Concetti Chiave

  • Dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943, Trieste e le province circostanti furono occupate dai nazisti, diventando parte della zona dell'operazione "Adriatische Küstenland".
  • La Risiera di San Sabba fu requisita dai nazisti e trasformata in un campo di detenzione di polizia, gestito dalle SS, per smistare deportati e beni razziati.
  • Le condizioni all'interno della Risiera erano disumane, con prigionieri stipati in celle anguste e soggetti a torture, mentre un forno crematorio era presente per eliminare i corpi.
  • Nella notte tra il 29 e il 30 aprile 1945, i nazisti distrussero il forno crematorio per nascondere le prove dei crimini, dopo aver cremato circa 5000 persone nella Risiera.
  • Dopo la Liberazione, il processo per i crimini commessi alla Risiera si concluse nel 1976 con la condanna del comandante Oberhauser, che non scontò mai la pena, ma il processo contribuì a far conoscere la storia della Risiera.

L'occupazione nazista di Trieste

Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, i nazisti occuparono Trieste e le province di Triste, Udine, Gorizia e il loro retroterra istriano e friulano avrebbero costituito la zona dell’operazione detta « Adriatische Küstenland. La regione era sottratta alla sovranità della Repubblica Sociale Italiana e posta sotto la diretta amministrazione del Reich.

La risiera di San Sabba

Non appena i Tedeschi arrivarono a Trieste, i Tedeschi requisirono un vecchio stabilimento per la pilatura del riso (la risiera di San Sabba) per farne diventare un Polizeihaftlager, ossia un campo di detenzione di polizia. La gestione venne affidata alle SS, affiancate dalle SS italiane, da interpreti, da impiegati e personale vario, reclutato fra la popolazione totale. Inizialmente, la risiera servì per smistare i deportati diretti in Germania e in Polonia oltre a smistare i beni di cui era stata fatta razzia. Più tardi, servì per la detenzione e l’eliminazione dei partigiani, dei detenuti politici e degli ebrei. Di fatto, la risiera di San Sabba fu l’unico campo di sterminio d’Italia poiché era dotato anche di un forno crematorio. I prigionieri non solo erano stati catturati a Trieste ma anche in tutto il Veneto e in Slovenia.

Le condizioni dei prigionieri

Al piano terreno si trovavano le camerate delle SS e diciassette piccolissime celle in ciascuna delle quali venivano stipati fino a sette detenuti in attesa di essere uccisi. Tale attesa poteva durare giorni o settimane. Due di queste celle erano adibiti a locali di tortura. A quel tempo le pareti erano ricoperte di graffiti che l’incuria, il tempo e l’umidità hanno fatto sparire. Tuttavia, ne abbiamo ancora una testimonianza g grazie ad uno studioso che subito dopo il termine della guerra li fotografò e li trascrisse. In un altro edificio a quattro piani erano rinchiusi gli ebrei, i militari e i prigionieri civili destinati ai campi di Dachau, Mauthausen o Auschwitz. Nel cortile interno sorgeva l’edificio che conteneva il forno crematorio.

La distruzione del forno crematorio

Nella notte fra il 29 e il 30 aprile 1945, dopo un anno di intensa attività, dopo che i partigiani ebbero praticamente occupato l’intera città, i nazisti ormai in fuga, fecero saltare con la dinamite l’edificio adibito a forno crematorio, con lo scopo di eliminare ogni prova dei loro crimini; era un po’ la stessa tecnica attuata in altri campi prima dell’abbandono. Secondo calcoli effettuati in base a testimonianze, nella risiera furono cremate circa 5000 persone e circa 25000 vi transitarono per essere smistati negli altri lager o verso il lavoro obbligatorio. Si trattava di ostaggi, di partigiani, di detenuti politici o di ebrei.

Il processo post-liberazione

Dopo la Liberazione, Triste passò sotto il governo militare alleato che fece di tutto per ostacolare l’indagine giudiziaria sui crimini commesse nella Risiera. Alla fine, il processo si concluse solo nel 1976 con la condanna all’ergastolo in contumacia del comandante della Risiera, Joseph Oberhauser. Tuttavia, egli non fu estradato in Italia dato che gli accordi bilaterali italo-tedeschi non prevedevano l'estradizione per crimini di guerra commessi fino al 1947; di conseguenza, non scontò mai la pena. Nonostante questo, il processo raggiunse un obiettivo: quello di far conoscere ai triestini la storia e la funzione avuta dalla Risiera durante l’occupazione nazista, grande alle testimonianze degli ex-deportati.

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Domande da interrogazione

  1. Quali territori furono occupati dai nazisti dopo l'armistizio del 1943?
  2. Dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943, i nazisti occuparono Trieste e le province di Triste, Udine, Gorizia e il retroterra istriano e friulano, creando la zona dell'operazione «Adriatische Küstenland».

  3. Che ruolo ebbe la risiera di San Sabba durante l'occupazione nazista?
  4. La risiera di San Sabba fu trasformata in un campo di detenzione di polizia, gestito dalle SS, e divenne l'unico campo di sterminio d'Italia, utilizzato per la detenzione e l'eliminazione di partigiani, detenuti politici e ebrei.

  5. Quali erano le condizioni di vita dei prigionieri nella risiera di San Sabba?
  6. I prigionieri vivevano in condizioni disumane, stipati in celle piccolissime, con attese di giorni o settimane prima di essere uccisi, e subivano torture in apposite stanze.

  7. Cosa accadde al forno crematorio della risiera alla fine della guerra?
  8. Nella notte fra il 29 e il 30 aprile 1945, i nazisti fecero saltare in aria il forno crematorio per distruggere le prove dei loro crimini, dopo aver cremato circa 5000 persone e smistato 25000 prigionieri.

  9. Qual è stato l'esito del processo post-liberazione riguardante i crimini della risiera?
  10. Il processo si concluse nel 1976 con la condanna all'ergastolo del comandante Joseph Oberhauser, che non fu mai estradato in Italia, ma contribuì a far conoscere la storia della risiera ai triestini.

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