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Le rivoluzioni russe

La nascita del partito social-democratico

La Russia sotto il governo autocratico degli zar era un paese rurale, semifeudale e poverissimo; in un simile contesto, all’alba del XX secolo, le ideologie rivoluzionarie suscitavano una gran forza di attrazione e nel 1898 era nato il Partito operaio socialdemocratico russo (POSDR), di ispirazione marxista ed erede del populismo russo, che si richiamava al modello organizzativo e alle dottrine della II internazionale.

Secondo loro, solo modernizzando la Russia si sarebbero create, come insegnavano i precetti di Marx, le condizioni per il ribaltamento del sistema, la rivoluzione del proletariato e il successivo approdo al socialismo.

Ma all’interno del partito ben presto per iniziativa di Lenin iniziò a farsi strada l’idea di saltare una tappa dello sviluppo storico politico per abbreviare il percorso verso la rivoluzione, che doveva essere guidata dal partito, protagonista del processo rivoluzionario (→ tutto ciò è contenuto nell’opuscolo di Lenin Che fare? del 1902).

Così il partito si divise in 2 fazioni:

  • I bolscevichi (in russo la “maggioranza”) sotto la guida di Lenin;
  • I menscevichi (in russo la “minoranza”) fedeli alla seconda internazionale e sotto la guida di Martov.

Secondo i bolscevichi il soggetto primario del processo rivoluzionario era il partito guidato dalla sua élite dirigente e non già il proletariato in quanto classe; inoltre, abbattuto lo zarismo secondo i bolscevichi bisogna saltare la fase intermedia del governo della borghesia (data l’impotenza storica della borghesia liberale russa) e dar vita a una “dittatura democratica” guidata dai socialisti, per favorire la modernizzazione della Russia in attesa delle condizioni della “dittatura” del proletariato.

Secondo i menscevichi ci voleva invece una fase intermedia basata sul potere politico della borghesia (guida naturale del capitalismo), ed essi ritenevano le teorie dei bolscevichi antimarxiste.

La rivoluzione del 1905

La Russia conobbe una prima rivoluzione nel gennaio 1905, quando una folla immensa si assiepò di fronte al Palazzo d’Inverno (residenza principale dello zar) a San Pietroburgo, chiedendo una giornata lavorativa di 9 h e un giorno di riposo infrasettimanale per gli operai, l’abolizione delle imposte indirette, e una costituzione.

Nicola II diede l’ordine all’esercito di sparare sulla folla e represse nel sangue la rivolta (“domenica di sangue” a San Pietroburgo); quella carneficina provocò un’ondata di scioperi in tutto il paese e nelle campagne e nelle fabbriche vennero eletti dei Consigli dei lavoratori (Soviet → sindacati di operai), nuovi organismi rivoluzionari che si proponevano di dar vita a una democrazia dal basso sul modello della Comune parigina del 1871.

Lo zar si vide costretto a emanare una Costituzione e a concedere un Parlamento elettivo (Duma), che tenne la sua prima seduta nell’aprile 1906. L’impero dei Romanov sembrava ormai trasformato in una monarchia costituzionale, ma l’illusione durò poco.

La prima elezione della Duma aveva dato la maggioranza al partito dei cadetti (i liberal democratici russi) che cercarono di ottenere dallo zar nuove riforme, allora lo zar sciolse il parlamento, ma le nuove elezioni riconfermarono il risultato delle precedenti.

Venne allora promulgata una nuova riforma elettorale e la terza Duma divenne un docile strumento nelle sue mani.

In questo quadro il governo Stolypin, (in carica dal 1906) se da un lato mise in atto una durissima repressione dei moti, dall’altro avviò una riforma agraria (i contadini dovevano dividersi tra loro i lotti di terra che appartenevano alle comunità di villaggio e ad acquistarli a titolo personale) contando di stabilizzare la situazione disinnescando il potenziale rivoluzionario delle plebi rurali.

Ma la sua morte pochi anni dopo bloccò ogni tentativo riformistico.

La rivoluzione di febbraio (23 febbraio 1917 Rus.; 8 marzo 1917)

Nel 1917 scoppiò una seconda rivoluzione: i militari dell’esercito russo, stremati dalla guerra, e i contadini e gli operai si ribellarono il 23 febbraio (secondo il calendario giuliano in vigore in Russia, l’8 marzo secondo il calendario gregoriano) a Pietrogrado in una manifestazione contro il carovita, che si trasformò rapidamente nei giorni successivi in uno sciopero generale di protesta contro l’autocrazia zarista (rivoluzione di febbraio).

I soldati incaricati di reprimere le sommosse si unirono invece agli insorti, determinando la fuga e l’abdicazione dello zar Nicola II.

Venne eletto nel marzo un governo provvisorio guidato dal principe L’vov e sostenuto dai liberal-democratici (cadetti), dai menscevichi e dai socialisti rivoluzionari. Gli obiettivi primari del nuovo esecutivo erano la continuazione della guerra e la trasformazione del paese sul modello delle democrazie occidentali.

Solo i bolscevichi non appoggiavano tale governo e i soviet, i consigli di operai e contadini che erano a maggioranza bolscevica si comportavano come centri di potere alternativi al governo (la popolazione era infatti stremata dalla guerra).

In aprile Lenin rientrò in patria dall’esilio svizzero (aiutato dalle autor

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/04 Storia contemporanea

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