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Sabato 24 giugno 2017: cultura visuale - Pinotti / Somaini

Capitolo primo: un campo di studi interdisciplinare

Metà anni ’90 nascono:

  • Visual culture studies angloamericani
  • Bildwissenschaft tedesca

Origini del concetto di cultura visuale sono da rintracciare molto prima > scritti di autori negli anni ’20 che si interrogano su impatto che fotografia e cinema, in tutte le loro forme, stavano avendo su cultura loro contemporanea:

Critico e teorico del cinema Béla Balàzs e artista Laszlo Moholy-Nagy, origini ungheresi ma attivi in Austria e Germania, > “visuelle Culture”, “optische Kultur” = cultura ottica e “Schaukultur” = cultura della visione —> x descrivere trasformazioni epocali prodotte da fotografia e cinema considerati come media ottici di ridefinire coordinate del visibile e il rapporto tra immagini e parole, visione e lettura, esperienza visiva e sapere concettuale.

Jean Epstein negli anni ’40 ricorre a termine “culture visuale” x spiegare come cinema abbia cambiato nostra visione della realtà: in quanto macchina dotata di propria intelligence il cinema ha condizionato profondamente la cultura e il clima mentale di un’epoca, agendo su memoria e su immaginazione di un pubblico esposto x la prima volta allo spettacolo di un mondo dinamico, fluido, instabile, in costante trasformazione.

Le origini del concetto di «cultura visuale»

Béla Balazs nel 1° dei suoi 3 volumi di storia del cinema “L’uomo invisibile” celebra avvento di nuova cultura visuale fondata su:

  1. Primato dell’immagine sulla parola
  2. Del gesto sul concetto
  3. Riscoperta della dimensione concreta e sensibile del reale
  4. Avvento che in realtà è ritorno a una condizione che precede il primato della parola e del pensiero astratto promosso da invenzione stampa
  5. Nuovo organo di senso attraverso cui esperire il mondo, nuova «facoltà percettiva», «nuova tecnica del vedere e del mostrare» —> cinema promuove sviluppo di una cultura radicalmente diversa da quella fondata su parola scritta e orale

I segni verbali rinviano a una realtà collocata al di là, «dietro di essi».

Le immagini cinematografiche registrano e restituiscono sullo schermo l’immediata e simultanea visibilità delle cose «le une accanto alle altre»: in un film non vi è alcun significato che debba essere cercato al di là, dietro alle immagini, in quanto queste non si lasciano attraversare come le parole. Cinema rivela una regione del visibile, rispetto alla quale visitatore si trova in una condizione di prossimità con le cose.

Distanza che tradizionalmente spettatore - pittura viene meno!

Spettatore cinematografico non si trova più di fronte a mondo chiuso in sé, impenetrabile, distante, bensì viene accompagnato dalla cinepresa nel mezzo delle cose.

Citaz. pp. 5-6.

Questa nuova cultura visuale introdotta da cinema è per B. una vera e propria Weltanschauung che esprime tensione verso rinnovata esperienza immediata, non-verbale e non-concettuale della realtà. Essa è «capacità di esibire visivamente e immediatamente la penetrazione dello spirito nella quotidiana materia della vita».

  • Cinema è paradossalmente medium capace di produrre una forma di immediatezza
  • Uomo rappresentato su schermo è «uomo della cultura visuale» che si esprime attraverso linguaggio della chimica e dei gesti che è linguaggio internazionale, completo e «universale»: la «vera madrelingua dell’umanità».
  • Attori e attrici cinema anni ’20 = interpreti esemplari di nuovo linguaggio gestuale capace di oltrepassare tutte le barriere sociali e nazionali, manuali di recitazione dell’epoca codificano linguaggio gesti ed espressioni > Rudenski.

Laszlo Moholy-Nagy

Laszlo Moholy-Nagy usa nei suoi scritti cultura ottica e cultura della visione x parlare di come fotografia e cinema stavano trasformando le coordinate del visibile, portando alla luce fenomeni prima inaccessibili all’occhio umano.

Saggio Produzione. Riproduzione e poi libro Pittura fotografia e film distingue tra:

  1. Uso «riproduttivo», tradizionale, convenzionale, ripetitivo
  2. Uso «produttivo», innovativo, sperimentale, creativo

Dei media ottici.

  • Luce artificiale da considerare come un «medium di espressione plastica»: una materia estesa, diffusa, malleabile che poteva essere artificialmente organizzata dello spazio attraverso diverse forme di «configurazione ottica» prodotte da dispositivi che artista doveva sapere elaborare attraverso approfondita competenza tecnologica lavorando «non contro ma con la tecnica»
  • Obiettivo delle nuove forme di configurazione ottica: dar vita a nuova «cultura della luce», una ristrutturazione del campo visivo che avrebbe fatto emergere nuovi fenomeni e nuove forme
  • Nel cfr con queste nuove forme visibili, uomo moderno sottoposto a vera e propria «educazione» dello sguardo con obbiettivo di aiutarlo ad adattarsi a «cultura ottica della nostra epoca» sviluppando «nuova visione»
  • Con cinema e fotografia «vediamo il mondo con altri occhi» in quanto i 2 media ottici hanno introdotto una «visione ottica senza pregiudizi», sganciata da tutte associazioni e inferenze a cui visione si associa normalmente nell’esperienza umana.
  • Testo più tardo: arte = “macina dei sensi” capace di «affinare la vista» e plasmare sensorio umano

Seconda metà anni ’40: Jean Epstein

Jean Epstein, regista francese: “L’intelligence d’une machine” in cui cinema presentato come vero e proprio dispositivo filosofico - una «macchina con cui pensare il tempo», in virtù della sua capacità di renderlo «malleabile» - strumento capace di modificare profondamente non solo il campo della creazione artistica ma anche la cultura nel suo insieme: cultura intesa come quei «modi di pensare più semplici e comuni» che, presi insieme, determinano il clima mentale di un’epoca.

  • Storia delle tecniche mostra come comparsa di ogni nuovo strumento riconfigura e riorganizza a suo modo lo spirito che lo ha concepito e che l’ha creato. Così come occhiali e microscopio hanno rivelato aspetti dell’universo prima sconosciuti, anche il cinema in quanto apparecchio finalizzato a registrazione e a rappresentazione del movimento ha rivoluzionato i nostri modi di vedere
  1. Aiutandoci a penetrare movimento e ritmo delle cose
  2. Spingendoci a considerare il mondo come una realtà dinamica, fluida, mobile, caratterizzata da variabilità di tutte le relazioni nello spazio e nel tempo, da relatività di tutte le misure e da instabilità di tutti i punti di riferimento

—> Nuova cultura visuale introdotta da cinema è diametralmente opposta a ogni concezione della realtà fondata su idea di «mondo stabile e solido», su «valori fissi» e su forme espressive rigide e «pietrificate», incapaci di cogliere quella «mobilità perpetua».

Movimento rappresentato da cinema non è solo fisico ma psichico: il movimento delle emozioni. Conoscenza fondata su «immagini sature di emozioni, segni drammatici che continuano a vivere lungamente di vita propria nella memoria, crescendo e moltiplicandosi grazie a loro forza interiore».

Come x B., cinema determina nella cultura dei primi decenni XX sec. una svolta netta in direzione di primato del visivo sul verbale.

Dopo Uomo artigiano e Uomo scienziato, ecco Uomo spettatore, nuova sotto-categoria dell’Uomo razionale. Alle scienza fondata su ragionamento - lenta, astratta, rigida - viene ad aggiungersi conoscenza attraverso emozioni: rapida, concreta, plastica, che si acquisisce attraverso lo sguardo.

Metà anni ’70: Baxandall

Baxandall impiega concetto di visual culture in “Pittura ed esperienze sociali nell’Italia del Quattrocento”, cui secondo capitolo è “The Period Eye”.

  • Scopo del libro: mostrare la correlazione esistente fra lo stile pittorico proprio di una determinata cultura e di una determinata società, Italia ‘400, e le «capacità visive / visual skills» che si sviluppano e si consolidano nella vita quotidiana di tale società.
  • Queste capacità non nascono direttamente da contemplazione di immagini artistiche, ma hanno origine vernacolare in quanto si formano nell’esperienza quotidiana che gli individui sperimentano all’interno dei diversi ambiti della vita sociale, religiosa e commerciale.
  • Compito dello storico: individuare documenti grazie ai quali poter ricondurre lo «stile pittorico» (pictorial style) che si manifesta nelle immagini artistiche di un determinato periodo al contesto più ampio delle forme di vita, delle abitudini percettive e degli schemi mentali che costituiscono lo «stile cognitivo» (cognitive style) di questo stesso periodo.
  • Documenti menzionati da Bax. nella loro eterogenei mostrano difficoltà insite nel tentativo di ricostruire «period eye» di una determinata epoca storica.
  • Analisi linguaggio gesti diffuso nel ‘400 può aiutarci a decifrare significato originario atteggiamenti corporei oggi caduti in disuso o con significati diversi > studio coreografie delle danze > significati dati a diverse forme di relazione tra corpi o composizione gruppi di più individui. Lettura termini e orazioni religiose > comprendere modo in cui pubblico si abituava ad associare narrazione orale di eventi della storia sacra con immagini interiori finalizzate a visualizzarne episodi più significativi e quindi a rendere più profonda comprensione dei valori dottrina cristiana.
  • Sottolinea importanza di ricondurre stili pittorici di qualunque periodo storico all’insieme delle abitudini percettive e degli stili di visione e di conoscenza propri della società all’interno della quale circolano determinate immagini.

2 dimensioni del vedere:

  1. Fisiologica, a-storica e invariabile
  2. Psicologico-cognitiva, variabile sia da individuo a individuo sia storicamente

«Ognuno elabora i dati dell’occhio servendosi di strumenti differenti».

Stile conoscitivo e abitudini percettive sono in parte individuali e in parte comuni a determinata società ed è x questo che è possibile ricostruire period eye come periodo storico.

Svetlana Alpers

Svetlana Alpers, una decina anni dopo Bax. - Arte del descrivere. Scienza e pittura nel Seicento olandese (1983).

  • A differenza dell’arte rinascimentale italiana, quella olandese ‘600 è arte essenzialmente descrittiva e non narrativa: suo realismo non è finalizzato a narrazione di azioni significative, bensì mira a descrizione il più possibile minuziosa e dettagliata, quasi fotografica, del mondo visibile.
  • Pittura ita, con dice Leon Battista Alberti in De pictura nel ‘400: quadro = finestra attraverso cui spettatore invitato a contemplare spazio di una finzione, nel quale «istoria» composta e rappresentata in modo armonioso e retoricamente eloquente
  • Arte olandese: pdv osservatore non è assegnato in modo univoco come nella costruzione prospettica rinascimentale, la collocazione della cornice appare casuale e il realismo descrittivo conferisce alle immagini un ruolo quasi cartografico ben diverso dalla teatralità che caratterizza le immagini-palcoscenico con cui pittura italiana mette in scena eventi esemplari tratti dalla storia sacra o dalla mitologia classica
  • È proprio al fine di spiegare specificità pittura olandese che Alpers introduce concetto di visual culture ripreso da Bax.
  • Pittura olandese deve essere compresa facendo riferimento al contesto più ampio che la circonda: il contesto culturale e sociale in cui si collocano la produzione, la circolazione e la frizione di immagini artistiche e non-artistiche, in cui pittura viene pensata come correlata a ben precisa teoria della visione, in cui vengono elaborati diversi strumenti di osservazione e registrazione del reale, cannocchiale, microscopio, camera obscura, capaci di estendere le facoltà percettive e di introdurre nuova disciplina dello sguardo. Contesto in cui si formano e si sedimentano determinate abitudini percettive e determinate aspettative nei cfr del visibile e del ruolo delle immagini.

A differenza di B. e Moholy-Nagy, sia Bax. sia Alpers fanno ricorso a concetto di «visual culture» in studi che si presentano a tutti gli effetti come studi di storia dell’arte, sebbene siano fondati su criteri metodologici nuovi.

Sia Bax. sia Alpers sembrano voler riorientare storia dell’arte verso una più ampia storia culturale delle immagini e dello sguardo. In entrambi i casi però al centro dell’attenzione vi sono ancora delle immagini artistiche e il richiamo al contesto più generale delle forme di visione e alla produzione di immagini non-artistiche che circolano in determinato contesto storico continua a essere finalizzato a migliore comprensione di tali immagini artistiche, a cui entrambi autori sembrano attribuire implicita priorità all’interno della produzione iconica complessiva di determinata cultura.

«Visual culture studies» e «Bildwissenschaft»: «pictorial» e «iconic turn»

Sono i nomi assunti da 2 vasti campi di ricerca transdisciplinari che si sono affermati nel contesto accademico angloamericano e in quello dei paesi di lingua tedesca, dotandosi di tutta una serie di strutture istituzionali e di strumenti scientifici: corsi di laurea a vari livelli, dipartimenti, centri di ricerca, riviste, siti web, introduzioni, antologie, fino a organizzazione di mostre concepite esplicitamente come mostre culturologiche, incentrate su determinate tematiche che attraversano cultura visuale contemporanea o una delle culture visuali del passato.

Analogie fra i 2 campi di ricerca

  1. Campi di studio nati come reazione a serie di trasformazioni verificate a partire da anni ’90 nell’ambito dell’iconosfera: sfera costituita da insieme delle immagini che circolano in determinato contesto culturale, da tecnologie e da usi sociali di cui queste stesse immagini sono oggetto.

In 1° luogo avvento Internet e progressiva diffusione tecnologie digitali e accesso a software e dispositivi x produzione, riproduzione, manipolazione, archiviazione, trasmissione e condivisione immagini —> semplice numero immagini è aumentato vertiginosamente > flusso iconico incessante, “bombardamento di immagini”. Rapida diffusione computer, lancio Photoshop, Jpeg, graduale convergenza di media, macchina foto, cinepresa, schermo tv, schermo cinema, radio, telefono, macchina da scrivere, libro, verso dispositivi multiuso caratterizzati da interfaccia semplici e intuitive —> pubblico sempre più vasto in grado di accedere a tecnologie capaci di produrre, elaborare e condividere immagini in modo rapido e immediato.

In 2° luogo comparsa e ampia diffusione immagini prima sconosciute e di forte impatto politico, sociale ed epistemico, capaci di inscriversi profondamente nell’immaginario collettivo. Esempi: diffusione capillare videocamere di sorveglianza negli spazi pubblici e privati, con tutte loro implicazioni x quanto riguarda esercizio della disciplina e del controllo sociale / sviluppo nuove forme di visualizzazione nell’ambito ricerca scientifica e diagnostica medica, nanotecnologie, ecografie in 3D, a modo in cui queste ultime hanno rivoluzionato nostra conoscenza della materia, del corpo e del cervello, attivando immaginario che è stato rapidamente ripreso da cinema e da serie tv ad es. Se mi lasci ti cancello (2004) / media globali hanno reso visibili in diretta eventi storici dotati di forte impatto politico, sociale ed emotivo: caduta Muro di Berlino, folla immensa ai funerali Lady D., attacco World Trade Center.

Forte interesse x ruolo visivo e della visione all’interno di discipline che non avevano tradizionalmente considerato le immagini come uno dei loro principali oggetti di studio: ad esempio studi storici su ruolo documentario e testimoniale delle immagini e su statuto delle immagini d’archivio / visual anthropology / studi epistemologici su ruolo immagini nei diversi campi della geografia, delle scienze naturali, della medicina, delle neuroscienze / analisi forme di rappresentazione visiva del potere in scienze politiche.

  1. Su questo terreno aperto e transdisciplinare, caratterizzato da tematiche che attraversano diverse discipline, si sviluppano due campi di ricerca secondo però presupposti e obiettivi diversi.

Visual culture studies angloamericani

  • Integrano prospettiva di ricerca capaci di mettere in luce complessità dei processi culturali e la natura sempre storicamente, socialmente, politicamente e affettivamente situata di ogni forma di produzione o di ricezione di immagini. Cultural studies / feminist studies / postcolonial studies hanno trasmesso ai VCS loro attenzione x dimensione politica e carattere situato e costruito di ogni rappresentazione visiva.
  • Inaugurati a inizio anni ’50, consolidati con fondazione Centre for Contemporary Cultural Studies di Birmingham nel 1964
  • Stuart Hall richiamandosi a opera di Gramsci e a suo concetto di egemonia mostra come valori, significati e ideologie sono sempre dinamici, instabili e in trasformazione costante, in quanto sono il risultato di tutta una serie di forme di codificazione (encoding) e decodificazione (decoding) in cui si confrontano posizioni
  1. Dominanti-egemoniche
  2. Negoziabili
  3. Oppositive

Altri esponenti parlano di appropriazione, contro-appropriazione, bracconaggio culturale (< termini da Michel de Certeau - 1980 - L’invenzio

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/04 Estetica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher barbaramaestri di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Teoria e rappresentazione dell'immagine e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano o del prof Pinotti Andrea.
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