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Svolgimento delle domande aperte paniere di “Psicologia dello sviluppo e delle relazioni interpersonali” scienze dell’educazione e della formazione

Docente: Camisasca Elena

Lez 127.

27. Cosa scrive Bomber in merito al lavoro da svolgere con i bambini con difficoltà di attaccamento?

Bomber afferma che avere cure genitoriali sufficientemente buone significa per un bambino poter sviluppare più facilmente un senso di sé, degli altri e del mondo nel quale vivere relativamente sicuro. La mancanza di una genitorialità sufficientemente buona lascia un’eredità al bambino di trauma e insicurezza nelle sue relazioni. I tre stili di attaccamento insicuro, evitante, ambivalente e disorganizzato ci aiutano nella comprensione dei bambini con difficoltà di attaccamento e nella programmazione a loro favore. Devono essere considerati come portatori di bisogni speciali ed essere inclusi nel programma SEN, Bisogni educativi speciali. I bambini con difficoltà di attaccamento, infatti, corrono un serio rischio di non essere capiti e nei casi peggiori, esclusi.

28. Descriva le associazioni tra attaccamento e strategie di regolazione emotiva nella prima infanzia

Le associazioni tra attaccamento e strategia di regolazione emotiva nella prima infanzia sono fornite nel manuale di Riva Crugnola. A questo proposito l’autrice presenta i risultati di una ricerca con 37 bambini aventi modelli di attaccamento diversi osservandone le strategie regolatorie nelle strange situation. Lo studio ha analizzato gli 8 episodi delle strange situation eccetto il primo, considerato non sufficientemente stressante, differenziando le strategie regolatorie adottate dai bambini in strategie etero-regolatorie, strategie volte cioè a sollecitare l’intervento dell’adulto, attraverso modalità comunicative positive e negative, autoregolatorie centrate sull’autoconforto fisico, mano, dito in bocca ecc., e infine regolatorie centrate sull’esplorazione dell’ambiente e degli oggetti. Nel complesso i risultati della ricerca confermano l’ipotesi formulata all’interno della teoria dell’attaccamento secondo la quale i pattern di attaccamento che il bambino costruisce con genitori e caregiver riflettono le strategie di regolazione emotiva, di tipo sia adattivo sia difensivo, che egli sviluppa nell’ambito di tale contesto relazionale al fine di creare competenze di autoregolazione individuali.

29. Cosa scrive Bomber in merito al ruolo della scuola con i bambini feriti dentro?

La scuola può giocare un ruolo importante nel benessere emotivo del bambino che ha subito traumi o perdite e Bomber sottolinea due grandi compiti che hanno gli insegnanti nella scuola: mettere a disposizione un ottimo ambiente di apprendimento e coinvolgere attivamente i bambini nell’apprendimento. È importante quindi utilizzare strutture di sostegno negli interventi con bambini con difficoltà di attaccamento e differenziare il modo di relazionarsi a questi bambini basandosi sul loro stadio di sviluppo.

30. Cosa scrive Bomber in merito al lavoro da svolgere in caso di disregolazione emotiva dei bambini a scuola?

Bomber ritiene che i bambini che siano in grado di essere in contatto con il loro corpo e calmarsi, hanno bisogno di un “altro significativo” che dia loro cure sensibili, li tenga, li conforti, rifletta e commenti ciò che accade loro nei loro primi anni di vita. Prima di pensare che il bambino sia in grado autonomamente di confortarsi o di calmarsi, avrà bisogno dell’esperienza di un’altra persona che lo segua, dandogli un feedback sui propri pensieri e sulle proprie emozioni. Questo processo segna l’inizio della loro alfabetizzazione sensoriale ed emotiva. In seguito, saranno nella condizione di costruire la consapevolezza di loro stessi e degli altri, e di diventare capaci di autoregolarsi.

31. Cosa scrive Bomber in merito all’intervento finalizzato ad aumentare le amicizie dei bambini con difficoltà di attaccamento?

Bomber sostiene che l’adulto di riferimento nella scuola deve essere attivamente coinvolto nella strutturazione di interventi appropriati che aiutino i bambini con difficoltà di attaccamento a stabilire e mantenere relazioni di amicizia. Hanno bisogno di una base sicura dalla quale partire, la quale rinforzerà la loro curiosità di uscire ad esplorare il mondo, incluse le relazioni con i pari. L’adulto di riferimento deve quindi essere coinvolto nella supervisione e nell’insegnamento in relazione alla gestione del tempo libero. Questi bambini devono però prima sperimentare una relativa dipendenza con l’adulto per potersi relazionare con i loro pari in un modo sano e appropriato. La figura di riferimento deve inoltre: costruire interventi creativi per rimuovere l’etichetta negativa dei bambini, assicurarsi che la scuola abbia accesso alle più recenti risorse per rinforzare lo sviluppo delle abilità sociali, infine prima di passare ad un livello scolastico successivo bisogna accertarsi che quello raggiunto sia ben documentato, di modo che i nuovi insegnanti possano continuare il loro lavoro.

32. Cosa scrive Bomber in merito al ruolo della figura di attaccamento nel contesto scolastico?

I bambini con difficoltà di attaccamento che hanno delle difficoltà a scuola hanno bisogno di un adulto di riferimento accanto a loro che funga da “figura di attaccamento aggiuntiva”. Questa figura deve dare priorità all’importanza della relazione, deve avere un ruolo attivo per creare una relazione col bambino e deve lavorare strettamente con l’insegnante di classe e i coordinatori. La figura di attaccamento aggiuntiva deve inoltre offrire al bambino la possibilità di una dipendenza relativa, deve comunicare empatia e speranza. Deve inoltre fornire un contenimento emotivo e sintonizzarsi col bambino.

33. Cosa scrive Bomber in merito all’emozione della vergogna?

Molti bambini con difficoltà di attaccamento sperimentano già un alto livello di vergogna, dovuto al fatto di aver sperimentato traumi e perdite. Bomber scrive che gli insegnanti hanno la responsabilità di non incrementare ulteriormente questa vergogna e capire le ragioni profonde della propensione di questi bambini a coinvolgersi in battaglie per il controllo.

34. Descriva come si articola il volume di Riva Crugnola

Il volume di Riva Crugnola intitolato “La relazione genitore-bambino” risulta diviso in due parti. Nella prima parte tratta delle “relazioni sviluppo” fornendo un’ampia panoramica della relazione genitore bambino, alla luce della teoria dell’attaccamento, trattando la responsività materna, le connessioni emotive, le cure genitoriali precoci e le relazioni di attaccamento in fase prenatale. Nella seconda parte si concentra su “valutare e sostenere la relazione genitore-bambino” dove vengono presentati strumenti e progetti per valutare e sostenere un’efficace genitorialità al fine di favorire uno sviluppo adeguato. Vengono trattati modelli di prevenzione, di intervento e progetti di prevenzione mirati anche al sostegno della genitorialità verso madri adolescenti.

Il volume di Riva Crugnola è la dimostrazione del forte legame tra ricerca e psicologia clinica che si evince nelle recenti ricerche evolutive e sulle prime fasi di sviluppo delle relazioni bambino e caregiver.

35. Quali sono le principali tecniche di video-feedback proposte da Riva Crugnola nel suo volume?

Le principali tecniche di video feedback proposte da Riva Crugnola nel suo volume sono:

  • Video-feedback e indirizzo interattivo comportamentale: è un modello di intervento preventivo basato sull’approccio transazionale e volto a spezzare la trasmissione intergenerazionale di cure inadeguate tipica delle famiglie multiproblematiche. Tale intervento ha come obiettivo quello di aumentare nel genitore la propria sensibilità rispetto ai segnali e la comunicazione del bambino, per migliorare gli effetti dei propri comportamenti interattivi in modo che quelli positivi vengano rinforzati e vengano ridotti e eliminati quelli negativi.
  • VIPP-R: basato sull’integrazione del video feedback con il modello comportamentale e quello rappresentazionale. Viene adottato nel secondo semestre di vita dei bambini e si avvale dell’AAI e del cambiamento del rapporto tra “essere genitori” e “l’essere figlia dei propri” e genitore del proprio bambino, soprattutto rispetto alle aspettative che la madre ha circa le esperienze che vorrebbe far vivere al proprio figlio. Secondo i ricercatori è un metodo risultato efficace che provoca un cambiamento nei modelli mentali di attaccamento delle madri indirizzandole verso rappresentazioni mentali più sicure.
  • Video feedback e approccio psicodinamico: tale intervento si fonda sull’uso congiunto dell’analisi microanalitiche delle interazioni faccia a faccia tra madre e bambino con l’analisi delle rappresentazioni materne circa le proprie relazioni passate, nonché dei sentimenti e pensieri attuali che concernono la relazione con il proprio figlio. L’intervento è rivolto a diadi con bambini di età compresa tra i 5 e 9 mesi. Questo tipo di metodo è stato utilizzato tra gli altri anche da Papousek, il quale ha sottolineato l’importanza di questo tipo di approccio che aiuta il genitore a utilizzare stati emotivi presenti e memorie relazionali passate per comprendere e migliorare la comunicazione con il proprio figlio.

36. Delinei i contenuti principali del capitolo di Riva Crugnola sulle madri adolescenti

I contenuti principali del capitolo di Riva Crugnola sulle madri adolescenti parlano degli studi della letteratura che concordano nel considerare la maternità nel periodo adolescenziale come un fattore di rischio per lo stabilirsi di una relazione adeguata tra madre e bambino. Le madri adolescenti appaiono infatti, ostacolate nella gestione del ruolo genitoriale da problematiche relative al processo di costruzione della propria identità adulta e di individuazione dalle figure genitoriali, in particolare quella materna.

L’assolvimento di tale compito evolutivo può entrare in conflitto con l’assunzione del ruolo genitoriale e il conseguente accudimento del figlio. La gravidanza in età adolescenziale può essere considerata in alcuni casi un tentativo di conquista dell’autonomia che appare difficile da raggiungere attraverso vie più fisiologiche, studio, lavoro ecc. Spesso questo accade quando l’adolescente si confronta con una madre che a sua volta ha partorito in giovane età o con difficoltà e fallimenti nel proprio processo di crescita, interruzione degli studi, assenza di sbocchi lavorativi. In altri casi, la gravidanza può essere vissuta come un tentativo di ricreare o creare ex novo l’attenzione e le cure materne perdute o mai vissute o, ancora, di ottenere dal bambino quel riconoscimento e amore non sperimentato dai propri genitori. Dopo aver passato alla disamina la letteratura riguardo le madri in età adolescenziale e gli stili di attaccamento, l’autrice propone, dopo aver presentato due tipi di interventi, video intervention to Promote Positive Parenting e il Minding the Baby, il loro progetto di prevenzione da loro attuato. In particolare, vengono citati due casi e i relativi dati raccolti con i risultati finali ottenuti.

37. Descriva i contenuti principali del primo capitolo di Riva Crugnola

I contenuti principali del primo capitolo del volume di Riva Crugnola ci permette di avere una panoramica sulla comunicazione affettiva nella prima infanzia tra intersoggettività e attaccamento. Il capitolo propone una serie di studi e ricerche che riguardano le connessioni tra i diversi stili di attaccamento e le strategie di regolazione emotiva messe in atto. In linea generale si evidenza come un buon stile di attaccamento sia frutto di una buona condivisione emotiva e intersoggettiva tra la madre/caregiver e il bambino e quanto questo sia importante nella formulazione di risposte e strategie regolative agli eventi stressanti.

38. Descriva i contenuti del capitolo di Riva Crugnola relativi ai concetti di responsività e funzione riflessiva

Nel capitolo di Riva Crugnola relativo alla responsività e alla funzione riflessiva, l’autrice mette in luce come la capacità della madre di comunicare in modo efficace con il proprio bambino è da collegarsi, secondo il grande contributo di Fonagy, alla sua capacità riflessiva, alla capacità cioè di pensare il bambino fin dalle sue origini. Fonagy ha ipotizzato a questo proposito che la responsività del genitore si fondi su una funzione riflessiva del Sé. Secondo le ipotesi la riflessività del genitore si correla con un modello operativo interno di tipo sicuro dove il genitore è in grado di dispiegare una funzione riflessiva nei confronti del figlio. Nel caso contrario invece, un genitore con attaccamento di tipo insicuro, non rappresentandosi sufficientemente il bambino come un soggetto di stati mentali non è in grado di tollerare le emozioni. La funzione riflessiva del Sé della madre o del padre diventa in questa prospettiva un fattore protettivo per quanto riguarda la trasmissione della sicurezza dell’attaccamento, anche in contesti familiari a rischio. Altra ricerca è stata condotta da E. Meins che descrive la capacità “mentalizzante” della madre, dimostrando che la mind-mindedness della madre sia correlata alla sicurezza dell’attaccamento del bambino e alle capacità di quest’ultimo di sviluppare una teoria della mente a 4 anni di vita. Ulteriori approfondimenti alle ipotesi di Fonagy sono stati vagliati dalla Slade. Quest’ultima ha messo a punto un’intervista semi-strutturata PDI volta a esplorare le modalità attraverso le quali il genitore si rappresenta la relazione con il proprio bambino, con particolare riferimento alla sfera delle emozioni. Alti livelli di riflessività appaiono in relazione con modelli di attaccamento sicuro sia delle madri, sia nei loro bambini. La Lyons-Ruth ha messo a punto la scala AMBIANCE che ha evidenziato come la bassa riflessività materna si correlasse a errori comunicativi da parte della madre, da attribuire in particolare alla mancata regolazione delle emozioni negative espresse dal bambino. Considerando l’insieme degli studi citati la responsività del genitore è soprattutto da ricondurre alla sua capacità “trasformativa” di rispecchiare le emozioni infantili, regolando quelle negative.

39. Spieghi il concetto di attaccamento disinibito descritto nel volume di Riva Crugnola

Da alcune ricerche è emerso che i bambini ricoverati in istituto nei primi anni di vita presentassero una percentuale elevata di attaccamenti atipici rispetto a quelli nella popolazione normale. Questa modalità di attaccamento è stata definita disturbo reattivo dell’attaccamento, RAD. Rispetto a questo disturbo sono stati differenziati due sottotipi:

  • Il disturbo ritirato ed emozionalmente inibito: caratterizzato da ipervigilanza e preoccupazione unitamente alla difficoltà a utilizzare il caregiver come figura che consola e protegge.
  • Disinibito con socievolezza indiscriminata: contraddistinto da un’eccessiva familiarità dimostrata nei confronti di adulti sconosciuti o marginalmente conosciuti e dalla difficoltà a formare un attaccamento di tipo selettivo verso figure specifiche.

Secondo i risultati della ricerca nei bambini, una volta adottati, i segni del disturbo reattivo inibito dell’attaccamento diminuiscono mentre rimangono quelli disinibito i cui marker prevalenti appaiono la ricerca di contatto fisico e la familiarità dimostrata verso adulti sconosciuti o scarsamente conosciuti, riassumibili in un atteggiamento iperamichevole verso partner non familiari.

40. Descriva i contenuti del capitolo di Riva Crugnola in merito alla regolazione emotiva a livello microanalitico

Nel volume di Riva Crugnola si parla molto della regolazione emotiva a livello microanalitico, in particolare, a questo riguardo, Tronick è da considerarsi uno dei pionieri dell’analisi microanalitica madre bambino nei primi mesi di vita. Il suo approccio prevede l’analisi dei comportamenti di madre e bambino in brevi intervalli temporali, con la finalità di analizzare in modo più dettagliato possibile le interazioni e l’espressione dei comportamenti. Il ricercatore utilizza una procedura basata sull’osservazione in laboratorio, registrata, faccia a faccia dell’interazione della diade madre-bambino, denominata Still face, volto immobile, che prevede tre fasi di pochi minuti nel corso delle quali viene chiesto alle madri di:

  • Interagire con il figlio come farebbe abitualmente.
  • Di mantenere un’espressione del volto immobile e inespressiva e di sospendere la comunicazione.
  • Di riprendere a interagire con il figlio riassumendo un’espressione normale.

Uno degli scopi principali è quello di produrre una condizione controllata di stress relazionale che permetta di valutare come il bambino reagisce e si adatta alla mancata comunicazione materna, infatti la madre anche essendo fisicamente presente, non è emotivamente disponibile. In condizioni di non rischio il bambino mostra una notevole capacità sin dai primi mesi di vita nel regolare il proprio stato emotivo e i propri comportamenti in senso sia auto che eteroregolatorio. Non tutti i bambini, tuttavia, reagiscono allo stesso modo. L’altro principale interesse di Tronick è quello di valutare come madre e bambino riparino la dall’epis

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/04 Psicologia dello sviluppo e psicologia dell'educazione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher marioRossi 1 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia dello sviluppo e delle relazioni interpersonali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università telematica "e-Campus" di Novedrate (CO) o del prof Camisasca Elena.
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