuto fare i conti da trent’anni a questa parte prima con coloro che non credevano o non volevano credere all’esistenza della mafia e ora con coloro che non vedono altro che mafia. Di volta in volta sono stato accusato di diffamare la Sicilia e di difenderla troppo. […]. Non sono infallibile, ma credo di aver detto qualche inoppugnabile verità. Ho 67 anni, ho da rimproverarmi e da rimpiangere molte cose, ma nessuna che abbia a che fare con la malafede, la vanità e gli interessi particolari. Non ho, lo riconosco, il dono dell’opportunità e della prudenza. Ma si è come si è»
Nel 1961, arriva la celebrità con la pubblicazione di “Il giorno della civetta”, un romanzo che porta sulla scena la lotta alla mafia, in un contesto, come quello italiano, che ancora la negava. Il racconto parla del capitano Bellodi, ex partigiano, repubblicano settentrionale che conduce un’inchiesta per trovare i mandanti di un delitto di mafia, la cui vittima era Salvatore Colasberna, presidente di una piccola cooperativa. Bellodi risale al capomafia locale, Mariano Arena e lo incrimina. Non appena accade, a causa delle connivenze politiche, gli imputati vengono scagionati. Bellodi potrebbe rinunciare all’inchiesta, ma decide di tornare in Sicilia e continuare il lavoro.
L'attività dello scrittore è segnata da una volontà ostinata di cercare la verità, attraverso una coraggiosa immersione nel torbido ambito della vita politica e sociale italiana di questi anni, segnati da trame occulte, da segrete collusioni di potere tra organi dello Stato, società segrete e criminalità organizzata, da misfatti incredibili e stragi rimaste impunite, dalla corruzione e dall’allentarsi dei vincoli della società civile. È una ricerca condotta in nome di una razionalità laica e animata da un’ostinata fiducia, nonostante tutto, nei valori di una convivenza tra cittadini fondata sulla giustizia, sulla trasparenza, sull’onestà.Inizia, quindi, la scrittura di una serie di opere in cui affronta con vigore e lucidità il fenomeno e i suoi legami con il potere politico. La forma narrativa prediletta fu il racconto poliziesco, in cui l’indagine è affidata a un personaggio che incarna i valori di giustizia e razionalità.
Alberto Moravia di lui dice: «Sciascia procedeva con il metodo opposto a quello dei suoi amati illuministi: questi andavano dal mistero alla verità e alla razionalità; Sciascia andava invece dalla verità e dalla razionalità al mistero»
Il racconto di Sciascia è un racconto storico che si sforza di assumere una funzione di denuncia, ma diventa alla fine più simile ad un documentario, ossia un commento alla storia attraverso l’invenzione.
Scrive il libro "Le parrocchie di Regalpetra" di cui fa parte il racconto "Natale a Regalpetra". Regalpetra è un nome inventato, con il quale fa riferimento al suo paese "Racalmuto", piccolo paesino dove era forte la presenza della mafia e la popolazione viveva delle miniere di zolfo. Il contesto sembra tipicamente verghiano: le miniere come fonte di reddito prevalente. Lui è un maestro elementare che si trova a scrivere questo libro e ad avere un successo inaspettato.
L'impegno di Sciascia nella lotta alla mafia e la sua eredità letteraria articolo

Caratteristiche: aspetti peculiari del lavoro letterario

Viene corteggiato dai due lumi della letteratura del 900:
  • da una parte Vittorini: con la rivista "Il Politecnico" diventa il più forte interprete della letteratura gramsciana, cioè della letteratura come impegno, finalizzata all'impegno politico.
  • Dall’altra, Italo Calvino
Sciascia sceglie la via tratteggiata da Calvino.
Questa scelta è interessante anche per capire le dinamiche del 900:
  • da una parte, si costituivano delle coordinate editoriali che guardavano alla letteratura come originalità,
  • dall'altra si costituivano riviste e gruppi come il "Politecnico di Torino" che guardavano all’impegno, cioè all'idea che la letteratura non potesse più sottrarsi all'impegno politico, che era necessario.
Non poteva più sottrarsi alla storia, al raccontare quello che era accaduto. Calvino da questo punto di vista è l’anti- Sciascia, perché lui racconta la storia attraverso l'invenzione e in qualche modo la sua narrazione è antistorica perché è piuttosto irrealistica.
La concentrazione che lui mette nei personaggi che pure dicono delle Verità assolute sono entrambi una rappresentazione iconografica della guerra.
In Sciascia non si riesce a distinguere tra scrittura come invenzione e scrittura come realtà, come documento di quello che accade.
La conclusione della storia di Regalpetra è sulla mafia, il che rispecchia l’impegno che Sciascia ha profuso in questo senso, assumendo posizioni profondamente scomode. Negli anni Ottanta, fu il primo a parlare dei professionisti dell'antimafia, a criticare non solo la mafia ma anche l'antimafia, colpevole di fare carriera attraverso la lotta alla mafia. Una posizione durissima che gli costò molto tanto da essere accusato, avendo criticato l'antimafia, di essere un sostenitore.
Per ulteriori approfondimenti su Sciascia, vedi anche qua
Studia con la mappa concettuale

Domande da interrogazione

  1. Qual è stato il ruolo di Sciascia nella letteratura riguardante la mafia?
  2. Sciascia è stato il primo a trattare la mafia in un racconto letterario, come evidenziato nel suo romanzo "Il giorno della civetta", dove affronta la lotta contro la mafia in un contesto che la negava (testo).

  3. Come si è evoluta la figura di Sciascia nel panorama politico e letterario italiano?
  4. Negli anni Settanta e Ottanta, Sciascia divenne un intellettuale impegnato, partecipando attivamente alla vita politica e criticando sia la mafia che l'antimafia, assumendo posizioni scomode (testo).

  5. Quali sono le caratteristiche distintive dello stile letterario di Sciascia?
  6. Sciascia utilizza una forma narrativa che mescola il racconto poliziesco con la denuncia sociale, cercando la verità attraverso un'analisi razionale della realtà, come sottolineato da Alberto Moravia (testo).

  7. In che modo Sciascia ha affrontato il tema della mafia nelle sue opere?
  8. Sciascia ha esplorato i legami tra mafia e potere politico, utilizzando la sua scrittura per denunciare le collusioni e la corruzione, come dimostrato nel racconto "Natale a Regalpetra" (testo).

  9. Qual è stata la posizione di Sciascia nei confronti dell'antimafia?
  10. Sciascia ha criticato i professionisti dell'antimafia, sostenendo che alcuni di loro cercassero carriera attraverso la lotta alla mafia, una posizione che gli costò accuse di sostenere la mafia stessa (testo).

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community