La democrazia
La democrazia è l'esito di un processo che potremmo definire bimillenario (già Atene), ma concretamente è nuovo. Due caratteristiche fondamentali sono le sue istituzioni e le norme che regolano la vita politica.
Istituzioni fondamentali
L'istituzione fondamentale di una democrazia è l'assemblea rappresentativa. La questione della rappresentanza è estremamente importante: in un sistema democratico deve avvenire attraverso un voto libero (no costrizioni, quindi anche segreto), uguale (i voti pesano uguale), universale (nessuna suddivisione es. nell'ancien régime si votava per "stato" quindi nobiltà, clero e terzo stato). Ci dev'essere inoltre il suffragio universale, ma anche leggi che garantiscano questo diritto: in alcuni paesi nonostante il suffragio universale non c'è un vero voto libero (democrazie illiberali).
L'assemblea rappresentativa è l'unica che può legittimare un governo con un voto, rendendolo responsabile di fronte al parlamento e rimanendo in carica fino a quando ha la fiducia. Un governo può entrare in carica anche senza una fiducia esplicita: in alcuni paesi (es. monarchie scandinave) il capo di stato conferisce l'incarico e si presuppone che non abbia bisogno della fiducia esplicita, ma è sempre soggetto alla possibilità di essere sfiduciato (voto implicito).
Il suffragio è condizione necessaria ma non sufficiente per la democrazia; altra caratteristica è quella di essere una società libera: garantiti i diritti di organizzazione, partecipazione alle elezioni, parola, espressione ed organizzazione.
Le ondate di democratizzazione secondo Samuel Huntington
Samuel Huntington ha teorizzato tre ondate di democratizzazione, a cui corrispondono i relativi reflussi:
- Metà '800-1920s: prime democrazie in Occidente portano suffragio universale e multipartitismo (scossa al sistema dei partiti dato che anche le classi più povere hanno diritto di voto). L'apice si raggiunge subito dopo la prima guerra mondiale: prima degli anni '20 si parla di regimi liberali (suffragio ristretto, governo responsabile nei confronti del sovrano e non del parlamento), solo dopo di democrazie. Poi si ebbe il reflusso (20-'40): regimi fascisti, nazisti e comunisti. Le ragioni della prima ondata derivano da un processo di mobilitazione della società (modernizzazione): istruzione primaria di massa, urbanizzazione, industrializzazione... processi economico-culturali che hanno prodotto assieme ad alcuni imprenditori politici (socialisti e cristiano-democratici più borghesi illuminati) una piena liberalizzazione. La guerra fu un elemento che favorì la democratizzazione ma anche il reflusso.
- '40-'60: dopo la seconda guerra mondiale i paesi Europei tornano democratici e la decolonizzazione favorì la nascita di nuove democrazie. Secondo reflusso ('60-'70) in America Latina, estremo oriente (Corea, Tailandia), Africa con i regimi militari.
- '70-oggi: primi accenni da metà anni '70 con America Latina, Spagna, Grecia, Portogallo e poi il blocco sovietico. Possiamo ipotizzare che il terzo reflusso lo stiamo vivendo ora. Le ragioni della terza ondata stanno in due fenomeni: uno tecnologico legato alla diffusione dei mass media (paesi non più isolati); un altro legato al cambiamento della chiesa cattolica che interrompe la collaborazione con i regimi dopo il Concilio Vaticano II, si apre alla società e a una religiosità non ritualistica, a favore di una fede vissuta prima interiormente.
La strada verso la democrazia
La strada verso la democrazia può essere illustrata attraverso l'esempio della scatola di Dahl, secondo cui partendo da una situazione di completa chiusura si aprono tre possibilità:
- Allargamento prima della competizione (libertà) e poi del suffragio (es. Parlamento britannico progressivamente concede sempre maggiori libertà ai cittadini ma il suffragio universale arriva solo dopo).
- Allargamento prima del suffragio e poi della competizione (es. Germania unita allarga il suffragio ma solo dopo si apre al multipartitismo. Infatti inizialmente partiti cattolici e socialisti sono fuorilegge).
- Allargamento contemporaneo di competizione e suffragio (es. Francia con la rivoluzione. Passaggi così bruschi però generano instabilità che in Francia è sistemica: prima repubblica, restaurazione, monarchia liberale 1830, seconda repubblica, secondo impero, terza repubblica, regime di Vichy, quarta e quinta repubblica).
Modelli di democrazia di Lijphart
Arend Lijphart nel suo scritto modelli di democrazia propone due modelli fondamentali delle democrazie contemporanee:
- Democrazia di tipo Westminster o maggioritario (sul modello britannico).
- Democrazia consensuale (sul modello tedesco).
Questi modelli declinano in modo diverso alcuni parametri:
Democrazia maggioritaria
- Sistema partitico: bipartitico. Un contesto bipartitico dipende dal sistema elettorale, che solitamente in queste democrazie è maggioritario.
- Sistema elettorale: maggioritario, es. Gran Bretagna maggioritario uninominale a turno unico (first past the post), ovvero il primo classificato vince il seggio, indipendentemente dalla percentuale di voti ottenuta. Questo sistema tende a premiare i partiti maggiori.
- Tipo di governo: la fusione governo-parlamento è possibile perché il governo è monopartitico e quindi più forte perché la conflittualità è limitata.
- Rapporto esecutivo-legislativo: preminenza dell'esecutivo; il governo ha il controllo dell'attività legislativa e le camere hanno solo funzione tribunizia per il confronto con l'opposizione e di controllo dell'operato del governo.
- Rappresentanza degli interessi: pluralismo dei gruppi di pressione, ovvero non c'è un collegamento organico tra questi gruppi e il governo, che competono per avere l'attenzione e l'influenza su di esso.
- Ripartizione territoriale del potere: governo accentrato e unitario.
- Potere legislativo: parlamento unicamerale.
- Emendabilità della costituzione: flessibile (es. nel caso britannico non c'è nemmeno una costituzione ma un corpus costituzionale, ovvero una serie di atti del parlamento che hanno definito l'assetto istituzionale).
- Controllo costituzionale: assente.
- Banca centrale: dipendente.
L'assetto britannico oggi non corrisponde più all'archetipo della democrazia maggioritaria in quanto negli ultimi anni sono state introdotte importanti riforme (cambiamento nella composizione della camera dei Lord e alta corte).
Modello consensuale
- Sistema partitico: multipartitico, riflesso di una società disomogenea e che tiene conto delle minoranze.
- Sistema elettorale: proporzionale.
- Relazioni esecutivo-legislativo: parità, rapporto dialettico. Es. in Germania il dominio dell'esecutivo sul parlamento sarebbe visto con molto sospetto.
- Tipo di governo: governo di coalizione, frutto di accordi, compromessi e maggiori tensioni (maggioranze sovrabbondanti e non coalizioni minime vincenti).
- Rappresentanza degli interessi: rapporto organico con il governo, lavorando di concerto.
- Ripartizione territoriale del paese: federalismo e governo decentrato.
- Potere legislativo: parlamento bicamerale funzionale, nella seconda camera, all'espressione delle differenze territoriali.
- Emendabilità della costituzione: costituzione rigida. Dato che la società è meno omogenea e potenzialmente più conflittuale, sono necessari dei meccanismi per mantenere la coesione sociale.
- Controllo di costituzionalità: controllo costituzionale sistematico attuato da un'istituzione giudiziaria.
- Banca centrale: indipendente.
Il modello di democrazia consensuale include anche quello delle democrazie consociative, implementata in paesi fortemente divisi i cui conflitti rischiarono di portare al collasso il paese. Per questo le élite, soprattutto quelle dei maggiori partiti che potevano dare vita a forti contrapposizioni, decidono di contenere il conflitto. Quattro esempi:
- Austria seconda metà anni '30 conflitti tra i neri (popolari + cattolici molto conservatori + neonazisti) e rossi (socialisti).
- Paesi Bassi (inventano consociativismo), divisi su molte linee di frattura (laico vs confessionale, laici tra liberali vs socialisti, confessionali tra protestanti e cattolici...).
- Belgio divisione socio-economica e linguistica che ha provocato tensioni che esplodono negli anni '60 da portare quasi alla separazione.
- Svizzera, democrazia più divisa al mondo: divisione linguistica, socio-economica e religiosa (guerra civile a metà ottocento non tale da portare al collasso il paese ma da generare cambiamenti costituzionali).
Il risultato di queste situazioni, dopo la 2GM, è un sistema elettorale il più proporzionale possibile al fine di dare voce alle minoranze (fine '800 passaggio storico importante da sistemi maggioritari a proporzionali). L'Olanda è un esempio di ciò in quanto la soglia di sbarramento per ottenere un seggio è minima e la magnitudo (dimensione del collegio elettorale) è massima perché c'è un solo collegio nazionale. Un sistema proporzionale in una società così divisa porta spesso a sistemi multipartitici (legge di Duverger: un sistema elettorale maggioritario tende a produrre un sistema bipartitico mentre un sistema proporzionale tende a produrre un sistema multipartitico. È generalmente accettato da tutti gli studiosi come la legge ferrea dell'oligarchia di Michaels). Essendoci molti partiti si producono spesso maggioranze sovrabbondanti. I rapporti con i gruppi di interesse sono organici per risolvere questioni importanti.
I partiti
Un partito è un'organizzazione complessa che concorre alle elezioni per occupare poi cariche di governo. La principale differenza tra un partito e una qualsiasi altra organizzazione è il fatto che i primi si presentano alle elezioni. Ci sono anche partiti che non si presentano alle elezioni perché ne contestano la legittimità (in regimi), non sono pronti al successo elettorale... ma ogni partito o movimento che si presenta alle elezioni è un partito.
Classificazione dei partiti secondo Duverger
Ne "i partiti politici" di Duverger (1951) vengono classificati i vari tipi di partito, distinti in base alla loro organizzazione, data dal tipo di unità di base che hanno, ovvero la struttura territoriale su cui si basa l'impalcatura del partito:
- Partito di quadri/di notabili/di comitato: i comitati sono strutture temporanee che si attivano solo in vista di elezioni. È una struttura tipica dei primi "partiti" ottocenteschi, quando dato il suffragio ristretto si sfruttava la rete di conoscenze di notabili (chi poteva votare e formava i comitati elettorali) per entrare in Parlamento. In quella fase i "partiti" si formavano post-elezione, in base alle visioni comuni dei candidati eletti (per questo vengono chiamati di origine interna, perché nascono dalle relazioni degli eletti). Questo modello di organizzazione è presente anche attualmente, ad esempio partiti nati dalla scissione all'interno del parlamento o i partiti statunitensi [unità di base è la rete di contatti dei notabili].
- Partiti di massa/di sezione: tipica dei partiti socialisti, è strutturata in forma piramidale (bottom up) atta alla raccolta di consenso, socializzazione e finanziamenti attraverso l'introduzione della tessera elettorale (che testimoniava un investimento anche emotivo nel partito). È quindi un'organizzazione di origine esterna perché la comunione dei fini nasce all'esterno del Parlamento [unità di base è il territorio].
- I partiti confessionali avevano una struttura più confederata tramite le associazioni cattoliche. I partiti di quadri si sono poi evoluti riproducendo la stessa architettura dei partiti socialisti.
- Modello fondato sulla milizia: peculiare dei partiti fascisti e nazisti, basata su un corpo militare fortemente gerarchizzato e votato allo scontro fisico. Oggi questi partiti non ci sono più (almeno in Europa occidentale) [unità di base è l'organizzazione paramilitare].
- Modello della cellula: modellato sui partiti comunisti, prevede una certa segretezza e un sistema a compartimenti stagni (cellule) perché vive in una situazione di semi-illegalità, quindi se viene scoperta una cellula non vengono scoperte tutte le altre (sistema top down) [unità di base sono i luoghi strategici dove deve nascere la rivoluzione].
Secondo lo schema di Duverger l'apogeo dei partiti di massa si verificò negli anni '50-'60, anni di grande consenso nei confronti dei partiti e di attaccamento affettivo nei loro confronti (l'identificazione di partito). L'elettore dava quindi un voto convinto al partito più vicino, al contrario di oggi che un voto lo si dà giusto per votare o contribuire alla sconfitta di qualcun altro. Questo si riflette anche nella partecipazione elettorale, che a partire dagli anni '60 è andata costantemente calando fino a stabilizzarsi oggi sui minimi storici.
A quei tempi c'era però anche una componente diffidente dei partiti a causa dell'esperienza dei totalitarismi: ad esempio in Italia il fronte dell'uomo qualunque, giornale fondato a Roma nel 1944 dal commediografo Guglielmo Giannini, poi diventato movimento e partito. Il suo simbolo era un uomo schiacciato da una pressa che rappresentava la burocrazia, lo stato e i partiti. L'uomo qualunque voleva solo farsi la propria vita, ma a causa del cosiddetto "vento del nord" (politicizzazione della vita derivata dal Nord Italia e da quei partiti che avevano contribuito alla resistenza) non era possibile. Questo partito promuoveva l'idea per cui per mandare avanti l'Italia ci volesse solamente un buon ragioniere e ottenne un successo significativo alle prime elezioni politiche, specialmente al sud.
Il fronte dell'uomo qualunque fu un esempio di antipolitica, che può trovare vincoli espressivi (come oggi partiti estremisti o populisti), diversa dall'apatia politica, ovvero l'indifferenza che alimenta il non voto.
Il partito di massa era però il figlio della rivoluzione industriale, e una volta giunti alla società post-industriale si trasformarono. Nel 1966 Kirchheimer identificò la trasformazione da partiti di massa a partiti pigliatutto per tre fattori:
- Economico, per cui la rivoluzione industriale produsse prosperità a vantaggio delle classi lavoratrici.
- Sociale, ovvero la secolarizzazione, per cui a partire dagli anni '60 ci si allontanò dalla chiesa. Questo valse in qualche modo anche per il mondo comunista (disincantamento del mondo perché fallisce il progetto della società utopica).
- Tecnologico per la diffusione della televisione che consentì ai leader di partito di rivolgersi direttamente al pubblico, autonomizzandosi rispetto ai partiti. In questo modo cambia anche il ruolo del tesserato: non è più il terminale dell'informazione di partito che poi la diffonde al suo contesto sociale.
Dati questi tre cambiamenti i partiti di massa non riuscivano più ad avere solide basi ideologiche ed elettori per raccogliere consenso, in quanto hanno allargato il loro messaggio a più attori possibile.
Cinque cambiamenti dei partiti: diminuzione della forza attrattiva delle ideologie, abbandono del riferimento esclusivo ad una particolare componente sociale, diversificazione dei rapporti con i gruppi di interesse, autonomizzazione della leadership nei confronti degli organi direttivi di partito, diminuzione del ruolo dell'iscritto.
Partiti cartello secondo Katz e Mair
Secondo Katz e Mair il partito pigliatutto si trasformò un'altra volta in partito cartello. Questo concetto ha a che fare con il rapporto tra società, partito e stato. Nell'epoca dei partiti di massa i partiti fungevano da ponte tra la società e lo stato, ma a partire dagli anni '80 iniziarono a perdere tesserati a causa della perdita di attaccamento dovuto alla trasformazione in partiti pigliatutto e alla nascita di due nuove famiglie politiche dei verdi e dell'estrema destra. I tesserati erano la principale fonte di finanziamento, e stava diminuendo proprio quando i costi dell'organizzazione del partito (e della transizione tecnologica) stavano aumentando. I partiti decisero dunque di farsi finanziare dallo stato, avvicinandosi ad esso in quanto indispensabile per la loro sopravvivenza e per far funzionare le loro rappresentanze nelle istituzioni. Il partito è sempre più interessato ai finanziamenti dello stato e si indeboliscono i rapporti con la società: i partiti diventano così delle agenzie pubbliche, ovvero strutture a cui lo stato delega il momento elettorale. Si nota anche una generale convergenza delle politiche dei partiti mainstream.
Questo percorso ha portato i partiti al loro declino: oggi le opinioni dei cittadini sui partiti sono molto negative soprattutto in Italia, Francia e Germania, i migliori sono Olanda e Norvegia. Oltre al processo di inter-penetrazione tra partiti e stato, un'altra motivazione per il declino dei partiti è l'autonomizzazione della leadership (e personalizzazione dei partiti, quindi importanza sempre maggiore della leadership).
Altro elemento dell'analisi di Katz and Mair sono le tre facce dei partiti, che aiutano a spiegare la loro evoluzione:
- Party on the ground (partito nel territorio: sezioni, unità di base).
- Party in central office (struttura centrale es. Nazareno per il PD).
- Party in public office (eletti).
Due facce situate a livello centrale e una a livello periferico. All'epoca dei partiti di massa i militanti di partito...
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