Corso di economia aziendale
Airoldi, G. Brunetti, V. Coda
Edizione 2005
Cap. 1 – Le persone, l’attività economica, l’economia aziendale
1.1 L’attività economica
1.1.1 La centralità della persona e delle società umane nell’analisi economica
Le persone perseguono molteplici fini di varia specie e di vario grado; il perseguimento di tali fini suscita bisogni; per soddisfare i bisogni le persone svolgono l’attività economica, ossia l’attività di produzione e di consumo di beni economici.
Gran parte dell’attività economica si svolge nell’ambito di società umane, in particolare nell’ambito di istituti quali le famiglie, le imprese, gli istituti nonprofit e lo Stato.
L’attività economica è svolta dalle persone e per le persone; persone che si uniscono in società umane. Ne discende che la persona umana è al centro degli studi che si occupano di economia. Ogni teoria economica, ossia ogni teoria dell’attività economica svolta dalle persone, è fortemente influenzata dalle ipotesi, implicite o esplicite, circa la natura delle persone e dei gruppi di persone.
1.1.2 I bisogni e i beni
L’attività è svolta per il soddisfacimento dei bisogni. Si definisce bisogno l’esigenza di un bene necessario agli scopi della vita. Un bisogno si manifesta soggettivamente come desiderio, ossia come sensazione e consapevolezza dell’insoddisfazione dovuta a una mancanza. Tradizionalmente, si distinguono due grandi classi di bisogni: i bisogni naturali (o fisiologici) e i bisogni sociali.
I bisogni naturali sono suscitati dalla componente biologica delle persone; si tratta dei bisogni di alimentazione, di protezione contro le intemperie, di riposo e così via. La dizione sintetica bisogni sociali sta ad indicare la vasta gamma dei bisogni sociali, etici, estetici e religiosi. Si tratta dei bisogni suscitati dalla sfera spirituale. I bisogni sociali possono essere distinti in bisogni radicali (informazione, giustizia, libertà, uguaglianza) e in bisogni non radicali (appartenenza, identificazione, sicurezza, amicizia, ecc.).
Sia i bisogni naturali sia i bisogni sociali possono essere distinti in bisogni essenziali (o primari) e bisogni voluttuari (o secondari, o superflui), che sono fortemente influenzati dalle mode. Le persone percepiscono e soddisfano in primo luogo i bisogni naturali e sociali elementari per poi passare via via ai bisogni più complessi ed elevati 1.
La teoria dei bisogni è essenziale per comprendere l’origine ed il fine delle scelte compiute nell’ambito delle famiglie in merito ai tempi, alle modalità e alle intensità di prestazione di lavoro, in merito ai livelli e alla composizione dei consumi e in merito ai risparmi e alle forme di investimento.
I bisogni delle persone si dispongono in una gerarchia; essi si pongono cioè in un ordine di priorità che si manifesta nelle variazioni delle scelte di consumo al variare dei redditi disponibili; ma man mano che i redditi disponibili crescono, si accede a certi consumi abbandonandone altri e viceversa quando i redditi disponibili decrescono. L’ordine di priorità è piuttosto rigido per i bisogni e per i redditi più bassi; variano invece significativamente le preferenze individuali in corrispondenza dei livelli di reddito più elevati. I bisogni, soprattutto nelle economie “progredite”, manifestano forti gradi di dinamismo; nuovi bisogni e nuovi beni si influenzano reciprocamente.
1 Una notissima teoria in materia è quella proposta da Maslow secondo la quale le persone percorrono una scala di bisogni partendo dai bisogni fisiologici per risalire i gradini dei bisogni di sicurezza, di socialità, di stima e di autorealizzazione.
Il soddisfacimento dei bisogni richiede, tra l’altro, la disponibilità di beni. Si distinguono due grandi classi di quei beni: i beni economici e i beni non economici. Sono beni economici le merci e i servizi utili per il soddisfacimento dei bisogni delle persone e scarsi rispetto alle esigenze espresse dalle persone. Sono beni non economici, o beni liberi, i beni non soggetti al limite di scarsità ossia liberamente disponibili in quantità e qualità più che sufficienti rispetto alle esigenze di tutte le persone che ne sentono il bisogno. Per soddisfare i loro bisogni le persone consumano sia beni economici sia beni non economici.
Alla distinzione dei bisogni primari e voluttuari corrisponde la distinzione tra beni “primari” e beni “voluttuari”. Molti bisogni sono soddisfatti dal concorso necessario di più beni che di conseguenza sono denominati beni complementari. Uno stesso bisogno può essere soddisfatto da beni differenti alternativi; si parla allora di beni fungibili. Molti beni possono essere progettati, prodotti e venduti da una certa impresa con caratteristiche particolari differenti rispetto a quelle di analoghi prodotti offerti dalle imprese concorrenti; sono i beni differenziabili; in altri casi la caratteristica rilevante è una sola, uniforme e costante; quel bene è offerto con caratteristiche uguali da tutte le imprese; si tratta dei beni non differenziabili, denominati anche commodities. I beni utilizzati direttamente dalle persone per soddisfare i loro bisogni sono chiamati beni di consumo, mentre i beni utilizzati per produrre altri beni sono chiamati beni strumentali. I beni di consumo e i beni strumentali possono essere beni ad utilizzo singolo oppure beni durevoli a seconda che cedano la loro utilità totalmente in occasione di un solo impiego o progressivamente in impieghi ripetuti per tempi anche lunghi. Si distingue anche tra beni a consumo individuale e beni a consumo collettivo; questi ultimi sono i beni per i quali l’atto di consumo è unico per diversi consumatori.
2 Esempi di beni riferibili alle classificazioni qui illustrate sono: a) beni economici: la generalità dei beni utilizzati dalle persone quali gli alimenti, gli abiti, gli automezzi, ecc.; beni liberi: l’aria, la luce del sole; b) beni primari: il pane, l’acqua, l’istruzione di base; beni voluttuari: il caviale, lo champagne, il corso di ikebana; c) beni complementari: la carta e la penna; beni fungibili: la penna e la matita; d) beni differenziabili: i capi di abbigliamento, i servizi turistici, i corsi universitari; beni non differenziabili: in generale le materie prime; e) beni di consumo: i quotidiani, gli orologi da polso, gli arredi dell’abitazione; beni strumentali: i veicoli industriali, i macchinari, gli immobili industriali e commerciali; f) beni ad uso singolo: alimenti, imballaggi, materie prime industriali; beni durevoli: elettrodomestici, automezzi, fabbricati; g) beni ad uso individuale: bevande, abiti, personal computer; beni ad uso collettivo: spettacoli, giardini pubblici, difesa nazionale.
Altra classificazione fondamentale dei beni è quella che distingue tra beni privati e beni pubblici che coincide con la distinzione tra i beni prodotti da soggetti privati (le imprese, le famiglie, gli istituti nonprofit) e i beni prodotti da soggetti pubblici (lo Stato, le sue articolazioni, i suoi aggregati); tipici beni pubblici sono, ad esempio, i servizi dell’anagrafe, della difesa nazionale e della giustizia; varie categorie di beni possono essere offerti sia da soggetti privati sia da soggetti pubblici; ne sono esempi i trasporti, la sanità, la scuola.
1.1.3 Le attività economiche di produzione e di consumo
L’attività economica consiste in operazioni di produzione e di consumo dei beni economici.
L’attività di produzione e di consumo di beni economici si svolge, nei sistemi economici progrediti, secondo una vasta gamma di operazioni tra le quali sono particolarmente evidenti le operazioni di trasformazione tecnica che si svolgono sia per la produzione sia per il consumo in tutti gli ordini di istituti: nelle imprese, nelle famiglie, nelle amministrazioni pubbliche e negli istituti nonprofit. Le operazioni di trasformazione tecnica sono operazioni di trasformazione fisica, spaziale e logica delle materie prime, degli impianti, dei dati e delle conoscenze.
I processi di produzione e di consumo si attuano all’interno dei vari istituti, ma, nelle economie moderne, gli istituti non sono economicamente isolati gli uni dagli altri, bensì sono collegati da fittissime reti di scambi. Così, tutti gli istituti svolgono molteplici operazioni di negoziazione. Le negoziazioni si classificano essenzialmente in ragione dell’oggetto scambiato. Moltissime negoziazioni hanno per oggetto beni privati, altre hanno per oggetto la disponibilità di mezzi monetari a vario titolo, altre ancora la copertura di rischi mediante contratti di assicurazione e sempre di grande rilevanza sono le negoziazioni che hanno per oggetto il lavoro prestato dalle persone; le operazioni attraverso le quali lo Stato eroga i beni pubblici. Le negoziazioni si svolgono secondo una molteplicità di condizioni di scambio e di forme contrattuali; spesso alle relazioni di puro scambio si sovrappongono relazioni di cooperazione e di competizione tra gli istituti coinvolti; insiemi omogenei di scambi formano i mercati.
A completamento delle attività di trasformazione tecnica e delle negoziazioni tutti gli istituti svolgono importanti attività che riguardano il proprio governo e che si possono distinguere in: operazioni di configurazione dell’assetto istituzionale; operazioni di organizzazione e di gestione del personale; operazioni di rilevazione e di informazione.
In sintesi, l’attività economica di produzione e di consumo è riconducibile ad alcune grandi classi di operazioni: operazioni di trasformazione tecnica, negoziazioni, configurazione dell’assetto istituzionale, organizzazione e rilevazione.
1.1.4 La produzione economica, la produzione di beni e la produzione di redditi
Tutte le imprese svolgono attività di produzione economica. Tutte le attività svolte da un’impresa sono attività di produzione economica. Non tutte le imprese attuano in senso stretto produzione di beni (merci o servizi). Lo fanno le imprese manifatturiere, estrattive ed agricole, e lo fanno altre classi di imprese che producono servizi. Invece, le imprese commerciali, le imprese di credito e le imprese di assicurazione non producono beni (né merci né servizi), se non come attività accessoria; la loro attività caratteristica di produzione economica consiste nello svolgimento di negoziazioni aventi per oggetto, rispettivamente, beni, crediti di prestito e rischi specifici.
Il fine delle imprese è la produzione di rimunerazione; in particolare, la produzione di rimunerazioni del lavoro e del capitale di rischio. È il fine “dell’impresa” in quanto fine perseguito dalle due categorie di persone (i prestatori di lavoro e i conferenti di capitale proprio) che hanno massimo rilievo per la formazione e per il governo dell’impresa. In tal senso, il fine dell’impresa è la produzione di redditi mentre la produzione economica è il mezzo.
1.1.5 Le condizioni di produzione
L’attività economica di produzione si attua con l’impiego di condizioni di produzione, denominate anche fattori di produzione.
Il complessivo insieme delle condizioni di produzione è inteso in modo molto ampio; include ogni elemento o circostanza che direttamente o indirettamente contribuisce a rendere possibile, a facilitare, od ostacolare, la produzione economica d’impresa.
3 Nelle combinazioni economiche produttive delle imprese entrano fattori del tipo:
- Le materie prime, i componenti ed i servizi acquistati presso altre aziende;
- Gli immobili, gli impianti e le attrezzature;
- Il lavoro operativo, direttivo e di governo economico;
- La terra, che ha però significato profondamente differente per le aziende agricole, estrattive, manifatturiere e di servizi;
- I beni pubblici;
- I beni liberi.
Tra le condizioni di produzione hanno rilievo speciale le condizioni primarie. Le condizioni primarie di produzione sono definite secondo un duplice criterio: a) si tratta di condizioni di produzione fondamentali per ogni impresa; b) sono condizioni la cui natura e le cui modalità di apporto all’impresa sono tali da suscitare nelle persone che le conferiscono interessi economici primari nei confronti dell’impresa. Le condizioni primarie di produzione sono:
- Il lavoro;
- Il capitale risparmio.
1.2 Le persone e i gruppi di persone
1.2.1 La persona umana e l’homo oeconomicus
Ogni teoria economica è fortemente caratterizzata dalle sottostanti ipotesi in merito alle persone, ai gruppi di persone e ai loro comportamenti.
Un primo passaggio consiste nel richiamare il concetto di homo oeconomicus contrapponendolo al concetto più ampio di persona umana. Tradizionalmente, e per oltre due secoli, le scienze economiche hanno rappresentato l’essenza economica della persona umana usando l’immagine dell’homo oeconomicus quale soggetto autonomo ed egoista, orientato esclusivamente alla massimizzazione dei propri redditi e della propria ricchezza, sempre in grado di valutare razionalmente le proprie scelte; l’orientamento alla massimizzazione della propria ricchezza è mitigato solo dall’aspirazione al tempo libero utile anche per godere della ricchezza accumulata.
In questo testo di economia aziendale il centro di attenzione è dato dalla persona nella sua totalità. Le relative ipotesi fondamentali sono: a) la persona svolge l’attività economica non come fine ma come mezzo per realizzare i fini di persona; b) le persone sono membri di gruppi, di istituti, di collettività, in generale di società umane; i fini, i valori e i bisogni individuali sono influenzati da tale condizione; c) le persone e i gruppi di persone compiono le loro scelte economiche secondo razionalità che però è sempre razionalità limitata; d) le persone umane, se poste ad operare in contesti retti secondo giustizia, condividono i valori della solidarietà, della lealtà e del progresso.
1.3 L’economia aziendale
1.3.1 I principi generali
Le scienze economiche si articolano in due rami: l’economia politica e l’economia aziendale. Le scienze economiche hanno come oggetto comune le attività di produzione e di consumo dei beni atti a soddisfare i bisogni delle persone. L’economia politica osserva i fenomeni economici propri dei grandi aggregati regionali, nazionali ed internazionali, mentre l’economia aziendale li osserva nelle manifestazioni delle aziende singole, delle classi e degli aggregati particolari di aziende, così come dell’ambiente in cui le aziende operano. L’economia aziendale, fondandosi anche sui contributi dell’economia politica, elabora le conoscenze e le teorie economiche utili per il governo delle aziende di ogni origine (famigliari, di produzione, nonprofit, di amministrazioni pubbliche).
L’economia deve tendere anche a spiegare le relazioni di causalità tra le alternative soluzioni strutturali e tecniche ed i risultati economici. Nell’esprimere giudizi sulla convenienza relativa delle alternative modalità di svolgimento dei processi economici, l’economia assume anche caratteri di scienza “valutativa”. La teoria economica da sola non può produrre proposizioni di pieno valore normativo; essa a tal fine deve combinarsi con i contributi di altre scienze e con l’etica.
La ricerca di nuove e “migliori” modalità di svolgimento delle attività economiche si ispira evidentemente ad una visione dinamica dei processi economici.
Il “progresso tecnico” è genericamente inteso come spontanea applicazione all’attività economica delle innovazioni e degli sviluppi della tecnologia o come affinamento delle modalità di loro applicazione. Così inteso, il progresso tecnico è variabile esogena, esterna alle aziende e alle scienze economiche, portato dalle scienze naturali e dalle scienze matematiche e logiche. Il concetto di innovazione delle modalità di svolgimento dei processi economici qui utilizzato include sia le innovazioni “tecnologiche” sia quelle economiche.
Il processo dinamico di innovazione delle modalità di svolgimento dell’attività economica si attiva e si svolge a due livelli distinti se pur interagenti: al livello delle aziende, ove si esprimono le spinte e le capacità innovative delle singole persone e degli aggregati primari di persone; al livello degli organi di governo dei sistemi economici regionali, nazionali ed internazionali. È componente essenziale delle “economie di mercato” il fatto che i singoli istituti, in particolare le famiglie e le imprese, possano operare in libertà nella scelta delle combinazioni economiche e delle modalità di loro svolgimento.
L’oggetto proprio dell’economia aziendale si identifica assumendo come centro di riferimento le attività economiche svolte dalle aziende. Si tratta di un oggetto complesso ed una sua definizione precisa non può che derivare da un’articolata serie di proposizioni congiunte declinabili nel modo seguente:
- L’economia aziendale ha come oggetto l’ordine economico di tutti gli istituti nei quali si svolgono significative attività di produzione e di consumo di beni economici;
- Si considerano particolarmente rilevanti quattro classi di istituti: le famiglie, le imprese, lo Stato che si articola in istituti della pubblica amministrazione, gli istituti nonprofit; ad esse corrispondono quattro classi di aziende sinteticamente denominate: aziende famigliari di consumo, aziende di produzione, aziende di pubbliche amministrazioni (o aziende composte pubbliche), aziende nonprofit;
- L’economia aziendale studia l’attuazione delle produzioni e dei consumi e i connessi processi di: configurazione degli assetti istituzionali, trasformazione tecnica, negoziazione, organizzazione, rilevazione e informazione;
- Il sistema degli accadimenti di azienda è riconducibile ai grandi aggregati dei processi di gestione, di organizzazione
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