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Economia del benessere e scienza delle finanze

1.1 L’oggetto della scienza delle finanze

La scienza delle finanze o Economia pubblica è la disciplina economica che studia il ruolo dello Stato nelle economie di mercato. Con particolare riguardo alle entrate e alle spese pubbliche rappresentate nel bilancio dello Stato.

L’attività pubblica è presente in modo ampio nella vita di tutti noi partendo dalla nascita (iscrizione all’anagrafe) fino alla morte. Tutte le attività pubbliche richiedono un volume elevato di mezzi finanziari che vengono raccolti, in gran parte, tramite le imposte, prelievi coattivi a carico dei cittadini. La descrizione delle spese e delle entrate è condensata nel bilancio dello Stato o più precisamente nei bilanci dei moltissimi enti pubblici che compongono ciò che chiamiamo Stato.

Tra le attività dello Stato troviamo:

  • Attività finanziarie (cioè lo studio dei motivi e degli effetti del prelievo e della spesa pubblica attraverso il Bilancio dello Stato, che viene definito come lo specchio di tutti i problemi politici e sociali di una nazione);
  • Attività con cui si definiscono le regole che tutti i membri di una società devono rispettare (chiamate regolamentazioni).

Musgrave articolò l’attività finanziaria dello Stato e quindi la struttura del bilancio in 3 grandi Dipartimenti:

  • L’allocazione, cerca di capire in che modo lo Stato influenza l’efficienza economica. L’allocazione persegue modalità efficienti di offerta dei servizi pubblici e di prelievo fiscale attraverso produzione pubblica e regolamentazione di attività private. Lo Stato produce alcune cose perché i privati non le produrrebbero oppure perché la collettività ha deciso che le deve produrre lo Stato. Produco o regolamento i privati per poter produrre in modo efficiente. Es istruzione, trasporti pubblici ecc offerti in modo efficiente.
  • La redistribuzione, è la seconda funzione svolta dallo Stato e realizzata con il bilancio pubblico. Le forme di redistribuzione sono molteplici. La prima è rappresentata dai trasferimenti monetari a favore di particolari gruppi di cittadini (ad esempio i sussidi di disoccupazione, le pensioni sociali, i trasferimenti a famiglie povere…). Ma la redistribuzione può essere attuata anche intervenendo sui prezzi dei beni (ad esempio i servizi di un asilo nido e un posto in una casa di riposo). Infine, le redistribuzioni possono essere realizzate attraverso la fornitura diretta di servizi ai cittadini, in funzioni dei loro bisogni e non delle capacità che essi hanno di pagare i servizi offerti (come ad esempio il servizio sanitario nazionale pubblico, le cui le cure sono prestate gratuitamente in funzione del bisogno).
  • La stabilizzazione, è la terza funzione dello Stato proposta da Musgrave, a cui è affidato il compito di garantire un livello di produzione il più vicino possibile a quello di pieno impiego. L’economia keynesiana ci insegna che la spesa pubblica e le imposte possono modificare il livello della domanda, operando attraverso canali differenziati. A loro volta spese e imposte sono influenzate dall’andamento dei saldi finanziari. L’efficacia delle politiche fiscali nazionali di stabilizzazione risulta poi indebolita dal grado sempre più elevato di integrazione reale. La funzione di stabilizzazione, cioè l’uso sistematico della spesa e della tassazione per controllare il ciclo, è stata poi posta in secondo piano negli ultimi decenni. Tuttavia, la grande crisi che ha raggiunto il suo apice nel 2008, ha dimostrato l’importanza delle politiche di sostegno della domanda attraverso il bilancio pubblico.

Riassumendo, quindi lo studio delle funzioni dello Stato secondo Musgrave è tipico di una visione del funzionamento di una società in cui lo Stato è il più importante degli attori della società, accanto a produttori e consumatori.

1.2 Teoria positiva, teoria normativa ed economia del benessere

Per giustificare l’intervento dello Stato c’è una giustificazione teorica e questa viene studiata dall’economia pubblica (economia del benessere). L’economia del benessere ha due filoni: teoria positiva e teoria normativa.

  • Teoria positiva: spiega le cause di un fenomeno economico. Le domande che spesso ci domandiamo nella teoria positiva sono: perché si paga un pedaggio nelle autostrade e nelle strade normali no? Perché 1 kg di mele costa 2€ e un’automobile costa 20.000€? Perché esiste la disoccupazione?
  • Teoria normativa: l’interesse principale di questa teoria è la ricerca degli strumenti che consentano di raggiungere una situazione desiderabile (cioè una situazione di ottimo sociale). Individua gli obiettivi di politica economica e gli strumenti idonei per il loro raggiungimento. La parte normativa è l’azione che porta a creare norme che servono per raggiungere determinati obiettivi. Le domande che ci poniamo in questa teoria sono: è bene o no introdurre i ticket sanitari? Come si dovrebbe riformare l’imposta sul reddito? Cosa fare per ridurre la disoccupazione? Per poter avanzare una proposizione normativa sono necessari 2 presupposti:

La teoria normativa presuppone la teoria positiva. Perché non posso sperare di trovare gli strumenti per eliminare la disoccupazione se prima non mi sono chiarito le idee sulle sue cause. È necessario avere un’idea di che cosa sia il bene della collettività, cioè l’ottimo sociale.

Nello studio di economia pubblica le proposizioni di tipo positivo e di tipo normativo si presentano spesso insieme e possono essere molto intrecciate le une alle altre. L’importante distinzione tra teoria positiva e teoria normativa è così grande in economia che la teoria normativa è diventata una disciplina separata e la si è chiamata Economia del benessere, che si è affiancata alla teoria dell’equilibrio economico generale.

Questa teoria spiega come si determinano i prezzi dei beni e le quantità prodotte in un’economia decentrata. Le basi dell’economia del benessere risalgono al 1930/1950 e studia il funzionamento di un’economia di produzione e di scambio da un altro punto di vista. Essa si domanda quale debba essere la configurazione ottimale di un sistema economico, in cui siano presenti più individui, con diversi sistemi di preferenze e diverse dotazioni iniziali di fattori e di beni.

Il suo fine è quello di definire un ottimo sociale (cioè una quantità di beni da produrre e la distribuzione degli stesso che consentono di realizzare una situazione di massimo benessere collettivo. L’economia del benessere di fonda su presupposti molto generali, non si fa cioè nessuna ipotesi sulle caratteristiche del modo di produzione. Essa attribuisce un particolare valore al principio di efficienza (principio di Pareto).

Con riguardo alla produzione, il principio di efficienza è connesso al concetto di razionalità; mentre con riguardo allo scambio, il principio di efficienza afferma che una riallocazione delle risorse che migliori il benessere di un individuo rappresenta anche un miglioramento del benessere della società. L’equilibrio economico generale, invece, solitamente non pone l’attenzione alla natura e al ruolo dello Stato nella società.

La teoria economica ha dimostrato che se si vuole restare rigorosamente fedeli ai presupposti descritti dall’economia del benessere (razionalità, individualismo…) e al principio di efficienza paretiana, è impossibile arrivare a definire una regola di decisione collettiva e cioè una regola di scelta fra diversi stati sociali che conduca al massimo benessere della società.

Accanto al principio di efficienza paretiana si devono quindi prendere in considerazione altri principi: equità e giustizia. L’equità ha a che fare con la distribuzione delle risorse. Infatti se guardiamo l’indice della felicità si scopre che in paesi più poveri ma dove la ricchezza è equamente distribuita, hanno un livello di felicità molto più elevati rispetto a paesi più ricchi fortemente sperequati. Perché nel paese molto ricco la gente vedono le differenze mentre nei paesi più poveri non si notano.

L’idea di fondo dell’economia del benessere

L’idea di fondo dell’economia del benessere: individuare le condizioni di efficienza economica (ottimo paretiano): partendo da una data distribuzione iniziale di risorse e accettando giudizi di valori minimali.

Questa ricerca di solito non consente di individuare un solo ottimo sociale, ma infiniti. Interviene allora un principio di equità sulla base del quale è possibile pervenire a una scelta. Presupposti “filosofici”:

  • Visione individualistica: gli individui sono i migliori giudici di se stessi e scelgono secondo criteri egoistici. Non sempre gli individui agiscono nel proprio interesse o hanno un orizzonte temporale abbastanza ampio.
  • Visione non organicistica della società: non esiste un bene della “società” diverso da quelle degli individui che la compongono. Molti pensano che esistano valori comunitari (il senso dell’identità nazionale, la protezione dell’ambiente come valore al di sopra delle scelte individuali).
  • Principio di ottimo paretiano: c’è un miglioramento di benessere solo se almeno un individuo migliora e nessun altro peggiora. Induce a legittimare lo status quo, tende a non muovere le cose. L’ottimo paretiano ha 2 limiti: creare di più per evitare che il più ricco perda, il secondo è quello di avere un intervento pubblico così forte che sia capace di prendere quel di più creato e sia capace di darlo ai poveri.

1.3 I due teoremi dell’economia del benessere e l’ottimo sociale

Determinazione dell’ottimo sociale: per affrontare questo problema, gli economisti hanno introdotto il concetto di “funzione del benessere sociale”. Si tratta di una funzione che ha come argomenti le utilità degli individui (1 e 2) e che misura il benessere collettivo. W = W (U1, U2).

La formulazione descritta dalla funzione W è del tutto generale, ma la sua forma dipende dalle nozioni di equità. La funzione implica che il benessere sociale dipende esclusivamente dall’utilità dei soggetti che appartengono alla società. Inoltre, il benessere degli individui (cioè gli argomenti della funzione W) è rappresentato dai beni e servizi, di cui gli individui dispongono e possono godere: Ui = U (Xi1, Xi2), i = 1,2.

Possiamo porci un’ulteriore domanda, e cioè che date certe tecniche produttive, come dovrebbero essere organizzata la produzione e la distribuzione dei beni tra i vari individui della società per realizzare il massimo benessere sociale? La teoria ha raggiunto una prima conclusione importante. Pur senza alcun bisogno di caratterizzare il contesto istituzionale, cioè senza dover specificare se ci troviamo in un’economia decentrata o in un’economia a pianificazione centralizzata, è possibile definire alcune condizioni che devono essere rispettate affinché si possa raggiungere il massimo benessere collettivo.

Consideriamo due individui (1 e 2), due beni (X1 e X2) e due fattori (K e L). In termini formali il problema è quello di massimizzare il benessere sociale, tenendo conto dei vincoli costituiti dalle preferenze individuali, dalle tecniche di produzione e dalle dotazioni e diritti sui fattori produttivi. Questo problema è stato affrontato e risolto per la prima volta a un economista italiano (nel 900) Enrico Barone e poi anche da altri economisti.

Essi hanno derivato alcune condizioni che possiamo tenere distinte in 2 gruppi. Le condizioni del 1° gruppo sono note come condizioni di efficienza paretiana. Nella situazione di ottimo:

  • Il saggio marginale di sostituzione tra i beni X1 e X2 dell’individuo 1 è identico al saggio marginale di sostituzione dell’individuo 2 (efficienza nello scambio);
  • I saggi marginali di sostituzione tecnica dei fattori produttivi K e L sono uguali nella produzione di entrambi i beni (efficienza nella produzione);
  • Per il sistema nel suo complesso, il saggio marginale di trasformazione tra due beni calcolato sulla frontiera della produzione è uguale al tasso marginale di sostituzione dei due individui (efficienza nella composizione del prodotto).

Se queste 3 condizioni vengono rispettate ci troviamo in presenza di una situazione Pareto efficiente, cioè in una situazione di ottimo paretiano in cui non è possibile riorganizzare la produzione e la distribuzione dei beni in modo da migliorare la posizione di benessere di un individuo senza danneggiare quella di un altro individuo.

Tutti i punti sulla curva rappresentano punti di efficienza paretiana e vengono anche indicati come posizioni di First Best. I punti situati all’interno della frontiera (ad esempio il punto A) non rispettano invece una o più delle condizioni di efficienza paretiana. Tutte le posizioni che si trovano nell’area ACD sono indicate come miglioramenti paretiani. Di queste solo quelle che giacciono sul tratto della frontiera CD rappresentano situazioni di First Best, in cui non è possibile aumentare il benessere di un individuo senza ridurre quello dell’altro. I punti al di fuori della frontiera (ad esempio il punto F) descrivono invece livelli di benessere degli individui che non sono raggiungibili dall’economia considerata con le tecniche e le risorse disponibili.

L’ottimo sociale è definito dal punto P, dove la curva di benessere sociale con indice più elevato risulta tangente alla grande frontiera dell’utilità. In P si ha un livello di benessere sociale pari a W = W2 a cui corrisponde una distribuzione delle risorse tra i due individui tale da generare un livello di benessere individuale rispettivamente pari a OG e OH. I problemi di efficienza paretiana (il primo gruppo di condizioni che concorrono alla determinazione della grande frontiera dell’utilità) risultano separati da quelli relativi alla distribuzione.

Le condizioni del 2° gruppo, riguardano la funzione del benessere sociale, la quale non compare nella definizione delle condizioni del primo gruppo. Esse affermano che nella situazione delle condizioni del primo gruppo. Esse affermano che nella situazione di ottimo sociale l’utilità marginale sociale prodotta dall’incremento di un’unità addizionale di bene X1 e X2 messa a disposizione di un individuo deve essere uguale per ogni individuo. Questo secondo gruppo di condizioni consente di individuare il punto della grande frontiera dell’utilità a cui corrisponde il massimo benessere sociale.

La separabilità dei due gruppi di condizioni per l’esistenza di un ottimo sociale è di estrema importanza nello studio dell’economia pubblica. L’ottimo paretiano è caratterizzato da: efficienza nella produzione e scambio e accettazione del principio di Pareto (che ha implicito un criterio di unanimità). L’ottimo sociale è condizionato solo da presupposti di valore (principi etici, senso di giustizia).

I due teoremi dell’economia del benessere

  • Il 1° teorema dell’Economia del benessere afferma che le condizioni di efficienza paretiana sono realizzate in un’economia decentrata di concorrenza perfetta. Questo teorema sancisce che un’economia di mercato di concorrenza perfetta possiede caratteristiche di ottimalità paretiana. Se un sistema economico si fonda su un’economia di mercato decentrata appare conveniente favorire tutte le iniziative che consentono di realizzare condizioni di concorrenza perfetta, perché corrisponde una condizione di ottimo paretiano. Dal punto di vista sociale il mercato di concorrenza perfetta permette di realizzare l’efficienza paretiana, ma non può risolvere il problema della distribuzione ottimale del benessere tra gli individui.
  • Il 2° teorema dell’Economia del benessere afferma che modificando le dotazioni iniziali con particolari strumenti di redistribuzione, imposte o sussidi in somma fissa (lump sum taxes), un’economia concorrenziale consente di raggiungere qualsiasi stato sociale Pareto efficiente. Grazie a questo teorema allora si può fornire un ulteriore motivo per sostenere un’economia decentrata di tipo concorrenziale. La soluzione offerta può però non esser gradita dal punto di vista distributivo. Il problema allora può essere risolto utilizzando lump sum taxes, che consentono di passare alla soluzione ottimale. Una lump sum tax è una forma di imposta/sussidio che redistribuisce risorse senza influenzare i prezzi relativi che i consumatori e i produttori hanno come punto di riferimento per compiere le proprie scelte. Essa consente di evitare distorsioni nei comportamenti dei soggetti e di non violare le 3 condizioni di efficienza paretiana. Se per correggere la distribuzione realizzata dal mercato concorrenziale, il governo non è in grado di usare strumenti neutrali come le lump sum taxes, ma utilizza imposte che generano distorsioni, l’intervento correttivo risulta inefficiente e comporta l’abbandono delle soluzioni di First Best. Il valore del 2° teorema è prevalentemente di tipo negativo.

La conclusione è che sebbene l’economia decentrata e concorrenziale ha un ruolo importante, non è in grado di garantirci il raggiungimento della soluzione desiderata di First Best sulla grande frontiera dell’utilità.

1.4 L’interpretazione del 1° teorema dell’economia del benessere in equilibrio parziale

Le condizioni che devono essere soddisfatte perché un’economia concorrenziale goda della proprietà di ottimo paretiano non sono molto semplici da capire. È utile i

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/03 Scienza delle finanze

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher giorgiacascioli98 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Scienza delle finanze e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi "Carlo Bo" di Urbino o del prof Polidori Paolo.
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