Definizione di scienza politica
Scienza politica è una delle tre principali branche dello studio dei fenomeni politici (accanto a teoria politica e relazioni internazionali) che tratta le strutture politiche interne e i processi.
Obiettivo principale
Descrivere, spiegare, predire similitudini e differenze tra sistemi politici (paesi, regioni) o sistemi politici sovranazionali (imperi, UE, etc.).
Tramite
- Analisi intensiva (pochi casi) o estensiva (molti casi)
- Approccio sincronico o diacronico
- Dati quantitativi o qualitativi
La scienza politica è un'attività umana relativa al prendere decisioni pubbliche imperative.
Pubbliche: le decisioni riguardano l’intera società e si applicano a chiunque sia dotato di una data cittadinanza e/o viva in uno specifico territorio.
Imperative: il governo che prende le decisioni è dotato dell’autorità per renderle vincolanti e obbligatorie e può sanzionare chi non le rispetta.
La politica
- Potere di prendere decisioni
- Esercitare il potere
- Competizione per il potere e per il suo utilizzo
Importanti interrogativi
- Quali decisioni vengono prese: in democrazia i cittadini sono direttamente coinvolti (elezioni o referendum); se scontenti, possono protestare – manifestazioni, petizioni, lettere o votare in modo diverso alle prossime elezioni. In altri regimi, autoritari o totalitari, gli individui sono esclusi dalle decisioni.
- Come vengono prese: in democrazia i cittadini sono direttamente coinvolti (elezioni o referendum); se scontenti, possono protestare – manifestazioni, petizioni, lettere o votare in modo diverso alle prossime elezioni, in altri regimi, autoritari o totalitari, gli individui sono esclusi dalle decisioni.
- Chi le prende: individui o gruppi che hanno acquisito il potere con mezzi pacifici/democratici oppure violenti.
Punti chiave
Presa di decisioni pubbliche imperative; la politica è l'attività umana relativa all'acquisizione di potere, alla presa di decisioni ed esercitarlo; è il conflitto o la competizione per il potere e il suo impiego.
Chi decide che cosa e come è importante per la vita della società.
Che cos’è la scienza politica?
Questioni empiriche
- Tratta quali forme di partecipazione la gente sceglie di utilizzare.
- Disciplina empirica e neutrale rispetto ai valori, analizza i fenomeni politici come appaiono nel mondo reale e tratta le interazioni all’interno dei sistemi politici.
- Rapporti di forza tra individui, gruppi e organizzazioni, classi, istituzioni all’interno dei sistemi politici; l’interesse finale sono le configurazioni di potere all’interno di sistemi sovrani.
Include 3 tradizioni
- Studio dei singoli paesi: riguardava lo studio di sistemi politici al di fuori degli USA, esaminati separatamente e con un’eventuale piccola comparazione; significava soprattutto studiare paesi stranieri.
- Metodologica: stabilisce regole e standard dell’analisi comparata. Considera come le analisi comparate dovrebbero essere svolte per favorire l’accumulazione descrittiva di informazioni, la spiegazione e la predizione; si interessa di analisi logiche, concettuali e statistiche.
- Analitica: combina sostanza e metodo empirici, l’interesse è l’identificazione e spiegazione di differenze e similitudini tra diversi paesi e le loro istituzioni, attori e processi tramite la comparazione sistemica. Obiettivo esplicativo identificare spiegazioni nella forma di “quasi leggi”. Si utilizza l’ultimo approccio.
La scienza politica è una combinazione di oggetto e metodo, implica l’analisi di similitudini e differenze tra i casi.
Cosa fa la scienza politica?
- Descrive il mondo reale e stabilisce classificazioni e tipologie (es. classifica i diversi tipi di sistemi elettorali).
- Spiega differenze e similitudini.
- Formula predizioni.
Non è sperimentale! Nelle scienze sociali bisogna osservare casi differenti (paesi o regioni) con differenti livelli di povertà per verificare se vi sia o meno un’associazione tra povertà e violenza.
Punti chiave
- La scienza politica è una delle tre principali branche dello studio dei fenomeni politici, assieme alle relazioni internazionali e alle teoria politica.
- È una scienza empirica politica interna che studia principalmente i sistemi politici.
- Gli obiettivi della scienza politica sono: descrivere differenze e somiglianze tra i sistemi politici e le loro caratteristiche; spiegare queste differenze; predire quali fattori possono causare esiti simili o differenti.
L’oggetto della scienza politica
Si può comparare:
- Sistemi politici nazionali
- Sistemi politici non nazionali, sistemi politici regionali sub-nazionali oppure unità sovranazionali (regioni: Europa Occidentale, Nord America, America Latina; imperi: ottomano, russo, cinese; organizzazioni internazionali: UE, NAFTA; tipi di sistemi politici o unità geografiche: tra regimi democratici e autoritari in base alle prestazioni economiche)
- Elementi singoli o componenti del sistema politico, struttura dei parlamenti, governi regionali, finanze dei partiti o dei sindacati, politiche pubbliche.
Specifica attenzione a processi politici domestici tramite analisi empirica di strutture interne, attori e processi.
Prima della seconda guerra mondiale
La scienza politica era interessata all’analisi dello stato e delle sue istituzioni, tramite l’analisi di testi costituzionali, documenti legali e giurisprudenza e si concentrava sull’Europa Occidentale e Nord America, dove per primo si svilupparono le istituzioni.
Prima svolta: rivoluzione comportamentista
Tra gli anni ’20 e ’60 del XX secolo, sposta l’oggetto di studio della scienza politica al di fuori delle istituzioni. Porta una maggiore attenzione ai nuovi casi e a un rigetto dell’esclusiva attenzione per l’Occidente e il mondo sviluppato. L’ascesa di regimi comunisti in Europa centrale, il crollo della democrazia in Europa e l’instaurazione di dittature fasciste, dimostrarono l’esistenza di altri tipi di ordine politico, che era necessario capire e spiegare.
Dagli anni ’60, politici comparatisti europei misero in dubbio la “supremazia” delle democrazie di stampo anglosassone (istituzioni maggioritarie e culture omogenee) affermando che anche altre forme di democrazia erano praticabili (pratiche politiche alternative alle istituzioni).
L’allargamento della copertura geografica e delle esperienze storiche ebbe diverse conseguenze:
- Incrementa la varietà di sistemi politici
- Concentrazione su agenzie diverse dalle istituzioni (partiti, gruppi di interesse), sul ruolo delle organizzazioni della società civile, dell’opinione pubblica, dei movimenti sociali.
- Introduzione di una nuova metodologia
- Importato il funzionalismo sistemico
Scopo: elaborare un corpo concettuale capace di racchiudere la diversità dei casi. Inoltre, ci si rese conto che i “concetti occidentali” avevano un significato differente in altre parti del mondo. L’analisi dei nuovi casi provocò l’abbandono dell’enfasi sulle istituzioni e sullo stato per la necessità di categorie più generali e universali.
Contro-reazione al funzionalismo sistemico
- Spostamento dell’attenzione sostanziale
- Restringimento della portata geografica
- Cambio della metodologia
- Svolta teorica, maggiore attenzione alla razionalità degli attori e alle loro strategie
Ritorno del primato dello Stato e delle sue istituzioni, definite come insiemi di regole, procedure e norme sociali, sono dotate di autonomia e sono gli attori più importanti poiché definiscono opportunità e limiti entro i quali gli individui formulano le proprie preferenze.
Al posto di teorie universalistiche generali, sono preferite teorie contestualizzate e contingenti (medio raggio) basate sui vantaggi di studi di caso o di analisi più profonde su pochi paesi. Tuttavia, il funzionalismo sistemico non dimentica le istituzioni, ma le trasferisce in nozioni più astratte di ruolo, struttura e funzioni.
La contro-reazione a comparazioni su larga scala portò ad un cambiamento metodologico basato su pochi casi. Oggi è criticato perché non consente di testare l’impatto di un grande numero di fattori e quindi era impossibile analizzare rari fenomeni sociali.
Seconda svolta: fine anni ’80
Rafforzato il posto delle istituzioni e maggiore influenza della teoria della scelta razionale. Idea di base: gli attori sono razionali, quindi possono ordinare le opzioni alternative dalla preferita alla meno e perseguire la massimizzazione delle preferenze.
Oggi, questa teoria ha assunto diverse forme e livelli di formalizzazione: dalle applicazioni dure della teoria dei giochi a versioni più morbide in cui gli assunti di base sono mantenuti e non c’è teorizzazione formale.
Punti chiave
- La scienza politica non si limita alla comparazione dei sistemi politici nazionali, ma include altre unità come le regioni sub nazionali e sovranazionali, le organizzazioni internazionali, singoli attori politici, processi e policy.
- Con l'ampliamento del numero dei “casi” il bisogno di concetti più generali che potessero “viaggiare” oltre i confini dei paesi occidentali ha portato a uno spostamento del centro di attenzione sulle funzioni più che sulle istituzioni.
- Negli ultimi due decenni, tuttavia, la reazione contro le analisi eccessivamente astratte e generali ha favorito lo sviluppo di grounded theory, circoscritte nello spazio e nel tempo.
- Come la rivoluzione comportamentista, anche la scelta razionale mira a una teoria della politica generale e unificata, applicabile in tutti i periodi e i luoghi. Questo paradigma è stato importato nella scienza politica dall'economia e sottolinea il ruolo delle istituzioni.
- La scienza politica include come oggetto di studio tutte le caratteristiche del sistema politico e recentemente ha spostato la propria attenzione verso l'interazione fra diversi sistemi politici, avvicinandosi alle relazioni internazionali.
Il metodo della scienza politica
Come avviene la comparazione.
La scienza politica non utilizza un metodo specifico per 4 motivi:
- I. Il metodo applicato dipende dalla domanda di ricerca. Prima si considera il problema e si formula la domanda di ricerca, poi si cercano dati e metodi più appropriati per l’analisi; la scelta dei casi dipende estensivi intensivi, sincronici o diacronici.
- II. Le dimensioni della comparazione possono essere diverse:
- Comparazione spaziale
- Comparazione funzionale
- Comparazione longitudinale
- III. Le unità di analisi possono essere diverse, “che cosa si compara” può riguardare sistemi politici, singoli attori, istituzioni, processi e tendenze.
- IV. I disegni di ricerca comparati possono focalizzarsi sia sulle similitudini sia sulle differenze. Per spiegare esiti simili, cerchiamo fattori comuni. Per spiegare casi molto diversi, si utilizza il metodo della differenza.
La rivoluzione comportamentista portò ad un aumento dei casi che richiedeva un maggiore sforzo di raccolta dei dati, ma anche il bisogno di garantire la comparabilità fra diversi indicatori e di un linguaggio più generale della ricerca attento alla quantità. Il crescente numero di casi e la quantificazione degli indicatori favorirono lo sviluppo di tecniche statistiche più sofisticate, che divennero il metodo dominante.
Il principale effetto fu distogliere l’attenzione dai casi e spostarla sulle variabili. Disegni di ricerca estensivi, con molti casi e poche variabili, in cui i concetti divennero sempre più astratti e l’analisi si riferiva a relazioni astratte fra variabili.
Di recente, si è tornati a disegni di ricerca con pochi casi. Questo mutamento metodologico evidenzia i vantaggi dello studio di pochi casi: le comparazioni con “N piccolo” consentono analisi in profondità in cui configurazioni o combinazioni di fattori vengono privilegiati nella costruzione delle spiegazioni.
Per molto tempo, gli unici dati disponibili erano raccolti mediante statistiche ufficiali.
La statistica iniziò a svilupparsi durante la formazione dei moderni stati-nazione mercantili europei e fiorì nel corso del XIX secolo. In quel periodo, si sviluppò anche lo stato-nazione, aumentò il suo intervento nella società e nell’economia (welfare state). Per operare, gli stati avevano bisogno di migliorare la loro conoscenza della società e dell’economia che dovevano regolare e governare. = miglioramento di metodi e tecniche per acquisire informazioni.
Il più importante passo avanti è stata l’organizzazione di regolari censimenti e la pubblicazione periodica dell’annuario statistico. Questi dati aggregati (ecologici), in quanto disponibili a livello territoriale, un esempio tipico sono i risultati delle elezioni, tassi di disoccupazione, densità della popolazione e condizioni di impiego in un dato settore.
Con la rivoluzione comportamentista, cambia l’approccio alla raccolta dati
- I ricercatori scientifici diventano più scettici riguardo alle statistiche ufficiali, perché suscettibili di manipolazione. Ciò ha portato alla creazione di grandi insiemi di dati da parte di ricercatori universitari indipendenti dalla politica.
- Le statistiche ufficiali non contengono tutte le variabili di interesse per i ricercatori, non sono presenti informazioni sugli attori politici (e se vi sono, potrebbero essere manipolate). Inoltre, non includono informazioni su valori, opinioni, atteggiamenti e credenze degli individui, competenze e fiducia nelle istituzioni politiche… Altro svantaggio è il fatto che i dati censuari riguardano soprattutto i capifamiglia, piuttosto che gli individui.
- Con la rivoluzione comportamentista sono stati introdotti i sondaggi per raccogliere dati individuali, in opposizione ai dati aggregati.
- La raccolta di dati individuali comprende insiemi di dati molto grandi, che può essere trattato solo con la computerizzazione delle scienze sociali. La computerizzazione ha messo questo tipo di analisi alla portata di tutti i ricercatori, prima attraverso sistemi di elaborazione e poi attraverso personal computer e software statistici.
Nel 1950 Robinson pubblica l’articolo “fallacia ecologica” in cui mise in discussione l’assunto che le correlazioni osservate a livello di unità aggregate potevano essere inferite a livello individuale.
I problemi di inferenza ecologica sorgevano nel tentativo di trarre conclusioni raggiunte sulla base di analisi con unità territoriali. Ciò che è vero a livello aggregato non è per forza vero a livello individuale. Es: Robinson dimostrò, con la lettura di dati aggregati, che esisteva una forte correlazione tra razza e livelli di alfabetizzazione, la quale veniva meno impiegando dati individuali.
Il principale motivo del recupero dell’analisi di dati aggregati riguarda la debolezza dei dati a livello individuale. Con i dati individuali è difficile costruire lunghe serie temporali, mentre i dati aggregati permettono di comprendere temi che richiedono una prospettiva a lungo termine. Si può affermare che i dati aggregati forniscono basi più solide dei dati individuali per le comparazioni internazionali di lungo periodo.
Punti chiave
- La scienza politica impiega tecniche statistiche quando i disegni di ricerca includono molti casi indicatori di tipo quantitativo (con N grande orientati alle variabili), oppure metodi comprati quanti disegni di ricerca di tipo qualitativo (studi con N piccolo orientati ai casi), anche i casi di studio possono essere svolti in una prospettiva comparata.
- Le dimensioni della comparazione sono multiple: spaziale, temporale e funzionale.
- Lo scopo della scienza politica è descrittivo, esplicativo e predittivo. Al tal fine, i disegni di ricerca possono portare sia la selezione di casi simili e spiegare loro differenti esiti (approccio dei sistemi massimamente simili: il metodo della differenza), oppure alla selezione di casi differenti e spiegare i loro esiti simili (approccio dei sistemi massimamente differenti: il metodo della concordanza).
- La scienza politica impiega diversi tipi di dati.
Conclusione
Ogni cosa è comparabile. Le comparazioni su larga scala (spazio e tempo) si basano sull’idea che non vi sono limiti alla comparazione. La comparazione analitica compara proprietà e valori di ogni caso.
Il carattere di grande varietà della scienza politica, riguarda diversi aspetti:
- L’ampiezza dell’attenzione sostanziale riservata alle tematiche
- Il disegno di ricerca e le strutture tecnologiche applicate
Oggi, questa varietà diventa più grande in quanto la scienza politica invade sempre più la disciplina delle relazioni internazionali e viceversa. La scienza politica è un campo di studio rigoroso, scientifico ed empirico: descrizione, spiegazione e predizione.
Non esisterebbe la scienza politica senza la diversità dei sistemi politici e delle loro caratteristiche. Fino agli anni ’50 del XX secolo, si riteneva che vi sarebbe stata una convergenza verso il modello delle maggiori liberal-democrazie occidentali. Invece c’è stata una divergenza. La scienza politica basa le sue spiegazioni sulla covarianza fra fenomeni che portano a focalizzarsi sulle differenze tra casi analitici. Essa si fonda sull’assunto metodologico che i casi sono indipendenti e poca importanza è stata data alla spiegazione di aspetti comuni e interazioni. Tuttavia, in un modo sempre più interdipendente, politiche e sistemi influenzano e si influenzano reciprocamente.
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