Concetti Chiave
- La prima metà dell’Ottocento è caratterizzata da un contrasto tra l'ottimismo della rivoluzione industriale e il pessimismo causato dai problemi sociali emergenti.
- Schopenhauer, influenzato dalla filosofia kantiana, concepisce il mondo come una rappresentazione, distinguendo tra il fenomeno e la realtà autentica.
- Secondo Schopenhauer, il mondo esiste solo in quanto è percepito, mettendo in evidenza il legame tra soggetto e oggetto.
- La Volontà, considerata da Schopenhauer come la cosa-in-sé, è a-razionale e priva di finalità, generando un'esistenza segnata dal desiderio continuo.
- Schopenhauer propone un pessimismo cosmico, storico e sociale, evidenziando l'assenza di razionalità e provvidenza nella vita e nella storia umana.
Qual è il contesto socio-economico dell'Ottocento?
Il contesto socio-economico della prima metà dell’Ottocento presenta due aspetti profondamente diversi: da un lato la diffusione della rivoluzione industriale in tutto il continente determina una visione ottimistica dello sviluppo storico-sociale, dall’altro i cambiamenti provocati dalla crescente industrializzazione producono situazioni problematiche a livello sociale che alimentano il pessimismo e l’interesse verso l’analisi della condizione esistenziale.
Schopenhauer e la filosofia kantiana
Nato a Danzica nel 1788, Schopenhauer muove il suo pensiero dalle premesse della filosofia kantiana. Egli concepisce il mondo come rappresentazione, in quanto costruito dalle strutture a priori della nostra conoscenza: lo spazio, il tempo e la casualità. Questo mondo, il mondo fenomenico, è conoscibile e razionale, ma non costituisce la realtà autentica, che rimane nascosta dietro l’apparenza del fenomeno. Esso, tuttavia, in quanto rappresentazione, non sussiste di per sé come oggetto, ma presuppone sempre un soggetto che lo rappresenti. Pertanto, il mondo esiste solo in quanto è percepito, e il soggetto esiste solamente in quanto percepisce. Per Schopenhauer ci è possibile accedere a questa realtà, perché ciascuno di noi ne fa parte come corpo. Attraverso il corpo gli è dunque possibile accedere alla dimensione noumenica della volontà (la cosa-in-sé), lacerando il “velo di Maya” della rappresentazione fenomenica.
La volontà e il pessimismo cosmico
La concezione della cosa-in-sé come Volontà determina una condizione tragica, perché la vita è segnata dal desiderio continuo. In quanto si sottrae al principio di ragion sufficiente (quello considerato da Schopenhauer “il fondamento delle scienze”), la Volontà è a-razionale, senza finalità e sprovvisto di senso. Essa si oggettiva in idee che rappresentano le specie, mentre gli individui sono soltanto apparenza fenomenica, prodotta dalle strutture a priori del tempo e dello spazio. Da queste premesse Schopenhauer deriva una visione fortemente pessimistica dell’essere, della società e dell’esistenza. Il suo è un pessimismo cosmico, perché il principio metafisico stesso, che agisce in tutti i viventi, è privo di razionalità e finalità. È inoltre un pessimismo storico e sociale, perché nella storia non agisce nessuna razionalità o provvidenza e nella società dominano il conflitto e la sofferenza. Infine vi è anche un pessimismo esistenziale.
Domande da interrogazione
- Quali sono i due aspetti principali del contesto socio-economico dell'Ottocento?
- Come si differenzia il mondo fenomenico dalla realtà autentica secondo Schopenhauer?
- Qual è la visione di Schopenhauer riguardo alla vita e all'esistenza?
Il contesto socio-economico della prima metà dell’Ottocento è caratterizzato da una visione ottimistica legata alla diffusione della rivoluzione industriale e da problematiche sociali che alimentano il pessimismo e l'interesse per l'analisi della condizione esistenziale.
Schopenhauer distingue il mondo fenomenico, conoscibile e razionale, dalla realtà autentica, che rimane nascosta dietro l'apparenza. La realtà autentica è accessibile attraverso la dimensione noumenica della volontà, che si manifesta nel corpo.
Schopenhauer propone una visione fortemente pessimistica, definita pessimismo cosmico, in cui la vita è segnata da un desiderio continuo e priva di razionalità e finalità. Nella sua prospettiva, la storia e la società sono dominate dal conflitto e dalla sofferenza.