Introduzione
Le scelte individuali
Le scelte sono sempre vincolate dalle disponibilità finanziarie, ma ognuno può decidere entro dati vincoli che sono comunque di carattere economico, se acquistare un bene piuttosto che un altro, quando comprarlo e via dicendo. L’idea di fondo su cui sono basate le analisi dell’economia capitalistica è che ogni agente economico sia libero di porre in essere delle scelte, e che queste scelte siano fatte al fine di ottenere il maggior benessere possibile. In un’economia di mercato, le scelte individuali libere ed egoistiche sono la radice e il motore dell’andamento del sistema economico nel complesso. L’insieme delle decisioni degli agenti facenti parte di un sistema economico definisce l’andamento complessivo del sistema, in termini di reddito pro-capite, di crescita economica, etc.
Gli agenti e il mercato
Due tipi di agenti:
- Individui scelgono quanto istruirsi, quando lavorare, quanto risparmiare in ogni periodo di vita, cosa consumare, etc.
- Imprese producono beni e servizi utilizzando fattori produttivi che, in generale, possono essere distinti tra capacità degli individui e mezzi di produzione, quindi scelgono quanto produrre dei vari beni e servizi e quanto utilizzare dei vari fattori produttivi, con l’obiettivo di massimizzare i profitti, cioè la differenza tra i ricavi derivanti dalla vendita di beni e servizi e i costi sostenuti per l’acquisto di fattori produttivi.
Un mercato può essere definito:
- In equilibrio quando la quantità offerta eguaglia la quantità domandata. È in disequilibrio quando la quantità domandata è inferiore o superiore alla quantità offerta.
- Concorrenziale quando nessuno degli agenti che prendono parte agli scambi può incidere sul prezzo che si forma sul mercato, quando cioè tutti i compratori e i venditori che prendono parte agli scambi considerano il prezzo come dato esogeno.
Le ipotesi sul comportamento degli agenti
L’economia politica assume che ogni agente cerchi di comportarsi in modo tale da ottenere il massimo benessere dalle scelte che pone in essere. In particolare, si assume che gli individui agiscano con l’obiettivo di massimizzare l’utilità, le imprese con l’obiettivo di massimizzare il profitto. Gli agenti non sono in grado di valutare correttamente i costi associati alle opzioni possibili, in particolare perché:
- Non considerano i costi opportunità, tutti i costi che non sono rappresentati da un’uscita monetaria, ma che invece corrispondono a mancati incassi che si sarebbero realizzati in caso di scelte alternative.
- Considerano i costi non recuperabili, costi che sono sostenuti indipendentemente dalla scelta che si pone in essere.
- Considerano grandezze relative e non assolute; le scelte andrebbero poste in essere conteggiando grandezze assolute e non relative (ad esempio se devo scegliere di comprare lo stesso oggetto ma in posti diversi, devo considerare nelle spese anche il carburante, l’usura del mezzo, il tempo necessario, etc).
L’efficienza e l’equità
L’efficienza paretiana si realizza quando l’allocazione delle risorse è tale che è impossibile migliorare la condizione di un soggetto senza peggiorare la condizione dell’altro. Si parla di efficienza quando tutti gli individui hanno massimizzato il loro benessere e tutte le aziende hanno massimizzato il loro profitto. L’equità è un concetto più ampio rispetto all’efficienza, dato che si può ritrovare in varie situazioni, come ad esempio:
- Situazione nella quale tutti gli individui hanno lo stesso benessere;
- Situazione nella quale tutti gli individui hanno le stesse opportunità;
- Situazione nella quale qualsiasi modifica nel sistema economico che porti i più svantaggiati a stare meglio, anche a scapito di una riduzione del benessere di quelli che sono più ricchi;
- Situazione nella quale nessun individuo prova “invidia” per gli altri.
Il comportamento delle imprese
Il breve periodo e il lungo periodo
Il fattore lavoro (L) e il fattore capitale (K) sono misurati in ore di utilizzo. I beni intermedi sono tutti quei semilavorati che entrano nell’impresa nel periodo considerato.
(BP) AP- prodotto medio, ossia il prodotto ottenuto per ogni ora di lavoro.
MP- prodotto marginale, ossia il prodotto ottenuto nell’ultima ora di lavoro. Il numero di ore lavorate che massimizza il prodotto medio è differente da quello che massimizza il prodotto marginale. Quando il capitale è utilizzato in quantità fissa, la quantità prodotta da un’ora di lavoro aggiuntivo dovrà prima o poi decrescere, semplicemente perché nell’ora aggiuntiva di lavoro si avranno meno strumenti a disposizione per lavorare: questa relazione è nota come legge della produttività marginale decrescente.
Nel breve periodo, quando il capitale è disponibile in quantità fissa i costi totali sono composti in parte da costi fissi. I costi variabili sono invece quelli che dipendono dalla produzione. Nel breve periodo possiamo quindi dire che costi totali = costi fissi + costi variabili. La situazione di massimo profitto si ottiene quando il fattore variabile è utilizzato in misura tale che il costo dell’ultima ora è inferiore, o al limite uguale, al valore della produzione ottenuta da quest’ultima ora.
(LP) Sulla base delle informazioni fornite dagli ingegneri, possiamo calcolare quante sono le ore di utilizzo del capitale necessarie per produrre una data quantità di output per un dato utilizzo del lavoro. È quindi possibile rappresentare una curva per ogni possibile livello di produzione dell’impresa. Le curve sono definite isoquanti, poiché rappresentano l’insieme delle combinazioni di utilizzo di lavoro e di capitale che danno luogo alla stessa produzione. Gli isoquanti devono essere sempre decrescenti perché la stessa produzione può essere ottenuta se all’aumentare dell’utilizzo di un fattore si riduce l’utilizzo dell’altro e non possono mai intersecarsi perché rappresentano differenti livelli di produzione. A parità di produzione, il costo totale dipende dalla scelta relativa all’utilizzo dei fattori. L’imprenditore sceglierà quella combinazione di fattori produttivi che, per ogni livello di produzione, permetterà di produrre al costo totale minimo; è quindi in grado di conoscere quella che è definita funzione di costo, che rappresenta il costo totale minimo che occorre sostenere per produrre una certa quantità.
La tecnologia
Due importanti informazioni relative alla relazione tra produzione e utilizzo dei fattori produttivi emergono dalle definizioni di produttività marginale e di produttività media dell’i-esimo tipo di mansione dei lavoratori e dello j-esimo tipo di capitale:
- Produttività marginale del lavoro, di quanto varia la produzione al variare infinitesimo di un certo fattore produttivo.
- Produttività media del capitale, quanto produce in media un’unità del fattore produttivo.
Il fatto che le produttività marginali e medie siano positive sta semplicemente a significare che un aumento nell’utilizzo di un fattore produttivo non può ridurre la quantità prodotta e che, in media, la produzione posta in essere da ogni fattore è positiva.
Il saggio marginale di sostituzione è il rapporto tra la variazione della quantità utilizzata di capitale e la variazione della quantità utilizzata di lavoro che permette di ottenere precisamente lo stesso livello di produzione. La scarsità relativa dei fattori produttivi determina il grado di sostituibilità, sulla base dell’ipotesi che quanto è più scarso l’utilizzo di un fattore produttivo tanto più diventa difficile sostituirlo. Se un fattore produttivo è utilizzato in misura limitata, la sua produttività marginale è elevata, quindi il fattore diventa “importante” nel processo produttivo. Quanto più il fattore è “importante” tanto è più difficile sostituirlo.
Queste considerazioni implicano che l’isoquanto deve essere necessariamente convesso e la pendenza ci dice quanto è scarso un fattore produttivo. La convessità dell’isoquanto è definita anche come legge del saggio marginale di sostituzione, ossia il rapporto tra produttività marginale del lavoro e del capitale, che deve essere decrescente. Gli isoquanti sono “lineari” nel caso di perfetta sostituibilità, mentre sono a forma di “L” nel caso di perfetta complementarità. Un indicatore del grado di sostituibilità, indicato con σ, è l’elasticità di sostituzione fattoriale, data dal rapporto tra variazione relativa dell’intensità di capitale e variazione relativa del saggio marginale di sostituzione, segnala la curvatura dell’isoquanto. Quanto più σ è elevato, tanto più i fattori lavoro e capitale sono facilmente sostituibili tra di loro.
I rendimenti di scala
I rendimenti di scala sono:
- Crescenti: se moltiplichiamo per x volte l’utilizzo dei fattori lavoro e capitale e otteniamo una produzione maggiore di x volte quella che ottenevamo prima, i rendimenti sono crescenti. Rendimenti di scala crescenti implicano che quanto più un’impresa è grande, tanto più riesce ad essere efficiente in senso tecnologico. I settori produttivi ove la tecnologia presenta rendimenti di scala crescenti dovrebbero essere caratterizzati dall’esistenza di poche imprese di grandi dimensioni.
- Costanti: se moltiplichiamo per x volte l’utilizzo dei fattori lavoro e capitale e otteniamo una produzione uguale di x volte quella che ottenevamo prima, i rendimenti sono costanti. In presenza di rendimenti di scala costanti, la dimensione d’impresa non è rilevante, poiché l’efficienza nella produzione a parità di ore di lavoro dovrebbe essere uguale, purché il capitale utilizzato nelle due imprese per ogni ora di lavoro sia lo stesso.
- Decrescenti: se moltiplichiamo per x volte l’utilizzo dei fattori lavoro e capitale e otteniamo una produzione minore di x volte quella che ottenevamo prima, i rendimenti sono decrescenti. Rendimenti di scala decrescenti, i settori produttivi dovrebbero essere caratterizzati da imprese di piccole dimensioni, perché tanto più l’impresa è piccola tanto più è efficiente da un punto di vista tecnologico.
La minimizzazione dei costi
Per capire quale sia il comportamento ottimale dell’imprenditore dobbiamo ragionare sul costo di utilizzo del lavoro e del capitale. Assunto che un’ora di utilizzo di lavoro costi w e un’ora di utilizzo del capitale sia r e che siano variabili esogene, il costo totale è dato dalla somma del costo di utilizzo del lavoro e del costo di utilizzo del capitale. La relazione tra quantità utilizzata di capitale e di lavoro è rappresentata dall’isocosto. La sua pendenza è data dal rapporto tra costo del lavoro e costo del capitale ed è sempre negativa. Un isocosto più lontano dall’origine comporta costi maggiori. La pendenza dell’isocosto è data dal rapporto tra i prezzi dei fattori, su w/r (con segno negativo). Un dato isocosto ci dice quali combinazioni di capitale e lavoro è possibile utilizzare per un dato livello di costo totale. Il minimo costo è dato dalla tangenza tra isocosto e isoquanto e dall’uguaglianza tra produzione effettiva e produzione data. L’uguaglianza tra il saggio marginale di sostituzione e il rapporto tra w e r, ci definisce il sentiero di espansione dell’impresa, cioè la relazione ottimale tra utilizzo del capitale e utilizzo del lavoro per dati prezzi dei fattori produttivi w e r.
Le funzioni di costo
La funzione di costo ci dice qual è il costo totale minimo che deve sostenere un’azienda scegliendo in modo efficiente i fattori produttivi. La funzione di costo totale viene di solito rappresentata nello spazio con il costo totale sulle ordinate e la quantità prodotta sulle ascisse. Normalmente viene rappresentata come relazione tra costo totale e quantità prodotta e può assumere forme differenti a seconda dei rendimenti di scala. Se i rendimenti di scala sono crescenti, i costi totali sostenuti dall’impresa cresceranno meno che proporzionalmente, α + β < 1; viceversa, con rendimenti di scala decrescenti la loro funzione di costo totale sarà convessa, α + β > 1; con rendimenti di scala costanti si otterrà una retta uscente dall’origine degli assi, con funzione α + β = 1.
Noto il costo totale, è immediato calcolare:
- AC - funzione del costo medio, quanto costa produrre in media ogni unità.
- MC - funzione di costo marginale, quanto costa produrre un’unità in più.
Il costo medio può essere sempre visualizzato come l’ampiezza dell’angolo della retta che esce dall’origine e incontra gli infiniti punti della funzione di costo totale, mentre il costo marginale può essere visualizzato come la pendenza della funzione di costo totale. Il costo medio deve essere maggiore del costo marginale quando il costo medio è decrescente e deve essere inferiore quando è crescente. Ciò implica che nel punto di minimo del costo medio, costo medio e costo marginale devono coincidere.
La massimizzazione dei profitti
Il caso in cui l’impresa non possa decidere il prezzo del mercato che vende, viene definito di concorrenza perfetta. In concorrenza perfetta, l’impresa, al prezzo di mercato, può vendere la quantità di prodotto che vuole. Se volesse vendere il bene a prezzi più alti, non troverebbe nessun compratore, potrebbe venderlo a prezzi più bassi, ma otterrebbe ricavi totali più bassi e non avrebbe quindi nessuna convenienza a farlo. Il prezzo è quindi un dato esogeno per la singola impresa. Se i prezzi sono esogenamente dati, il ricavo totale, che è dato da prezzi per quantità è rappresentato da una retta che parte dall’origine con pendenza pari al prezzo. Il profitto è dato dalla differenza verticale tra ricavi totali e costi totali. Per essere sicuri che nella situazione di ottimo dell’impresa i prodotti non siano negativi, dovremmo valutare che il prezzo non sia inferiore al costo medio.
La funzione di offerta di beni da parte dell’impresa:
- Coincide con la parte crescente della funzione di costo marginale situata sopra la curva del costo medio.
- Per prezzi inferiori al minimo di costo medio, la quantità offerta dall’impresa sarà pari a zero perché l’impresa esce dal mercato.
Con due soluzioni, bisogna prendere il massimo profitto che vede crescente.
La domanda non condizionale di fattori
La domanda non condizionale di fattori è la domanda di fattori produttivi posta in essere da un’impresa quando l’impresa sceglie la quantità da produrre, per cui le quantità domandate non condizionali di fattori dipendono dai prezzi del prodotto e dei fattori. Le funzioni di domanda di fattori produttivi ci indicano come le quantità domandate di fattori produttivi da parte dell’impresa reagiscono rispetto alle variazioni nei prezzi dei fattori produttivi e nel prezzo dell’output.
Le quote dei fattori produttivi
La quota del lavoro sul prodotto totale è precisamente uguale all’elasticità del prodotto all’utilizzo del lavoro. Gli effetti di variazione dei prezzi dei fattori:
- Effetto sostituzione: variazioni nell’utilizzo di fattori dovute alla variazione dei prezzi relativi a parità di output (variazione del lavoro negativa, variazione del capitale positiva).
- Effetto output: variazioni nell’utilizzo di fattori dovute alla variazione della quantità ottimale a parità di prezzo relativo (variazione del lavoro negativa, variazione del capitale negativa).
- Effetto totale: dato dalla somma algebrica dell’effetto output e sostituzione (variazione del lavoro necessariamente negativa, variazione del capitale positiva o negativa).
L’aggregazione tra imprese
Le funzioni di offerta e di domanda aggregate si ottengono sommando le quantità di beni offerte e le quantità di fattori produttivi domandate da tutte le imprese presenti. La funzione di offerta richiede che il prezzo sia superiore ad un dato livello minimo e che, se le imprese sono differenti tra di loro, questo prezzo minimo può essere differenziato tra imprese.
Riepilogo
Con riferimento ad una data impresa che opera in "concorrenza perfetta" sia sui mercati dei fattori che sul mercato e che ha l'obiettivo di massimizzare i profitti, abbiamo calcolato una serie di funzioni che forniscono informazioni utili per definire il comportamento ottimale dell'impresa e che ci permettono di valutare l'offerta di beni e la domanda di fattori produttivi nell'intero sistema economico. In particolare, abbiamo:
- Descritto la tecnologia utilizzata dall'impresa attraverso la funzione di produzione e la mappa degli isoquanti, sia in un contesto in cui l'impresa può decidere un solo fattore produttivo (breve periodo) sia quando tutti i fattori produttivi sono variabili di scelta (lungo periodo), utilizzando le seguenti variabili:
- Le produttività marginali dei fattori produttivi
- L'elasticità della produzione ai fattori produttivi
- Il saggio marginale di sostituzione tra fattori produttivi
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