Capitolo 1 Tra stato e potere: che cos’è la politica?
1 – Scienza politica: verso una definizione
La scienza politica è lo studio o la ricerca della realtà politica con la metodologia delle scienze empiriche, al fine di spiegarla il più compiutamente possibile. Essa si differenzia:
- Dalla filosofia politica In quanto esclude dal proprio ambito i giudizi morali e si concentra sull’analisi dei dati empirici;
- Dal diritto pubblico In quanto si concentra sui processi reali e non su quelli formali-legali;
- Dalla storia In quanto l’analisi dei dati empirici mira a generalizzare e non a conoscere le realtà specifiche.
2 – Che cos’è la politica?
La politica acquisisce caratteristiche professionali solo nel 20 secolo quando si rende autonoma dagli altri campi dell’agire umano, ma il dibattito filosofico sulla politica ha radici antiche che risalgono alla polis greca per i greci, la polis si identificava con il potenziamento delle capacità della specie umana come quelle del linguaggio e del ragionamento.
In seguito dal periodo romano, nelle civitas inizia ad essere considerato fondamentale l’ordinamento giuridico, al fine di assicurare una convivenza civile.
Solo nel 15 secolo, con Machiavelli, la politica assume il significato ancor oggi riconosciuto di potere e comando, ovvero di uno stato sovraordinato alla società.
La politica è stata di recente definita come “uso vincolato del potere sociale” con l’avvento del mondo moderno, la politica si afferma come sfera autonoma dalla società, dalla religione e dall’economia. Le motivazioni del comportamento politico potrà variare a seconda che si faccia riferimento ad una sfera di attività, spesso identificata con lo Stato, o ad un altro tipo di attività, quella orientata al potere.
Il rapporto tra risorse, attori ed istituzioni sono stati messi in luce dal concetto di sistema politico elaborato nella scienza della politica intorno agli anni 60 oggi, nell’analisi della politica, si distinguono:
- Un approccio razionale Che considera il comportamento politico come mosso prevalentemente da interessi individuali;
- Approccio neo-istituzionale Che invece sottolinea l’importanza delle istituzioni nella costruzione di norme e identità.
3. Lo Stato
La costruzione dello stato è un processo tipicamente europeo che si sviluppa tra 13-14 secolo e si caratterizza:
- Territorialità del comando Si realizza attraverso un processo di accentramento territoriale, con la perdita del potere temporale della chiesa, l’emergere del potere del sovrano e la nascita dei confini;
- Riconoscimento allo stato del monopolio della forza legittima Ossia il riconoscimento ad un’unica entità del potere legittimo di usare la forza sia per mantenere l’ordine interno che per difendere la comunità da attacchi esterni;
- Sviluppo di una burocrazia pubblica vincolata al rispetto dello stato di diritto.
Fondamentale per lo stato moderno è la nascita di una burocrazia pubblica che lo stato ha potuto remunerare con l’introduzione della tassazione consentita dallo sviluppo dell’economia monetaria.
Crescita dello stato è dovuta allo specializzarsi dei suoi organi che assolvono a specifiche funzioni con la separazione della funzione politica da quella economica e religiosa e la divisione del lavoro che nell’ambito dello stato porta alla separazione del legislativo dall’esecutivo.
Moderni stati nazione vale a dire quegli stati che hanno in comune una stessa storia ed etnia, emergono dalla guerra:
- L’amministrazione statale cresce a seguito degli sforzi militari Le attività pubbliche introdotte in tempo di guerra si mantengono anche in tempo di pace;
- I debiti dello stato accumulati durante le guerre, portano ad accrescere l’intervento dello stato in economia.
Le guerre hanno accresciuto il bisogno di risorse materiali e di vite umane e lo stato centralizzato, giocando un ruolo maggiore, ha avuto la necessità di un maggiore consenso la necessità di una legittimazione del potere centrale ha portato ad ampliare i compiti dello stato in relazione all’offerta di servizi con lo sviluppo dello stato di benessere, e la promozione dello sviluppo con lo stato programmatore.
Richieste di un maggior intervento statale sono provenute dai diversi gruppi sociali sia quelli più deboli che hanno utilizzato il loro peso elettorale per migliorare la loro condizione sia da parte della borghesia.
4. Il potere
Nel 2 dopoguerra l’approccio legalistico allo studio della scienza politica viene criticato in Europa dagli studiosi americani, ad es., dalla Scuola di Chicago, spostando l’attenzione verso la politica reale e quindi la politica intesa come potere.
Potere definibile come la capacità dell’attore A di influenzare il comportamento dell’attore B e quindi la capacità di A di indurre B a fare qualcosa voluta da A.
Secondo la definizione di Weber la potenza è la capacità di imporre la propria volontà all’interno di una relazione sociale, anche di fronte ad un’opposizione il potere invece si deve intendere come la possibilità che un proprio comando trovi obbedienza presso certe persone.
Risorse del potere:
- La forza che può incutere, suscitare, trasmettere paura fisica negli altri;
- La capacità di controllo della produzione di strumenti e tecnologie che possono aumentare le risorse di violenza fisica;
- Capacità di comunicare attraverso le idee.
Queste 3 risorse individuano quindi rispettivamente potere politico economico ideologico.
Ci si chiede chi ha potere? Quali sono le risorse di questo potere? Quanti sono coloro che hanno il potere?
- Secondo un approccio elitista il potere è detenuto da una ristretta cerchia di persone, appunto un élite in relazione a molte ricerche americane, in questo contesto elitario, la ricchezza è un fattore che consente di conglobare, unire, risorse di potere ideologico e politico, ad es. la ricerca Middletown dei coniugi Lynd avevano descritto una struttura di potere di tipo gerarchico e dominata dal denaro o la ricerca di Hunter su Regional City, Atlanta in Georgia, che si sofferma sul dominio del business e dell’economia come principale fonte di potere da parte di una ristretta cerchia di persone che detengono il potere e decidono per tutti gli altri.
- Il modello elitista criticato dalla scuola pluralista guidata da Robert Dahl che considerava il potere politico diffuso tra più élite. In seguito alla dispersione delle risorse economiche, politiche e di prestigio tra più gruppi della popolazione, le risorse politiche si erano rese autonome dalle altre e il potere politico appare legato alla capacità dei governanti di creare consenso da parte dei diversi gruppi sociali.
In questo contesto, la natura del potere è anche relazionale nel senso che i governanti devono tenere in considerazione le preferenze dei gruppi di interesse perché sono in grado di esercitare pressioni sulle scelte politiche, e degli elettori perché potrebbero togliere loro il mandato a governare.
Molto importante per la democrazia è l’influenza del potere politico rispetto agli altri poteri, vale a dire il gioco dei poteri:
Potere economico esercita una pressione sul potere politico affinché il mondo degli affari possa svilupparsi, attraverso istituzioni come proprietà, forme societarie, mercati, imprese, ecc., e lo stato da un lato offre tali garanzie al potere economico dall’altro è spesso venuto in conflitto con esso, ad es. difendendo i diritti dei lavoratori come il diritto di scioperare, difendendo quindi le proprie competenze.
Potere ideologico ha dato un notevole contributo al potere politico gli intellettuali hanno legittimato l’immagine del potere politico e favorito con il concetto di nazione la costruzione di una comune identità collettiva.
Il gioco dei poteri è sempre quindi aperto e si offre a strategie, alleanze, vittorie, sconfitte sempre diverse.
5. Il sistema politico
David Easton negli anni 50 dà avvio ad un approccio sistemico della scienza politica analizzando il funzionamento del sistema politico. Esso si caratterizza per 2 elementi:
- L’ambiente con il quale il sistema interagisce attraverso un flusso continuo di immissioni ed emissioni;
- Presenza di confini che separano il sistema dal suo ambiente.
Secondo Easton il sistema politico è un sistema di scambi, interazioni, attraverso i quali si realizza il conferimento, assegnazione, autoritativa di valori scarsi, sia beni materiali che immateriali, ad una data società.
L’allocazione di questi valori può avvenire:
- Attraverso la consuetudine cioè in base a norme tradizionalmente condivise;
- Attraverso lo scambio cioè la libera interazione tra i soggetti;
- Attraverso il comando politico che consente di risolvere in modo imperativo, tassativo, i conflitti sull’allocazione dei valori.
La principale funzione del sistema politico è di regolare i conflitti interagendo con la società attraverso un processo di stimoli e risposte, convertendo le immissioni in emissioni cioè in decisioni imperative. All’interno del sistema politico si identificano alcuni sottosistemi, come il sotto-sistema dei partiti, dei gruppi di pressione, burocratico.
Il sistema politico ha bisogno di una serie di immissioni, inputs, distinguibili in domande e sostegno.
Le domande politiche cioè le richieste di allocazione autoritative di valori rivolte ai decisori e derivanti dai bisogni che emergono nella società.
Sistema politico si dota di regolatori d’accesso, Gatekeepers, per selezionare le domande ed evitare un pericoloso sovraccarico. I gatekeepers, filtri, possono essere di tipo strutturale come i partiti o culturale intendendo le procedure e le regole che selezionano le domande in ingresso al sistema.
Almond e Powell i generici bisogni si trasformano in domande in seguito ad un processo di articolazione da parte di gruppi e le domande sono poi combinate assieme in un processo d’aggregazione da parte dei partiti.
Insieme alle domande, un altro input del sistema è il sostegno, consenso, definito come un insieme di comportamenti che esprimono approvazione rispetto al sistema e rivolto alla comunità politica, intesa come insieme delle persone accomunate dalla medesima identità politica, al regime, inteso come insieme di valori, norme e autorità che presiedono alle interazioni politiche in un territorio, alle autorità, cioè coloro che occupano ruoli nel sistema politico.
Il sostegno può essere specifico cioè derivante da una soddisfazione nell’immediatezza della domanda o diffuso se riferito ad una legittimazione accumulata nel lungo periodo.
Nella scatola nera della politica si attua il processo di elaborazione delle decisioni pubbliche dapprima con la formulazione delle politiche, cioè con la trasformazione delle richieste in programmi da parte degli organi politici e poi con l’implementazione delle politiche pubbliche da parte della burocrazia.
Il sistema politico produce poi emissioni, outputs, che sono le azioni e decisioni gli esiti delle politiche, outcomes, cioè i risultati, e le retroazioni, feedback da cui può derivare il consenso.
Il modello sistemico di Easton è stato criticato per non riuscire a spiegare la realtà, pur ammettendo l’esistenza di conflitti dovuti all’allocazione autoritativa delle risorse esso si concentra sulla sopravvivenza del sistema e pone l’accento agli inputs della scatola nera più che analizzare gli outputs.
6. La razionalità in politica
Con l’approccio della scelta razionale, si abbandona la logica del sistema e si analizzano i comportamenti e le mutazioni individuali in politica.
Joseph Schumpeter e poi altri studiosi come Down hanno applicato allo studio della politica, teorie provenienti dall’economia.
Per l’approccio economico l’individuo è l’attore fondamentale e agisce sulla base di un interesse personale ordina in modo razionale le sue preferenze secondo una graduatoria allo scopo di massimizzare l’utilità. Le motivazioni individuali sono razionali ma egoistiche e guidano sia le scelte degli elettori che degli eletti perseguendo diversi tipi di beni.
Così come i consumatori del mercato economico hanno specifiche preferenze, gli elettori chiedono particolari decisioni nel mercato politico ai loro eletti, così come le imprese sono indifferenti al prodotto offerto e sono interessate solo al profitto, i partiti politici puntano solo a controllare organi di governo attraverso le elezioni.
La sovranità del consumatore nel mercato economico viene assimilata alla sovranità dell’elettore inducendo i rappresentanti a realizzare le politiche volute dai rappresentati per poter essere rieletti secondo l’approccio economico la funzione sociale viene quindi assolta incidentalmente, in seguito alla ricerca dei propri vantaggi individuali e la democrazia, discende dal bisogno degli eletti di soddisfare le richieste degli elettori.
Buchanan principale esponente dell’approccio della scelta pubblica in questo contesto, ritiene che questa tendenza degli amministratori provochi debito pubblico e inflazione e metta a rischio la stessa democrazia essi puntano alla loro rielezione, non si preoccupano della crescita del deficit pubblico ed inoltre tendono ad introdurre regolamentazioni delle attività economiche e sociali per poter controllare i cittadini e a costituire rendite politiche parassitarie, ad es. con le autorizzazioni, con le concessioni.
Per gli studiosi della scelta pubblica critici verso le teorie keynesiane e favorevoli a riforme neoliberiste, occorre ridurre il ruolo dello stato in economia attraverso deregolamentazioni e privatizzazioni. Inoltre per i teorici della scelta pubblica, anche il potere delle burocrazie pubbliche tende ad aumentare, infatti, i dirigenti pubblici pur di consolidare la loro situazione di potere, accrescono il loro budget di spesa facendo aumentare la spesa pubblica fino alla inevitabile crisi fiscale dello stato.
7. Le istituzioni politiche
L’approccio economico ha sollevato molte critiche sotto diversi aspetti:
- Perché gli elettori non posseggono sufficienti informazioni per agire razionalmente;
- Per l’estensione alla politica delle logiche del mercato in un ambito nel quale manca il denaro come mezzo che consenta di valutare costi e benefici degli scambi;
- Se la politica agisse sulla base di richieste egoistiche, sarebbe incapace di perseguire il bene comune.
Neo-istituzionalismo è un approccio allo studio della politica che attribuisce alle istituzioni, intese come tessuto di regole, procedure, valori, la capacità di formare preferenze e formare identità collettive, fornendo significati agli attori i cui comportamenti vengono in questo modo dettati più da obbligazioni culturali e norme sociali, che non da meri interessi individuali.
Gli individui dunque, in presenza di istituzioni, non agirebbero seguendo le loro preferenze egoistiche, ma accordano il loro comportamento ad un complesso di norme, valutandone l’appropriatezza.
Pizzorno afferma che l’agire secondo una mentalità calcolante presuppone la costruzione di identità collettive che consentono di identificare gli interessi e dar significato all’azione ciò avviene tramite l’ideologia che comporta la condivisione di fini comuni e il formarsi di solidarietà di gruppo.
Secondo l’approccio identitario alla politica il comportamento solidale dell’elettore di andare a votare pur sapendo che il suo voto non sarà determinante per la vittoria del proprio candidato, si spiega con il suo volersi sentire integrato nella comunità e di appagare il proprio senso di appartenenza ad essa.
Per l’approccio neo-istituzionalista anche se il potere è una componente essenziale della politica, esistono vincoli al potere costituiti dalle istituzioni, mentre il potere senza vincoli si identifica con la forza.
8. Scienza politica come scienza empirica
Ricerca empirica caratterizza la scienza della politica come tutte le altre scienze un fenomeno politico, cioè, viene investigato seguendo una serie di regole che permettono la formulazione di ipotesi e il loro controllo attraverso il vaglio empirico normalmente la ricerca empirica segue un processo per tappe che inizia con:
- Selezione di un argomento di rilevanza scientifica;
- Formulazione precisa del tema, e cioè con l’individuazione delle unità di analisi, istituzioni, gruppi, comportamenti, della ricerca e del loro contesto spazio-temporale;
- Definizione dei concetti rilevanti per il fenomeno che si vuole esaminare, attraverso;
- L’operazionalizzazione delle proprietà dei concetti invariabili;
- Il processo si conclude la formulazione e controllo di ipotesi osservando la variazione dei valori della variabile dipendente, effetto, al variare dei valori della variabile indipendente, causa.
Le ipotesi possono essere controllate seguendo vari metodi il metodo sperimentale che caratterizza le scienze fisiche il metodo statistico metodo comparato.
Capitolo 2 Tra libertà e diritti: che cos’è la democrazia?
1. Democrazie e non democrazie
La democrazia è potere dal popolo del popolo per il popolo.
Essa deriva dal popolo appartiene al popolo deve essere usata per il popolo.
Si dice democratico un regime che stabilisce delle procedure che assicurino una corrispondenza tra misure del governo e preferenze dei cittadini.
Robert Dahl parla di capacità dei governi di assicurare, in modo continuativo, le preferenze dei cittadini, rimanendo in un quadro di eguaglianza politica.
Per assicurare tali capacità
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