Estratto del documento

Antropologia medica

L’antropologia medica si occupa di osservare le condizioni di una persona partendo dallo stato di salute o di malattia che l’individuo costruisce collettivamente. L’antropologia medica cerca di ricostruire il rapporto tra dimensione fisica del dolore e dimensione sociale e concettuale. È una scienza critica, sperimentale e dialogica, che produce ricerche etnografiche ed elabora riflessioni teoriche specifiche sui modi in cui il corpo, la salute e la malattia sono definiti e vissuti in un continuo processo dinamico, osservabile con una metodologia comparativa attenta alla variabilità dei contesti culturali, sociali e politici.

L’antropologia medica attribuisce infatti un ruolo centrale alla ricerca sul campo: essa entra direttamente nei mondi di esperienza del corpo, del dolore e della sofferenza, nei più diversi contesti umani. L’etnografia è la specifica pratica di ogni ricerca antropologica e si incentra sulla permanenza dell’antropologo sul proprio terreno di ricerca. Oggi l’antropologia non si fonda più su concetti astratti come “tradizione”, “cultura”, “società”, ma elabora la propria conoscenza collocandosi nel punto più vicino all’esperienza concreta degli attori sociali. Per questo l’antropologia ha dovuto riflettere criticamente sulla sua stessa tradizione di studio, abbandonando l’idea che persone reali potessero diventare meri “oggetti” di ricerca.

Diverse fasi

  • Prima fase: primi decenni del novecento, l’antropologia medica si caratterizzò per un certo biologismo, facendo proprio un modello interpretativo che finiva per sottovalutare i fattori storico-sociali.
  • Seconda fase: le ricerche si rifondano sul “concetto di cultura”; gli antropologi affermarono l’idea del carattere culturalmente costruito della corporeità, osservando le diverse forme culturali attraverso le quali i soggetti umani esprimono la sofferenza, le emozioni, il dolore.
  • Terza fase: svelano i limiti dell’approccio culturale allo studio dei processi salute-malattia; un difetto è stato quello di separare le società umane in un “noi” occidentale e razionale contrapposto a un “loro” non occidentale e non razionale.

L’attenzione degli antropologi si è spostata dalle “visioni del mondo” alle concrete azioni sociali e ai soggetti protagonisti di tali azioni. Gli antropologi che hanno effettuato la propria etnografia in campo biomedico hanno fatto emergere stili di pensiero diversi, contribuendo al superamento di una vecchia idea di “appartenenza culturale”, immaginata come fissata una volta per tutte.

Gli antropologi oggi sanno che in nessun ambito di ricerca lo sguardo dello scienziato può essere definito “neutro”, l’antropologo è dotato di un corpo che non può essere estromesso dalla scena conoscitiva. Per questo nel campo antropologico prevale oggi un approccio definito “riflessivo”, fondato sulla capacità di riflettere innanzitutto sul carattere proiettivo del nostro stesso sguardo, sul fatto cioè che noi costruiamo oggetti col nostro sguardo, non conosciamo oggetti che già esistono in sé.

Antropologo fisico e antropologia socio-culturale

L’antropologo fisico, lo si intuisce dalla parola stessa, si occupa della storia naturale dell’uomo, che può riferirsi sia all’evoluzione che allo sviluppo di un individuo. Il lavoro consiste nell’analizzare i caratteri fisici di un uomo per tracciare un’identità. Poi l’antropologo fisico può essere, per esempio, forense: si occupa di identificare i cadaveri partendo dalle caratteristiche fisiche.

Antropologia socio-culturale, invece, è un termine ombrello che racchiude aspetti dell’antropologia sociale e dell’antropologia culturale. Si occupa quindi, rispettivamente, del comportamento umano all’interno di gruppi sociali e di ricercare somiglianze e differenze tra gruppi culturali.

Figure del corpo

Da un punto di vista antropologico il corpo non è un oggetto naturale, ma un prodotto storico che varia a seconda dei contesti storico-culturali. A partire da questa consapevolezza l’antropologia medica contribuisce a sviluppare una certa riflessività sulla concreta esperienza del vivere in società.

In diverse riflessioni filosofiche e antropologiche è stata spesso operata una dicotomia fra esperienza e rappresentazione del corpo: da un lato la vita vissuta, approccio fenomenologico, dall’altro l’idea che ne costruiamo, approccio cognitivo. L’esperienza del corpo che sono è il corpo vissuto dal soggetto, la rappresentazione del corpo che ho fa riferimento al corpo così come viene oggettivato, pensato, descritto. L’esperienza corporea si configura come un discorso del corpo, fenomenologico, corpo vissuto, percezione, mentre la rappresentazione del corpo è un discorso sul corpo, cognitivo, riferimento al corpo come viene pensato e raccontato nei diversi discorsi scientifici.

Ma nella vita reale queste separazioni non sono definite, infatti la distinzione fra “rappresentazione” mentale ed esperienza “corporea” è una finzione filosofico-scientifica. Nella vita quotidiana noi siamo corpi pensanti, perché non soltanto abbiamo un corpo di cui possiamo parlare oggettivandolo, ma al tempo stesso siamo corpi facendo del nostro corpo il vero soggetto conoscente del mondo: la nostra esperienza e la nostra conoscenza sono incorporate. La nozione di “incorporazione” considera il soggetto e l’oggetto della rappresentazione e dell’esperienza del corpo inscindibili.

Ad esempio, nella percezione, quando tocco una mano con l’altra sono al tempo stesso il toccante e il toccato. Quando la ricerca etnografica ha cominciato a mostrare come la rappresentazione del corpo si trasformi a seconda dei diversi contesti culturali la separazione mente/corpo ha perso la sua forza. Quindi il corpo da un punto di vista antropologico è un prodotto storico e culturale che appare inscindibile dalla sua dimensione “mentale” psicologica e cognitiva.

Tecniche del corpo

Per tecniche del corpo si intende tutto ciò che il corpo rende possibile in termini di movimento delle membra, di muscolatura, di articolazioni, di capacità organiche e di espressività generale, nella vita quotidiana, nella comunicazione, nell’arte, nelle attività ludiche o nella sessualità. Lo studio delle tecniche del corpo è stato inaugurato nel 1936 dal sociologo francese M. Mauss.

Il monopolio del tema “corpo” viene sottratto alle scienze biologiche e si avvia una riflessione dell’antropologia sul corpo. La nozione di “tecnica” si basa sull’idea che è il corpo stesso il primo “strumento” dell’uomo. Per la prima volta si affermava l’attenzione alle modalità attraverso le quali la vita sociale e culturale modella anche gli aspetti biologici dell’essere umano e si intreccia con essi.

Tutto ciò che noi facciamo infatti reca l’impronta di un processo di apprendimento, di educazione che è un meccanismo attraverso il quale le forze sociali modellano il corpo: il gesto non è mai “naturale” ma è sempre prodotto storico. “Tecnica del corpo” indica infatti la capacità del corpo di naturalizzare la tecnica appresa, di assorbirla fino a non riconoscerne più il carattere socioculturale.

Mauss e il corpo

Secondo Mauss per cercare di capire il comportamento psicologico delle persone bisogna rivolgersi al corpo. Secondo lui il corpo è un elemento che ci permette di entrare in relazione con gli altri, e cerca di capire qual è il ruolo del corpo nella relazione tra l’individuo e il gruppo sociale. Inoltre Mauss, da antropologo, si interessa soprattutto alla variabilità culturale, cioè che relazione c’è tra un certo modo di utilizzare il corpo e la loro appartenenza a uno specifico gruppo culturale.

Mauss ci parla anche del concetto di habitus. È proprio lui a usare questo termine latino, poiché questa parola esprime la ragione pratica, secondo lui il termine “abitudine” entra troppo nella sfera individuale. Quando Mauss parla di habitus si riferisce a un insieme di comportamenti appresi attraverso l’esperienza di imitazione, che sono condivisi da più individui, i quali sono socialmente abituati a usare il proprio corpo in un determinato modo piuttosto che in un altro.

I modi di camminare, correre, sedersi, ci appaiono “naturali”, mentre in realtà essi sono comportamenti naturalizzati, essendo il frutto di un processo graduale di apprendimento che avviene attraverso la pratica. I corpi sono inculturati. Il corpo è dotato di una grande capacità mimetica, è in grado di assorbire il sapere. L’apprendimento corporeo inoltre è spesso silenzioso, infatti non sapremmo spiegare verbalmente come facciamo ad allacciarci le scarpe perché si tratta di tecniche il cui apprendimento è incorporato. Noi adattiamo attraverso delle tecniche il nostro corpo all’ambiente sociale. Anche Mauss dice che bisogna considerare che le tecniche del corpo variano a seconda dei sessi e dell’età, questo già è un principio di classificazione.

Secondo Mauss ci sono diverse classi di tecniche, per esempio le tecniche della nascita. Uno potrebbe dire che non c’è nulla di più naturale del parto, ma non è così; non c’è nulla di più artificiale del parto. Perché se noi andiamo a guardare comparativamente come si nasce in diverse parti del corpo notiamo tantissime differenze. Buona parte delle donne indiane partorisce in posizione verticale. Cose che riteniamo normali, come il parto nella posizione orizzontale, non sono più normali di altre. Mauss rileva inoltre come il modo di camminare delle donne maori degli anni venti fosse una tecnica appresa, denominata onioi, consistente in un dondolamento staccato delle anche che a noi sembra sgraziato ma che i Maori ammirano moltissimo.

Dunque Mauss mette a confronto le tecniche del corpo attraverso una classificazione che parte dal momento della nascita, il matrimonio, i riti funerali, mostra come in tutte queste tappe della vita vi sia una manipolazione del corpo, una costruzione del corpo che varia a seconda dei contesti culturali dove ci posizioniamo. Questo tipo di approccio al tema dell’habitus e del corpo permette per la prima volta, dice Mauss, di togliere il corpo dallo specifico ambito delle scienze mediche per riportarlo alle scienze sociali, però questo ha un difetto: se negli approcci biologico-medici vi è un determinismo naturale, nell’approccio di Mauss il corpo è il prodotto dell’inculturazione data dal contesto socio-culturale in cui si cresce, dunque si passa a un determinismo culturale, cioè noi siamo il prodotto tale e quale del contesto nel quale siamo cresciuti. Questo significherebbe una sorta di passività dell’individuo, il quale si comporta in quanto membro di un determinato gruppo sociale. In questa visione di Mauss sembrerebbe che noi in quanto soggetti in realtà siamo oggetti della realtà sociale alla quale apparteniamo.

Bourdieu, incorporazione e habitus

Facciamo un passo avanti di decenni, parlando di come Bourdieu, socio-antropologo, ha elaborato il concetto di incorporazione e di come questo sia stato concepito nell’ambito dell’antropologia medica.

La nozione di habitus indica per Bourdieu la capacità che il corpo esposto all’ambiente sociale ha di apprendere determinate posture e comportamenti. Bourdieu per habitus intende la chiave della riproduzione culturale in quanto è in grado di generare comportamenti regolari che condizionano la vita sociale ed è strettamente collegata alla struttura di classe. Siamo dunque davanti a un sistema che si produce e riproduce grazie al contributo degli individui.

Parla infatti di una struttura strutturante strutturata: una società che funziona grazie al fatto che vi sono delle strutture pregresse date dalla storia, nelle quali l’individuo che nasce si trova già, e quindi queste strutture strutturano l’individuo stesso; ma al contempo la struttura strutturante è strutturata, cioè è agita da ciascuno di noi che comportandosi in un certo modo permette che tale struttura si riproduca, se nessuno di noi parlasse più il dialetto siciliano, questo morirebbe. Quindi secondo Bourdieu non possiamo spiegare un determinato comportamento associandolo solo al contesto culturale in cui si nasce, come faceva invece Mauss.

Secondo Bourdieu i comportamenti regolari che condizionano la vita sociale sono collegati alla struttura di classe, intesa come differenza di stato socio-economico, e questa produce diversi tipi di habitus. Se si è in grado di indagare il corpo, per esempio le mani, si è in grado di capire la classe di un individuo. Infatti secondo Bourdieu la struttura sociale è incorporata nel corpo.

Bourdieu non si accontenta di un approccio culturalista, vuole fare una critica sociale: la struttura strutturante strutturata è un sistema che riproduce determinate gerarchie dentro la società, queste gerarchie implicano una strutturazione dei gruppi sociali dentro una medesima società, che siano classi o generi. Bourdieu in un testo mostra come determinati habitus naturalizzati permettano la riproduzione di una gerarchia di genere tale per cui le donne sono subordinate agli uomini, attraverso i processi di incorporazione.

Bourdieu cerca di studiare i processi che producono quella che lui chiama la naturalizzazione, cioè l’incorporazione dell’habitus. Bourdieu studia come le forme espressive della mascolinità tra i Cabili d’Algeria si manifestano in una relazione oppositiva con le tecniche corporee della femminilità; il passo dell’uomo d’onore è deciso, mentre dalla donna ci si aspetta che avanzi leggermente curva con gli occhi bassi.

Incorporazione per Bourdieu: l’antropologia ha evidenziato come il corpo umano non sia solo un’entità biologica ma il risultato di una negoziazione con le forze sociali, politiche, economiche, storiche, che lo plasmano, lo influenzano e a sua volta ne sono influenzate. L’incorporazione si riferisce a quel processo che porta a interiorizzare la cultura e ad agire su di essa attraverso il proprio corpo.

Naturalizzazione per Bourdieu: il processo che prevede l’incorporazione dell’habitus. È una finzione, non è naturale, ma naturalizzato, che, riproducendosi, diventa pensiero egemonico e paradigmatico. Si realizza attraverso pratiche quotidiane, apprese e in modo apparentemente neutro. È un processo soggetto a dimenticanza.

Bateson e il rituale naven

L’etnologo Bateson fa uno studio etnografico di un rito in Nuova Guinea. Tra gli Iatmul il termine naven significa “mostrarsi” e indica un rituale in cui gli uomini si travestono da donna e le donne si travestono da uomini. Ciò che colpì Bateson fu la complessa dinamica fisica ed emozionale che si sviluppava nel rituale: le donne imitavano le gestualità dei guerrieri in maniera caricaturale, forzando il loro orgoglio, ridicolizzandoli; la femminilità era rappresentata dagli uomini come una crudele capacità di seduzione. Poi dopo la strana eccitazione che accompagna la derisione reciproca, il tono cambia. Il naven si conclude in un’atmosfera totalmente diversa, nella quale domina il silenzio e il pianto.

Il rituale viene eseguito in un momento particolare per il gruppo sociale: quando un giovane porta a termine un’impresa importante. L’obiettivo del rito è incentrato sull’esigenza di un cambiamento di atteggiamento da parte dello zio materno del giovane per il quale si celebra il naven, lo zio materno ha l’autorità che noi consideriamo paterna.

Nella sua etnografia Bateson rileva che nel contesto sociale locale agli uomini non è dato assumere atteggiamenti affettuosi, considerati femminili, e alle donne non sono concesse espressioni di fierezza, ritenute maschili; pertanto l’inversione ha l’obiettivo di consentire allo zio materno di mostrarsi affettuoso e alla madre di mostrarsi fiera.

Bateson ci dice che non solo nel rituale naven uomini e donne cercano di imitarsi il più possibile, ma è lo stesso antropologo nel suo percorso di ricerca che dovrebbe attuare processi di mimesi. Quando parliamo di mimesi parliamo anche di apprendimento delle emozioni degli altri, ecco che da un punto di vista metodologico emerge questo processo. Il rituale insegna che mettersi letteralmente “nei panni dell’altro” non significa “diventare l’altro”, ma implica una relazione competitiva che pare perseguire l’obiettivo di “mettere l’altro nei nostri panni”. Riflettendosi nel naven Bateson comprende che non si può diventare l’altro, si può riflettere l’altro, osservando le emozioni che l’incontro produce in noi stessi.

Csordas e l’incorporazione

In realtà la tematica del corpo come categoria conoscitiva e come strumento di conoscenza dell’antropologia culturale è piuttosto recente, intorno al 1990. Soprattutto grazie all’antropologo Csordas si parla di incorporazione in un senso diverso: “l’incorporazione è un paradigma dell’antropologia” dice l’autore, quindi non è un oggetto di studio. L’obiettivo di questa nuova prospettiva è quello di criticare le dicotomie fra mente e corpo, soggetto e oggetto, quindi andare oltre la visione dualista, cioè non considerare il corpo separato dalla mente, né interagente con essa. Nella fenomenologia culturale proposta da Csordas, l’incorporazione indica al tempo stesso: l’esperienza di essere nel mondo data dal

Anteprima
Vedrai una selezione di 6 pagine su 21
Rielaborazione per l'esame di Antropologia medica Pag. 1 Rielaborazione per l'esame di Antropologia medica Pag. 2
Anteprima di 6 pagg. su 21.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Rielaborazione per l'esame di Antropologia medica Pag. 6
Anteprima di 6 pagg. su 21.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Rielaborazione per l'esame di Antropologia medica Pag. 11
Anteprima di 6 pagg. su 21.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Rielaborazione per l'esame di Antropologia medica Pag. 16
Anteprima di 6 pagg. su 21.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Rielaborazione per l'esame di Antropologia medica Pag. 21
1 su 21
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze mediche MED/09 Medicina interna

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher silvia321 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Antropologia medica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Messina o del prof Zanotelli Francesco.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community