Scienza politica
Che cosa è la politica?
Da secoli questa domanda sollecita le riflessioni degli studiosi poiché è alla politica che possiamo attribuire la realizzazione di condizioni di pace e di sicurezza, garanzie di libertà o il prevalere dell'oppressione. Non c'è una definizione condivisa di politica in letteratura; è un argomento affrontato da numerosi pensatori fin dall'epoca classica e Sartori ci dice che abbiamo 3 strade per definire un argomento:
- Ancoraggio etimologico, derivazione della parola
- Ancoraggio storico, quali sono stati gli utilizzi di quella parola nel corso del tempo considerando anche la sua evoluzione
- Ancoraggio terminologico, andare a guardare i termini affini al concetto
Le risposte alla domanda su che cosa sia la politica ci hanno lasciato un numero di definizioni e la grande varietà di risposte riflette, da un lato, le difficoltà di caratterizzare una realtà multiforme, dall'altro la diversità di visioni e obiettivi degli studiosi che hanno affrontato questo tema. Nella prospettiva della scienza politica occorre cercare una definizione empirica, capace di cogliere la realtà concreta.
La politica deriva da polis, città stato, che voleva dire un sistema di democrazia diretta (impegno diretto del cittadino senza avere un rappresentante) nel quale ammessi al voto erano uomini, cittadini, che prendevano decisioni per tutti pur non avendo una partecipazione completa della popolazione. La politica, secondo un ancoraggio terminologico, può riguardare la vita pubblica di una comunità ma i classici della scienza politica contemporanea come Weber, Carl Schmitt, Sartori hanno idee diverse su quale sia il focus della definizione:
- Weber pone l'accento sullo stato; la politica si identifica con un'organizzazione che ha dei confini precisi e ha una popolazione di riferimento. Solo lo stato ha il monopolio legittimo della forza quindi la politica è questo, capacità di ottenere il monopolio della forza che si può ottenere in differenti modi, democratico (sfida tra proposte alternative) e non democratico.
- Schmitt pone il focus sul fatto che la politica esca dalla sfera delle istituzioni, la contrapposizione della società in elementi contrapposti è quello fondante della politica.
- Sartori e Easton guardano ad un altro alto della politica, quello delle decisioni sovrane e dei valori imperativi. Fanno riferimento all'output del processo. Quando Easton parla di valori imperativi fa riferimento a preferenze politiche che vengono tradotte in decisioni che varranno per tutta la comunità; Sartori parla di decisioni collettivizzate (assunte da una comunità per la comunità stessa) sovrane perché lo stato è in grado di far rispettare determinate decisioni.
Sono definizioni diverse che enfatizzano diversi aspetti della politica. Quando parliamo di politica possiamo far riferimento a 4 domande: il chi (gli attori), il come (modus operandi), il dove e il perché (il fine).
Il chi: gli attori della politica
La politica si manifesta nel modo più evidente attraverso gli attori e i loro comportamenti. Si potrebbe dire che sono i politici a fare la politica ma, ad oggi, la politica è fatta da un ceto di professionisti che vivono di e per la politica. La stessa politica contemporanea, però, per quanto dominata dai politici di professione vede anche altri attori sulla scena. Tali attori non sono politici e basta perché si collocano a cavallo tra politica ed economia o cultura, religione e altre sfere di attività.
La politica può quindi esser definita come una realtà permeabile dove altre sfere entrano e riescono ad esercitare influenza, pur avendo una sua specificità per quanto riguarda le risorse di cui essa dispone rispetto, ad esempio, all'economia; le risorse economiche non sempre coincidono con il risultato elettorale infatti non tutti hanno avuto il successo di Berlusconi perché convertire le risorse economiche in politiche è un'operazione che non sempre riesce. La specificità della politica in termini di risorse è il consenso; gli elettori possono offrire consenso in cambio di determinate politiche e promesse elettorali ed è qualcosa di intangibile.
Il come: Modus operandi
Fa riferimento alle peculiarità e ai contenuti dell'agire politico. Entro determinati limiti, ci può essere un parallelo tra politica ed economia nel tema del mercato; la politica è un mercato dove elettori e politici si incontrano e avviene uno scambio tra voti e promesse elettorali. Se la politica fosse ridotta ad uno scambio, però, rimarrebbe confinata all'utilitarismo (teoria della scelta razionale: homo aeconomicus che cerca di massimizzare le proprie preferenze), perdendo dunque la dimensione valoriale. La politica non può essere quindi solo scambio però, ugualmente, se si riducesse solo alla sfera della morale tenderebbe a convergere verso la religione; le decisioni politiche che vengono prese vanno quasi sempre a vantaggio di una parte.
La politica è una sfera di decisioni collettive sovrane ma targettizzate perché solo una quota della popolazione ne beneficia, è impossibile avere in una democrazia un consenso del 100%. Il modus operandi specifico della politica non esiste perché dipende dal dove essa viene esercitata: in una democrazia può essere attraverso il consenso o il dialogo ma in un sistema non democratico la situazione è diversa perché entra la coercizione. Quindi se è vero che certi tipi di comportamento hanno una rilevanza peculiare nell'attività politica, non caratterizzano però tutta la politica; studiare la varietà dei modus operandi della politica è una strada per approfondire le diversità interne alla politica.
Il luogo della politica
La politica si è organizzata nelle forme più diverse, all'interno delle organizzazioni sovranazionali, degli stati-nazione ecc. Anche il concetto del dove della politica è relativo allo specifico contesto del quale stiamo parlando, infatti la politica è sempre legata ad una collettività, dunque la si ritrova in tutti i luoghi nei quali la collettività possa esprimersi, direttamente o indirettamente.
Il fine della politica
Alla politica corrisponde una grande varietà di obiettivi, motivo per il quale appare difficile individuare un fine preminente proprio della politica. Tuttavia, a partire da pensatori come Hobbes che vedevano la politica come un contratto, il fine era garantire la propria libertà senza inficiare con la sicurezza della comunità, sia interna che esterna. La politica ha dunque come fine la responsabilità di garantire un ordine interno ed esterno e ancora oggi quando parliamo di stato minimo, solitamente, non c'è stato che non abbia la funzione di garanzia dell'ordine. Dunque, secondo alcuni studiosi un obiettivo minimo della politica è l'ordine, mezzo per il raggiungimento di altri fini.
L'ordine è quindi un fine intermedio in vista di altri obiettivi e strettamente legato ad esso sta la possibilità di prendere decisioni, quindi si è sviluppata la politica nelle sue forme che possono andare da uno stato estremamente liberale e liberista ad uno socialista dove l'autorità prende decisioni su tantissime decisioni della vita dei cittadini. L'esame di questi quattro quesiti e della relativa ambiguità e molteplicità della politica porta al fatto che la politica debba far riferimento ad una sede collettiva, anche se questa non è necessariamente lo stato nazionale.
Definizione generale di politica
La definizione generale di politica è: l'insieme delle attività, svolte da singoli o più soggetti individuali o collettivi, caratterizzate da potere, comando e conflitto, ma anche da partecipazione, cooperazione e consenso, inerenti al funzionamento della collettività alla quale compete la responsabilità primaria del controllo della violenza. Più sinteticamente possiamo dire che la politica riguarda la gestione della collettività responsabile dell'ordine pacifico.
Le tre facce della politica
In inglese non c'è un solo termine per indicare la politica ma 3:
- Policy (la politica nella società) non solo conquista del potere quindi viene definito come "azioni concrete". Corrisponde alle politiche pubbliche, cioè sfere che si rivolgono ad un determinato settore della vita umana che va a regolare. Abbiamo un approccio che si concentra su come vengono prese le decisioni, i loro effetti, quindi è lo studio dei processi decisionali e delle conseguenze. Dal punto di vista della scienza politica studiare le politiche significa, innanzitutto, analizzarne i contenuti e mettere in luce la distribuzione di costi e benefici che comportano. Si parla di ciclo delle politiche pubbliche nel quale ci saranno attori diversi e prevede diverse fasi.
- Politics (problema del potere e delle istituzioni) è la sfera del potere, la sua distribuzione e trasmissione; elezioni, partiti, comportamento di voto quindi tutto quello che riguarda la competizione per il potere e i regimi politici, cioè l'architettura. Tutto questo può esser studiato attraverso diversi approcci, come tenendo conto del tempo, dello spazio, attraverso un focus sugli attori individuali o collettivo oppure ancora attraverso un processo formale o informale. Principalmente lo studio del potere si può articolare su due piani fondamentali:
- Il primo che analizza l'architettura del potere, ovvero i regimi politici.
- Il secondo che studia gli attori che operano all'interno di questi e i processi che vi si svolgono.
- Polity (problema della comunità politica organizzata), in parte riguarda il territorio su cui agisce la politica ma non solo quello perché all'interno di uno stesso territorio non tutti sono cittadini. Riguarda la definizione dell'identità e dei confini della comunità politica; al mutare dei confini corrisponde anche un cambiamento della polity perché cambiando il territorio e la comunità politica, cambia anche l'ambito di vigenza dell'autorità politica (es: quando la Slovacchia si è staccata dalla Cecoslovacchia le decisioni prese a Praga dal governo non hanno più avuto efficacia nei territori slovacchi). Questa faccia della politica riguarda quindi anche la definizione della comunità politica. Tutti questi aspetti rientrano nella sfera della polity: che può essere chiusa o aperta (es. ius soli), stato nazione o multinazionale, con un senso di appartenenza orizzontale (cittadini) o legami di appartenenza verticale (sudditi), centralizzata o decentralizzata, interna o internazionale.
Le fasi della ricerca
La scienza politica affronta lo studio della politica con un processo scientifico che ha diverse fasi, così come accade nelle scienze dure. Da un punto di vista generale abbiamo un metodo deduttivo, cioè abbiamo già delle teorie esistenti a partire dalle quali dobbiamo generare delle ipotesi che vanno falsificate; attraverso un'analisi empirica si arriva a dei risultati che ci permettono di dare un proprio contributo.
Tutto parte da un quesito di ricerca che non è un'ipotesi ma una domanda, quanto più generale possibile; la ricerca deve essere fattibile e deve servire a qualcosa, dunque diversi sono i criteri per la formulazione di essa come l'interesse, la rilevanza del tema, la conoscenza della letteratura, una formulazione empiricamente precisa (la domanda non deve essere vaga e mette in connessione due fenomeni) e la controllabilità empirica della formulazione stessa. La scienza politica parte da una domanda di ricerca generale e passa, come secondo step, ad un processo definitorio, quello della concettualizzazione, dunque a quali contesti e oggetti dell'esistenza posso applicare la mia definizione, fase importantissima perché connette il fenomeno che voglio studiare agli oggetti. Una volta definiti i concetti posso passare da una fase concettuale ad una empirica, procedendo alla raccolta dei dati ma l'elemento centrale resta comunque quello definitorio.
Elemento fondamentale nella concettualizzazione è di comprensione del fatto che il concetto, secondo Ogden e Richards, è costituito da 3 parti, richiamandosi alla figura di in un triangolo: "triangolo del concetto" dove bisogna connettere bene i 3 elementi, cioè termine (parola del concetto che stiamo per definire), significato e oggetto. Questo triangolo del concetto viene ripreso anche da Sartori. Secondo Sartori quella della concettualizzazione è una fase decisiva e per dimostrarlo fa riferimento al filosofo Porfirio e alla sua scala di astrazione: la definizione di una determinata cosa (es. partito politico) contiene poche caratteristiche che si possano applicare ad un numero infinito di oggetti; potrei però anche definire meglio questo concetto, facendo ad esempio riferimento ai partiti politici di destra, aggiungendo, quindi, una caratteristica che distingue la mia definizione, riducendo il mio campo di ricerca. Aggiungendo, via via, ulteriori caratteristiche, come partito di destra antisistema, al termine di questa scala do molte caratteristiche allo studio riducendo l'oggetto stesso; dunque, pur essendo partito da uno studio generalissimo arrivo ad uno studio "di caso".
In questo processo ritroviamo le dimensioni e le caratteristiche essenziali che precisano e delimitano la connotazione del concetto empirico, ma anche la denotazione, ovvero l'estensione empirica posseduta dal concetto in esame, cioè gli oggetti ai quali la definizione si applica. Questa fase è decisiva per tutto il processo di ricerca e più vado avanti nell'analisi, minore sarà la denotazione perché specifico le connotazioni, andando di conseguenza a ridurre la denotazione. Definiti i concetti si va all'operazionalizzazione.
La maggior parte dei concetti usati nella scienza politica non sono direttamente osservabili, infatti c'è necessità di intervenire per riempire il "percorso" tra significato di un concetto e i suoi riferimenti empirici. L'operazionalizzazione indica una serie di passaggi che ci permettono di andare dal concetto alle variabili: quindi di spacchettare il concetto iniziale in una serie di dimensioni e, ad ognuna di esse, di associare una o più indicatori che permettano di arrivare al dato empirico. Proprio dagli indicatori si arriva alle variabili; l'indicatore ha una parte corretta (indicante) ma anche una estranea al concetto per questo è utile non fermarsi ad un singolo indicatore ma a diversi che ci consentano di arrivare ad una operazionalizzazione efficace. Il passaggio dall'indicatore alla variabile ci porta dall'identificazione dell'aspetto da misurare alla misurazione concreta. Una volta raccolti i dati si può iniziare a descrivere il fenomeno oggetto di studio, dunque sto descrivendo un fenomeno sulla base dei dati, attraverso le classificazioni (mettere insieme i dati sulla base di un criterio distintivo) e le tipologie (classificazione multidimensionale perché si basa almeno su due criteri distintivi).
Per classificare nel corretto modo ci sono 3 elementi di cui tener conto:
- Rilevanza dei criteri distintivi che scegliamo
- Esclusività, ossia non deve esistere il caso di un oggetto che sta contemporaneamente in due categorie diverse, dunque la classificazione deve essere formulata in modo che ogni oggetto deve appartenere solo ad una classe
- Esaustività, (tutti gli oggetti hanno una loro classe) le classi che scaturiscono dall'azione di classificazione devono comprendere tutti gli oggetti entro il fenomeno più generale
Possibilità di fare la descrizione di un fenomeno è quello di far riferimento ad una cosa simile all'idealtipo di Weber, che associa una serie di caratteristiche ad un oggetto sapendo che nessun oggetto della realtà sarà mai come l'idealtipo; ciò viene utilizzato particolarmente anche in scienza politica. Quando parliamo di raccolta dei dati facciamo riferimento a dati che si raccolgono da diverse fonti, primarie e/o secondarie. Possiamo distinguere tra diversi tipi di variabili che cambiano in base alle possibilità di comparazione e alle operazioni matematiche che possono essere svolte:
- Dicotomiche (due categorie, si associa sempre ad una numerazione binaria)
- Categoriali (es. colore degli occhi)
- Ordinali (qui la gerarchia è possibile; es. istruzione, la differenza ad esempio che si può fare tra un laureato e un dottorando in questi termini)
- Cardinali (es. età. Mi permettono non solo di stabilire un ordine ma anche capire che distanza c'è tra le variabili esaminate).
Tanto più la variabile è misurabile tanto più posso farci operazioni matematiche su, cosa che non accade nel caso di quelle dicotomiche e categoriali. L'ultima fase del processo è quella esplicativa, per rispondere alla domanda di ricerca che abbiamo formulato all'inizio, caratterizzata dalla formulazione delle ipotesi. Le ipotesi sono più specifiche perché riguardano una relazione tra una variabile dipendente ed una indipendente (fenomeno che pensiamo possa spiegare la variabile dipendente); Le ipotesi sono formulate attraverso un'associazione tra i due tipi di variabili. I fenomeni però sono complessi, quindi, spesso dobbiamo far riferimento a molte variabili indipendenti. Abbiamo quindi le variabili interventi o di controllo che contribuiscono a spiegare meglio la variabile dipendente. Studiando la relazione tra le variabili puntiamo ad arrivare a poter dire che la variabile indipendente produce un effetto su quella dipendente quando la probabilità o il valore di quella dipendente cambia a seconda di quella indipendente. All'interno di questa relazione dobbiamo accertare:
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