Modulo 1
Il concetto di validità si riferisce alla capacità o meno degli strumenti di ricerca di dare conto esattamente del fenomeno studiato (e della sua entità). Una misura è valida quando misura ciò che intende misurare.
Esistono criteri diversi per attribuire validità ad una scala:
- Validità legata al contenuto: il ricercatore si basa sulle sue esperienze o sulla sua sensibilità, e riconosce un indicatore come valido.
- Validità legata al criterio: si mette un concetto da convalidare in relazione con l’indicatore già validato.
- Validità legata al costrutto: occorre fare riferimento ad una teoria sociologica e psicologica.
L’attendibilità si riferisce all’affidabilità (reliability) della misurazione del fenomeno. Ciò dipende dal contesto di rilevazione ed è necessario tenere in considerazione come una tecnica, uno strumento, un indicatore può essere attendibile ma non valido.
Una scala è attendibile se una stessa rilevazione porta alla medesima misurazione. Per esempio la bilancia, se dopo varie misurazioni il peso rilevato è lo stesso, la misura è attendibile. L’attendibilità rappresenta la precisione di una misura.
Classificazione delle tipologie di ricerca
La classificazione delle diverse tipologie di ricerca si basa su tre principali criteri: Tipo di approccio di rilevazione dei dati; Tipo di approccio di analisi dei dati; Livello di coinvolgimento della popolazione osservata.
Secondo il primo criterio le ricerche si suddividono in dirette e indirette. Nel primo caso ogni unità è osservata attraverso la richiesta di informazioni o attraverso l'osservazione o la misurazione diretta (come nel caso dell'inchiesta).
Nelle indagini indirette vengono utilizzati documenti raccolti in precedenza per scopi differenti (certificati, schede scolastiche, cartelle cliniche) o specifiche evidenze utilizzate come indicatori di determinati comportamenti, azioni, ecc.
L'analisi dei dati può avvenire per approccio di ricerca qualitativa, utilizzando criteri non numerici, ovvero di ricerca quantitativa dove i criteri sono numerici.
L'ultimo criterio che si riferisce al livello di coinvolgimento della popolazione osservata si svolge in tre tipologie:
- Ricerche totali, che coinvolgono tutta la popolazione.
- Ricerche parziali, che interessano e coinvolgono soltanto un sottogruppo predefinito della popolazione.
- Ricerche campionarie, che riguardano un sottogruppo della popolazione scelto attraverso criteri statistici di rappresentatività.
Processo di ricerca in psicometria
Il processo di ricerca in psicometria avviene attraverso:
- Individuazione della variabilità - Raccolta attenta dei dati.
- Descrizione della variabilità dei dati - Statistica descrittiva.
- Stesura delle conclusioni in modo da distinguere la variabilità dei dati.
È molto importante conoscere la distinzione tra campionamento dell’oggetto (gli individui/soggetti nel nostro caso) e campionamento del contenuto (concetti indagati attraverso items/quesiti o indicatori).
Il termine si riferisce alla sintesi numerica delle caratteristiche di un campione astratto. Le statistiche vengono anche definite come indicatori perché utilizzati per stimare i rispettivi parametri della popolazione, che vengono indicati con le lettere dell’alfabeto greco. Per le statistiche si utilizzano le lettere dell’alfabeto latino.
In statistica per popolazione (o collettivo statistico[1] o aggregato) si intende l'insieme degli elementi che sono oggetto di studio,[2] ovvero l'insieme delle unità (dette unità statistiche) sulle quali viene effettuata la rilevazione delle 2 modalità con le quali il fenomeno studiato si presenta.
Domande
È possibile che un test o uno strumento di ricerca sia affidabile ma non valido? Sì.
Definire la Psicometria e le fasi del processo di analisi dei dati: Il processo di ricerca in psicometria avviene attraverso; 1) Individuazione della variabilità - Raccolta attenta dei dati; 2) Descrizione della variabilità dei dati - Statistica descrittiva; 3) Stesura delle conclusioni.
Quali sono i criteri di classificazione delle tipologie di ricerca? Una ricerca si basa su tre principali criteri: Tipo di approccio di rilevazione dei dati; Tipo di approccio di analisi dei dati; Livello di coinvolgimento della popolazione osservata.
Oggetti e contenuti della Psicometria? Il campionamento dell’oggetto si riferisce agli individui/soggetti nel nostro caso. Il contenuto si riferisce ai concetti indagati attraverso items/quesiti o indicatori.
Modulo 1-2: Statistica
Caratterizzazioni
La statistica descrittiva si occupa di elaborare analisi quantitative relative ad attributi di un particolare gruppo di osservazione, per esempio la correlazione tra due presunte misure di un tratto latente (autostima, stati depressivi, eccetera), il calcolo dei percentili o della media aritmetica dei punteggi di un test scolastico, eccetera.
Vengono utilizzati tabelle e diagrammi per riassumere i dati, e le caratteristiche dei dati vengono descritte numericamente.
La statistica induttiva (o inferenziale) ha il compito di spiegare le condizioni per sviluppare generalizzazioni da valori osservati nel campione alle rispettive controparti nella popolazione, quasi sempre nella forma di affermazioni probabilistiche.
Le generalizzazioni delle caratteristiche sono dette induzioni, il procedimento è detto inferenza, mentre il modello che permette di fare generalizzazione è il modello probabilistico.
Modulo 1.2: Strumenti di raccolta dati
Il punto di partenza per il ricercatore per andare a definire la popolazione o il campione di riferimento è l’unità di analisi, che indica il tipo di oggetto di cui ci si occupa in una specifica ricerca empirica.
I casi, unità di riferimento o entità base, sono gli oggetti particolari sui quali vengono effettuate le osservazioni che nella quasi totalità delle ricerche corrispondono ad individui, chiamati soggetti ma non necessariamente; si parla in termini di soggetti anche per città, occupazioni, aziende, ecc.
Il dato fornisce informazioni sulle relazioni tra un caso (l'oggetto della ricerca) e una caratteristica (entità, stato, tratto, abilità, condizione, propensione, atteggiamento definiti come proprietà o variabile).
La scelta della tipologia di strumento di rilevazione è condizionata sia dagli obiettivi e dalle ipotesi di ricerca sia da altri fattori come:
- Il numero dei soggetti da raggiungere.
- La modalità di rilevazione (individuale, collettiva, per telefono, per posta, con intervistatore, senza intervistatore, ecc.).
- La variabilità delle risposte e la possibilità di prevederle.
- Il livello culturale degli intervistati e la complessità delle domande.
- Assicurazione dell'invarianza dello stimolo per la comparazione delle risposte.
Modulo 1.2: Effetti distorsivi e minacce alla validità di una rilevazione di dati
In una rilevazione possono verificarsi degli errori involontari o effetti imprevisti. Tra questi i principali effetti derivanti direttamente dallo psicologo/ricercatore inteso come individuo portatore di soggettività, ed eventualmente origine di errori involontari, sono:
- Effetto attitudini: che riguarda la rigorosità degli psicologi/ricercatori e influisce sulle modalità di valutazione di uno stesso test e/o strumento di rilevazione.
- Errore di genere: si riferisce alla diversa attribuzione di valore nei confronti di soggetti del proprio o dell'altro sesso (le donne 3 studiano di più ecc.).
- Effetto inerzia: lo psicologo/ricercatore tende a conservare la propria valutazione iniziale del soggetto.
- Errore di "tendenza centrale": è la tendenza a non usare gli estremi della scala di valutazione da parte degli psicologi (valutatori).
- Effetto Pigmalione o errore di aspettativa: è la tendenza ad esprimere dei giudizi basati su pregiudizi o prime impressioni.
- Effetto proiettivo: è determinato, nell’esprimere una valutazione, dall’attribuire ai partecipanti caratteristiche della personalità e della struttura mentale del ricercatore.
- Effetto alone: la struttura cognitiva dello psicologo/ricercatore o elementi specifici del soggetto esercitano un'influenza sulla valutazione della prestazione sul test e/o strumento di rilevazione, troppo severo o troppo favorevole.
Altri fattori che possono influenzare una rilevazione sono: l'ambiente in cui avviene la rilevazione; la professionalità dell'intervistatore (impreparazione dei rilevatori; la percezione della presenza del promotore della ricerca; items/quesiti mal posti; ecc.).
Modulo 1.2: Variabili
Prima di comprendere il concetto di variabile bisogna precisare cosa si intende per proprietà. La proprietà, che può essere una qualità fisica o psicologica, consente di diversificare tra loro le unità o i casi e deve assumere stati diversi, poiché condizione necessaria per essere una variabile è che la caratteristica deve avere almeno due modalità.
Se una proprietà può assumere stati diversi da caso a caso allora si dice che può variare. Per trasformare una proprietà in una variabile bisogna definirla operativamente.
Si definisce variabile una caratteristica o aspetto dei casi di analisi (campione o popolazione), che assume categorie e valori diversi (variabili).
Una prima classificazione delle variabili viene effettuata in base alle caratteristiche delle proprietà corrispondenti. La differenziazione delle proprietà dei soggetti avviene in base al principio di uguaglianza o disuguaglianza a cui segue il raggruppamento dei casi.
Questo tipo di variabile caratterizzata da dati distribuiti in categorie viene classificata come qualitativa. È il caso dello stato civile (celibe/nubile, sposato, divorziato, vedovo/a), ma anche della professione che vengono definite anche categoriali perché semplici elenchi di categorie.
Una variabile è invece classificata come quantitativa quando i valori che può assumere definiscano numericamente una grandezza, esempio il Kg.
La distinzione tra variabili qualitative e quantitative è molto importante perché da essa dipendono i metodi di analisi per effettuare la sintesi dei dati, e quindi la validità stessa di uno specifico metodo statistico è legata alla tipologia di variabile e dalla scala di misurazione cui viene applicato.
Le variabili latenti sono l'ansia o la violenza. I valori della variabile formano una scala di misura e lo scaling è il processo di creazione di una scala collocando insieme un gruppo di item tra loro connessi.
La misurazione consiste nelle procedure per l’assegnazione sistematica di simboli ad oggetti o eventi per rappresentare quantità (scaling) o per stabilire a quale categoria corrisponda un oggetto in base ad un proprio attributo (classificazione).
Per individuare se una variabile espressa numericamente è di tipo quantitativo o qualitativo è possibile utilizzare il metodo della sottrazione. Il metodo del valore intermedio è invece utile per differenziare una variabile discreta da una continua.
Dato che generalmente (ma non sempre) una variabile discreta assume solo valori unitari, laddove per ogni coppia di valori di una variabile quantitativa non sia possibile individuare un valore intermedio significativo allora la variabile sarà discreta. Nei casi contrari, ad esempio per le misure di superficie o velocità, si determina una variabile continua.
Modulo 1.2: Livelli di misurazione
Una scala di misurazione identifica e sottolinea il tipo di informazione numerica conferita da una misura, cioè ad intervallari, ordinali e nominali.
La “classificazione” di livelli di misurazione prodotta dalla combinazione dei differenti criteri e delle procedure di misurazione si dispone su quattro categorie: scala nominale, ordinale, ad intervalli e di rapporti.
La scala nominale (o classificatoria), è la più semplice, si determina quando una proprietà si presta ad essere descritta con una serie di attributi (etichette) che ne specificano le varie modalità. Esempio: la classificazione maschio/femmina può essere espressa con 1 (maschio) 2 (femmina). Un esempio classico è costituito dalla scala nominale della variabile regione geografica di provenienza (Lazio, Piemonte, Sardegna ecc.) e la variabile dicotomica Sì/No.
La scala ordinale (o a ranghi) anch’essa di natura qualitativa dei dati analizzati espressi in questo caso attraverso categorie (modalità) ordinabili. Le diverse categorie sono ordinate gerarchicamente a seconda del valore, esempio la squadra al primo posto nel campionato di calcio e quella al secondo posto.
La scala ad intervalli 4 (equivalenti) è di tipo quantitativo e al contrario delle due precedenti è ammissibile il riferimento a valori numerici. Non si tratta più di categorie (ordinate o no), ma di numeri che esprimono grandezze e le cifre assegnate alle intensità osservate del fenomeno definiscono quantitativamente la distanza tra i valori.
Per esempio possiamo determinare di quante unità è la differenza di età tra una posizione nella graduatoria e la successiva. Un esempio di scala ad intervalli sono le scale Celsius e Fahrenheit per la misurazione della temperatura.
La scala a rapporti è una scala a intervalli con in più lo zero reale, la scala non può assumere valori negativi.
Le scale metriche (o cardinali) comprendono le scale ad intervalli e rapporti, laddove il fenomeno non sia trasferibile (come ad esempio il peso); una sotto-categoria definisce le scale di quantità, nel caso in cui il fenomeno sia trasmissibile (come ad esempio il denaro).
La scala a rapporti indica una misurazione delle grandezze/quantità che esistono in natura (risposte corrette); quella a intervalli stabilisce una misurazione della qualità (in questo caso il rendimento scolastico) attraverso una procedura di quantificazione. È possibile trasformare una scala a rapporti in una scala ad intervalli, ma non effettuare il procedimento inverso.
Modulo 2: Matrice
I dati rilevati vengono trasferiti in una matrice rettangolare di numeri, detta matrice dei dati. In fase di registrazione i dati vengono posizionati nelle celle ottenute dall'intersezione di righe e colonne.
Ciascuna colonna corrisponde ad una variabile o caratteristica (proprietà di diversa natura) e ciascuna riga corrisponde a ciascun caso (nuclei come la famiglia ecc.).
Una matrice è un insieme di n*m elementi tra loro omogenei organizzati in n righe e m colonne, che in quanto tale può essere trattato come un unico oggetto. Su ogni riga del database avremo tutte le informazioni relative a un certo soggetto, mentre su ogni colonna avremo tutte le informazioni relative a una certa variabile.
Modulo 2: Un test psicologico
Test psicologici
Un test psicologico consiste essenzialmente in una misurazione obiettiva e standardizzata di un campione di comportamento.
Test di personalità
Si prefiggono di esplorare la personalità come i test di dominanza–sottomissione o quelli di introversione–estroversione, allo scopo di riferirla ad una classificazione o ad una tipologia.
In questo caso l’interpretazione dei dati, a differenza di quanto avviene nei test di rendimento, sono sottoposti ad un’interpretazione non solo quantitativa, ma anche qualitativa. I dati sono sottoposti ad un’interpretazione quantitativa e qualitativa.
Si distinguono due grandi categorie: i test obiettivi costruiti su principi omologhi ai test di rendimento, quindi con prove o domande le cui risposte vengono dapprima quantitativamente conteggiate e poi qualitativamente valutate, e i test proiettivi idonei all’indagine dei processi inconsci, ma non facilmente assoggettabili ad una generalizzazione delle risposte entro schemi prefissati e quindi conteggiabili.
Test obiettivi
Questa categoria non punta ad individuare le caratteristiche costitutive di una personalità, ma punta a valutare una sintomatologia clinica, qualificando nosograficamente le corrispondenti possibili modificazioni nel corso del tempo.
Tra questi i principali sono: l’Inventario Multifasico di Personalità del Minnesota – MMPI che prende in esame i tratti patologici della personalità mediante il confronto tra le risposte dei soggetti esaminati e quelle dei pazienti affetti da diversi tipi di disturbi mentali.
Altro metodo è l’analisi fattoriale che permette di costruire insiemi che codificano un determinato tratto o funzione mentale in rapporto alle rispettive correlazioni.
A questa categoria appartiene il questionario Cattell test 16 PF, un esaustivo inventario di personalità fondato sulla misurazione di 16 dimensioni, funzionalmente indipendenti e psicologicamente significative, condotte su gruppi normali e clinici.
Altro metodo è l’EPI proposto da Eysenck, prevedeva tre fattori: Estraversione-Introversione, Neuroticismo, Psicoticismo.
L’EPPS si fonda sul metodo della correlazione per lo stile di risposta per ridurre gli effetti della desiderabilità sociale.
Big Five Questionnaire, Five-Factor Model (FFM), è un reattivo le cui basi teoriche si fondano su differenti concezioni presentate precedentemente come l'approccio fattoriale elaborato da Hans Eysenck e la teoria della sedimentazione linguistica sviluppata da Cattel.
Le cinque dimensioni dei Big Five quindi rappresentano strutture latenti a cui poter ricondurre ogni spiegazione e descrizione dell’individuo poiché si riferiscono alle modalità stabili utilizzate dalla persona per interagire con gli altri e con l’ambiente, alla regolazione dell’umore e alla attività 5 conoscitiva.
Test proiettivi
I test proiettivi sono test non rigidamente strutturati dove il soggetto, rispondendo più liberamente, mette qualcosa di più personale nelle sue risposte, che
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