Concetti Chiave

  • Le 13 colonie inglesi erano caratterizzate da un forte spirito autonomistico, formatesi attraverso l'immigrazione e non da un'espansione imperiale.
  • Le colonie del Nord erano dominate da una cultura puritana rigida, mentre quelle del Sud si basavano su un'economia di piantagione e sfruttamento degli schiavi.
  • La legge sul bollo scatenò l'indignazione dei coloni, segnando l'inizio di un movimento di resistenza contro la tassazione senza rappresentanza politica.
  • Il conflitto tra colonie e Corona britannica si intensificò dopo la Guerra dei Sette anni, portando a severe restrizioni che furono percepite come inaccettabili dai coloni.
  • La Dichiarazione d'indipendenza del 4 luglio 1776 segnò un momento fondamentale nella storia americana, affermando i principi di libertà e uguaglianza tra i cittadini.

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Rivoluzione americana
Chi erano gli “americani”
Le 13 colonie inglesi avevano forti legami con l’Europa, ma avevano anche caratteri specifici e originali. Non erano il frutto di un’espansione imperiale, ma erano colonie di popolamento, risultato di un’immigrazione iniziata nel 1607, con la fondazione della Virginia. Erano dissidenti religiosi (puritani), perseguitati politica, contadini rimasti senza terra, nobili senza patrimonio…

Lontano da Londra
Il sovrano britannico aveva dato in concessione lo sfruttamento dei territori americani a compagnie commerciali. Egli non era interessato al controllo politico delle colonie, ma solo a quello commerciale. Ogni colonia aveva a capo un governatore nominato dal re, ma godeva di una notevole autonomia politica. La lontananza da Londra favorì la formazione di una società decentrata, animata da un forte spirito autonomistico e comunitario. Era una società molto più fluida e mobile di quella europea di Antico regime. Il valore sociale più apprezzato era una forte etica del lavoro che secondo la religione calvinista, serviva per la predestinazione alla salvezza eterna.

Una diversa idea della politica
La legittimazione era basata sulla ricchezza e sulla ricerca del consenso. I rappresentanti alle assemblee coloniali erano eletti con suffragio censitario (limitato in base alla ricchezza. Le 13 colonie non costituivano una nazione unitaria e dopo lo scontro con gli inglesi iniziarono a sentire una sorta di autocoscienza nazionale cioè la consapevolezza di avere problemi e interessi comuni. Le differenze economiche e sociali erano molto forti sia nelle colonie del Nord che in quelle del Sud.

Le colonie del nord e del centro
Le 4 colonie settentrionali della Nuova Inghilterra (Massachussetts, Connecticut, Rhode Island, New Hampshire) presentavano una forte omogeneità etnica e religiosa. I coloni erano per lo più puritani inglesi, raccolti in comunità agricole di piccoli e medi proprietari con una forte partecipazione politica. Queste erano statiche sul piano economico e chiuse su quello culturale. Il puritanesimo era rigido e intollerante. Molto più dinamiche e aperte erano le città portuali costiere.
Le 4 colonie del centro (New York, New Jersey, Pennsylvania, Delaware) erano più diversificate dal punto di vista etnico e religioso. Gli spazi di libertà religiosa erano più ampi. L’economia si basava sull’agricoltura e sul commercio di prodotti agricoli.

Il “profondo” sud
Le 5 colonie meridionali (Virginia, Maryland, Nord Carolina, Sud Carolina, Georgia) avevano un’economia che si basava sulle grandi piantagioni di tabacco che veniva esportato in Europa. C’era lo sfruttamento degli schiavi africani. Dal punto di vista religioso, imperava la chiesa anglicana.

Tre popoli, tre destini
I bianchi costituivano in realtà una minoranza rispetto ai nativi e agli schiavi neri.

Le “nazioni” indiane
All’inizio del Seicento le popolazioni native assommavano a circa cinque milioni di individui, organizzati in 12 principali tribù o “nazioni” indiane a loro volta suddivise in circa 2000 gruppi minori. All’inizio dell’Ottocento si stima che i nativi fossero ridotti a 600000 individui. Si verificò una vera e propria catastrofe demografica provocata dalle malattie importate dall’Europa ma anche dalle guerre fra coloni e nativi per il controllo di un territorio.

La massa degli schiavi
Nel Seicento giunsero nel Nord America 170000 europei e 30000 schiavi neri. Nelle colonie settentrionali gli schiavi furono sempre pochi perché l’economia non ne aveva gran bisogno. Furono invece le colonie meridionali a far esplodere la domanda di schiavi nel Settecento perché si trattava di una manodopera fondamentale per l’economia di piantagione.

Le istituzioni della schiavitù
Gli americani dell’epoca consideravano la schiavitù legittima anzi perfettamente normale. Gli europei infatti avevano un’idea che potessero fare fuori d’Europa quello che non avrebbero mai ammesso in casa loro, cioè schiavizzare e sfruttare altri popoli. I rapporti giuridici con gli schiavi erano regolati da appositi codici, gli slave codes, che impedivano agli schiavi di detenere proprietà, di sposarsi con bianchi, di muoversi, di riunirsi, e prevedevano pene atroci per la fuga o la ribellione.

Le colonie e la corona
Fino alla metà del Settecento, il rapporto fra le colonie e la Corona britannica fu poco conflittuale. Fornivano al mercato europeo prodotti agricoli e prodotti navali. Le colonie importavano zucchero dai Caraibi e lo trasformavano in rhum da esportare. Importavano prodotti manifatturieri, in primo luogo tessili e siderurgici e schiavi africani.

Monopolio inglese e contrabbando
Questi traffici non erano tutti legali, perché il governo inglese, applicava le regole del mercantilismo: alcuni prodotti coloniali americani, come il tabacco, potevano essere esportati soltanto in Gran Bretagna. Tutti i commerci tra la madrepatria e le sue colonie dovevano svolgersi con navi inglesi. Era vietato ai sudditi americani produrre in proprio prodotti tessili e siderurgici. Queste limitazioni, in realtà, erano aggirate dagli americani con il contrabbando, abbastanza tollerato dalle autorità inglesi.

Avvisaglie di conflitto
La situazione mutò dopo la metà del secolo: l’impetuoso sviluppo economico e demografico delle colonie rese loro sempre meno accettabile la dipendenza dalla madrepatria; e dopo la Guerra dei Sette anni (1756-63) che strappò alla Francia il Nord America, il governo inglese volle esercitare un maggiore controllo sui suoi possedimenti americani.

La legge sul bollo
Il governo di Londra impose alle colonie delle limitazioni. Proibì loro di colonizzare terre a ovest della Proclamation line per frenare l’espansione delle colonie e ridurre i conflitti con i nativi, rese più difficile il contrabbando e introdusse la legge sul bollo, una tassa sui giornali, atti legali e documenti commerciali. Voleva iniziare ad assoggettare le colonie a una tassazione, anche per ripianare i costi del conflitto contro la Francia.

No taxation without representation
La Proclamation Line fu considerata dai coloni un’inaccettabile limitazione di un diritto all’espansione che consideravamo sacrosanto. Ma la tassa sul bollo li fece infuriare perché per la prima volta imponeva loro un tributo fiscale. Infatti, fino a quel momento le colonie non erano state soggette a vere e proprie tasse, non avendo rappresentanti nel parlamento inglese. Infatti non può essere tassato chi non gode di rappresentanza politica. Nel diritto costituzionale inglese, infatti, solo la Camera dei comuni poteva imporre tasse. La legge sul bollo assunse così grande significato politico. In questo modo, essi sostenevano implicitamente il proprio diritto ad autogovernarsi.

I “figli della libertà”
Contro la legge sul bollo iniziò un vasto movimento di opinione organizzate dall’associazione “Figli della libertà”. Per evitare conflitti e danni economici il governo di Londra ritirò la legge sul bollo, ma riaffermò il proprio diritto di tassare i coloni. Nel 1770 vi fu il “massacro di Boston”, che vide l’uccisione di cinque civili a Boston durante uno scontro con le truppe inglesi.

Il Boston tea party
Nel 1773 il governo inglese, per riassestare le finanze della Compagnia delle Indie orientali, assegnò a quest’ultima il monopolio dell’esportazione del tè nelle colonie, danneggiando i mercati e i contrabbandieri americani. La risposta fu il famoso Boston tea party, nel corso del quale una grossa partita di tè della Compagnia fu gettata in mare dagli americani del porto di Boston. Londra reagì con le leggi intollerabili: chiusura del porto di Boston, cancellazione dell’autonomia del Massachussetts e l’annullamento dei poteri dei giudici americani.

La dichiarazione d’indipendenza
Iniziarono i primi scontri fra te truppe inglesi, cui il re aveva dato l’ordine di riprendere il controllo del Massachussetts; e i coloni nel 1775 crearono un esercito unitario, la Continental Army, al comando di George Washington. Il 4 luglio 1776 il Congresso delle colonie riunito a Filadelfia approvò la Dichiarazione d’indipendenza redatta da Thomas Jefferson. Si tratta di un documento di importanza storica fondamentale perché in esso i principi della libertà e dell’uguaglianza fra i cittadini trovavano per la prima volta un’espressione politica.

Il dibattito politico fra i coloni
Non tutti i coloni volevano l’indipendenza dalla madrepatria. Numerosi erano i lealisti fedeli al sovrano, e i moderati favorevoli a negoziare un accordo con la Corona inglese. Ma c’erano anche i radicali considerati i veri e propri ribelli. Questi erano seguaci di alcuni principi dell’Illuminismo e consideravano la lotta per l’indipendenza una lotta per la libertà contro il dispotismo del sovrano.

La conquista dell’indipendenza
Importante fu la vittoria di Washington a Saratoga nello stato di New York perché spinse la Francia e poi la Spagna a entrare in guerra al fianco degli americani. L’appoggio militare dei francesi fu essenziale per il successo degli americani. La guerriglia organizzata da Washington e la pesante sconfitta subita a Yorktown indussero il governo di Londra a sottoscrivere la pace di Versailles (3 febbraio 1783) che riconosceva l’indipendenza delle 13 colonie e la loro sovranità su tutti i territori americani.

Federazione o confederazione?
Alcuni come Thomas Jefferson ritenevano che si dovesse garantire la libertà, l’indipendenza e la sovranità delle singole colonie. Alcuni volevano una Confederazione in cui l’autorità del potere centrale fosse nettamente limitata. Altri volevano una Federazione, in cui le singole colonie mantenessero ampie autonomie, ma le decisioni in materia di interesse generale fossero di competenza di un parlamento e di un governo unici per tutta la nazione.

La nascita degli Stati Uniti
Tra il maggio e il settembre 1787 si riunì a Filadelfia una Convenzione, cioè un’assemblea di rappresentanti delle colonie, che redasse e approvò la Costituzione degli Stati Uniti d’America, una repubblica presidenziale federale. Nel febbraio 1789 venne eletto il primo presidente, George Washington.

Domande da interrogazione

  1. Chi erano gli "americani" durante la Rivoluzione americana?
  2. Gli "americani" erano i coloni delle 13 colonie inglesi, composti da dissidenti religiosi, contadini e nobili senza patrimonio, che avevano sviluppato una società autonoma e caratteri originali, lontani dall'influenza diretta della Corona britannica.

  3. Quali erano le differenze tra le colonie del Nord e del Sud?
  4. Le colonie del Nord, come la Nuova Inghilterra, erano omogenee etnicamente e religiosamente, con un'economia statica, mentre le colonie del Sud si basavano su grandi piantagioni e sfruttamento di schiavi, mostrando una diversità economica e sociale significativa.

  5. Come si sviluppò il conflitto tra le colonie e la Corona britannica?
  6. Il conflitto emerse dopo la Guerra dei Sette anni, quando il governo inglese cercò di esercitare un maggiore controllo sulle colonie, imponendo leggi come la tassa sul bollo, che scatenò l'indignazione dei coloni per la mancanza di rappresentanza politica.

  7. Qual è stata l'importanza della Dichiarazione d'indipendenza?
  8. La Dichiarazione d'indipendenza, approvata il 4 luglio 1776, rappresentò un momento cruciale, esprimendo per la prima volta i principi di libertà e uguaglianza tra i cittadini, e segnò l'inizio della lotta per l'autogoverno.

  9. Quali furono le conseguenze della vittoria americana nella guerra d'indipendenza?
  10. La vittoria americana, culminata con la pace di Versailles nel 1783, portò al riconoscimento dell'indipendenza delle 13 colonie e alla nascita degli Stati Uniti, che si strutturarono come una repubblica presidenziale federale attraverso la Costituzione del 1787.

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