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Possibilità di comunicare tra di noi, intenderci comprendere un'emozione

Primo capitolo

Possibilità di comunicare tra di noi, intenderci comprendere un'emozione provata da un altro uomo sulla Terra secoli prima. Ancora oggi viviamo all'interno di una scissione, contrasto radicale circa la nostra concezione di mondo, siamo ambivalenti: sappiamo che la Terra è una sfera ma non possiamo comportarci nella nostra vita come se la fosse.

Per Dante (Divina Commedia) la Terra è una sfera. Il mondo di Dante è sferico ma non è ancora come il nostro mondo (infinito), il suo Cosmo è ancora finito, composto da sfere concentriche descritto da Aristotele. Il mondo di Dante non è nemmeno il mondo capovolto a cui tante descrizioni medievali ci hanno abituato. Il mondo di Dante è un mondo dove le dimensioni restano tre, come è di regola per la nostra esperienza quotidiana: un universo dove la Terra è ferma e piatta, apparendo il contrario di quella che dal punto di vista astronomico si sa che è e che dovrebbe continuare a restare quindi; non più rotonda, non più in movimento, ma immobile e spianata.

Il filosofo aggiunge che se non fosse così, non ci sarebbero nemmeno le nostre passioni perché quello che ci permette di riconoscerci nelle creazioni artistiche di chi ci ha preceduto è appunto la comune, fondamentale convenzione per la quale la Terra non si muove, ma è ferma, stabile e piana.

Storico della scienza: dice che non è vero quello che il filosofo pensa. Ricorda una verità indiscutibile: prima di Colombo la Terra non era pensata ferma e piatta. L'idea che la scoperta dell'America abbia comportato quelle della “sfericità” della Terra, non è affatto vero: sapevano da sempre che la Terra era rotonda anche ai tempi di Dante, prima di Colombo e dunque prima della modernità.

Lattanzio (III, IV sec d.C) è stato fino alla metà del Cinquecento il punto di riferimento per coloro che non credevano che agli antipodi dell'emisfero gli uomini non stavano con i piedi per aria, ma per terra come noi. Sant'Agostino il partito della terra piatto lo ascrive a sé stesso, ma lui non ha mai negato la possibilità della forma sferica della Terra, il problema degli antipodi veniva risolto con l'impossibilità pratico-storica: l'Oceano era troppo vasto e la Terra emersa troppo piccola per poter permettere all'umanità, tutta discendente da Abramo, di attraversare la distesa d'acqua per insediarsi nell'emisfero opposto.

Il filosofo risponde allo storico: Dante utilizzava solo un doppio punto di vista. Sapeva che la Terra era sferica, ma nel suo poema utilizzava il punto di vista secondo cui essa era piatta, adottava la prospettiva ecologica della vita quotidiana quella secondo cui noi tutti ci comportiamo nella vita di tutti i giorni. Senza questa comune prospettiva o convenzione non avremmo la possibilità di comunicare tra di noi, intenderci comprendere un'emozione provata da un altro uomo sulla Terra secoli prima.

Filosofo: lo storico e il filosofo hanno allo stesso tempo ragione e torto. Geografo: ha ragione lo storico perché è stato proprio C. Colombo a ridurre la Terra a una distesa da percorrere più velocemente possibile attraverso un sistema di linee rette. Ha ridotto il mondo a tempo di percorrenza, un'estensione che si fonda sulla geometria classica di Euclide che si regge su tre proprietà: cioè il principio per il quale tutte le parti sono voltate nella stessa direzione.

  • Continuità.
  • Omogeneità.
  • Isotropismo.

Ha ragione anche il filosofo distinguendo tra concezione ideale (terra sferica) e punto di vista ordinario quotidiano. Nella vita quotidiana ognuno di noi concorda sul fatto che la Terra stia ferma e non si muova però il problema si pone quando la vita di ogni giorno ci presenta le montagne.

Secondo capitolo

Decidere tra quale delle due forme (rotonda e piatta) della Terra è l'atto originario dell'intera riflessione occidentale. Per ricostruirne la storia si parte dunque dall'origine, dal principio – libro della Genesi, La Creazione.

Creazione non avviene dal nulla, ma esistono già delle masse dotate di estensione (la terra informe, l'abisso delle acque, le tenebre che corrispondono ai luoghi), cose materiali e immateriali. Quando il racconto inizia vi sono già le tenebre e l'abisso, e quest'ultimo ha già una faccia. La Creazione non avviene nel vuoto o dal vuoto ma si appoggia su qualcosa. Aristotele dirà “Non esiste cambiamento senza che esista luogo”.

Luogo: lo Spirito Divino si sposta da un ambito all'altro nel suo viaggio cosmogonico, ovvero dalla indeterminatezza ad una sempre maggiore determinazione e formalizzazione. Quando la storia inizia non vi è traccia del vuoto, Dio ha già tracciato sull'abisso la faccia dell'abisso ed è su questa superficie che lo spirito si sposta ed ha luogo il processo. Tutto ciò non può non avvenire se non ci sono, oltre al luogo, anche gli altri elementi quali: Sopra, Sotto, Estensione, terra, acqua.

Senza il Sopra e il Sotto non esisterebbe Estensione, quindi nemmeno la Terra.

Terra: riceve il proprio nome quando diventa arida e secca, una superficie. Quando le acque sotto il cielo vengono concentrate in un unico luogo in modo tale da far apparire l'asciutto, e in questo caso la Terra (dotata di identità e dove l'umanità continua a vivere).

Dio realizza che tutto ciò che crea è buono (“la luce è buona”), che l'atto della separazione e il suo risultato, la sua logica è buona. La prima separazione è quella tra la Terra e il cielo, poi spetta alle acque che si raccolgono e concentrano in modo tale che si formino i mari: la terra diventa Terra “luogo dell'educazione dell'umanità” (K. Ritter). Capiamo quindi che la “Terra è la copia del Cielo” (Corpus Ermeticum): la Terra è la copia del cielo in quanto la matrice è la stessa e la matrice è la distesa tabulare, ciò che fin dall'inizio esiste.

Nel testo Nomos della Terra, di C. Schimitt, ci si preoccupa di spiegare l'origine del diritto internazionale e fa riferimento ai fenomeni di localizzazione e ordinamento, cioè la messa in ordine, la strutturazione degli elementi della Terra. A farci caso è ciò che la Genesi dice fin dall'inizio: all'inizio esiste una distesa, esiste un'estensione, esiste una superficie, esiste cioè la riduzione a superficie della Terra.

Giovanni all'inizio del suo Vangelo: “in principio vi era il logos”. Il logos ha due significati:

  • Ragione verbale.
  • Viene da leghein ed è esattamente ciò che raccoglie e che ordina, raduna ma anche seleziona.

Dalla sua versione latina: logos = Legione, cioè qualcosa di ordinato ma anche elegante. Al logos i greci contrapponevano un'altra forma di sapere, modalità di conoscenza: “episteme”, significa “mettere sopra”. L'invenzione della Terra procede alla stessa maniera. Essa inizia quando sopra il logos, si dispone la forma della Terra.

Terzo capitolo

L'invenzione della Terra in Occidente, procede dunque per via epistemica, cioè ponendo la forma terrestre sopra il logos, “la struttura che connette” (G. Bateson) che cioè ordina, comprende gli elementi e li seleziona, tirandoli con ciò fuori dall'informe. Si tratta di un'operazione che è allo stesso tempo sia ideale che materiale, perché è proprio la natura del logos a presentare questa duplicità.

Il termine ebraico baral, significa allo stesso tempo sezionare e intagliare, è appunto allo stesso tempo materiale e ideale. In ogni racconto sull'origine del mondo, la sua creazione diventa l'arte di dare forma e dunque di controllare quello che all'interno della matrice sull'estensione, si presenta ancora privo di forme oppure già in qualche maniera preformata.

Nell'Enuma Elis (racconto della creazione di Babilonia, 2000 a.C.) come nel caso della Genesi non si parte dal caos ma dall'esistenza di una materia primordiale, la cui natura in questo caso è unica, nessun riferimento alla terra ma soltanto all'acqua, materia primordiale. Acqua, fin dall'inizio separata in acqua salata (Tiamat) e acqua dolce (Apsu). Ambedue avevano preso origine da nebbia vaporosa.

Gli stessi dei, in assenza di un dio creatore, nascono da essa, la creazione prende luogo, a differenza del racconto biblico, dalla miscela dei due tipi di acqua, dolce e salata. Dallo scontro tra acqua dolce e salata, nascono quattro dei e quando gli dei diventano grandi nasce l'orizzonte con le sue linee. Nella Genesi l'orizzonte viene dato per scontato, implicito nell'atto con cui Dio separa le acque dal firmamento.

Per i babilonesi le linee di orizzonte sono il luogo dove Ashar e Cashar si trovano, mettendo in comune e separando la terra dal cielo. Da Ashar nasce Anu, dio del cielo vuoto, che mette al mondo Ea, ed è dio delle acque dolci. Ea uccide Apsu (significa abisso), costruisce un tempio sull'abisso e l'abisso diventa l'assenza di misura. Marduk (figlio di Ea) sarà l'ultimo architetto della Creazione, uccide Tiamat, dimostrando quello che ogni mito dice, ovvero che chi comanda non è colui che è nato prima.

Con le due metà del corpo di Tiamat: con la parte superiore crea il cielo poi abbassa giù la sbarra (rapporto semantico con baral) e crea un fermo per le acque. Dal vapore del corpo da origine alle nuvole, comprime la testa creandone le montagne, dagli occhi hanno origine il Tigri e l'Eufrate. Da abisso d'acqua, il corpo smisurato di Tiamat si trasforma in Terra.

La linea d'orizzonte, dunque, separa e unisce il cielo e la Terra, e il suo compito è quello di avvicinare le due concezioni del mondo diverse: quella per cui il mondo si compone di processi e relazioni e quella per cui esso si compone invece di cose. Mettere in discussione l'orizzonte significherebbe lo sconvolgimento repentino dell'ordine esistente sulla faccia della Terra e in sintesi la Rivoluzione.

Rivoluzione è un termine che presuppone appunto l'esistenza di un orizzonte e il fatto che si sia stato passato nei tempi moderni ad indicare il violento cambiamento della struttura politica esistente, significa che la modernità carica l'orizzonte di un altro valore: serve a definire la linea di incontro tra ciò che c'è e ciò che ancora non c'è.

Quarto capitolo

Senza analogia nessun mito può funzionare, come non potrebbe funzionare tutta la nostra conoscenza. Polifemo come Tiamat ha una sua natura duplice, ma tra la scrittura dell'Enuma Elis e dell'Odissea trascorrono circa 1000 anni.

Polifemo: gigante dal “pensiero irragionevole”. Ulisse non salva sé stesso ed i suoi compagni pronunciando il nome falso il possibile gioco tra nome e cosa come sostenevano i filosofi di Francoforte, ma l'astuzia di Ulisse consiste invece nell'invenzione dello spazio.

Il canto IX dell'Odissea è una descrizione del mondo alla rovescia, di rovescio delle regole, il mondo viene messo sottosopra da cima a fondo da quello che accade sia per il gigante che per Ulisse: Polifemo rappresenta il massimo dell'alterità, la diversità, non solo per le straordinarie dimensioni, ma anche per il fatto che egli beve e mangia latte e formaggio, introdotti nella dieta greca solo dopo il 1000 dopo Cristo, al contrario dei greci che.

Così parte l'attacco a Polifemo, definito anche uomo-montagna: qualcosa di indefinito e indeterminato → Polifemo da dove prende i massi che scaglia dietro Ulisse, se non da se stesso in quanto uomo e montagna? (natura duplice). Polifemo nello scontro perde il proprio carattere amorfo, entrando nel campo dell'organico.

Il problema di Ulisse: ridurre a misura ciò che appare smisurato (Polifemo). La condizione essenziale per il senso del racconto è l'occhio circolare del gigante (“ciclope” infatti non c'entra con la quantità di occhi ma solo con la loro circolarità, non è una questione di quantità ma di forma). Dopo l'attacco, Polifemo chiama in soccorso gli altri Ciclopi, i quali non arrivano per il famoso trucco del nome falso che Ulisse gli ha fornito.

Il problema: uscire dalla grotta, togliere il masso che blocca l'uscita. → Astuzia che assicura la salvezza. Gli uomini si nascondono sotto la pancia dei montoni → il capo del gregge, l'Ariete sotto il quale si è legato Ulisse, comunica a Polifemo, uscendo per ultimo, che gli uomini stanno scappando, ma Polifemo non può capire il suo linguaggio, comprende solo che c'è qualcosa che non va perché solitamente il capo del gregge esce per primo.

(Wittgenstein: non si capirebbero lo stesso perché non appartengono allo stesso mondo). Ma perché Polifemo non si accorge di niente? Perché egli abita il mondo, noi, l'uomo, Ulisse in questo caso abita lo spazio, a cui ha dato origine.

Per i Greci: il mondo è fatto solo di rapporti di forza, gerarchie, livelli di

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-GGR/01 Geografia

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