Oppidum un’isola, all’interno dell’ (città fortificata) dell’Ile de la Cité.
I secolo: Ile de la Cité – la culla di Cesare
In quel periodo, l’isola non era così grande come oggi. A causa di un braccio del fiume oggi scomparso, era scissa in 3 piccole isole paludose e a rischio d’inondazione.
L’autore sceglie capitolo dopo capitolo una stazione per raccontarci ogni volta un secolo della “Ville Lumière”, cominciando dal primissimo agglomerato gallico su Lutetia o meglio Lucotetia.
Sorge il borgo, sarà poi Cesare a chiamare la sua un’isoletta della Senna fermata “Cité” (ligne n. 4). La stazione somiglia a un pozzo scavato a oltre 20 metri sotto la Senna.
Uscendo dalla stazione, ci si ritrova davanti un cipresso rachitico e poi un olivo senza olive – reminiscenza del sud Italia. All’ingresso del metrò possiamo trovare il mercato dei fiori – a sinistra, troviamo il boulevard Saint-Michel – a destra, la rue Saint-Jacques.
Stretta tra queste 2 vie la rue de Lutèce è accerchiata dalle facciate 800 degli edifici amministrativi cari al barone Haussmann. Un po’ più avanti si possono notare le postazioni dei bouquinistes (bancarelle di libri) costituiti da scatoloni verdi lungo la Senna.
Per l’autore Parigi è come una donna – tanto Nadjache Breton sostenne che il triangolo di place Dauphine sarebbe il pube di una donna, la matrice da cui sarebbe nata ogni cosa.
Nel 52 a.C. sull’isola non c’è ancora niente. Parigi nacque come un villaggio di pescatori celtici – la tribù dei Parisi s’installò nel III secolo a.C. nell’Ile de la Cité, la fortificò e la chiamò Lutetia.
La tribù – venuta dal nord – si stabilì in riva al fiume, per loro una divinità dal nome Sequana [Senna], dal quale traeva il suo sostentamento e serviva da via di comunicazione.
Per trovare un agglomerato gallico di una certa importanza occorre seguire il corso del fiume attraverso l’ancestrale mezzo di trasporto – la barca. Le 1° testimonianze di un’occupazione stanziale nel Neolitico (5 mila anni a.C.) sono delle piroghe (simili a canoe) scoperte sul sito del villaggio di Bercy, la proto-culla di Parigi – oggi esposte al museo Carnavalet.
Come c’erano numerose “carriere” di calcare e come la celtica Kwarisii si pronuncia con p, si suppone che – la parola celtica che designa le carriere – è probabilmente all’origine del nome di Parigi.
Leggendo il libro Commentarii de Bello Gallico di Giulio Cesare, si capisce che i Parisii vivevano su un’isola, all’interno dell’oppidum (città fortificata) dell’Ile de la Cité. Cesare conquistò Lutetia associando il nome latino lutum (fango) al gallico luto (palude), la città nata dalle paludi.
Dove si trova la Lutezia originaria?
Le numerose distruzioni subite dall’isola ne hanno cancellato ogni traccia originale. Ma sullo slargo del Vert-Galant, bisogna scendere 7 metri e ci ritroviamo al livello dei luoghi al tempo dei Parisi.
Gli scavi effettuati nel 2003 per il cantiere per costruire l’A86 hanno portato alla luce i resti di un importante agglomerato gallico sotto la città di Nanterre.
Nel 52 a. C. l’esercito romano – comandato da Giulio Cesare – fu sul punto d’attaccare i Parisii – le tribù riunite dei Galli, sotto la guida di Vercingetorige – capo averno deciso a coalizzare le tribù galliche contro l’invasore.
Vercingetorige trasformò la lotta contro i romani in una serie di attacchi x indebolire le truppe di Cesare ed isolarle lontano delle loro basi e dalla patria (distruzione dei ponti, incendi e così via); tale tattica era rivolta a indebolire i romani facendo sì che non potessero approvvigionarsi nel territorio ostile.
Fu così che Cesare inviò Tito Labieno - a capo di 4 legioni – a combattere nel nord del paese x sopprimere la rivolta. Ma fu costretto a fermarsi quando vide schierarsi il vasto esercito dei galli – comandato da Camulogeno.
Tornò sui suoi passi, risalendo il fiume fino a Metlosedum – attuale Melun, altra città insediata in un’ansa del fiume – dove trovò un guado (tratto) x risalire il fiume alla volta di Lutetia.
Camulogeno aspettò i romani in mezzo alle paludi, nel cuore dell’umida zona che circonda la città. Lo scontro era inevitabile. I romani si ritrovarono spiazzati in quegli spazi mobili tra terra e acqua, mentre su quell’instabile suolo i galli si trovarono a loro agio.
Labieno ordinò la ritirata, ma folle di rabbia, volle vendicarsi dei galli e seguendo le rive della Senna, si precipitò ad attaccare Metlosedum. Dopo di che se ne andarono, lasciandosi alle spalle l’oppidum devastato e depredato.
I galli corsero ad avvisare Camulogeno e x evitare l’accerchiamento decise di bruciare città e ponti, x risalire poi la Senna lungo la riva sinistra. All’alba Lutetia non era che una distesa di cenere disertata dagli abitanti.
I romani allora raggiunsero i galli sulla piana di Garanella, in riva alla Senna – piccola garenna dove si poteva cacciare. A quel punto i galli si ritrovarono circondati, e invece di darsi alla fuga, tennero duro e vennero massacrati. Anche Camulogeno rimase sul terreno.
Dove sono i resti dei galli?
La piana di Garanella è diventata il comune di Grenelle, annesso a Parigi sotto il 2° Impero. Il luogo in cui si svolse la battaglia tra Camulogeno e Labieno divenne il campo di manovre x gli allievi della Scuola militare del 13° secolo e fu battezzato Campo di Marte – nello stesso punto fu innalzata la Tour Eiffel in onore degli intrepidi guerrieri.
Dopo l’incendio della 1° Lutetia, tra le truppe di Cesare e quelle di Vercingetorige s’ingaggiava lo scontro finale. I romani con l’aiuto dei mercenari germanici respinsero i galli.
Vercingetorige ripiegò allora sulle alture d’Alesia – in Borgogna – con un esercito impressionante al quale si unirono 8 mila combattenti parisii. I romani sembravano costretti a rinunciare all’offensiva e a ritirarsi, ma Cesare inviò altre truppe fresche e riuscì a respingere i galli. Era la fine. Vercingetorige depose le armi ai piedi di Cesare.
In quella Gallia divenuta gallo-romana, i romani decisero di ricostruire Lutetia. Scelsero una posizione + favorevole alle vie di comunicazione.
Vicino al Campo di Marte si trovavano 3 isolotti: sul 1° si ergeva un tempio in onore delle divinità galliche [Cernunno – dio dell’abbondanza, Smertios – protettore dei greggi e Esus – demiurgo (capo) delle foreste] – luogo quindi di culto e preghiera.
Gli isolotti erano uniti tra loro x mezzo di ponti e già si abbozzava il profilo di una nuova città, che diverrà un giorno l’Ile de la Cité. Lutetia era la città-ponte, un pedaggio x passare il ponte.
Nella cripta di Notre-Dame posta sotto il sagrato possiamo ritrovare i resti del 1° lungofiume [via cittadina adiacente al corso della Senna] gallo-romano, risalente al I secolo. Per questo il motto di Parigi fluctuat nec mergitur, beccheggia ma non affonda, spiega l’indispensabile legame con la Senna.
Il tempio di Lutetia venne poi ingrandito e abbellito con altre 2 statue di Giove e Vulcano – quindi venne esteso anche agli dei del pantheon romano in una commistione delle 2 culture.
I nauti testimoniarono la loro riconoscenza offrendo un pilastro di sostegno al tempio – alta quasi 5 metri e formata da 4 blocchi con le effigi degli dei, dedicato al dio degli dei romani e all’imperatore Tiberio.
Dov’è il pilastro dei nauti?
Nel 1711 fu portato alla luce in occasione dello scavo di una cripta degli arcivescovi di Parigi e incluso nella muratura di 2 pareti e oggi esposto nel museo di Cluny. Venne trovata nel basamento di Notre-Dame, non a caso il principale luogo di culto dei parigini.
Riassunto
Il nostro tour comincia alla stazione Citè (linea 4, XIV arrondissement), in pieno stile Art Nouveau e unica stazione dell’Ile de la Citè, dove tutto è cominciato.
La fermata del metrò somiglia a un pozzo scavato nelle viscere della terra, a 20 metri sotto la Senna e uscirne è un po’ come essere catapultati indietro nel tempo, se si ha la sensibilità di guardare oltre.
Siamo nel I secolo a.C. e la Lutetia Parisorium, cellula parigina, è dominio di Cesare. Vengono edificati i primi palazzi e templi (alcune testimonianze al museo di Cluny).
Intorno acqua e paludi, e qualche timido ponte abbozza la fisionomia di quella che sarà una grande città.
II capitolo: Place d’Italie
Uscita dal metrò Place d’Italie ci si imbatte nel municipio del 13° arrondissement – stile 800 – mentre di fronte abbiamo il centro commerciale ipermoderno, le installazioni futuriste; dall’altro lato del viale notiamo fast-food e un po’ + avanti delle torri senz’anima.
Nel II secolo, quando Lutetia ormai invasa dai romani s’insediava sull’Ile de la Cité, era attraversata da una strada che portava a Roma – la pax romana – e la nuova città dei galli/parisii si sviluppava a sud della Senna.
In direzione di Roma nascevano importanti vie di comunicazione x collegare l’Impero + grande del mondo. Place d’Italie era già situata sulla via romana che portava a Lione e a Roma. Infatti si dovrebbe chiamare place de Rome x ricordare chi conquistò la Gallia 2 mila anni fa.
I romani tuttavia distrussero buona parte della Parigi originaria: possiamo ricordare l’incendio di Lutetia e la disfatta d’Alesia che segnarono la morte di una cultura e la sparizione di una lingua, i culti e le leggende di un popolo di cui le poche tracce sono state trasmesse dai romani stessi che hanno voluto lasciarci il ricordo dei barbari sottomessi.
Li dipingevano come bruti ai quali Cesare era venuto a portare la civiltà. Anche se i galli non ci hanno tramandato grandi opere letterarie o non hanno costruito importanti monumenti, non x questo vanno considerati dei bifolchi.
Tuttavia se non fossero stati colonizzati dai romani, di certo non avrebbero conservato la loro indipendenza. Sarebbero stati germanizzati appunto dalla Germania che si stava muovendo da nord.
I parisii avevano 2 alternative: venire latinizzati da Cesare o germanizzati. La storia e la forza militare decise il loro karma ai romani. La città che sorse a quel punto non era un agglomerato parisio, ma un centro modellato dal genio romano.
Per questo la place d’Italie assume un’importanza sproporzionata: collegava la Gallia a Roma – capitale del mondo. Perciò piuttosto che piangere sul passato bisogna vedere la latinizzazione dei galli come un’occasione colta al volo, un carpe diem: da una disfatta emerse una cultura reinventata e una nuova nazione.
I galli sono sempre stati nostri antenati?
Ovviamente no! Sotto l’ancien regime la storia francese iniziava con Clodoveo – 1° re cristiano dei franchi. Ovviamente queste origini non soddisfacevano i regnanti.
Infatti nel 19° secolo Napoleone III cercò di inserire il suo Impero in una cronaca d’impronta meno reale. Si fornì della storia dei galli. Si volle creare Storia di Giulio Cesare.
Si appassionò tanto da scriverci un saggio con + volumi intitolato Storia di Giulio Cesare; il suo intento era quello di restituire ai galli il loro giusto posto nella storia. Tant’è che ordinò degli scavi archeologici sul presunto insediamento d’Alesia, dove gli operai trovarono monete galliche, romane, stele su cui si crede di decifrare ALISIIA.
Ma si racconta che gli archeologi di Napoleone III avessero raccontato questa storia x accontentarlo. In campo di scavi venne eretta una colossale statua di Vercingetorige ma con i tratti di Napoleone III.
A Lutetia la pace e il cambiamento si espressero nella pietra: parisii e romani si misero all’opera x costruire: varcata quella che è oggi la Porte d’Italie un romano percorreva l’Avenue che gli faceva attraversare la futura place prima d’imboccare l’odierno viale dei Gobelins fino a place Saint-Médard: lì da rue Mouffetard, inizia la salita della Montagna Sainte-Geneviève.
La Lutetia romana non è soggetta ai capricci della Senna: x questo sorgerà su un’altura; perciò occorreva salire rue Mouffetard – lontana evocatrice del nome latino della Montagna Sainte-Geneviève “Mons Cetarius” – il monte dei vivai.
Ma l’influenza della Senna continuava a farsi sentire nella parte bassa della città, dove vivevano i parisii, chiamata la Civitas Parisorium, la città dei Parisii. La pace romana regnante a Lutetia fece di questa città una città aperta senza fortificazioni.
In questo II secolo, Lutetia era sede d’ogni piacere, svago e intrattenimento. Venne costruito un anfiteatro gigantesco costruito sulla piana tra la collina e il fiume e in disparte rispetto alla città in modo strategico: x la particolare topografia del terreno che sfruttava la luce del sole nascente e un telone sopra le gradinate x evitare il fastidio della pioggia.
Gli spettatori potevano godere di una magnifica vista sulla curva della Bièvre con 2 colline boscose destinate a diventare Ménilmontant e Belleville.
Scendendo la collina lungo le scalinate di rue Rollin, si varca la muraglia attraverso 2 vaste entrate sormontate da cariatidi (colonne a forma umana – di solito donna).
Nell’anfiteatro si poteva andare a vedere:
- Commedie di Plauto.
- Opere del greco Euripide.
- Giochi romani con bestie feroci e tra gladiatori.
Da quando nelle arene di Lutetia si gioca a bocce?
Le arene di Lutetia furono distrutte durante le invasioni barbariche del 280. Divenne prima un cimitero e poi nel 13° secolo venne interrato in seguito alla costruzione di un muro di cinta voluto da Filippo Augusto.
Si dovette aspettare l’800 durante l’apertura della rue Monge furono scoperte e portate alla luce opere murarie proprie delle arene di Lutetia. Ma il municipio voleva creare solamente una strada dritta e larga.
Fu Victor Hugo a far cambiare idea al municipio, il quale votò x gli stanziamenti necessari alla sistemazione di uno spazio verde all’interno delle arene.
L’arena lutetiana trasformò la città in un luogo molto frequentato e popolato, soprattutto sulla riva sinistra. Sulla sponda destra non c’era un granché.
In lontananza sulla futura Montmartre si ergeva un tempietto e alcune abitazioni. Era la retrobottega della città che permetteva la vita elegante e raffinata dell’altra sponda.
Nella parte bassa della città, i galli imitando i romani abbandonarono le capanne x stabilirsi in edifici solidi in pietra. Città alta e città bassa iniziavano a somigliare.
I galli continuavano a vivere del fiume e del mestiere legato alle acque. Ma erano finiti i tempi in cui galli potevano usare la Senna x poterci vivere.
Venne costruito un bacino a sud che distribuiva l’acqua tramite il pendio di un acquedotto del quale sono ancora visibili pezzi nel museo Carnavalet.
Mentre nella città alta l’acqua scorreva lungo tubazioni di terracotta o piombo x alimentare le fontane e le terme, quintessenza della comodità e del lusso. Lutetia contava 3 stabilimenti termali: uno a sud, uno a est dove sorge l’attuale Collège de France e che si prolunga sotto la rue de Lanneau, e lo stabilimento + importante erano le terme di Cluny o terme del nord.
Dove si possono vedere le terme?
Nella cantina a volte del ristorante Le Coupe-Chou e nel corso degli scavi sono state trovate alcune tubazioni x l’acqua calda e una piscina gallo-romana.
Chi fece costruire le terme di Cluny?
Di chiara derivazione romana, ma anche parisiiana visibile soprattutto dalla decorazione del frigidarium che mostrava i battelli carichi d’armi e mercanzie. Volevano partecipare all’organizzazione e gestione della città e non lasciare il beneficio della costruzione ai romani.
Malgrado la loro partecipazione, l’architettura urbana rimase tipicamente romana, con strade dritte che s’incrociavano ad angolo retto delimitando spazi pubblici e ville patrizie.
La via principale era il Cardo Massimo – che attraversava la città alta e quella bassa. Imboccandolo si saliva su quella che diventerà la Montagna Sainte-Geneviève dove si trovava l’epicentro della città, il foro, vasto spazio circondato da colonne con una galleria coperta piena di botteghe.
Fu realizzato livellando la collina x ottenere pendii e forme + gradevoli. Ma venne modificata dai romani secondo le necessità di un’urbanistica ben studiata.
Dove si trovavano?
Oggi il cardo è la rue Saint-Jacques che si prolunga sulla riva destra nella rue Saint-Martin. In quel luogo esisteva già una s
Le vie romane di rue Saint-Jacques sono scomparse ma davanti alla chiesa di Saint-Julien-le-Pauvre, è stata posata un’antica lastra dietro il vecchio pozzo. Ed è tutto quel che resta della via di Parigi.
Proprio lì accanto nello square Viviani possiamo trovare l’albero + vecchio di Parigi che si arrampica su una struttura in cemento. Sulla piazza della Sorbona una nicchia circolare spezza la simmetria della vasca ovvero troviamo i resti del pozzo appartenenti a 2 insule.
Il foro invece subirà i capricci degli uomini e del tempo. Il suo ricordo riposa oggi al 61 del boulvevard Saint-Michel, nell’accesso al parking Vinci. In compenso nel cortile del 36 rue de Vaugirard troviamo un forno romano esumato presso il Lussemburgo.
Riassunto
La 2° fermata è la stazione di Place d’Italie (linee 5-6-7, XIII arrondissement), di per sé non troppo pregevole come struttura, si colloca in un punto nevralgico della città dei Parisi.
Nel II secolo, di qui passava la strada che portava a Roma (come tutte le altre, del resto) e il centro iniziava a espandersi a sud della Senna seguendo i dettami dell’architettura urbana romana. Sulle grandi lastre irregolari, passavano i galli diretti a Roma.
Nel grande anfiteatro combattono fiere e gladiatori e romani e Parisi si sollazzano alle terme (il ristorante Le Coupe-Chou si è fatto spazio proprio in un’antica piscina gallo-romana).
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