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Bibliografia

“Perché l’Europa ha cambiato il mondo”, Zamagni.

Lezione 13: Le conseguenze della Seconda guerra mondiale e la ricostruzione

I danni di guerra

È la distruzione di edifici, città, moltissime infrastrutture (obiettivi militari strategici); vengono distrutte le industrie ma la capacità produttiva resta intatta. I danni riguardano anche il settore agricolo: la forza lavoro viene mandata al fronte e sul mercato non si trovano più risorse di concimi, la guerra riduce anche lo stock disponibile della forza animale, prendono il sopravvento le necessità alimentari. I danni riguardano anche le persone: circa 55 milioni di morti (quasi la metà russi); al termine della guerra si verificano massicci spostamenti di persone, in particolare tedeschi, polacchi e giapponesi. I danni riguardano anche la caduta del Pil e dei redditi: crescono le quote del reddito e gran parte della produzione vengono assorbite da spese belliche (capacità produttiva dirottata agli obiettivi bellici); i riflessi non sono uguali ovunque, ma i danni sono particolarmente forti nell’Europa dell’Est.

Il nuovo ruolo degli Stati Uniti

Alla fine della seconda guerra mondiale per gli USA era impossibile tornare alla precedente politica di isolazionismo (attuata alla fine della IWW), perché sono maggiormente coinvolti nella guerra (esercito) e sono responsabili della vita di milioni di civili: è necessario mettere in piedi un piano di aiuti per la popolazione. Gli UNRRA sono aiuti d’emergenza finanziati dagli Stati Uniti (in Europa arrivarono circa 4 miliardi di dollari) che andranno avanti per 2/3 anni; l’obiettivo era aiutare sfollati e rifugiati, inviare aiuti alimentari per evitare che la popolazione muoia di fame, inviare prodotti energetici (carbone) e abiti e stoffe per vestire la popolazione. Gli USA erano l’unico paese che disponeva delle risorse per supportare questo piano. Dagli aiuti UNRRA nasceranno poi le agenzie dell’ONU (attive ancora oggi).

Si pose il problema di amministrare le zone tedesche occupate (ci sono 4 governi militari), queste zone saranno poi unite (riunificazione delle zone occidentali + zona est sotto controllo sovietico). Gli Usa sono chiamati a creare un futuro sostenibile per l’Europa. Per far sì che la ricostruzione sia stabile bisogna capire che ruolo avrà la Germania nell’Europa ricostruita, bisogna riuscire ad evitare gli errori commessi alla fine della IWW e frenare le nuove richieste di riparazioni alla Germania (si cerca di boicottare la Germania).

Gli USA restano in Europa perché se tornano all’isolazionismo, sanno che il vuoto politico sarà poi riempito dal forte espansionismo sovietico (iniziano a temerlo, perché inizia a fare leva sui partiti comunisti esistenti nei paesi europei, cercando di inglobare sotto la propria sfera di influenza il maggior numero possibile di paesi).

Il “dollar gap”

È un freno alla ricostruzione europea: gli USA si rendono conto della necessità di riavviare l’economia europea e abbastanza in fretta, perché il permanere di un’economia di carenza di alimenti fa il gioco all’Unione Sovietica. Ma c’è un problema: per riavviare le fabbriche europee, hanno necessità di numerosi acquisti all’estero di materie per ripartire (USA), ma per importarli devono poter esportare i propri prodotti per pagare gli acquisti (=circolo vizioso). Il concetto di dollar gap è legato alla carenza di dollari necessari per acquistare materie prime, macchinari e altri prodotti per riavviare la produzione europea. In America, i diversi progressi rendono poco competitivi i prodotti europei. La ricostruzione europea è a rischio di essere fallimentare e molto lunga; inoltre, restando in un’economia ferma, c’è il rischio di favorire un allargamento della sfera d’influenza URSS, inoltre c’è il rischio che gli USA vadano in contro a una crisi di sovrapproduzione e quindi un crollo del commercio americano. Gli USA si rendono conto della necessità di un nuovo aiuto multilaterale (ossia i governi europei devono essere legati tra di loro: è necessaria quindi dare stabilità, anche politica, all’Europa per evitare una caduta nel cerchio dell’URSS), un nuovo piano che è rivolto anche alla Germania (impensabile una Germania agricola in mezzo all’Europa, sennò il confine non regge).

Il piano Marshall

È un nuovo piano d’aiuti da parte degli USA che viene annunciato nel giugno 1947 dal segretario di stato George Marshall: piano Marshall. Il piano Marshall (o ERP), è un piano pluriennale di sostegno alla ricostruzione di tutti i paesi europei che ne prendevano parte; durò 4 anni. Punta a favorire la ricostruzione europea risolvendo il problema di squilibrio delle bilance dei pagamenti (dollar gap), attraverso un modello di crescita “americano” (idea che importandolo anche in Europa si generi un reddito crescente), puntando quindi a una crescita della produttività del lavoro, alla diffusione del taylorismo e fordismo, un’organizzazione scientifica del lavoro e un reddito crescente per evitare conflitti distributivi, tensioni inflazionistiche o colpi di mano politici. Ha obiettivi legati alla politica (guerra fredda), di far riprendere l’Europa in fretta, e di ricreare una partnership con gli USA.

Il meccanismo di funzionamento e di distribuzione dei fondi: il punto di partenza sono le imprese e i loro bisogni, quindi i loro piani produttivi. Le imprese europee possono avanzare proposte motivate di acquisto al proprio governo, che vengono vagliate anche dall’OECE (coordinamento, anche per evitare duplicati). L’insieme delle proposte viene inviato alla commissione del Piano, che si occupa degli acquisti (in genere da produttori statunitensi). Il venditore viene pagato direttamente dal governo americano per conto del piano Marshall, mentre il compratore paga al suo governo in moneta locale (per evitare l’uscita di divise estere= risoluzione del dollar gap). Gli Stati Uniti sentono sicuramente il peso dei costi del piano, ma ne traggono tanti benefici.

Il denaro pagato dai compratori doveva essere accumulato in un apposito fondo di contropartita (assieme a un contributo di uguale ammontare fornito dal governo del paese beneficiario degli aiuti), il cui utilizzo doveva essere ugualmente concordato con gli americani. Il fondo (in accordo con gli USA) può essere utilizzato per finanziare la ricostruzione o per creare infrastrutture.

Gli aiuti sono stati offerti anche ufficialmente all’URSS, perché il piano è aperto a tutti i paesi europei che vogliono aderire, però i paesi dell’Est Europa stanno adottando un’economia pianificata, quindi il piano non è compatibile con la pianificazione.

La composizione degli aiuti

  • 33% materie prime;
  • 29% alimenti e fertilizzanti;
  • 17% macchinari e mezzi di trasporto (arrivano conoscenze e tecnologie, che permetteranno alle industrie europee di fare salti di qualità);
  • 16% prodotti energetici, come petrolio e carbone.

La guerra distrugge ma segna anche dei salti di qualità nelle tecnologie (es. nel settore dell’aviazione).

La destinazione degli aiuti

  • Quota più alta in GB e Francia;
  • Una quota più bassa va in Germania, Italia e Olanda (paesi sconfitti).

Fra gli aderenti si trovano Portogallo e Turchia: furono inseriti dagli americani per ragioni geopolitiche, infatti assorbirono una quantità di risorse marginale.

Il piano Marshall e l’integrazione europea

Dietro al piano Marshall c’è l’avvio dell’integrazione europea. Dopo che gli americani avevano annunciato il piano, GB e Francia fanno il primo passo con l’OECE (Organizzazione Europea per la Cooperazione Economica), pensando di egemonizzare l’amministrazione del piano sul lato europeo, alleandosi e mettendosi a capo del gruppo delle nazioni aderenti. Quest’organizzazione propone servizio di studio e di consulenza tecnica sulle economie europee per permettere a ciascun paese di formulare il proprio piano quadriennale. Gli USA, vista la mossa di GB e Francia, puntano a staccare l’organismo da questi governi dandogli una funzione multilaterale, facendolo diventare l’OECE, un organismo internazionale con il compito di coordinare e armonizzare le richieste di aiuto agli USA; questo approccio non è realizzabile e ogni governo evita di cedere la propria sovranità in questo ambito, Europa non ancora pronta. Nel 1961 cambia nome e diventa OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) perché entrano a farne parte nuovi membri (Canada, USA, Australia) = passo verso l’integrazione molto limitato.

Gli americani sottovalutarono le resistenze che ancora erano forti in Europa nei confronti di una soluzione politica dei conflitti europei attraverso un assetto federale simile a quello americano.

Un secondo passo del piano: divenne sempre più chiara la necessità di ricostruire l’economia tedesca, però gli USA volevano una Germania agricola e per la Francia andava bene, ma quando gli USA si rendono conto dell’irrealizzabilità di quel progetto, i francesi incominciano ad avere qualche timore perché per ricostruire le industrie e l’economia tedesca devono porre sotto controllo la Ruhr e l’industria siderurgica (base della forza militare tedesca). Se gli permetto di ricostruire questa industria, c’è il rischio di un attacco futuro. Il problema permanente era che non si capiva da chi dovesse essere guidata tale Alta autorità, perché la Francia non voleva gli americani alla guida.

A questo punto Schuman ha un’intuizione: bisogna trovare un modo in cui Francia e Germania non si facciano più la guerra per carbone e acciaio. Soluzione: un mercato comune; se francesi e tedeschi e altri membri possono acquistare allo stesso prezzo e alle stesse condizioni il carbone e acciaio dell’Alsazia e della Ruhr non c’è più bisogno di fare la guerra. Fu un accordo diretto con i tedeschi per la costituzione di un organismo sovranazionale con pieno potere decisionale per il controllo dei settori del carbone e dell’acciaio: venne quindi proposta la CECA (Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio) che nasce per ragioni politiche ma si rivelerà un successo economico, creando un mercato comune per carbone e acciaio, rimuovendo dazi, contingentamenti e altre restrizioni e armonizzando tecnologia e salari (paesi fondatori: Francia, Germania, Italia, Belgio).

Dietro al piano Marshall ci sono altri passi dell’integrazione europea: nasce UEP (Unione Europea dei Pagamenti) legata alla mancanza di valuta estera. È un’unione monetaria, per limitare le importazioni ed esportazioni (no valuta per pagarle). Il piano aiuta con il pagamento di deficit temporanei nelle bilance dei pagamenti, ma l’UEP va oltre a questo ed è anche una camera di compensazione (posto dove a fine mese ci si trova per fare i conti). Si può commerciare con molta meno moneta e si possono ridurre molte restrizioni al commercio.

Moneta e commercio: gli accordi di Bretton Woods

Il piano Marshall reintrodusse il multilateralismo, diede un impulso al processo di integrazione europea, avviò un’era di grande espansione economica mondiale, diffuse il modello americano di organizzazione economica. La conferenza di Bretton Woods (1944): i paesi alleati si ritrovano per mettere in piedi il nuovo sistema monetario internazionale (ordine economico del secondo dopoguerra); questa conferenza internazionale decide di superare l’eredità della crisi del ’29 (nazionalismi economici, svalutazioni competitive). Si vuole costruire un ordine multilaterale (concordato tra tutte le parti), quindi bisogna trovare strumenti che affrontino eventuali squilibri monetari, nelle bilance dei pagamenti, che evitino nuove crisi e che ricostruiscono il sistema che con la crisi del ’29 è collassato.

Viene stabilito il gold exchange standard: vengono imposti tassi di cambi fissi tra le varie monete rispetto al dollaro americano, il quale è convertibile a sua volta a tasso fisso in oro (35 dollari per ogni oncia) = porta equilibrio alle bilance commerciali. È il sistema che mette il dollaro al centro di tutto il sistema dei pagamenti internazionali, è l’unica valuta convertibile in oro (valuta internazionale e riserva). Vengono creati dei meccanismi di cooperazione, ovvero la creazione di meccanismi sovrannazionali che riescano a gestire il sistema dei cambi: nasce il Fondo Monetario Internazionale (FMI), si occupa del breve termine e degli squilibri di breve termine, e ha l’obiettivo di sostenere attraverso prestiti i paesi con squilibri nelle banche commerciali, così da evitare attacchi speculativi sui cambi e da concedere maggiore tempo per i necessari aggiustamenti strutturali (riduzione della spesa e equilibri di bilancio).

Il FMI è un prestatore dietro garanzie (garante di altri prestiti), è incaricato di ispezionare il paese che chiedeva un prestito, di concordare un piano di misure di politica economica e di concedere un credito che poi veniva completato con altre fonti.

La Banca mondiale, ragiona in ottica di lungo periodo, nasce per facilitare la ricostruzione dei paesi colpiti dalla guerra attraverso la concessione di prestiti a lungo termine. Il varo del piano Marshall impedisce di fatto il perseguimento dei suoi fini istituzionali (es. Cassa del Mezzogiorno: la banca mondiale interviene in Italia finanziando la cassa perché c’è l’idea che se una parte del paese non riesce a svilupparsi il paese nel suo complesso nel lungo periodo non sarà in grado di reggere il tasso di cambio fisso stabilito, ossia 625 lire per 1 dollaro).

L’obiettivo di fondo di un sistema internazionale dei pagamenti e della stabilità dei cambi è la ripresa e lo sviluppo del commercio internazionale, rimuovendo ostacoli e barriere ereditati dagli anni ’30. Nel 1948 nasce il GATT (General Agreement of Tariffs and Trade), è un posto dove trovarsi per concordare a livello multilaterale la riduzione dei dazi, delle tariffe e del protezionismo; vengono concordate le regole del commercio.

I criteri che vennero stabiliti per la conduzione dei negoziati furono tre:

  • Non discriminazione, quindi applicazione generalizzata della clausola della Nazione più favorita. Alcune eccezioni vennero previste, come clausole antidumping e unioni doganali.
  • Eliminazione delle restrizioni quantitative.
  • Reciprocità, ossia concessione delle stesse condizioni fra tutti i partner.

Bretton Woods andrà in crisi con la riduzione delle riserve d’oro americane: fine anni ’60 la bilancia è in deficit passivo, gli USA vedono progressivamente uscire riserve d’oro dal sistema; nel 1971 il dollaro non è più convertibile in oro: Bretton Woods lascia il posto a un sistema di cambi fluttuanti.

Alcuni casi nazionali

La capacità produttiva di vari paesi era stata molto meno distrutta delle infrastrutture: in Italia era stata persa non più del 10% della capacità produttiva industriale; la Germania terminò la guerra con un capitale fisso nel settore industriale superiore dell’11%; in Francia non vi fu alcuna perdita consistente, ma l’apparecchiatura industriale soffriva dei postumi della mancata ripresa dalla grande crisi; la GB uscì dalla guerra quasi intatta. Ciò che mancava era un contesto internazionale favorevole alla ripresa produttiva. I migliori risultati li ottennero quei paesi che hanno utilizzato una maggior quantità di fondi di contropartita per scopi produttivi.

La GB del secondo dopoguerra rilancia ed espande molto il Welfare, ispirato al rapporto Beveridge (1942): è un sistema non più legato al lavoro ma alla cittadinanza, è un modello universalistico (il cittadino ha diritto di servizi sanitari, assegni familiari, pensioni di vecchiaia…). La lentezza dell’economia inglese è collegata con la scarsa attenzione degli inglesi ad aumentare gli investimenti e aggiornale le tecnologie, ma anche con la mancata partecipazione alla CECA. La GB si caratterizza anche di molte nazionalizzazioni (molte imprese passano sotto il controllo pubblico, imprese di: carbone, acciaio, elettricità, gas, trasporti…) per ragioni ideologiche, più che per eredità del passato (Italia e Germania) o obiettivi di politica economica (Francia). Vi è l’idea che alcuni settori, strategici, devono essere pubblici, e lo Stato subentra alle imprese private ma senza avere una forte politica industriale. Quindi quei settori non vengono nazionalizzati per spingere lo sviluppo del paese ma perché è meglio che siano sotto controllo pubblico (privati potrebbero abusare delle proprie posizioni).

In Francia lo sviluppo del secondo dopoguerra è legato a una forte programmazione: nasce il commissariato del piano che formula il primo piano quinquennale, che stabilisce degli obiettivi realistici in alcuni ambiti prioritari che attraverso degli accordi con chi dovrà realizzare il piano, introduce degli incentivi spingendo lo sviluppo in una determinata direzione, guidato dallo Stato. Lo stato si pone degli obiettivi, negozia anche con i privati attivi nei settori, formula degli incentivi e spinge lo sviluppo. I risultati del primo piano sono molto positivi e la programmazione diventa strumento permanente di politica economica fino a tutti gli anni ’70. Anche in un contesto politico-ideologico quella programmazione viene meno resta comunque un forte coinvolgimento dello stato nello sviluppo economico del paese (forte politica industriale).

In Germania (paese distrutto e occupato), nel 1948 viene fatta una riforma monetaria (torna il Marco tedesco) che rimette in funzione l’economia di mercato e l’industria = questo rimarca la divisione tra est ed ovest, perché le 3 zone occidentali adottano il Marco tedesco, mentre la zona sovietica no.

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/12 Storia economica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Rebecca.Pala di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia economica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Martinelli Nicola.
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