Concetti Chiave

  • Don Abbondio è un personaggio complesso, descritto dalla critica come vile e irresponsabile, senza vocazione sacerdotale, obbedendo ai desideri dei genitori per una vita tranquilla.
  • La sua formazione avviene in un periodo storico in cui la carriera ecclesiastica era vista come un'opportunità di sicurezza materiale, piuttosto che come una vera vocazione.
  • Nonostante la sua apparente devozione, don Abbondio si lascia dominare dalla paura e dalla codardia, diventando strumento dei potenti a danno dei deboli.
  • Padre Cristoforo, pur avendo l'opportunità di esercitare pressione su don Abbondio, comprende le sue paure e lo difende di fronte a don Rodrigo.
  • Alla fine del romanzo, dopo la morte di don Rodrigo, don Abbondio evolve in un personaggio più positivo, mostrando coraggio e simpatia nei confronti dei paesani.

Indice

  1. Critica letteraria di don Abbondio
  2. Vocazione e carriera ecclesiastica
  3. Doveri e paure di don Abbondio
  4. Difesa di padre Cristoforo
  5. Codardia e giustificazioni
  6. Evoluzione del personaggio

Critica letteraria di don Abbondio

Il personaggio di don Abbondio è quello più maltrattato dalla critica letteraria. È stato definito vile, egoista, irresponsabile, senza coscienza. Di lui sappiamo che “aveva …. assai di buon grado, ubbidito ai parenti, che lo vollero prete”. Pertanto è un prete senza vocazione e tutto ciò che risente di questo punto di partenza sbagliato. Tuttavia esiste una profonda differenza rispetto alla Monaca di Monza. Quest’ultima fu costretta a prendere il velo dal principe padre che seppe abilmente manovrare la volontà della figlia per interessi personali e del casato. Invece, don Abbondio ubbidì al desiderio dei genitori senza reagire, forse per convenienza, in prospettiva di una vita tranquilla

Vocazione e carriera ecclesiastica

La sua formazione sacerdotale è avvenuta in un periodo di forte influenza del Concilio di Trento: quando il romanzo inizia don Abbondio ha quasi 60 anni. Erano gli anni in cui la Chiesa aveva bisogno di dare un segnale forte di fronte ai movimenti protestanti e questo può giustificare il desiderio di una famiglia non nobile e non ricca di avviare un figlio alla carriera al sacerdozio, visto anche come mezzo per garantire una certa sicurezza materiale. A quell’epoca d’altronde, era anche frequente che il figlio di una nobile e ricca casata fosse indirizzato, per volontà irrevocabile dei genitori alla carriera ecclesiastica, per giungere poi, nel tempo, alla porpora cardinalizia, sfruttando i privilegi e l’ambiente familiare. La vocazione, era un aspetto di secondaria importanza che arrivava in un secondo momento.

Doveri e paure di don Abbondio

Don Abbondio ci viene presentato molto ligio ai suoi doveri di sacerdote: tutti i giorni, pur per abitudine solito leggere il breviario. È disposto ad aiutare i parrocchiani bisognosi come nel caso delle 25 berlinghe prestate a Tonio e quando Agnese si reca da lui per farsi cambiare in spiccioli una moneta di grosso taglio, la donna ogni volta gli lascia una monetina per i suoi poveri.
Nell’incontro con i bravi, don Abbondio rivelo il suo aspetto deteriore, accentuandone la paura e la viltà. La minaccia di don Rodrigo crea guai a Lucia, a Renzo e don Abbondio con la differenza che in Renzo essi aguzzano l’ingegno e aumentano il coraggio, in Lucia accrescono la fiducia in Dio mentre nel curato esasperano la paura trasformandolo quasi in un autonoma. Questo lo capisce anche Renzo dato che dopo le prime comprensibili attacchi d’ira, e dopo avergli cavato di bocca il nome di don Rodrigo, non infierisce più su don Abbondio, ma con colui che è la causa di tutto.

Difesa di padre Cristoforo

Padre Cristoforo avrebbe potuto far pressione su don Abbondio, ma capisce la situazione esistenziale in cui si trova e durante il colloquio con don Rodrigo prende le difese del curato quando dice: “Cert’uomini di mal affare hanno messo innanzi il riverito nome di vossignoria illustrissima, per far paura a un povero curato…”

Egli non ascolta il saggio parere di Perpetua che gli consiglia di scrivere una lettera all’arcivescovo. Ma anche in questo caso don Abbondio è da giustificare perché a quel tempo la comunicazione non era veloce e il matrimonio avrebbe dovuto essere celebrato il giorno successivo.

Codardia e giustificazioni

Non è di animo cattivo, ma il suo egoismo e la sua codardia lo porta a diventare strumento dei potenti a danno dei deboli. Egli vive costantemente in una situazione esistenza di timore e a questo proposito è significativa la frase "Il coraggio, uno, se non ce l'ha, mica se lo può dare" che pronuncia per scusare il suo comportamento da codardo, quando si trova a cospetto del cardinale Federigo.

Quando si trova davanti al pericolo, l’unico modo di uscirne e ignorare la giustizia e trovare una qualsiasi via di uscita. Si sente costantemente come un vaso di terra in mezzo a tanti vasi di ferro. Non agisce ma subisce sempre e sono con chi è più debole si mostra forte oppure è solito mostrare coraggio quando il pericolo è cessato.

Evoluzione del personaggio

Nei trentotto capitolo del romanzo, don Abbondio è presente tante volte in situazioni diverse, ma sempre pieno di paura e di sospetti. Quando tuttavia, gli ostacoli sono scomparsi e don Rodrigo è stato falciato dalla peste, il curato esce dall’incubo che lo ha sempre condizionato e riesce a dare il meglio di se stesso, diventando una figura che potrebbe, perfino, suscitare simpatia. Si ferma a chiacchierare con Agnese, la mercantessa e Renzo con spirito bonario, ripensando al passato e chiamando, con un tono quasi affettuoso, Renzo un malandrino e Lucia una madonnina infilzata da cui non nessuno si sarebbe aspettato tanto coraggio la notte degli imbrogli. Ritorna così ad essere il tranquillo parroco di tutti i paesani quasi se, il Manzoni avesse voluto riabilitarlo agli occhi del lettore.

Domande da interrogazione

  1. Qual è la principale critica rivolta a don Abbondio nella letteratura?
  2. Don Abbondio è spesso descritto come vile, egoista e irresponsabile, un prete senza vocazione che ha obbedito ai desideri dei genitori per convenienza, piuttosto che per una reale chiamata spirituale.

  3. Come influisce il contesto storico sulla carriera ecclesiastica di don Abbondio?
  4. La formazione di don Abbondio avviene in un periodo di forte influenza del Concilio di Trento, dove la carriera ecclesiastica era vista come un mezzo per garantire sicurezza materiale, piuttosto che come una vera vocazione.

  5. Quali sono le paure e i doveri di don Abbondio come sacerdote?
  6. Don Abbondio è descritto come ligio ai suoi doveri, ma la sua paura e viltà emergono quando affronta le minacce di don Rodrigo, trasformandolo in un personaggio che subisce piuttosto che agire.

  7. Come si comporta padre Cristoforo nei confronti di don Abbondio?
  8. Padre Cristoforo difende don Abbondio, comprendendo la sua situazione esistenziale e riconoscendo che le minacce di don Rodrigo sono ingiuste, mostrando così una certa empatia verso il curato.

  9. In che modo evolve il personaggio di don Abbondio nel corso del romanzo?
  10. Alla fine del romanzo, dopo la morte di don Rodrigo, don Abbondio riesce a superare le sue paure e mostra un lato più umano e affettuoso, riabilitandosi agli occhi dei lettori e tornando a essere un parroco tranquillo.

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