Riassunti esame geografia e didattica dellageografia
Libro adottato: Spazi della geografia. Geografia degli spazi. – Persi
Parte prima: i fondamenti
La didattica della geografia
La didattica è l’insieme di pratiche e tecniche attivate in classe per la trasmissione e appropriazione del sapere. È un metodo che permette di passare dal sapere universitario al sapere scolastico e coniuga le esperienze pedagogiche con le conoscenze geografiche.
Poiché il sapere geografico si avvale di un numero sconfinato di nozioni e poggia su precise competenze, il primo compito dell’insegnante della scuola di base è la scelta dei suoi nuclei fondanti da proporre agli alunni secondo il loro livello di comprensione e secondo la loro capacità di farli propri. Ciò richiede conoscenze geografiche e pedagogiche, lucidità di valutazione e di selezione, sforzo per fornire un sapere coerente. I nuclei irrinunciabili, scelti secondo età e livello della classe, debbono costituire successioni logiche da affrontare interdisciplinarmente: così l’alunno scopre subito una delle principali e preziose chiavi che fornisce la geografia, quella di stabilire relazioni con tutti i saperi al fine di comprendere la complessità degli spazi e delle relazioni che tra questi si instaurano.
Allo scopo requisiti indispensabili all’insegnante di geografia sono:
- Apertura mentale
- Spirito di innovazione e rigenerazione
- Semplicità espositiva
- Capacità di dare il senso dello spazio attraverso il senso dei luoghi
- Saper guidare alla scoperta delle interazioni tra società e spazi geografici
- Stimolare la corretta percezione di sé, degli altri, dell’ambiente fisico e sociale
- Orientare e potenziare le capacità di soluzione dei problemi attraverso la partecipazione attiva all’organizzazione territoriale
Per questo motivo l’insegnamento-apprendimento dovrà essere:
- Problematico, non solo descrittivo
- Sempre nuovo, non ripetitivo
- Globale e sistemico, e non tanto analitico
- Corretto politicamente
- Scaturire dall’intimo convincimento di svolgere una missione educativa che pertanto va affrontata con alto senso di responsabilità civile: dall’educazione geografica nasce il corretto comportamento nei confronti dell’ambiente e della società
Geografia: scienza del territorio
Proviamo a chiederci: cosa è la geografia?
La geografia è la scienza del territorio e il territorio costituisce il suo cuore, la sede dei suoi interessi, il fulcro dei suoi studi e interventi.
È la scienza dell’osservazione con tutti i nostri sensi, ma anche e soprattutto con la nostra mente. È una scienza al servizio dell’uomo che ha per fine la ricerca del paesaggio ideale che scaturisce da una razionale pianificazione del territorio, rispettosa dei diritti ambientali e sociali.
Per assolvere tali compiti la geografia non può essere né umanistica, né naturalistica. Se ci si sposta nella prima area, e si trascura l’uomo con le sue esigenze ed aspirazioni, si esce fuori dal campo di studio geografico. Se ci si interessa esclusivamente del sociale e si dimentica il contesto dove questo si realizza e si sviluppa, cioè lo spazio vissuto, di nuovo ci si trova fuori dal geografico. E ciò in quanto la geografia possiede una sua specificità: quella di studiare i campi e i modi di interattività che si instaurano tra settori speciali.
Geografia: scienza del territorio
La geografia si pone negli spazi intermedi, studia i dinamismi che si intrecciano, pertanto ricopre un ruolo irrinunciabile che è quello della ricomposizione interattiva dei saperi analitici e della comprensione della complessità, della globalità, di tutto ciò che riguarda le intersezioni tra le società umane e tra queste e gli ecosistemi, quantunque artificializzati.
Se le altre scienze possiedono un campo tutto sommato circoscritto, la geografia opera su un ampio dominio i cui termini irrinunciabili e inseparabili restano le risorse ambientali e la società, nel loro incessante confronto.
La geografia è una scienza prepotentemente educativa, insostituibile nella scuola, fondamentale nella società, capace di far capire i problemi, aprire gli orizzonti, pretendere nuovi comportamenti individuali e collettivi e in definitiva di formare cittadini più responsabili, attenti e attivi. Allo scopo si richiedono competenze multiple e trasversali ed una preparazione seria ed ampia, che spazi dal sociale all’ambientale.
Geografia: scienza della complessità
La geografia è disciplina non solo informativa, ma soprattutto formativa. È un saper pensare lo spazio e un agire più efficacemente. È un’arte più che una scienza: l’arte di cogliere i problemi, interpretarli e trovare soluzioni per poi decidere il comportamento da assumere.
La geografia educa alla solidarietà internazionale, allo sviluppo, alla comprensione della diversità e del cambiamento, alla valutazione integrale del territorio, alla partecipazione diretta all’oggetto di studio, all’ecosostenibilità. Fa scattare in noi il senso della condivisione e della responsabilità comune, dell’impegno sociale e politico, dell’apertura verso il mondo intero.
Contribuisce alla formazione integrale del discente, un cittadino con responsabilità crescenti, impegnato nel campo produttivo, politico e culturale; un uomo completo, con chiari obiettivi e tenaci convinzioni, a cui la società di oggi può affidare con fiducia i compiti di domani.
Persi, parlando di geografia, sostiene che:
- “La geografia rifiuta i dogmi e i dogmatismi, sollecita l’individuazione delle invisibili e pur reali connessioni che legano ogni uomo al resto dell’umanità, conduce alla scoperta progressiva delle leggi naturali ed ai meccanismi ancora più complicati che si intrecciano tra le collettività umane e tra queste e lo spazio ambientale, ci aiuta ad essere protagonisti e artefici del nostro futuro”
- “Studiando i sempre mutevoli e complessi rapporti tra ambiente e società, è costretta ad un costante rinnovamento di approcci, metodi, strumenti, obiettivi”
La transdisciplinarità di cui gode la geografia è a tutto campo e ad essa possono ricondursi senza sforzo le altre aree di insegnamento nella scuola di ogni ordine e grado.
Una cosa molto importante è evitare l’enciclopedismo, il descrittivismo sterile o l’inutile mnemonismo. La nozione fine a se stessa è vuota e noiosa. Ciò che il geografo deve spronare è la capacità di comparazione dei dati, il corretto uso delle fonti, l’esame critico delle informazioni, la scoperta dei legami stretti e non casuali tra i fatti e gli elementi del territorio. Il gioco delle ipotesi conduce alla scoperta che tutto è collegato fortemente. La consapevolezza che nessuna scelta è senza conseguenze e che gli effetti prodotti sono causa di nuovi e a volte temibili impatti, la convinzione che “nessun uomo è un’isola”, ma che tutti siamo legati a quelle reti famose da cui nessuno può sottrarsi, sono momenti magici nel processo di maturazione geografica e sono certamente più gratificanti delle elencazioni e dei dati quantitativi.
Cinque W per un metodo
Il metodo che la geografia possiede è sufficientemente articolato e organico, ed è stato ben affinato nel tempo da quando si è formata come disciplina universale fino al momento in cui ha generato saperi specialistici che poi hanno preso sviluppo scientifico autonomo.
Il metodo geografico è pluralistico: multifattoriale, multidimensionale, multistrumentale. Poggia su più principi di cui non è possibile stabilire un rigoroso ordine gerarchico, perché sono tutti indispensabili. I loro ruoli si intrecciano in una azione unitaria che cerca di enucleare la conoscenza attraverso l’indagine di tutti gli aspetti e i processi che li animano.
- Approccio induttivo: Il geografo avviava e avvia la sua opera a cominciare dall’esperienza, dal mondo come gli appare o come egli lo vede, per giungere poi a regole più universali e per applicare determinate conclusioni ad altri contesti. In questo modo tuttavia rischia di cadere nel descrittivismo che non può mai essere un fine della geografia, oppure nel soggettivismo o individualismo che non contribuisce ad una visione sociale, quindi comunitaria ed organizzata. Da qui la necessità di incardinare tale approccio con quello deduttivo.
- Approccio deduttivo: Nasce come antitesi o anche sviluppo del principio precedente e dall’esigenza di fare della geografia una scienza costruttiva in grado di progettare un territorio. In questo caso si parte da una ipotesi da verificare e da misure quantitative da effettuare sull’oggetto di studio. Ciò consente di acquisire dati sui trend in atto e di effettuare previsioni territoriali, ma anche in prospettiva di realizzare piani di sviluppo. Il rischio da evitare è quello di attribuire ai dati numerici validità anche per un futuro che inevitabilmente sarà distinto da contesti spaziali diversi per i quali i dati in nostro possesso non sono più applicabili. Inoltre non tutto ciò che riguarda i gruppi umani è misurabile: suggestioni, percezioni degli uomini ecc.
- Osservazione: L’oggetto della geografia sono le relazioni nello spazio, quindi un oggetto non visibile in sé perché immateriale, ma di cui sono ben visibili gli effetti scatenati e le variazioni prodotte. Sono queste le reti e i flussi che siamo chiamati a cogliere, interpretare, valutare, se si vuole essere uomini liberi: l’uomo libero è quello che è in grado di adottare delle decisioni.
- Localizzazione: Comprende la ubicazione e la distribuzione dell’oggetto studiato che considera nel suo divenire, nel suo evolversi, o nel suo regredire. È un principio dinamico, non statico. Risponde alla domanda: dove?, ma non si limita solo a questo. Il sito, il luogo, non sono mai un punto, ma una realtà polivalente e polisemica.
- Correlazione e comparazione: Ricerca le interconnessioni e, più ancora, le interazioni tra un fatto/fenomeno e altri, della stessa specie o diversi, cui in qualche modo si lega con rapporti di interdipendenza. Risponde al quesito: come? e poggia sul confronto, sulla ricerca di omogeneità e di differenze, sull’individuazione di rapporti che si producono nello spazio (relazioni orizzontali) e nel tempo (relazioni verticali).
- Causalità e concausalità: Ricerca le forze scatenanti di determinati fatti/fenomeni. Sia nella natura che, e più ancora, nella società si producono nuovi contesti ed opera di più cause. Nulla si deve ad una sola causa, ma molteplici sono i fattori di modificazione (multifattorialità) di un contesto socio-ambientale e gli effetti prodotti possono diventare a loro volta cause di nuovi effetti con un sistema a cascata o a catena. Risponde al quesito perché? e consente di ricostruire le complesse concatenazioni geografiche.
- Attivismo: Ogni evento geografico è distinto da movimento, da sviluppo e, anche quando è ubicato e radicato in un luogo, si modifica, si amplia, regredisce, produce inputs o ne riceve. La sua presenza e azione nel tempo e nello spazio non sono immutabili. Ne deriva un’applicazione educativa: se tutto si modifica non ci sono verità assolute; se anche tutto il nostro sapere procede per accostamenti progressivi alla verità, non esistono nella scienza dei dogmi e quindi tale principio sollecita in noi lo spirito critico verso ciò che vediamo, ascoltiamo, leggiamo.
- Globalità e trasversalità: L’indagine geografica si muove per contesti sincronici e diacronici e non ignora nessun aspetto. Punta quindi al raggiungimento di una visione organica, unitaria, sintetica → analisi integrante. A questo principio si lega l’interdisciplinarità che nasce dal forte potere trasversale dell’indagine geografica e coinvolge saperi autonomi e specifiche competenze in un comune lavoro di studio e progettazione.
Continuità educativa e geografia
Continuità significa sviluppo organico e armonico delle conoscenze e delle abilità del ragazzo, attraverso approfondimenti ed ampliamenti degli orizzonti in una prospettiva educativa che tenga conto dello sviluppo psicologico e dei bisogni e interessi del fanciullo; quindi un arricchimento progressivo e graduale della personalità evitando frammentazioni, contraddizioni, scompensi e incoerenze, ma anche inutili e tediose ripetizioni.
La geografia per la sua natura di disciplina profondamente embricata con settori diversi della conoscenza e per la sua capacità di relazionare l’ambientale e il sociale, risulta particolarmente dotata a realizzare un ruolo trasversale rispetto agli altri saperi e verticale attraverso i cicli scolastici che l’alunno è chiamato a percorrere.
La geografia, che coniuga l’umanità con la natura, con i suoi approcci multifattoriali e multidimensionali, è la disciplina che fornisce un grande contributo non solo alla crescita culturale, ma allo sviluppo globale del ragazzo, valorizzandone esperienze e abilità e ancorandolo saldamente alle problematiche spaziali e storiche non solo del territorio di appartenenza, ma anche di quello percepito, quindi di uno spazio sempre più vasto e articolato, con implicazioni profonde a livello emozionale e razionale.
L’insegnamento geografico torna prezioso per la sua spiccata centralità e forte capacità di raccordo e intermediazione non solo tra aree di studio differenziate per soggetti e approcci, ma persino tra insegnanti impegnati su settori diversi della formazione, perché trova la sua unità nel territorio di cui ogni individuo è parte e artefice.
Il paesaggio: focus della geografia
Definizione di George, studioso francese: “Il paesaggio è la risultante di retaggi e di forza passate o attuali che di per se stesse sfuggono al campo del visibile: le lunghe sequenze di avvenimenti geologici o storici alla stessa stregua dei flussi di capitali o degli intrecci di poteri e decisioni legate alle strutture”.
Quindi non è solamente un insieme differenziato, ma un insieme che nasce dal confronto di forze dai visibili effetti, ma nascoste. Il paesaggio, quindi, è il prodotto di più organizzazioni sociali, di più territori che nel tempo si sono succeduti, riordinando e animando diversamente la morfologia terrestre, ponendo in valore i suoli, sfruttando le acque, modificando la copertura animale e vegetale, costruendo città, intensificando le comunicazioni e riducendo le distanze, legando lo spazio terrestre con una rete di funzioni, servizi, scambi, un megasistema dove tutto è profondamente e intimamente correlato, sicché nulla può essere tolto o aggiunto senza modificare profondamente l’insieme di forme e di processi funzionali alla scala planetaria e a quella locale.
Può anche essere definito un territorio, se per territorio si intende una realtà spaziale organizzata, che ogni generazione rimodella per meglio soddisfare le esigenze dell’abitare, produrre e scambiare, e nasce dalla reciproca modificazione tra natura inerte e natura vivente. Paesaggio come insieme irripetibile di sottili e innumerevoli legami geomorfologici, idrologici, atmosferici, biologici, storici, economici, demografici, ideologici e persino estetici perché il paesaggio è anche bellezza e soddisfazione dello spirito.
Il paesaggio è il risultato plurisecolare e plurimillenario di un confronto e talori di una lotta titanica tra ingegno umano e natura. È una realtà complessa, in costante evoluzione che tutti influenzano e che ci influenza. È un bene e una risorsa quando l’uomo ne trae benessere spirituale e materiale, ma può diventare un male quando è sottoposto a degradazione, sconvolto nei suoi delicati equilibri fino ad essere fuggito perché coincidente con uno spazio pericoloso per la vita materiale e spirituale delle anime.
Il paesaggio come sistema
Kant: “La cognizione del mondo deve essere un sistema … Nel sistema il tutto è prima delle parti.” La definizione di Kant si applica perfettamente al paesaggio, manifestazione di forme, organizzate e dinamiche, che si evolvono nel tempo per l’opera congiunta, ma non sempre concorde, della natura e degli uomini, l’una e gli altri impegnati da leggi che per lo più si sottraggono al nostro occhio.
Il paesaggio nasce dall’equilibrio dinamico e agonistico tra elementi naturali e antropici legati da scambi materiali ed energetici. Semplificando, i suoi elementi, o componenti, sono:
- Morfologie: forme concave, modellate dai processi esogeni; forme convesse di origine endogena, come le strutture vulcaniche, o di origine biologica come gli atolli e le barriere coralline
- Idrografia: oceani, mari, laghi, fiumi
- Copertura vegetale
- Opere umane: insediamenti, viabilità ecc.
- Componente in movimento: animali, uomini, automezzi
- Tipo di tempo
- Odori
- Suoni
Un sistema a cascata
Per leggere e comprendere correttamente un paesaggio nei suoi dinamismi palesi o nascosti, dobbiamo chiamare in causa i processi che legano i vari elementi tra di loro e fanno sì che alcuni divengano condizionanti per altri.
Strutture geologiche → rilievo → clima → idrografia → vegetazione → uomo
Ne deriva un sistema a cascata di concatenazioni geografiche di causa-effetto che legano l’
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