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Contabilità nazionale

La contabilità nazionale trasforma i dati numerici in informazioni. Lo studio della contabilità nazionale comincia con la misura del Prodotto Interno Lordo, PIL, cioè il valore di tutti i beni e servizi finali prodotti nel Paese in un anno con i loro prezzi di mercato. Nel 2018, il PIL dell’Italia è stato di 1765 miliardi di euro, mentre il PIL pro capite, a persona, di 29.417 euro.

Produzione e remunerazione dei fattori produttivi

La produzione è un processo di trasformazione nel tempo di input in prodotti, output, componenti del PIL, dotati di valore economico. I fattori produttivi sono capitale, lavoro e risorse naturali e percepiscono redditi. Gli input possono essere: fissi, se esistevano prima del processo produttivo ed esisteranno anche dopo, lavoro, terra, risorse naturali, beni strumentali; intermedi, ovvero i semilavorati il cui valore si fonde con quello dell’output, es. la farina per il pane, e i servizi alle imprese.

Nel sistema economico ci sono quattro operatori: famiglie, imprese, Stato e settore estero. Le famiglie economicamente sono nuclei dotati di potere d’acquisto che entrano nel processo produttivo acquistando beni/servizi, per consumarli, e fornendo alle imprese i fattori produttivi, lavoro o capitale. Le imprese organizzano la produzione acquistando gli input, da altre imprese o famiglie, e trasformandoli in output da vendere sul mercato alle famiglie. Lo Stato è il complesso delle pubbliche amministrazioni. Un’economia astratta ha due operatori, famiglie e imprese, operatori privati, che costituiscono il settore privato.

Gli output sono i beni/servizi, immateriali, prodotti al momento di erogazione e non accumulabili, di consumo, se una volta acquistati dalle famiglie scompaiono dal processo produttivo, o di investimento, se possono essere riutilizzati per produrre altri beni, acquistati dalle imprese. Questi sono beni finali, mentre le materie prime sono beni intermedi. I beni possono essere a uso singolo/non durevoli, se vengono utilizzati in un solo atto, e a uso ripetuto/durevoli, se possono essere riutilizzati.

Fra gli operatori ci sono flussi monetari, reddito dei fattori e spesa delle famiglie, e reali, prodotti finali e servizi dei fattori produttivi. Questo processo si chiama flusso circolare del reddito: la parte superiore è il mercato dei fattori produttivi, nel quale le famiglie cedono alle imprese un flusso reale, servizi dei fattori produttivi, ottenendo un flusso monetario, redditi; la parte inferiore è il mercato dei beni, nel quale le imprese vendono alle famiglie un flusso reale, beni finali, in cambio di un flusso monetario.

Il valore dei beni/servizi finali è la somma dei costi di produzione sostenuti per realizzarli. Si consideri che questa economia produca due soli beni A e B. Le colonne della tavola input-output elencano gli input intermedi e gli input fissi combinati per ottenere il bene finale; le righe elencano i diversi impieghi possibili di ciascun bene, gli impieghi intermedi nelle prime colonne e gli impieghi finali nelle ultime. Aa è la quantità di A che serve per produrre se stesso, così come Bb, mentre Ab è la quantità di A utilizzata per produrre B, così come Ba. Ai comprende anche le scorte in magazzino, gli investimenti in contabilità nazionale hanno natura residuale. Gli input fissi che servono per produrre l’output sono in lavoro N, considerato per quantità di tempo, e i beni strumentali K. Gli input intermedi sono riutilizzati nella produzione di altre merci e la loro somma è la produzione totale lorda vendibile di un bene: essa è in parte costituita da beni già riutilizzati nel processo produttivo, quindi non corrisponde alla quantità di A disponibile alla fine del periodo.

Impieghi o usi intermedi Impieghi finali, consumo/investimento Produzione totale lorda vendibile
Input intermedi A Aa, Ab Ac, Ai A
Input intermedi B Ba, Bb Bc, Bi B
Input fissi N Na, Nb
Input fissi K Ka, Kb

PIL e altri aggregati dei conti nazionali

Il PIL è la misura fondamentale del prodotto aggregato in un sistema economico. Ci sono tre definizioni alternative ed equivalenti di PIL:

  • Valore complessivo del flusso di beni e servizi prodotti in un’economia nel periodo considerato, di solito annuale, al netto degli usi intermedi per evitare errori di doppia contabilizzazione: PA [A − (AA − AB)] + PB [B − (BA + BB)], dove PA = prezzo di A e PB = prezzo di B.
  • Valore complessivo del flusso di beni e servizi finali prodotti in un’economia nel periodo considerato: PA (AC + AI) + PB (BC + BI). A − (AA + AB) = AC + AI, quindi.

Per introdurre la terza definizione di PIL bisogna introdurre la grandezza di valore aggiunto, ovvero il valore della produzione: dalle vendite si sottrae il valore degli acquisti di beni intermedi.

Valore aggiunto nella produzione del bene A: VAA = PAA − PAAA − PBBA.

Valore aggiunto nella produzione del bene B: VAB = PBB − PAAB − PBBB.

  • Il PIL è il valore aggiunto dell’economia, valore della produzione al netto degli acquisti intermedi, nel periodo considerato: VA = PA (A − AA − AB) + PB (B − BA − BB) = PIL.

In realtà, PIL e valore aggiunto non coincidono a causa delle imposte che si pagano sul valore aggiunto, IVA = Imposta Valore Aggiunto. Il PIL è usato anche come misura del benessere degli abitanti del Paese, ma non fornisce una misura precisa a causa di alcuni problemi:

  • Non tiene conto dei beni esuli dal mercato, la coltivazione per autoconsumo, il lavoro in casa;
  • Alcuni servizi non hanno prezzo e la stima del loro valore è arbitraria, es. servizi pubblici non destinati alla vendita, valutati con il costo di produzione, ovvero gli stipendi degli impiegati pagati per svolgere questi servizi. In questo modo, però, può apparire che produca di più un paese in cui i servizi pubblici sono inefficienti;
  • Nel PIL sono inclusi con valore positivo prodotti o attività che sono “mali”, es. sigarette;
  • La produzione quantitativa non è collegata al benessere: una società può essere ricca ma in modo disomogeneo, quindi il PIL non coglie la disuguaglianza;
  • Non tiene conto del perfezionamento nella qualità dei beni, es. i computer.

La distribuzione del valore aggiunto avviene tra i partecipanti alla produzione. Le imprese:

  • Remunerano i servizi dei fattori produttivi: pagano il salario w ai lavoratori N e l’interesse, secondo il tasso di interesse i, sul capitale di debito preso in prestito, Kd;
  • Distribuiscono parte degli utili agli azionisti/proprietari sotto forma di dividendi, DIV;
  • Accantonano la restante parte degli utili in fondi da utilizzare in futuro per l’operatività dell’impresa: Pt = utili non distribuiti o profitti trattenuti.

La somma di tutte queste grandezze è il reddito nazionale lordo Y: TVA = wN + iKD + DIV + PT = RNL = Y.

I redditi dei lavoratori, dei possessori di capitale e degli azionisti/proprietari formano il reddito delle famiglie YH; gli utili non distribuiti sono il reddito d’impresa YF: Y = YH + YF. Gli impieghi del reddito sono diversi: le famiglie lo consumano o lo risparmiano, YH ≡ C + SH; le imprese lo trattengono in fondi, risparmio lordo d’impresa: YF = SF. Il risparmio nazionale complessivo è la somma: S = SH + SF. Il reddito nazionale diventa la somma di consumi e risparmi: Y = C + S.

I consumi C sono C = PAAC + PBBC e rappresentano parte dei beni prodotti destinati al consumo, famiglie, ognuna moltiplicata per il suo prezzo, sono grandezze eterogenee. Invece, gli investimenti, I: I = PAAI + PBBI. Il PIL può essere riscritto come somma di consumi e investimenti: PIL = C + I. Dato che VA = PIL e VA = Y, si può scrivere l’identità contabile: C + I = PIL = Y = C + S. L’identità contabile tra risparmi e investimenti assume forme diverse con la presenza degli altri operatori; dipende dalla definizione di investimenti, che in questo caso comprendono le scorte invendute di merci, quindi essa equivale alla definizione dei risparmi, parte del reddito nazionale non consumata.

Stato e settore estero

Lo Stato attua decisioni economiche attraverso il bilancio: questa si chiama “politica fiscale”. Lo Stato modifica il flusso circolare del reddito: le entrate sono imposte e contributi sociali, le uscite sono la spesa pubblica, acquisto di beni/servizi, e i trasferimenti. Le imposte dirette e i contributi sociali sono dei prelievi sul reddito delle famiglie; le imposte indirette sono una percentuale del prezzo dei beni/servizi pagato dall’acquirente: tutto ciò si chiama prelievo fiscale. Lo Stato acquista beni/servizi da imprese per metterli a disposizione dei cittadini, oppure li produce con il suo personale, acquisti pubblici o produzione di servizi pubblici. Inoltre, lo Stato trasferisce a determinate categorie di cittadini, sulla base di requisiti prestabiliti, somme di denaro chiamate trasferimenti pubblici, senza alcun ritorno, che si aggiungono ai redditi guadagnati.

L’apertura dell’economia al resto del mondo, RDM, allarga le opportunità: le imprese possono chiedere i servizi dei fattori produttivi anche a famiglie estere, così una parte della remunerazione va ad esse; anche le famiglie nazionali possono cedere i servizi dei fattori produttivi a imprese estere, ricevendo in cambio una remunerazione. Le famiglie possono acquistare beni prodotti all'interno del Paese o nel RdM, e viceversa le famiglie/imprese del RdM possono acquistare beni prodotti nel nostro Paese. Gli operatori nazionali possono finanziare imprese e Stati esteri acquistandone titoli o concedendo prestiti, e viceversa gli operatori esteri nella nostra economia: il saldo tra questi due flussi è l'indebitamento, se il flusso proveniente dal RdM è superiore al flusso in uscita, o accreditamento verso l'estero.

Consumi, investimenti, esportazioni, importazioni

Gli investimenti lordi sono acquisti di beni pluriennali destinati alla produzione di altri beni. In contabilità nazionale il termine investimento indica gli investimenti reali, cioè un'aggiunta allo stock fisico di capitale, non investimenti finanziari. Per essere considerati investimenti, i beni devono: essere materiali e riproducibili; essere destinati al mercato o allo scambio, differenzia i beni di investimento dai beni di consumo durevoli; avere durata pluriennale, cioè devono essere impiegati in più cicli produttivi, no beni intermedi. Gli investimenti lordi sono divisi in investimenti fissi lordi, beni strumentali al lordo degli ammortamenti, e la variazione delle scorte, differenza fra scorte a fine e inizio anno. Se l'accumulo di scorte non è voluto, le imprese ridurranno la produzione nel periodo successivo, e viceversa. Affinché il mercato dei beni sia in equilibrio occorre che la produzione programmata dalle imprese sia uguale alla domanda degli acquirenti.

Gli investimenti vengono effettuati anche per reintegrare la parte del valore di un bene a uso ripetuto persa nel processo produttivo: gli investimenti di reintegrazione o ammortamenti reintegrano il valore dell’attrezzatura produttiva preesistente, cause: uso, tempo, intemperie, obsolescenza tecnica; gli investimenti netti, che modificano il valore dell’attrezzatura produttiva. L’aggettivo lordo in contabilità nazionale vuol dire che sono compresi gli ammortamenti.

Il PIN, Prodotto Interno Netto, è la somma di consumi e investimenti netti PIN = C + IN, ma si usa preferibilmente il PIL, ovvero la somma di consumi e investimenti lordi: PIL = PIN + AM. La differenza tra esportazioni e importazioni, ovvero le esportazioni nette, è una componente della domanda aggregata: se la spesa delle famiglie si rivolge tutta a prodotti di importazione, si registra un aumento dei consumi e un calo di esportazioni nette, quindi il PIL rimarrebbe invariato.

Conti economici del Paese

I flussi vengono rilevati dagli uffici nazionali di statistica, es. ISTAT, e presentati nei conti economici del Paese. Ogni conto corrisponde a un circuito economico e genera a saldo un aggregato. I conti sono costituiti da due sezioni: uscite nella parte sinistra ed entrate nella parte destra. Per la coerenza contabile, la registrazione dei flussi segue le regole della partita doppia: ciascun flusso viene registrato una volta in uscita in un conto e un'altra volta entrata in un altro conto. Il conto delle risorse e degli impieghi rappresenta il mercato dei beni e servizi finali e mette in evidenza l'offerta aggregata, risorse, e la domanda aggregata, impieghi.

Il conto della distribuzione del PIL evidenzia la distribuzione del valore di beni/servizi finali in redditi dei fattori produttivi. In alcuni casi, lo Stato decide di aiutare alcune imprese a porre prezzi più bassi per incentivare il consumo: questi sussidi si chiamano contributi alla produzione. Dal PILpdm, “prezzi di mercato”, si aggiungono i contributi e sottraggono, nella sezione opposta, le imposte indirette. La somma algebrica tra questi aggregati è un'altra nozione di PIL, ovvero il PILcdf, al costo dei fattori, che coincide con i redditi guadagnati dei fattori produttivi che hanno contribuito alla realizzazione.

Il conto del reddito determina il reddito nazionale lordo disponibile, cioè il saldo di questo conto: l’aggettivo interno indica le attività economiche svolte da tutti i soggetti che operano nel Paese, mentre l’aggettivo nazionale le attività dei soggetti che hanno il centro dei propri interessi nel Paese.

Il conto dell'utilizzazione del reddito evidenzia come il Paese utilizza il reddito disponibile. Le famiglie e lo Stato decidono quanta parte destinare al consumo e quanta al risparmio: nella sezione delle entrate c’è il saldo del conto precedente, cioè il reddito nazionale lordo disponibile; nella sezione opposta vi sono i consumi nazionali e a saldo il risparmio nazionale lordo.

Il conto della formazione di capitale evidenzia come vengono finanziati gli investimenti. La principale fonte di finanziamento è il risparmio nazionale lordo, a cui vanno aggiunti i trasferimenti dal resto del mondo. Nella sezione opposta vengono specificati gli impieghi del risparmio. Se gli investimenti sono superiori ai risparmi, ciò è possibile grazie ai debiti contratti all'estero, quindi il saldo del conto evidenzierà un indebitamento netto verso l’estero.

Il conto delle transazioni internazionali è il conto di chiusura che riepiloga le transazioni tra l'economia nazionale e il resto del mondo. Le esportazioni sono un impiego per la nostra economia, ma una risorsa per il resto del mondo. L'aggregato a saldo è lo stesso del conto della formazione di capitale.

PIL nominale e PIL reale

Il PIL nominale, o a prezzi correnti, PILpc, indica il valore della produzione di un anno ai prezzi correnti di quell’anno.

PILpc,t = ∑i=1n qit pit.

Il tasso di crescita/variazione nominale del PIL è:

gt = (PILpc,t − PILpc,t−1) / PILpc,t−1.

Dove la differenza al numeratore è la differenza prima, moltiplicando per 100 si ottiene il valore percentuale. Il PIL ai prezzi dell’anno precedente, dell’anno corrente, PILpap, è:

PILpap,t = ∑i=1n qit pit−1.

Il PIL dell’anno precedente a prezzi correnti è:

PILpc,t−1 = ∑i=1n qit−1 pit−1.

Il tasso di crescita/variazione del PIL reale è la variazione del PIL ai prezzi dell’anno precedente rispetto al PIL nominale dell’anno precedente:

gt = (PILpap,t − PILpc,t−1) / PILpc,t−1 = [∑i=1n qit pit−1 − ∑i=1n qit−1 pit−1] / ∑i=1n qit−1 pit−1.

Il PIL reale, a prezzi costanti, si usa per confrontare la produzione in anni diversi agli stessi prezzi, quindi tiene conto delle sole variazioni di quantità. Costruire una serie storica del PIL reale ha degli svantaggi, a causa della presenza di beni diversi, che esistono nell’anno t ma non nell’anno 0, e soprattutto si valuterebbero allo stesso prezzo beni e servizi che sono mutati in qualità. La serie del PIL reale a prezzi concatenati si costruisce prendendo un anno di riferimento 0 e, partendo dal PIL nominale di quell’anno, cumulando i tassi di crescita reale annui.

PILconc,t = PILpc,0 (1 + g1)(1 + g2)(1 + g3) . . . .

La formula generale è:

PILconc,t = PILpc,0j=1t (1 + gj).

Il tasso di crescita del PIL reale è anche uguale a:

gt = (PILconc,t − PILconc,t−1) / PILconc,t−1.

Il deflatore del PIL è il rapporto tra il PIL nominale di un anno e il PIL reale dello stesso anno e misura la variazione dei prezzi tra l’anno corrente e l’anno base.

ID = Pt = PILpc,t / PILpap,t = [∑i=1n qit pit] / [∑i=1n qit pit−1] · 100.

Per l’anno di riferimento, PIL nominale e PIL reale coincidono e il deflatore è per definizione 100. Altri indici dei prezzi oltre al deflatore sono:

  • Indice dei prezzi a base fissa: per calcolare l'aumento dei prezzi di un paniere di n beni tra l’anno base, 0, e l’anno t si utilizza l’indice dei prezzi di Laspeyres o di Paasche.

Laspeyres: IL = [∑i=1n qi0 pit] / [∑i=1n qi0 pi0] · 100.

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/01 Economia politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher memilp di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Macroeconomia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi Roma Tre o del prof Palumbo Antonella.
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