Geografia e didattica della geografia 10/02/2020
Differenze luogo – spazio
Il concetto di luogo implica qualcosa di soggettivo e affettivo, lo spazio no.
- Marchigiani: Concetto mezzadria.
Paesaggio
Paesaggio: tema caro alla disciplina tanto che alcuni geografi hanno detto che basterebbe studiare l’evoluzione del processo di paesaggio per avere una storia della disciplina.
È un concetto che non nasce con la geografia, ma nasce in ambito pittorico. Ma viene preso subito dalla disciplina geografica, in particolar modo grazie ad Humboldt. Quest’ultimo prende il concetto di paesaggio e lo stravolge, facendone un concetto solo geografico.
Il concetto di paesaggio arriverà in Italia molto più tardi con Porena: in ambito italiano a differenza di quello tedesco, inizialmente, non perde quella connotazione estetico sentimentale. Poi chiaramente si sgancerà completamente.
La geografia è un sapere trasversale: trasversale non significa non avere una propria soggettività, significa muoversi in diversi campi e prendere nutrimento da altri campi. Ma nello stesso modo gli altri campi prendono nutrimento dalla geografia. Ciò era affermato da Kant.
- Kant: La filosofia di Kant si fonda sui concetti di spazio e tempo. Kant è stato prima un geografo e poi è diventato un filosofo: ha tenuto parallelamente lezioni di geografia e di alcune branche della filosofia.
I possibilisti vedono nella possibilità dell’uomo la forza.
La geografia studia le relazioni tra l’uomo e il territorio/paesaggio. Non ci sarebbe geografia se non vi è uomo e territorio.
Domande test prerequisiti
Domande test prerequisiti: possibili domande dette:
- Che cos’è la geografia?
- È una scienza? Si/No? Perché?
- Quanti tipi di scala conosci?
- Ha un metodo?
- La geografia secondo Humboldt
- Quali sono le sue finalità?
Lezione del 12/02/2020
- La geografia è una disciplina che cerca di migliorare la realtà in cui l’individuo vive.
- Nella geografia è individuabile un fine sociale.
- La geografia utilizza l’osservazione e il metodo induttivo.
- La geografia è una disciplina di cerniera.
- La geografia ha un arricchimento grazie alla storia così come ogni evento storico deve essere sempre ubicato in un determinato luogo. Non è poi così vero che la geografia è legata alla storia e la storia non è legata alla geografia proprio perché se è vero che la geografia attraverso la storia si arricchisce, è anche vero che la storia, deve collocare/ubicare un fatto/evento storico in un determinato luogo. Quindi vi è un arricchimento reciproco.
- La geografia utilizza le carte/piante per vedere la localizzazione di una determinata città poiché in base a dove essa è collocata, essa avrà delle determinate relazioni con lo spazio esterno diverse da un’altra città.
Es. Urbino è ubicata in un posto diverso da Pesaro e la localizzazione è diversa tra Pesaro e Urbino.
- La localizzazione quindi fornisce un denso rapporto con l’esterno.
- L’uomo avrebbe di più dalla natura, o perlomeno dall’ambiente, se ci fosse una possibilità di equilibrio tra i due. Un equilibrio che non è mai stabile poiché basta un elemento del sistema che lo manda in tilt. Ne segue la ricerca di un nuovo equilibrio.
- Nella sua etimologia, la geografia significa “descrizione della terra”: la geografia non osserva solo i fenomeni, tutto ciò che appartiene all’ambiente fisico, ma soprattutto osserva i fatti, tutto ciò che appartiene al mondo umano.
- La matematica: nel percorso storico della disciplina, noi troveremo il momento in cui la geografia utilizza metodi quantitativi, della matematica, ci riferiamo alla geografia dello strutturalismo, alla geografia di Christaller e Von Thunen. La geografia può utilizzare un metodo quantitativo della matematica, lo utilizza soprattutto e sempre quando fa cartografia: poiché utilizza i principi della matematica pura come punto e linea, anche quando analizza un fenomeno o un fatto. Ma attenzione, non tutto ciò che riguarda il rapporto tra uomo e disciplina geografia, poiché noi abbiamo la geografia solo quando abbiamo un rapporto tra uomo-esterno/territorio/ambiente, può essere quantificabile. Per meglio dire, è vero che la geografia può utilizzare metodi quantitativi però attenzione, perché quando la geografia utilizza metodi quantitativi rischia sempre, perché non tutto ciò che riguarda la dinamica, il rapporto uomo-territorio può essere quantificabile.
La geografia si interessa di dinamiche migratorie, quindi di fatti che riguardano l’uomo: io posso utilizzare i metodi quantitativi, cioè i numeri, perché vado ad analizzare la dinamica demografica, quanti ce ne sono in Italia, da dove arrivano, dove abitano, dove vanno a lavorare ecc., ma quando vado ad analizzare la dinamica migratoria ci sono degli elementi che sfuggono al numero, es. come posso quantificare le suggestioni che hanno una grande incidenza nella dinamica migratoria?
Pensiamo alla prima ondata migratoria che riguarda i paesi dell’est, ha giocato molto nello spostamento il fatto di conoscere la lingua perché magari abituati a sentire la nostra televisione, a vedere una società opulenta e ricca. La percezione ha una grande influenza in riferimento a tale aspetto.
Nelle ondate migratorie che hanno riguardato l’Argentina ha giocato molto la presenza di italiani in quelle aree geografiche. Gli aspetti di percezione non possono essere quantificati eppure agiscono all’interno di una dinamica demografica.
- La geografia ha finalità profondamente educative e didattiche: certamente se viene insegnata nelle scuola come è stata insegnata fino adesso, è ancor di più destinata a morire.
- La geografia è una scienza perché possiede un impianto teorico con una propria terminologia che si affianca ad un impianto pratico, ovvero ad uno studio sul campo. La geografia è uno studio sul campo: la geografia si fa con i piedi (Persi) perché richiede ricerca sul campo.
- Le geografia ha anche finalità sociali.
- La geografia cerca di fare uno studio estremamente approfondito ma siccome non dimentica mai che in questo binomio esiste l’uomo, sa che quello che dice adesso, può non essere valido tra 2 / 10 anni. Non si arriva mai ad una legge o ad un procedimento matematico. Non potremmo mai farlo e questa non è una debolezza, ma è la forza della disciplina: la capacità di adattarsi e la capacità di considerarsi in perenne evoluzione.
Geografia fuori dai libri
La geografia non è solo quella che si studia nei libri, ma è soprattutto quella che esce dai libri, quella che va ad irrorare ed arricchire la nostra vita, basandosi sul presupposto che noi individui viviamo in un ambiente/territorio e siamo quindi immersi in questo ambiente/territorio in un rapporto che è sempre in continua evoluzione e dinamismo. Un rapporto che va alla ricerca di un equilibrio, un equilibrio che è sempre precario poiché nel momento in cui l’equilibrio viene raggiunto, ossia vi è una rapporto tra uomo e realtà esterna, basta poco per spezzare questo rapporto.
La geografia mette l’uomo all’interno di un contesto, di una realtà che è sempre più spesso articolata e complicata e quindi che non possiamo ridurre a semplici opposti, ad elementi semplici, a dei concetti semplicisti. Per cui la geografia ci invita sempre a non dare giudizi troppo stereotipati, a tenere in considerazione tutti gli elementi, a cercare di mantenere in equilibrio tutti gli elementi.
Ecco perché in qualche modo è una disciplina difficile, uno studio complicato: perché quando si va ad analizzare un aspetto della realtà si deve tenere in considerazione non solo gli elementi fisici, ma tutti gli elementi che compongono quella realtà. Già Kant diceva che il geografo ha una vita difficile perché deve tenere in equilibrio diversi elementi.
La finalità della geografia è formare un uomo a tutto tondo.
È dare all’uomo un ruolo attivo all’interno della società, un ruolo di responsabilità. La geografia ha la finalità di educare l’uomo all’azione con la consapevolezza che nessuna realtà è immutabile, tutte le realtà possono cambiare se vi è un’azione/una volontà comune. Quindi la geografia è una disciplina che cerca di creare una mentalità corretta dei comportamenti adeguati e corretti. Noi nei bambini dovremmo sempre suscitare la curiosità: dovremmo stimolare e formare un soggetto curioso.
Noi nei bambini dobbiamo stimolare i perché, dobbiamo fare in modo che questi bambini siano curiosi: un atteggiamento sempre attento e critico di fronte alla realtà che vanno ad esaminare.
“Perché? Perché la vedete così? Guardatela da prospettive diverse!” è un passaggio dalla conoscenza alla coscienza, ossia alla consapevolezza. Far capire che i modi di guardare la realtà possono essere diversi: in base agli “occhiali” che noi ci mettiamo, in base ai nostri filtri percettivi, percepiamo la realtà in modo diverso.
Se due persone guardano fuori da una finestra, la realtà fuori è sempre diversa ma la percezione che queste persone hanno è diversa. In un uomo la percezione è ancora diversa poiché l’uomo ha filtri mentali che non ha una donna. Questo non vuol dire che ne ha più o ne ha di meno, sono diversi. La diversità, in particolar modo nella disciplina geografica, non deve far paura.
Ad esempio, io sono bionda, lei è mora ecc.: questo essere diversi non ci rende – o +.
Non siamo uguali, siamo tutti diversi ma uguali nei diritti. I bambini vanno considerati pari ma non uguali.
Quando ci troviamo di fronte bambini con determinate “patologie/problematiche” li dobbiamo considerare pari non uguali perché se li consideriamo uguali facciamo un danno a quel bambino. Non dobbiamo dargli le stesse cose che diamo ad un bambino “normale”, dobbiamo dargli molto di più perché lui/lei è “diverso”, ma questa diversità ha gli stessi diritti di chi è “normale”, anzi ne ha di più.
Scientificità della geografia
La geografia per raggiungere la scientificità, ci ha messo tempo eppure è una scienza molto antica e più antica di altre scienze che oggi hanno un grandissimo successo: pensiamo alla sociologia e l’antropologia. Queste ultime sono nate dentro la geografia, sono state dei corpi staccati dalla disciplina geografica e per lungo tempo hanno vissuto dentro la geografia.
Per molto tempo ad esempio, soprattutto in Francia, dove c’è stato questo rapporto fecondo tra geografia e sociologia, geografi e sociologi si formavano nello stesso corso universitario, scrivevano su entrambe le riviste, i sociologi scrivevano sulle riviste geografiche e viceversa.
Uno dei padri fondatori della sociologia, Lévi-Strauss, sosteneva che era assurdo mantenere separate le due discipline ma era giunto il momento di unirle: in realtà questo non è stato fatto. La sociologia si è imposta velocemente nell’opinione pubblica perché subito si è presentata al pubblico con un suo metodo, con un suo statuto epistemologico.
La geografia invece ha tardato, ha faticato a raggiungere questo suo traguardo, questo suo statuto epistemologico ed ha avuto una lunga storia evolutiva che è stata fruttuosa, importante perché proprio attraverso questa storia evolutiva, questo lungo percorso, è riuscita a fissare/delimitare bene le sue finalità, obiettivi, ha strutturato una sua strutturazione interna, la geografia si suddivide in diverse branche. Geografia: fisica, sociale, culturale, politica, del turismo ecc.: tutto ciò con una logica che è frutto di questo lungo percorso che ha portato al costituirsi di queste branche, non perdendo però la sua unità, e ha dato vita anche a principi che danno fondamento alla disciplina.
Quindi, un percorso storico attraverso il quale la geografia è riuscita a produrre un suo oggetto di studio e soprattutto un suo metodo: una disciplina per essere tale deve chiarire l’oggetto che indaga e il suo metodo, come lo fa.
Che cos’è la geografia?
Partiamo con il dire che cosa non è la geografia:
- La geografia non è quella disciplina che abbiamo imparato a scuola.
- La geografia non è una disciplina mnemonica: non dobbiamo insegnare la geografia in modo mnemonico. È importante chiedere ai bambini non una memorizzazione, ma una visualizzazione. Una visualizzazione continua poi porta alla memorizzazione. È importante fornire un metodo di studio, un metodo per imparare, un metodo pratico, ad es. “Ma con gran pena le reca giù”, non uno sforzo mnemonico.
Studio delle regioni in classe III. La professoressa non ha mai dato la scansione della regione “monti, fiumi, laghi e confini”. Essa faceva vedere la carta della regione, poi chiedeva di far un lavoro insieme suddividendo la classe in vari gruppi: uno faceva lo scheletro, l’altro faceva i prodotti, l’altro faceva le isoipse, curve di livello che uniscono punti che hanno la stessa altezza, ecc. Poi fatto il tutto la professoressa compiva la sovrapposizione dei lucidi: loro riuscivano ad intuire che una regione che aveva una determinata ubicazione o collocazione aveva rapporti più o meno diversi rispetto a un'altra. Oppure, che a determinate altitudini c'erano determinati prodotti o una determinata vegetazione che compariva man mano in cui l’altitudine diminuiva e via dicendo. In questo modo i bambini riuscivano a memorizzare senza fare alcuno sforzo eccessivo: riuscivano a dire tranquillamente monti, fiumi, ladri, ma non perché c'era stato un tentativo da parte della professoressa di studiare tutti i monti, i fiumi e i laghi. Non è tanto importante, ad esempio, l’altezza di un monte ma il ruolo che quel monte ha avuto per una determinata comunità.
- La geografia non è eccessivamente descrittiva: “non eccessivamente” perché non posso rinunciare alla descrizione, la descrizione non è qualcosa di così negativo.
Noi con i nostri bambini faremo descrizione: gli faremo descrivere oggetti, la realtà esterna ecc. La descrizione non è didatticamente qualcosa di così negativo, anzi: io devo descrivere in modo approfondito, al plurale, facendo vedere che ci sono diversi modi di vedere una realtà. La descrizione è necessaria. Più che descrizione però, è meglio parlare di osservazione: un’osservazione che in qualche modo descrive e che conduce ad osservare più attentamente la realtà e l’esistente. Ossia ad andare oltre quello che gli occhi vedono.
Noi non vediamo quello che non conosciamo: è come se apriamo la finestra e ognuno vede delle cose. Ma è la mente che conosce: vediamo attraverso gli occhi della mente.
Tenendo sempre conto che questa realtà che vediamo e percepiamo è in costante divenire e che si trasforma in continuazione. Ecco perché la geografia non può arrivare a metodi quantitativi, non può dare una legge generale.
Noi parliamo di geografia quando?
Il professor Persi fa l’esempio del palazzo in cui sotto vi sono tutte le ere geologiche: quando appare l’uomo allora nasce la geografia. Prima vi è la geologia, gli studi di geologia: la geografia nasce ai piani alti, quando nasce e appare l’uomo. La geografia a differenza della realtà geografica non può esistere senza l’uomo.
La geografia non ha un debito nei confronti nella storia, si arricchiscono a vicenda: un bambino prima è un geografico poi diventa uno storico.
- Un bambino anche nel suo piccolo esplora l’ambiente: se lasciamo un bambino sulla sua copertina, lui si muove e scopre se nell’ambiente, nella realtà esterna se vi sono degli elementi negativi, che gli fanno male. Se li trova, torna nella sua copertina e diventa storico pensando “li non ci torno”. Ma prima di tutto va a conoscere lo spazio.
Ogni uomo è una piccola parte, è un granello della terra, un elemento minuscolo, una goccia nel mare nell’oceano, ma anche se granello, anche se goccia fa parte della realtà, della terra. È sempre, anche se piccolo, un elemento di una catena, costituita da forze, molto spesso anche invisibili: ad esempio i flussi economici, le scelte che noi compiamo, di cui il soggetto/l’uomo è destinatario: ossia subisce gli influssi e immette in questa rete i suoi influssi.
Uomini primitivi
La geografia nasce con l’uomo: gli uomini primitivi utilizzavano la geografia perché avevano bisogno di bere, di mangiare, quindi di cacciare e di conoscere dove erano le sorgenti. Dovevano muoversi perché dovevano rincorrere gli animali: allora segnavano sulle pareti i luoghi dove poter trovare acqua e cibo/selvaggina. Quindi riproducevano spazi legati all’esperienza quotidiana, spazi legati alle necessità quotidiane.
- Ai giorni d’oggi l’uomo si muove attraverso l’utilizzo delle tecnologie, il GPS, le tecnologie satellitari.
- L’uomo primitivo si affidava alla vista e alla memoria.
L’uomo è sempre stato sempre potenzialmente un geografo fin dal momento in cui è nato perché gli uomini primitivi, siccome dovevano spostarsi perché andavano a caccia, erano nomadi per necessità, avevano bisogno di riprodurre luoghi che potevano essere utili alla sopravvivenza, dovevano mappare il territorio e in questa mappatura utilizzavano la vista e la memoria.
In seguito, quando sono aumentati gli spostamenti, quando è aumentata la porzione di territorio, deve aumentare il grado di astrazione (= il grado di rappresentazione). Allora si perfezione un sistema che possiamo d
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