L’economia industriale
Cap. 1
L’economia industriale: si occupa del funzionamento dei mercati e dei settori industriali, cioè del modo in cui le imprese competono fra loro. Si occupa prevalentemente del caso di oligopolio, forma di mercato caratterizzata dalla competizione fra un numero limitato di imprese, a differenza della microeconomia che invece si concentra più sui casi di monopolio e di concorrenza perfetta.
Lo scopo dell’economia industriale è quello di rispondere a 4 domande differenti:
- Le imprese hanno potere di mercato?
- Come fanno ad acquisirlo e a mantenerlo nel tempo?
- Quali sono le conseguenze del potere di mercato?
- C’è un ruolo preciso che le politiche pubbliche potrebbero svolgere per risolvere i problemi generati dal fatto che le imprese detengono un certo potere di mercato?
Potere di mercato
Il potere di mercato può essere definito come la capacità di fissare prezzi superiori al costo incrementale o marginale, cioè il costo di produrre una unità addizionale. Detenere potere di mercato equivale ad ottenere profitti maggiori.
Un modo per ottenere potere di mercato da parte delle imprese è quello di creare un monopolio legale che consente di fissare prezzi alti senza però permettere ad eventuali concorrenti di entrare nel mercato. Il potere di mercato può essere creato attraverso diversi comportamenti strategici, come attraverso l’uso di politiche di marketing, massicce sponsorizzazioni e scarsità del prodotto.
La detenzione di potere di mercato implica maggiori costi e perciò un maggior valore dell’impresa stessa, allo stesso tempo le imprese che detengono un elevato potere di mercato hanno meno incentivi ad essere efficienti. Il potere di mercato genera 2 diverse inefficienze, una detta inefficienza allocativa provocata da un prezzo elevato che genera mancate vendite e l’altra detta inefficienza produttiva, considerata come incremento dei costi.
Il potere di mercato quindi non risulta positivo per la collettività poiché arricchisce le imprese a spese dei consumatori, perché riduce l’efficienza economica, allocativa e produttiva, ed infine perché induce le imprese a sprecare risorse per acquisire e mantenere il potere di mercato stesso.
Le politiche pubbliche
All’interno dell’economia industriale il ruolo svolto dalle politiche pubbliche è quello di evitare le conseguenze negative scaturite dalla detenzione di potere di mercato. Queste possono essere classificate in 2 categorie:
- Regolamentazione: caso in cui un’impresa detiene un potere di monopolio o quasi e le sue azioni sono controllate da un regolamentatore.
- Politica antitrust: o politica della concorrenza, ha un campo di azione più esteso della regolamentazione, l’obiettivo principale risulta quello di impedire alle imprese di intraprendere azioni che aumentino il loro potere di mercato in modo pregiudizievole.
La politica industriale
Oltre alle politiche di regolamentazione e antitrust vengono adottate politiche indirizzate a specifiche imprese o gruppi di imprese denominate politiche industriali e lo scopo risulta molto diverso da quello delle altre 2. L’obiettivo di quest’ultime è cercare di promuovere la concorrenza mentre la politica industriale mira a rafforzare la posizione di mercato di un’impresa o di un settore nei confronti di imprese estere.
Paradigma struttura-condotta-risultato
I settori industriali vengono analizzati dagli economisti attraverso uno schema basato sull’analisi degli elementi che caratterizzano la struttura del mercato, acquirenti e venditori, il grado di differenziazione del prodotto; si studia la condotta tipica delle imprese in quel determinato settore industriale, politica di prezzo e di posizionamento prodotto, pubblicità, ed infine si valuta il livello di efficienza e di competitività del settore.
Economie di varietà
Le economie di varietà si verificano quando il costo di produzione congiunta di quantità del bene 1 e del bene 2 risulta più basso rispetto al costo di produrle separatamente.
Scala minima efficiente (SME)
La scala minima efficiente (SME) rappresenta il livello di output più basso in corrispondenza del quale è raggiunto il costo medio minimo. Il valore che troviamo è espresso come percentuale della dimensione del mercato.
L’impresa
Cap. 3
L’impresa viene considerata come l’unità principale all’interno del mercato, basata sul processo di trasformazione dei fattori produttivi in prodotti finali e avente come obiettivo la massimizzazione dei profitti. All’interno delle imprese è possibile individuare una parte riferita alla proprietà, direzione, e un’altra riferita alla gestione, management.
Le imprese massimizzano i profitti?
Solitamente nelle società troviamo una separazione fra la proprietà e la gestione: gli azionisti, a cui solitamente spettano gli utili e i profitti, e dall’altra i manager, a cui spetta il compito di realizzare i profitti attraverso le strategie e le decisioni.
È possibile notare che alle volte gli obiettivi dei manager possono discostarsi da quelli degli azionisti e per questo motivo vengono delineate una serie di possibili condizioni che portano alla massimizzazione dei profitti:
- Disciplina interna.
- Disciplina del mercato del lavoro.
- Disciplina del mercato del prodotto.
- Disciplina del mercato dei capitali.
Disciplina interna, teoria dei contratti: se gli azionisti si accorgono che i manager possono avere obiettivi diversi:
- Possono predisporre dei contratti tali da indurre i manager a perseguire i loro stessi interessi. Da tenere in considerazione il problema del free riding: molte s.p.a. sono possedute da un numero molto grande di piccoli azionisti, e questo va a ridurre l’incentivo di questi ultimi a fare ciò che sarebbe necessario per raggiungere tale risultato.
- Anche se gli azionisti potessero controllare i manager, c’è il problema che non possono controllarne l’operato poiché non dispongono di tutte le informazioni necessarie riguardanti l’impresa, asimmetria informativa.
Nasce quindi il modello principale-agente, il modello considera un Principale il quale vorrebbe che un agente agisse nel suo interesse, ma possiede meno informazioni rispetto all’agente, per cui dovrà stabilire un contratto incentivante. Se l’agente, manager, è neutrale rispetto al rischio, la soluzione ottimale prevede che l’agente paghi al principale una certa somma e tenga per sé tutti i profitti, MBO, management buy out.
Nel caso in cui invece l’agente risulti maggiormente avverso al rischio la soluzione ottimale risulterebbe la remunerazione fissa, lasciando così il resto dei profitti in mano al principale. Attraverso l’MBO avremo massimi profitti ma allo stesso tempo anche i rischi saranno molto alti mentre attraverso la remunerazione fissa per il manager avremo una diminuzione del rischio ma anche una conseguente diminuzione degli incentivi.
Disciplina del mercato del lavoro: la reputazione viene considerata molto importante per i manager, perciò dato che un manager non lavorerà sempre per la stessa impresa, avrà un ovvio interesse ad avere una buona reputazione. Questo “effetto reputazione” può contribuire a fornire al manager gli incentivi appropriati.
Disciplina del mercato del prodotto: se la competizione sul mercato del prodotto è molto intensa, l’impresa non riesce a sopravvivere a meno che non massimizzi i profitti; questo perché se i manager non cercano attivamente di massimizzare i profitti dell’impresa, la probabilità che questa debba chiudere risulta molto elevata e conseguentemente i manager perderebbero il lavoro. Laddove la competizione sul mercato del prodotto risulti invece maggiore, i manager saranno più incentivati a massimizzare i profitti.
Disciplina del mercato dei capitali: in presenza di un management che non massimizzi i profitti, il valore ricavato per l’impresa risulta inferiore al proprio potenziale. Per cui può accadere che un raider possa acquisire l’impresa, minaccia di scalata, e andare a sostituire il management. Solitamente le imprese più efficienti sono meno soggette a scalate rispetto alle imprese meno efficienti.
I confini dell’impresa
Strettamente collegato alla massimizzazione dei profitti dell’impresa sono anche gli stessi confini, ovvero l’estensione orizzontale e l’integrazione verticale. La prima indicante la varietà e la quantità di beni offerti dall’impresa mentre la seconda si riferisce ai vari stadi del processo produttivo che vengono svolti all’interno dell’impresa.
La dimensione orizzontale è data principalmente dai suoi costi, ovvero nel caso in cui la curva dei costi sia ad U c’è libertà d’entrata e l’impresa sarà portata a produrre in corrispondenza del punto minimo dei costi medi, situazione ottimale. La dimensione verticale invece è rivolta alla decisione dell’impresa nel produrre internamente gli input utilizzati poi per la produzione, integrazione verticale, o acquistarli direttamente sul mercato, separazione verticale.
Nel caso di integrazione verticale può sorgere la possibilità di individuare comportamenti opportunistici verso coloro i quali hanno realizzato investimenti specifici, problema dell’hold up. Il problema di hold up crea costi di transazione, in questo caso le negoziazioni sono più difficili, abbiamo investimenti aggiuntivi per migliorare la propria posizione contrattuale successiva alla firma del contratto, dove ci possono anche essere investimenti inferiori al livello efficiente.
La soluzione di una completa integrazione verticale o la completa separazione verticale, implicano problemi d’incentivazione per cui la soluzione migliore risulta una via di mezzo:
- L’integrazione residuale, parte degli input vengono acquistati da un fornitore indipendente mentre la parte residua da una società controllata.
- Il franchising, il quale unisce i vantaggi dell’integrazione verticale, gli investimenti specifici sono pagati dalla casa madre, con quelli della separazione verticale, i franchisee hanno forti incentivi ad essere efficienti perché a loro spettano i profitti dopo aver pagato la tassa di franchising.
- Il keiretsu, solitamente utilizzato in Giappone dove l’impresa e i suoi fornitori sono legati da una relazione pluriennale ma informale, formula molto simile all’integrazione verticale.
Che cosa determina i confini dell’impresa?
Ogni impresa che si trovi all’interno del mercato è possibile analizzarla in base a 2 diversi aspetti: l’estensione orizzontale e l’integrazione verticale. Per estensione orizzontale si intende l’insieme dei diversi prodotti offerti e le quantità prodotte per ciascuno di essi mentre per integrazione verticale si intende il numero dei vari processi realizzati internamente all’impresa.
La dimensione orizzontale risulta strettamente correlata ai suoi costi; nel caso in cui la curva dei costi dovesse assumere una forma ad U risulterebbe una certa libertà d’entrata e il punto di minimo dei costi medi costituirebbe il punto ottimale nel quale le imprese decidono di produrre. A causa del fatto che la curva ad U dei costi medi risulti molto larga e piatta, di conseguenza risulta ampio l’intervallo dove i livelli della produzione sono in corrispondenza del punto di minimo dei costi medi.
Ciò non basta a determinare in modo preciso le dimensioni dell’impresa per cui bisogna prendere in considerazione anche il fatto che i costi di produzione sono in stretta relazione con le dimensioni dell’impianto. Un altro importante quesito è costituito dal fatto che all’interno del mercato vi siano differenze fra le imprese dal punto di vista dell’integrazione verticale.
La scelta è dettata dalle decisioni interne dell’azienda riguardanti il modo di ottenere gli input per la propria produzione, ovvero decidendo se conviene acquistarli, separazione verticale, o produrli da sola, integrazione verticale. La soluzione ottimale non risulta né una completa separazione verticale né una completa integrazione verticale ma viene considerata una via di mezzo fra le due.
Un’altra soluzione è data dall’integrazione residuale, dove l’input viene acquistato parzialmente da un fornitore indipendente e la parte restante da una società controllata. Anche il franchising, viene considerato come un sistema intermedio e viene solitamente adottato in molti mercati. Si caratterizza per il fatto che tende ad unire i vantaggi derivanti dall’integrazione verticale, gli investimenti mirati sono a carico della casa madre, con quelli della separazione verticale, dopo aver pagato la tassa al franchisor, i franchisee hanno motivo di essere efficienti poiché a loro spettano i profitti rimanenti.
Infine troviamo un’ultima soluzione intermedia, solitamente utilizzata in Giappone che prende il nome di keiretsu. Si tratta di una relazione di tipo informale a lungo termine fra l’impresa e il fornitore che assomiglia molto ad una completa integrazione verticale poiché fornisce incentivi ad investire in determinati capitali.
Perché le imprese sono diverse?
Le imprese appartenenti al mercato risultano molto diverse fra loro; possono differenziarsi in base alla grandezza, alla specializzazione, alla gamma di prodotti offerta. Tuttavia un elemento distintivo è costituito dalla redditività, data dal suo profitto e di solito diversa per ogni impresa.
Attraverso una serie di analisi è stato stimato che solo il 20% della variabilità del profitto di un’impresa è determinato da variabili quali ad esempio la dimensione dell’impresa o del settore nel quale opera. Il restante 80% invece è da imputare ad un vantaggio competitivo persistente, ovvero:
- Ostacoli all’imitazione, consentono a certe imprese di ottenere dei risultati migliori rispetto ad altre, ad esempio attraverso i brevetti e le conoscenze tacite che si acquisiscono mediante l’esperienza e sono difficili da trasmettere a terzi.
- Strategie, alcune scelte strategiche possono avere un effetto duraturo sulla performance di un’impresa, ovvero riferito a quando entrano in un mercato, in che misura espandere la capacità produttiva, se fondersi o acquisire concorrenti, strategie di prezzo e pubblicità.
- Cultura di un’impresa, una fonte di vantaggio competitivo altrettanto importante della strategia, es: conoscenze tacite e altri fattori non facilmente imitabili.
- Economie di apprendimento, learning by doing / learning by watching possono avere un ruolo importante nel determinare le performance di un’impresa. Economie di apprendimento generano fenomeni di persistenza, es: il costo di produzione di un aereo tendeva a diminuire al crescere del numero di aerei prodotti in passato.
- Esternalità di rete.
- Esistenza di switching cost, i costi che il cliente deve sostenere se vuole cambiare fornitore. Possono rappresentare un fattore cruciale.
Le imprese sono diverse fra loro per dimensione/redditività: le imprese sono diverse le une dalle altre per via della presenza di ostacoli all’imitazione, di conoscenze tacite, di scelte strategiche, di eventi storici. Comunque non esiste una vera e propria teoria generale.
L’impresa come organizzazione
L’impresa è un’organizzazione che trasforma i fattori della produzione, input, in prodotti da vendere sul mercato, output; il profitto dell’impresa è dato dalla differenza dei ricavi di vendita degli output e i costi delle risorse necessarie alla produzione e alla vendita.
L’obiettivo primario dell’impresa è la massimizzazione del profitto, i dirigenti devono far sì che essa venda la quantità ottima di prodotto e realizzi l’efficienza produttiva, data la tecnologia esistente e gli input, non sarebbe possibile raggiungere un più elevato livello di produzione.
Alcune attività possono essere svolte in maniera più efficiente all’interno dell’azienda che ricorrendo al mercato. Si eliminano così i costi di traslazione che possono essere elevati in caso di prodotti specialistici o carenza di informazioni, un’alternativa in questi casi è quella di legare le aziende tramite contratti a lungo termine per evitare comportamenti opportunistici; d’altra parte avremo però un aumento dei costi di controllo, es. i concessionari d’automobili.
Le imprese sono organizzate in base al modo da controllare tutti i dipendenti, gerarchie, e garantire il massimo dell’impegno, incentivi monetari, stimoli di carriera, stock option, ecc.; in più il modello organizzativo dell’azienda può variare a seconda delle necessità e delle caratteristiche del business, modello funzionale-divisionale-integrato.
Solitamente le imprese più grandi sono delle s.p.a., responsabilità limitata, e si finanziano emettendo azioni e obbligazioni. In questo tipo di società vi è spesso una separazione tra proprietà, polverizzata, viene rappresentata dal c.d.a., e dirigenza, affidata a manager, è importante quindi che la dirigenza persegua gli stessi obiettivi dei proprietari ed in generale di tutti gli stakeholder, quando il rapporto obbligazioni azioni aumenta si ha incertezza nel ricavo degli azionisti poiché è residuale e il valore delle azioni scende.
La creazione di nuove imprese avviene quando si intravede la possibilità di profitto. Se un’azienda è gestita male, un imprenditore può:
- Crearne una sua e competere.
- Cercare di assumerne il controllo, OPA, e gestirla meglio.
- Convincere gli azionisti a farsi cedere il controllo, sostituirsi al management.
Le fusioni generalmente sono effettuate per: aumentare il livello dell’efficienza e
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Riassunto esame economia e politica industriale, prof. Caloffi-Bellandi, libro consigliato Economia industriale, Ca…
-
Riassunto esame Economia Industriale, prof. Atzeni, libro consigliato Economia Industriale, Cabral (parte 2)
-
Riassunto esame Economia Industriale, prof. Atzeni, libro consigliato Economia Industriale, Cabral (parte 1)
-
Riassunto esame Economia industriale , Prof. Scrimitore Marcella, libro consigliato Organizzazione industriale, Lyn…