Shoah in Italia: aspetti generali
Significato di Shoah
Shoah è una parola ebraica che significa "catastrofe" e venne utilizzata dai primi sionisti di Palestina per denominare la persecuzione antiebraica nazista già all'inizio del 1937, poi nel corso del 1938 e infine negli anni seguenti, con riferimento all'annientamento fisico di milioni di ebrei europei. Il significato si generalizzò nel 1951 quando il Parlamento dello Stato di Israele usò il vocabolo nella formula che istituiva il giorno nazionale dedicato alla recente catastrofe e alla rivolta nei ghetti, lo yom hashoah.
Il vocabolo ha assunto poi il significato di denominazione di un'intera vicenda storica (es. Risorgimento) e oggi identifica innanzitutto lo sterminio sistematico e la distruzione fisica degli ebrei, ma secondo alcuni studiosi anche le fasi precedenti. Shoah è opposto al termine tedesco Endlösung (soluzione finale) e appartiene al mondo delle vittime (anche indipendentemente dalla lingua e dalla religione), descrivendo l'evento dal loro punto di vista. Endlösung appartiene al vocabolario dei persecutori (che però non erano tutti i tedeschi né tutti tedeschi), al loro ambito decisionale (soluzione) e programmatico (finale).
Per un quarantennio, Shoah fu usato solo in Israele, mentre in Italia si parlava di "persecuzione antiebraica fascista o nazista", "genocidio" o "sterminio", termini poco graditi dai sopravvissuti. Nel 1985, il film Shoah di Claude Lanzmann determinò la diffusione del termine in Francia e poi in Europa (in Italia nel corso degli anni '90).
Unicità della Shoah
Molti studiosi parlano dell'unicità della Shoah con riferimento allo sterminio sistematico: ogni vicenda storica è unica, ma l'esperienza umana, pur avendo accumulato innumerevoli stermini e deportazioni collettive, non aveva ancora prodotto una vicenda con le caratteristiche della Shoah. Soltanto sotto il Terzo Reich avvenne che madri e bambini ebrei fossero intenzionalmente, sistematicamente e senza eccezione assassinati, niente del genere era ancora stato concepito dall'uomo.
Dimensioni della Shoah
L'unicità della Shoah è dovuta anche alle sue dimensioni cronologiche, geografiche e quantitative. Le dimensioni cronologiche vedono l'intera persecuzione svilupparsi in 12 anni, dal 1933 al 1945 (con lo sterminio sistematico negli ultimi quattro). Le dimensioni geografiche coprirono una vasta parte del continente europeo, con eccezione di Svizzera, Spagna, Portogallo, Gran Bretagna, Irlanda, Svezia, Russia europea e Turchia europea. Le leggi e le violenze colpirono ebrei anche nell'Africa mediterranea, ma la sconfitta italo-tedesca in Egitto (El Alamein) impedì di stabilire se essi sarebbero stati inglobati.
Le dimensioni quantitative vedono il calcolo delle vittime corrispondere a circa 6 milioni, due terzi dell'ebraismo europeo negli anni Trenta. I movimenti delle popolazioni ebraiche e i continui mutamenti dei confini rendono difficile la determinazione e l'elaborazione di valori nazionali e la mortalità ebraica nazione per nazione. La percentuale delle vittime paese per paese, con riferimento ai confini statali all'inizio del 1938 e alla popolazione ebraica del 1939, è la seguente:
- Supera il 75% in Polonia, Lettonia, Lituania, Cecoslovacchia, Ungheria, Germania, Olanda, Austria, Jugoslavia, Grecia
- Tra il 30% e il 50% in Norvegia, Estonia, Russia europea, Romania, Lussemburgo
- 25% in Belgio e Francia
- 16% in Italia
- Pochissime in Danimarca e Finlandia, nessuna in Bulgaria e Albania
Ebrei
Alla vigilia della Seconda Guerra Mondiale, gli ebrei erano 16 milioni, di cui 9 milioni in Europa (soprattutto nell'area russo-polacca). I paesi extraeuropei con alto numero di ebrei erano gli USA e la Palestina. In Europa, il maggior numero si trovava in Polonia (3 milioni), Russia (più di 2 milioni), Romania (700 mila), Germania (500 mila), Ungheria (440 mila), Cecoslovacchia (360 mila), Gran Bretagna (350 mila), Francia (300 mila), Austria (190 mila), Lituania (150 mila), Olanda (110 mila) e Italia (45 mila).
La Shoah colpì un ebraismo europeo che aveva iniziato a ridurre la precedente esplosione demografica, intensificando l'emigrazione extraeuropea. Il progressivo avvio della persecuzione aveva rinforzato questo processo di abbandono del continente. Contemporaneamente, ci fu un processo di migrazione nei grandi centri urbani, urbanizzazione del gruppo ebraico. Nel 1930, oltre 6/10 dei dentisti di Vienna e New York erano ebrei. Pochi ebrei europei lavoravano nell'agricoltura mentre molti operavano nel commercio.
La ripartizione professionale ebraica europea era determinata da quattro fattori:
- Millenario distacco dalla terra (imposto dai governi cristiani)
- Tasso maggiore di alfabetizzazione e istruzione
- Minorazione giuridica e persistenza di una bassa accettazione sociale, che spingevano gli ebrei verso mestieri rifiutati dalla maggioranza o troppo nuovi per essa
- Coincidenza tra apertura dei ghetti ed esplosione della modernità (visibile in Italia)
Tra la fine del Settecento e gli inizi del Novecento, ci fu un processo di emancipazione e parificazione giuridica degli ebrei con un alto grado di alfabetizzazione. La grande presenza ebraica nelle attività commerciali, nelle professioni e nell’intermediazione finanziaria portò all’assegnazione degli ebrei al ceto borghese, non al ceto dei ricchi come si pensava (formula degli ebrei come banchieri, speculatori finanziari e strozzini avidi di denaro). La condizione sociale ebraica era migliore nelle città rispetto alle campagne e nell’Europa centro-occidentale rispetto all’area russa e polacca.
Nel corso dell’800, vi fu un movimento di riforma dell’ebraismo con ammodernamenti agli usi e alle ritualità. Nacque il BUND (unione generale degli operai ebrei di Russia e Polonia), il primo partito politico ebraico della storia. Le masse ebraiche avevano possibilità di salvezza soltanto attraverso una rivoluzione che coinvolgesse tutta la Russia. Dopo il Congresso dei sionisti a Basilea, voluto dal giornalista austriaco Herzl, si stabilì che il sionismo aveva per scopo quello di creare un domicilio garantito dal diritto pubblico al popolo ebreo in Palestina.
All'inizio del 900, l’ebraismo europeo non si presentava più come il popolo del ghetto, ma come un corpo diversificato in numerosi orientamenti e categorie. Un milione e mezzo di ebrei europei aveva partecipato alla Prima Guerra Mondiale, rappresentando il 2% dei mobilitati, compresi gli americani (valore doppio rispetto alla loro proporzione nella popolazione coinvolta). L'Europa post-bellica fu anche frutto del loro impegno militare.
Contro gli ebrei
La particolare ostilità antisemita non è facilmente definibile come forma di avversione verso l'intero gruppo sociale ebraico, considerato negativo a priori. I motivi attraverso cui si manifesta non sono quasi mai le cause reali. Prima ancora che determinate condizioni (sociali, economiche, politiche) spingano la gente a produrre sul piano sociale comportamenti antisemiti, vi è il pregiudizio che l’ebreo sia fonte di ogni male, un lascito del passato trasmesso di generazione in generazione.
È importante ricordare che alla radice di questo fenomeno ci sono quasi sempre fantasie vittimistiche legate al mito dell’onnipotenza degli ebrei. Gli ebrei europei sono stati da secoli vittime di avversione di matrice religiosa da parte delle autorità cristiane, che li accusavano di essere un popolo deicida (accusa bugiarda e illogica), un sedimento di odio, rancori e pregiudizi adatto a supportare un’ostilità perenne.
Negli ultimi decenni dell’800, l’Europa conosce un nuovo razzismo nella duplice concretizzazione di anti-nero e anti-ebreo, imparentato col nazionalismo e funzionale all’imperialismo, in relazione al processo di classificazione scientifica delle razze, che dette una nuova impostazione biologica e teorizzava l’esistenza di una gerarchia razziale, con al vertice la razza bianca o razza ariana.
Questi nuovi razzismi si svilupparono subito dopo la conclusione del processo di emancipazione ebraico e di abolizione del commercio degli schiavi e della schiavitù. Gli ebrei europei, bianchi e non distinguibili ad occhio nudo, non essendo più rinchiusi nei ghetti residenziali e professionali, il razzismo ariano dovette elaborare diversi strumenti di riconoscimento, come un particolare vestiario o onomastica.
Alla fine dell’Ottocento, gli ebrei erano consoni alle novità nell’istruzione pubblica e negli strumenti dell’opinione pubblica e dell’industria, con una maggiore presenza in tali ambiti. Coloro che non riuscivano a stare al passo con la modernità, oppure la combattevano, si schierarono contro di loro (colpa riferita alla generalità degli ebrei). In questo contesto, negli anni '70 dell’Ottocento, fu coniato il termine antisemitismo per indicare questa avversione antiebraica. A seconda dell’epoca, del paese e del regime politico, gli antisemiti accusavano gli ebrei di essere rivoluzionari antiborghesi, capitalisti antioperai, troppo religiosi o troppo antireligiosi, moralisti o sessualmente sfrenati.
Durante la Prima Guerra Mondiale, gli ebrei europei servirono la patria, ma dopo il conflitto, tra gli antisemiti si diffuse una "panzana follemente irreale", una congiura ebraica per dominare il mondo. Gli ebrei non avevano una terra propria e vennero a trovarsi fuori luogo nel loro continente. La loro emancipazione nello stato illuminista o liberale non aveva più significato nello stato nazionalista in armi.
Nel 1917, accaddero due eventi che ebbero notevole rilievo in campo antisemita e testimoniavano l’esistenza di un ebraismo in cerca di potere:
- Dichiarazione Balfour nel novembre 1917: il governo inglese riconobbe ufficialmente (con una dichiarazione del ministro degli esteri Balfour) l’esistenza di un popolo ebraico che aveva diritto di costruire in Palestina una sede nazionale.
- Rivoluzione bolscevica in Russia: i bolscevichi presero il potere e, tra essi, vi erano vari ebrei, cominciò ad essere definita una rivoluzione ebraica.
In questa situazione, I protocolli dei savi di Sion, un volumetto antisemita fabbricato in Russia tra il 1902 e il 1903, fu esportato dai bolscevichi in tutto il mondo. Consisteva nei verbali inventati di una riunione inventata tenuta da dirigenti mondiali ebrei inesistenti allo scopo di realizzare la fantomatica conquista del mondo. Con gli anni '20, l'ondata antisemita sembrava rallentare, ma la crisi economica, con tracolli dei risparmi e degli impieghi lavorativi, portarono gli europei a ricercare un capro espiatorio. Gli ebrei e l'antisemitismo divennero nuovamente funzionali a una pulsione irrazionale della civiltà europea.
Dalla Germania all'Europa
Legislazioni antiebraiche (1933-1938)
Nel 1933, la parola antisemitismo non poteva contenere il concetto di massacro del 90% della popolazione ebraica. Prima dell’inizio della guerra, alcuni iniziavano ad immaginare qualcosa di ciò che sarebbe successo. Vittorio Foa, antifascista ebreo in carcere, parlò del trattamento degli ebrei in Europa nel caso di una guerra, paragonandolo al massacro degli Armeni da parte dei turchi nel 1915. Ma questi allarmi non potevano prevedere un ebreicidio così sistematico e totalitario, tecnologicamente avanzato. Altre persone percepivano la realtà incombente ma preferirono passare per osservatori disattenti. La Shoah non accadde in un’Europa del tutto incapace di prevederla.
Nel 1933, lo stesso Hitler, parlando al Reichstag, aveva parlato di un possibile annientamento della popolazione ebraica "se la finanza ebraica internazionale dovesse arrivare a far precipitare i popoli in una guerra mondiale". La Shoah fu il prodotto di un’Europa che aveva perso se stessa, con un ampliamento dell’antisemitismo e una progressiva banalizzazione dell’ostilità antiebraica e dell’indifferenza verso le sue vittime.
Il 30 gennaio 1933, Hindenburg affidò il governo della Germania a Hitler, segretario del partito nazionalsocialista, che in pochi anni ottenne un consenso sempre maggiore. L’antisemitismo era un punto centrale del partito nazista, il cui programma stabiliva che solo essendo di sangue tedesco si poteva essere cittadini dello Stato e che nessun ebreo era di sangue tedesco. L'incarico di governo a Hitler fu un fatto inscrivibile nel funzionamento del sistema democratico dell’epoca, processo parallelo a quello di 10 anni prima in Italia, dove il fascismo tedesco eliminò la debole trama democratica del paese.
L’atto finale incostituzionale fu l’investitura di Hitler a Führer (duce) del Reich il 2 agosto 1934. Il nuovo governo rivolse attenzione verso la persecuzione di nemici politici (ad iniziare dai comunisti) e il campo di concentramento di Dachau fu allestito nel marzo 1933. Nell'aprile 1933, furono emanate le prime leggi antiebraiche che regolavano la presenza di non ariani in determinati ambiti lavorativi ed educativi, limitandola o annullandola, prima con il numerus clausus (es. nelle scuole: gli studenti non ariani già iscritti non potevano oltrepassare il 5% di quelli ariani e i nuovi iscritti l’1,5%) e poi con il numerus nullus.
Ci fu anche il blocco di nuove immigrazioni di ebrei dall’Europa orientale e la revisione delle cittadinanze concesse nell’ultimo periodo. Per la prima volta dopo la Rivoluzione francese, l’Illuminismo e le costituzioni liberali, un paese europeo introduceva norme legislative contro una parte dei propri cittadini con criteri razzistici.
Secondo l’ottica razziale nazista, la comunità nazionale tedesca traeva la propria forza dalla purezza del sangue, risultato di una creazione culturale superiore e di uno Stato potente, garanzia di vittoria nella lotta per la sopravvivenza e il dominio della razza. Le leggi antiebraiche miravano a separare gli ebrei dagli ariani attraverso l’allontanamento dai vari ambiti sociali e dallo stesso suolo tedesco.
Il diritto razzista del nazismo si faceva strada in un contesto giuridico, sociale e amministrativo non ancora pronto a una simile svolta:
- Carattere settoriale e disomogeneo delle prime norme
- Difficoltà a determinare la categoria di coloro che dovevano essere perseguitati
Le Leggi di Norimberga, promulgate il 15 settembre 1935 durante il raduno annuale del partito a Norimberga, introdussero due leggi antiebraiche di carattere generale, improntate a una politica di separazione totale:
- Legge sulla cittadinanza: differenziazione tra cittadino del Reich e cittadino
- Legge sulla difesa del sangue e dell’onore tedesco: proibì nuovi matrimoni e rapporti extramatrimoniali tra ebrei e ariani
Fu introdotto un nuovo criterio di classificazione razziale della popolazione, distinguendola in:
- Ariani
- Ebrei puri: sia persona con 3/4 nonni ebrei sia con 2 nonni ebrei iscritta a una comunità ebraica o coniugata con un ebreo
- Ebrei misti: restanti persone con 2 nonni ebrei (misti di primo grado) e persone con un solo nonno ebreo (ebrei di secondo grado)
Il sistema classificatorio di Norimberga non prevedeva più eccezioni per meriti bellici.
-
Riassunto esame Storia contemporanea, prof. Laschi, libro consigliato Le grandi problematiche dell'Ottocento, Pombe…
-
Riassunto esame Storia dell'arte contemporanea, prof. Tedeschi, libro consigliato Arte in Italia 1945-1960, Caramel
-
Riassunto esame Storia della Costruzione Europea, prof. Laschi, libro consigliato Storia e Politiche dell'Unione Eu…
-
Riassunto esame Storia contemporanea, Prof. Fattorini Emma, libro consigliato Italia devota, Fattorini Emma