Ad altra cura - condizioni e destinazione dell’educazione
Introduzione
Il problema centrale della pedagogia riguarda la cura della persona, perché sia e diventi persona. Costruire la propria identità nella relazione con sé e con l’altro da sé, reciprocità in atto e possibilità futura. Se ne parla molto di cura, ma ci sono termini che si sovrappongono: concetti di aiuto, cura e assistenza. Antropologia di riferimento della persona, prospettiva etico-valoriale per cercare un paradigma pedagogico, nella decisione per la sua educazione. Rivista la relazione e il progetto dal punto di vista della cura. Io sono il risultato delle mie azioni precedenti (anche della mia storia). Ma non sono ancora completo, sto facendo un cammino. L’educazione accompagna il cammino dell’umanità ed è messa in atto dalla cura.
Per fare questa analisi si parte dal concetto di cura. Cosa significa oggi? La parola cura ci raggiunge in primis nella sua accezione medica e sanitaria; il primo significato che associamo alla parola cura è quello di terapia sia medica e psicologica. Ciò che sta tra il manifestarsi di una sindrome e la guarigione è cura. Essa interviene come qualcosa a posteriori, è necessario che accada prima qualcosa (la malattia) perché entri in gioco, se non c’è alcuna patologia o sindrome che compromette la salute, non c’è bisogno di cura. Il bisogno di cura sorge quando la salute viene meno. La cura come terapia ripristina lo stato precedente, riporta il soggetto a recuperare lo stato precedente.
Esistono delle importanti radici storiche della parola stessa e ampie testimonianze di un’altra idea di cura che ha un significato pedagogico-educativo che illumina in termini essenziali cosa vuol dire educare. L’accezione del termine cura colta nella sua etimologia prevede un significato alternativo: “interessamento sollecito e costante per qualcosa e qualcuno”. Già la parola interessamento fa capire la fuoriuscita dallo stato di disinteresse, in più, il termine “sollecito” fa capire che è pronto e costante per qualcosa e soprattutto per qualcuno. L’esistenza di qualcuno mi occupa prima (preoccuparsi); è un pensiero costante per qualcuno.
Nelle accezioni latine, italiane e greche riusciamo a cogliere che un’altra cura viaggia in parallelo nelle vie etimologiche con l’idea di cura come terapia che descrive una relazione di prossimità che ci mette uno di fronte all’altro ed è sollecita, pronta, premurosa e preoccupata; è qualcosa che non si svolge in un quadro freddo ma è carico di sentimenti umani di vicinanza e soprattutto è senza tempo, ci accompagna per tutta la vita. Sembra ragionevole vedere nella cura, praticata e ricevuta, ciò che ci fa essere e diventare quello che siamo.
È possibile, pertanto, intendere l'educazione come cura della persona? L'ipotesi di partenza è che la semantica originaria di curare abbia molto a che vedere con la semantica di educare.
Cap.1 Alcune fonti antiche e moderne della cura educativa
1.1 L’iter semantico di un concetto: archeologia della cura
Il concetto di cura nasce anche in Italia dal significato che ne davano i greci e poi i latini. Cura intesa come “interessamento sollecito e costante per qualcosa o qualcuno” originariamente oppure “diligenza, impegno, sollecitudine, zelo”. Anche: insieme di medicamenti e rimedi per il trattamento di una malattia. Provando a retrocedere nel tempo: l'"epimelaia" greca chiama in causa, la "sollecitudine", "l'attenzione" verso qualcuno o qualcosa, per qualcuno o per qualcosa. Così come la “merimma” che aggiunge però alcune connotazioni importanti: "pensiero", "pensa", "affanno", "ansietà per".
Nell'uso corrente, la cura allude sempre a quell'interessamento solerte e premuroso, per un oggetto o per una persona, che impegna sia l'animo sia l'attività: dedicare ogni cura alla famiglia, all'educazione dei figli, ai propri interessi, aver cura della propria persona, dei propri oggetti, oppure, al contrario. Cura d'animo
Ancora, in senso spirituale, è rinvenibile il richiamo alla quale indica il governo delle coscienze e, in particolare, il ministero esercitato da un sacerdote. Con significato più determinato, la cura indica il complesso dei mezzi terapeutici e delle prescrizioni mediche che hanno il fine di guarire una malattia, è sinonimo di terapia e di uso continuato di un rimedio, all'udendo all'opera prestata dal curatore, medico per guarire un ammalato. Infine, appare utile ricordare la figura del curator, voce usata soprattutto nel diritto, ossia di chi ha l'incarico di curare, di assistere qualcuno, ovvero di custodire, sorvegliare o amministrare qualche cosa.
In breve, si cerca di individuare l’impiego discorsivo e l’intenzione semantica connessa alla fruizione filosofica originaria dell’idea di cura.
1.2 Socrate e la cura degli uomini
Apologia di Socrate (399-388 d.C.) Socrate elogia la cura autentica, nella forma di aver cura e non del prendersi cura. La cura autentica, intesa come l'aver cura virtuoso di sé, trasformativo e migliorativo, non riguarda la superficie del sé, ma il possesso inconfutabile della propria umanità in divenire nella sua più profonda tramatura. Troviamo un legame tra la cura e la politica, legame interessante perché una buona attività politica ha cura della coltivazione dei giovani.
Tuttavia, quanto alla cura degli uomini e alla cura in generale, emergono tre ulteriori concettualizzazioni:
- Essa è intesa come la parte terrena del giusto; se prima, della cura, è emerso il suo legame con la conservazione e il miglioramento della polis, ora è sottolineato il suo nesso con l'idea di giustizia.
- Possesso di un’arte o tecnica, un insieme di operazioni dirette da regole e da queste orientate efficacemente per il perseguimento delle specifiche finalità.
- Il fine ultimo è il bene e utile per il destinatario delle cure, miglioramento della condizione precedente alla cura.
Le questioni aperte trovano in altri luoghi dei dialoghi platonici importanti precisazioni. La cura rivolta ai propri figli: esplicitamente nell’impegno a curarli, ad aver cura di loro, nella misura in cui ne siamo capaci, ma anche nell’assicurare loro ciò di cui necessitano non essendo in grado di procurarselo ancora da soli. Qui il tema della cura degli uomini coincide col problema dell'educazione dei figli. Chi è sicuro di sé, è senza cura, tende a far da sé, e la cura non diventa un'esperienza comunitaria condivisa dagli adulti. La presenza dell'altro, da condizione di possibilità dell'esserci, deve gradualmente mutare di senso divenendo possibilità di incontro e di relazioni interpersonali in chiave adulta.
Che cosa deve apprendere una persona per raggiungere il fine del massimo miglioramento possibile? Apprendimenti, esercizi (mezzi e strumenti), acquisizioni, mezzi fanno parte della cura ma non sono la cura.
Sui contenuti disciplinari della cura è dunque preferibile ascoltare un esperto, poiché chi sa è chi possiede la scienza di qualcosa e solo lui è in grado di esprimere giudizio a ragion venduta. Socrate ricerca un tecnico della cura dell’anima, il quale sia in grado di curarla bene e che abbia avuto buoni maestri. Dopo alcune considerazioni, risulta che la persona migliore sia quella che si prende prima cura di sé e poi sia in grado di avere cura dell’altro. Dice: in questo modo ci prenderemo cura, insieme, di noi e dei ragazzi. La cura autentica non coincide con l’oblio di sé. Dunque educatore autentico chi, conoscendo sé stesso, ha cura dell'altro, si preoccupa di trasformare l'altro in direzione corrispondente del suo meglio, del suo bene e del suo utile. A questo si rifà la cura ternaria di Ricoeur: cura di sé, dell’altro e delle istituzioni. Cura ed educazione sono termini scambiabili ed una richiama l’altro.
1.3 Raggiungere la virtù: Aristotele e la cura
Aristotele era allievo di Platone, così come Platone fu allievo di Socrate, si noti questa straordinaria corrispondenza tra maestri e allievi lungo le generazioni. Aristotele nacque nel 383-384 a.C. e entrò nella scuola di Platone, l'Accademia, quando aveva 17 anni e vi rimase per quasi 20 anni fino alla morte del maestro, 348-347 a.C., quindi venti anni di formazione.
In un passo dell’Etica Nicomachea l’autore dice che chi si trova senza guida si rivolge all'avarizia e all'intemperanza, mentre quando gli capita di trovare chi si prende cura di lui, può giungere al giusto mezzo e al comportamento dovuto. Il pedagogo, dunque, inteso come agente morale che ha cura dell'altro.
- Epimeleia educazione pubblica. Questo termine viene usato in diversi passaggi una volta come cura e una volta come educazione, senza che questo comporti né uno slittamento né uno stravolgimento semantico.
- Paideia educazione diretta all’individuo, (superiore rispetto a quella di un’intera comunità). In un altro luogo dell’Etica, chi intende cimentarsi nelle attività di cura è bene che disponga della competenza e della saggezza di un legislatore, e la legislazione è una parte della politica, quindi l’educazione è parte di studio della scienza politica.
La cura educativa della singola persona e dell'intera comunità, la formazione morale in generale è dunque meglio garantita se la guida proviene da una conoscenza scientifica architettonica, come la scienza della legislazione. Questo non vale solo per i giovani ma per tutte le età. La Paideia greca è storia culturale sia in Grecia sia per istruzione nell’età classica. L’educazione come Paideia è l’ideale della pratica educativa.
A proposito della distinzione fra paideia ed epimeleia possiamo tirare in ballo Werner Jaeger (1888-1961). Paideia è un termine di riferimento per un ideale educativo tema centrale per il mondo greco: come è da modellare un’opera d’arte altresì è da modellare la forma umana, di massima bellezza. La paideia indica un orizzonte generale di senso di significato. La cura è la messa in opera, la sua effettiva realizzazione. Chi ha cura educativa contribuisce alla paideia, a dare forma umana ad un cammino di civilizzazione. Questo parallelo: il vasaio che dà forma alla creta. L’educatore come artista.
1.4 Heidegger e la Sorge (cura) - Il destino pedagogico di un’ontologia fondamentale
L’uomo non è un che cosa ma chi, un’esistenza. È il suo essere nel mondo che lo caratterizza, ma non come una parte che è compresa in un tutto come l’acqua in un bicchiere, ma questa sua modalità costitutiva si presenta come apertura al mondo. Ciò che caratterizza l’essere nel mondo è la sua apertura al mondo. L’uomo abita questo mondo, ha cura di questo mondo e il suo essere nel mondo si caratterizza come apertura. Questo esistente che noi stessi sempre siamo, noi lo indichiamo con il verbo “esserci” – da-sein.
L’esserci è da sempre la sua – dell’uomo – possibilità. Una possibilità per Heidegger di scegliersi o di perdersi. Lo sguardo non è rivolto alle possibilità che ci stanno di fronte. Il primo carattere che viene esaminato e che riguarda l’essere nel mondo è lo scegliersi (e conquistarsi) e il perdersi (e non conquistarsi). La possibilità – lo riconosciamo fin da ora – è una delle prerogative della pedagogia.
Trascendenza oltre passamento. L’esistenza è essenzialmente intesa come trascendenza verso il mondo significa fare del mondo stesso il progetto dei possibili atteggiamenti e delle possibili azioni dell’uomo, dell’esserci. La trascendenza costituisce la libertà stessa. L’uomo secondo Heidegger è gettato nel mondo, in una situazione che non ha scelto. È sempre un essere possibile, mai necessario. Da queste intuizioni ha preso forma l’indirizzo pedagogico detto fenomenologico-esistenziale. Essere nel mondo vuol dire prendersi cura delle cose che gli occorrono (in quanto manipolabili), manipolarle, mutarle, costruirle, e aver cura degli altri. Il rapporto tra l’uomo e gli uomini non è prendersi cura ma avere cura, perché gli uomini non sono cose. Aver cura costituisce la struttura fondamentale dei rapporti umani.
La cura diventa un concetto generale che comprende in un’unica formula la totalità delle determinazioni dell’uomo. Sorge racchiude in sé come denominazione unica la totalità delle determinazioni dell’uomo.
Favola di Igino ripresa da Heidegger per dichiarare che la cura segue sempre l’uomo, finché sta al mondo. Ogni istante è in qualche modo posseduto dalla cura. L’essere dell’ente che chiamiamo uomo ha origine nella cura. L’essere nel mondo per lui ha una struttura conforme all’essere della cura. Cura costituita da tre elementi, tre molecole della cura:
- Avanti a sé
- Esser-già-in (un mondo)
- In quanto esser-presso (l’ente che si incontra presso un mondo)
Heidegger, riprende il concetto parlando anche di cura delle cose d’uso e degli altri. Aver cura significa farlo per lungo tempo. Due possibilità:
- Inautentico: sostituirsi dominando. L'aver cura può sollevare gli altri dalla cura, sostituendosi, intromettendosi al loro posto. Gli altri risultano allora, espulsi dal loro posto, retrocessi per ricevere cose già pronte e fatte dagli altri. Gli altri possono essere trasformati in dipendenti e in dominanti.
- Autentico: anticipare liberando. Aver cura significa divenire consapevoli e responsabili della propria cura. Non si pone al posto degli altri, si adopera per inserirli nella cura. Anticipare: arrivare prima.
La visione ambientale preveggente è il rapporto col mondo degli utilizzabili di cui si prende cura; è una visione che ispeziona l'ambiente con cura attenta e preoccupazione costante. La cura non coincide però col solo “aver cura” ma abbraccia la totalità delle possibili determinazioni d'essere che da essa promanano come possibilità di essere nel mondo.
La cura non è a posteriori; non interviene a cose fatte ed accadute come momento posteriore o postremo di prossimità, incontro e utilizzabilità. Essa sta prima e all'interno di ogni comportamento. Heidegger fa ricerca di carattere ontologico e fondamentale. Importante da citare è un passaggio di “Essere e Tempo”: “La perfictio dell'uomo, il suo pervenire a ciò che esso, nel suo esser-libero per le possibilità più proprie (per il progetto), può essere, è opera della cura.”
La cura citata in questo passo non è che la cura dell'uomo; effettivamente l'educazione è un agire trans-formativo secondo un'idea di miglioramento e di perfezionamento della persona educanda in modo che essa divenga ciò che può essere, ossia che raggiunga l'apice delle proprie personali possibilità nell'esercizio libero e continuato della propria capacità progettuale. Altro concetto sottolineato da Heidegger è che la cura non è atemporale ma, al contrario, segue le vicende intra mondane, fra le quali figura, ad esempio, un incontro con l'altro. A questo è opportuno richiamare il tema della coscienza. La coscienza si rivela come la chiamata della cura, in effetti l'esserci è cura nel fondamento del suo essere.
In sintesi, la cura ha dunque cura che ciascuno si apra il proprio poter essere libero per le possibilità più proprie, al proprio progetto, a partire dalla lucida consapevolezza e determinazione delle effettive possibilità. La cura ha cura che ciascuno decida, e la decisione rappresenta l’autentico inverarsi della cura. L'educatore indeciso non è un vero educatore perché non testimoniando la decisione non si trova nelle condizioni di poterla trasmettere. L'impressione che si ricava dal pensiero di Heidegger per quanto riguarda il tema della cura è che nel momento stesso in cui si tenti il balzo oltre l'ontologia fondamentale, in direzione di un'antropologia concreta questa assuma le sembianze di una teoria pedagogica.
1.5 Ricoeur e la sollecitude: agire educativo e prospettiva etica
Due sono le opere di Ricoeur che ci accingiamo a perlustrare, al fine di rilevare il significato che egli attribuisce alla nozione di sollecitudine e/o di cura, a seconda dei traduttori italiani: "Sè come un altro" e "La persona". Nel settimo studio di "Soi-meme comme un autre", intitolato "Il sè e la prospettiva etica", l'autore conduce un puntiglioso confronto critico con l'etica di Aristotele, in particolare attorno all'idea di "vita buona" e all'ancoraggio di questa nella praxis. La sua formula si esplicita con l’espressione “prospettiva etica”: la prospettiva della vita buona con e per l’altro all’interno di istituzioni giuste.
Tre momenti indagati:
- Tendere alla vita buona: auspicio/aspirazione. Auspicio che la vita possa compiersi nella sua pienezza. Vita compiuta e in questo senso felice. Una vita che non rimane irrealizzata. La stima di sé non è da confondersi.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Riassunto esame Teorie e metodi dell'educazione, prof. Mazzoni, libro consigliato La pratica dell'aver cura, Mortar…
-
Riassunto esame Psicopatologia, prof. Emilio Domenico Fava, libro consigliato "OPD 2. Diagnosi psicodinamica operaz…
-
Riassunto esame Sviluppo della conoscenza, Prof. Longobardi Emiddia, libro consigliato Il lessico psicologico, Lecc…
-
Riassunto esame filosofia morale, prof. Grion, libro consigliato Filosofia della cura, Mortari