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Riassunto esame economia industriale

Docente: Roson

Libro consigliato: “Organizzazione industriale”, Pepall, Richards and Norman

Organizzazione industriale: cosa, come e perché

1) L’organizzazione industriale è quella branca dell’economia che si occupa dello studio della concorrenza perfetta.

- AGCM (autorità garante della concorrenza e del mercato)

Tale autorità è composta da un presidente e quattro commissari, in carica per sette anni, nominati su proposta dei presidenti di camera e senato e che dovrebbero possedere le competenze necessarie.

Compiti dell’AGCM

  • Vigila contro gli abusi di posizione dominante
  • Vigila in merito a intese e cartelli che possono essere lesivi e restrittivi per la concorrenza
  • Controlla e delibera sulle operazioni di concentrazione che superano un certo valore e che devono essere preventivamente comunicate all’autorità
  • Si occupa di tutela del consumatore, in relazione a pratiche commerciali scorrette, clausole vessatorie e pubblicità ingannevole, perché non in specifici settori, come le telecomunicazioni. d’interesse dei componenti del governo.
  • Valuta e sanziona nei casi di conflitto

L’autorità procede con istruttorie o indagini conoscitive che possono concludersi con una diffida in relazione a specifici comportamenti o con una sanzione amministrativa.

Un altro ruolo importante dell’autorità è quello di relazionare annualmente al Presidente del Consiglio dei ministri illustrando l’applicazione delle norme antitrust in Italia, oltre a segnalare al Parlamento e alle istituzioni territoriali in merito alla situazione della concorrenza in specifici contesti.

L’indipendenza, la competenza e la trasparenza di questa autorità sono fondamentali.

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2) Fondamenti di microeconomia

2.1 Concorrenza e monopolio

Il breve periodo è un lasso di tempo sufficientemente corto perché l’industria non riesca a inserire nella linea di produzione nessun nuovo mezzo di produzione, ossia nessun nuovo impianto o attrezzatura. Nel breve periodo, né il numero di imprese né il capitale fisso di ciascuna di esse possono essere modificato. Al contrario, il lungo periodo è un periodo di produzione sufficientemente lungo perché le imprese possano attrezzarsi con nuovi mezzi di produzione per far fronte alla domanda del mercato.

Un’utile interpretazione di un equilibrio di mercato è una situazione in cui nessun consumatore e nessuna impresa del mercato hanno incentivi a modificare la loro decisione di quanto acquistare o vendere.

2.1.1 La concorrenza perfetta

Un’impresa perfettamente concorrenziale è un’impresa che considera il prezzo come dato (price taker): il prezzo del prodotto non è qualcosa che l’impresa perfettamente concorrenziale sceglie, ma è determinato dall’interazione di tutte le imprese e i consumatori presenti nel mercato del bene in questione e va oltre l’influenza di ciascuna delle imprese perfettamente concorrenziali.

Poiché un’impresa perfettamente concorrenziale non è in grado di influenzare il prezzo di mercato al quale il bene viene venduto, l’impresa percepisce che a quel prezzo può vendere la quantità che essa desidera.

Affinché un’impresa sia una vera impresa perfettamente concorrenziale è necessario che la sua decisione di quanto output produrre non deve influenzare il prezzo di vendita.

Profitti: come tutte le imprese, anche quelle perfettamente concorrenziali sceglieranno ciascuna il livello di output che massimizza i propri profitti individuali. Si possono definire come la differenza fra ricavi e costi totale dell’impresa. I ricavi sono il prezzo di mercato (P) moltiplicato per l’output dell’impresa (q). I costi totali aumentano all’aumentare del livello di produzione, secondo la funzione C(q).

Costo opportunità: il costo opportunità del capitale dell’impresa è misurato dal tasso di rendimento che il capitale potrebbe generare se investito in altre industrie. Questo costo viene poi incluso nella misura del costo totale. Il concetto di profitto che si sta utilizzando qui è il concetto di profitto economico e implica che vi siano ricavi netti superiori all’ammontare necessario per pagare tutti gli input dell’impresa almeno quanto essi potrebbero ottenere in un impiego alternativo.

Quando un’impresa non ottiene profitti economici, non significa che gli azionisti restino a mani vuote, ma semplicemente che essi non ottengano dal loro investimento un rendimento superiore a quello normale.

Una condizione necessaria perché vi sia massimizzazione dei profitti è che l’impresa scelga un livello di output tale che i ricavi o i ricavi marginali, ottenuti dall’ultima unità prodotta, siano pari ai costi sostenuti per produrre quell’ultima unità, o costi marginali.

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Poiché l’impresa perfettamente concorrenziale può vendere quanto desidera al prezzo di mercato corrente, ciascuna unità supplente di output prodotta e venduta genera ricavi supplementari esattamente pari all’attuale prezzo di mercato.

La funzione di ricavo marginale di un’impresa concorrenziale è semplicemente R’(q) = P

L’offerta totale del mercato (Qc) è data dalla somma dell’output di ciascuna impresa (qc).

Dal momento che ciascuna impresa massimizza i profitti, per ciascuna di esse varrà la condizione P = C’(qc).

La condizione che ciascuna impresa produca al livello in cui il costo marginale è pari al prezzo di mercato è pressoché l’unica richiesta per un equilibrio concorrenziale nel breve periodo. Tuttavia affinché un equilibrio sia di lungo periodo è necessario anche che ciascuna impresa ottenga profitti economici pari a zero. Inoltre nel lungo periodo il prezzo del bene deve essere esattamente pari al costo medio o unitario di produzione del bene.

In un equilibrio di mercato di lungo periodo nessuna impresa è incentivata a cambiare il suo piano di produzione e, nel lungo periodo, questo significa che nessuna impresa desidera entrare nel mercato o uscirne.

Nel caso di concorrenza perfetta, la produzione del bene da parte di ciascuna impresa è bassa rispetto al mercato.

2.2.2 Il monopolio

Una maggiore produzione comporta un calo del prezzo. Il monopolista può vendere al prezzo di equilibrio del mercato a tutti i clienti e gli aumenti dell’output totale del monopolista ridurranno il prezzo di equilibrio del mercato.

Ogni unità venduta dal monopolista comporterà ricavi marginali inferiori al prezzo attuale.

I ricavi totali sono superiori al costo totale e quindi il monopolista ottiene profitti economici positivi.

Anche nel lungo periodo, in condizione di monopolio il prezzo di mercato non tende a eguagliare il costo unitario di produzione.

2.2 Profitto oggi o profitto domani: la decisione dell’impresa nel corso del tempo

I mercati finanziari si occupano esplicitamente di scambiare reddito attuale con reddito futuro.

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2.3 L’efficienza, il surplus e le dimensioni rispetto al mercato

Ottimo paretiano (concetto di efficienza): si dice che i risultati di mercato sono efficienti quando non è possibile trovare piccole variazioni nella distribuzione di capitali, manodopera, beni o servizi che migliorino il benessere di un individuo nel mercato senza nuocere agli altri. Se l’unico modo di far arricchire qualcuno consiste nel far impoverire qualcun altro, non vi è realmente nessun ristagno o inefficienza nell’andamento del mercato.

Per effettuare il criterio dell’efficienza è necessaria una misura del vantaggio in termini di ricchezza che consumatori e imprese ricevono in un dato esito di mercato.

Il surplus del consumatore ottenuto dal consumo di una unità del bene è definito come la differenza fra l’ammontare massimo che un consumatore è disposto a pagare per quella unità e l’ammontare che il consumatore di fatto paga.

Il surplus del produttore ottenuto dalla singola produzione di una unità del bene è la differenza fra l’ammontare che il venditore riceve per tale unità del bene e i costi sostenuti per produrlo.

Un aumento della produzione e delle vendite comporta un aumento del surplus del consumatore e una diminuzione del surplus del produttore.

2.3.1 Il monopolista e il surplus del produttore

In caso di monopolio i risultati economici sono inefficienti.

La riduzione di surplus del consumatore causata dal monopolio non è semplicemente il risultato di un aumento del surplus del monopolista. Al contrario, il calo del surplus totale informa del fatto che il guadagno del monopolista è inferiore alla perdita del consumatore.

Per il fatto di spostarsi da un’industria concorrenziale a una di monopolio, i consumatori perdono più di quanto il monopolista guadagna in profitti.

Perdita secca di monopolio: buona approssimazione dei guadagni che si ottengono ristrutturando l’industria e rendendola concorrenziale.

2.3.2 L’approccio non-surplus all’efficienza economica

Un’impresa monopolista che ottiene surplus, produce a livelli non ottimali soltanto perché non ottiene l’intero surplus. L’impresa concorrenziale, nella quale ciascuna impresa non ottiene surplus, raggiunge il più alto livello di output efficiente.

L’impresa monopolista è un grande produttore rispetto al mercato. La sua offerta riguardante l’output di fatto altera l’offerta del mercato e quindi il prezzo di mercato. Pertanto, essa altera anche il surplus dei consumatori. Questo non avviene per l’impresa concorrenziale: l’offerta di un’impresa perfettamente concorrenziale è bassa rispetto al mercato; tanto bassa che la decisione dell’output non produce effetti sul prezzo di mercato. Eliminando un’impresa concorrenziale dal mercato non succede niente né al prezzo di mercato né all’output totale dell’industria. Messe insieme invece incidono sul surplus totale, mentre eliminandole dal mercato il surplus totale diminuirà.

Le decisioni vengono prese a livello di singola impresa. Dalla sua partecipazione al mercato essa ottiene profitti pari a zero.

L’impresa monopolista non ottiene l’intero surplus generato dalla sua partecipazione al mercato, anche se ottiene profitti positivi.

La fonte reale del problema del monopolio non è il fatto che sul mercato è presente soltanto un’impresa. La vera causa dell’inefficienza è che l’impresa è grande rispetto alle dimensioni del mercato.

La cosa fondamentale è notare che il monopolio non comporta inefficienza.

Ad esempio se il monopolista vende i prodotti al prezzo di equilibrio di mercato o non operi affatto nel mercato, le sue azioni lasceranno invariato il surplus di qualsiasi altro operatore del mercato.

L’approccio non-surplus alla comprensione dell’efficienza economica è l’importante legame fra l’incentivo a operare in un mercato e l’efficienza di tali operazioni. Per operare nel mercato, le imprese sono motivate dai profitti. Nel caso della concorrenza perfetta, i profitti (pari a zero) di una singola impresa corrispondono al contributo di tale impresa al surplus o al benessere creato dal fatto di operare sul mercato. Il comportamento di massimizzazione dei profitti porta a risultati di mercato efficienti. I profitti (elevati) di un’impresa monopolistica sono inferiori al surplus creato dalle operazioni nel mercato. Di conseguenza la massimizzazione dei profitti nel caso del monopolio non comporta risultati efficienti del mercato.

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8) Giochi statici e concorrenza di Cournot

In un mercato di oligopolio ciascuna impresa è consapevole del fatto che le sue azioni influenzeranno gli altri e dunque innescheranno delle reazioni; pertanto essa deve tenere conto di tali interazioni nel prendere le decisioni riguardanti i prezzi, output o altre operazioni.

In tale contesto di interazione, le decisioni prendono il nome di decisioni strategiche; la teoria dei giochi è quel ramo delle scienze sociali che analizza da un punto di vista formale le decisioni strategiche.

La teoria dei giochi si suddivide in due rami:

  • La teoria dei giochi non cooperativi; l’unità di analisi è la singola entità che prende le decisioni o il singolo giocatore (es. l’impresa). Il contesto non cooperativo significa che ciascun giocatore si preoccupa soltanto di fare la cosa migliore possibile per se stesso, attenendosi alle regole di gioco, il giocatore non è dunque interessato a portare avanti gli interessi più generici del gruppo.
  • La teoria dei giochi cooperativi; ha come unità di analisi un gruppo o una coalizione di giocatori (es. gruppo di imprese).

Le regole del gioco definiranno in che modo ha luogo la competizione fra i diversi giocatori, o le imprese. Vi sono due assunti fondamentali alla base dell’applicazione della teoria dei giochi all’oligopolio: le imprese sono razionali (perseguono obiettivi ben definiti, ed. massimizzazione dei profitti); le imprese applicano la loro razionalità al processo del ragionamento strategico (nel prendere le decisioni le imprese utilizzano tutte le conoscenze che posseggono per formarsi delle aspettative riguardo al comportamento delle altre imprese).

Non esiste un modello standard di oligopolio. Analizzeremo tre diversi modelli: modello di Cournot, modello di Bertrand e i modelli di competizione sequenziale di Stackelborg.

8.1 Interazione strategica: introduzione alla teoria dei giochi

Nella teoria dei giochi, la decisione, o piano d’azione, da parte di ciascun giocatore prende il nome di strategia.

Un elenco di strategie, nel quale figurano le particolari strategie scelte da ciascun giocatore, prende il nome di profilo di strategie (o combinazione strategica). Un dato profilo determina l’esito del gioco, che costituisce i payoff, o i guadagni finali, ottenuti da ciascun giocatore.

Concetto di equilibrio di Nash: sebbene possano esserci molti risultati non tutti saranno esiti di equilibrio. Per equilibrio si intende un profilo di strategie tale che nessuna impresa sia incentivata a cambiare la propria strategia attuale dato che nessun’altra impresa cambia la propria.

L’equilibrio di Nash sarà una combinazione di prezzi, uno per ogni impresa, o una combinazione di livelli di produzione, anche in questo caso uno per ogni impresa, per il quale nessuna impresa vuole cambiare la propria decisione riguardante il prezzo (quantità), date le decisioni di tutte le altre imprese.

Quando un’impresa in un mercato di oligopolio abbassa il prezzo, l’effetto sar&ag

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/01 Economia politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher davide.delucchi di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia industriale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi Ca' Foscari di Venezia o del prof Roson Roberto.
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