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rendere fruibile ai contemporanei anche di media scolarità, un capolavoro della tradizione letteraria.

Comunicazione letteraria, Unito, 2020/2021

È preferibile la lettura di una traduzione di un testo di cui si ignora la lingua originaria, piuttosto che la completa ignoranza di quel testo.

Generi forme questioni, E. Russo, Carocci, 2020 - Cap. 6-8, 15-17, 19-23, 25-19.

Entrambe le versioni non sono parafrasi, ma riscritture che interpretano il testo: Salviati evidenzia la similitudine con il fiorentino popolare del suo tempo, Busi adatta il testo all’italiano colloquiale in modo scorrevole, ma non trascurato.

Le forme della prosa narrativa

Nella tradizione letteraria italiana abbiamo esempi di prose in cui dominano la funzione espositiva in genere legata all’intento didattico o la funzione argomentativa, ma la parte maggiore è rappresentata dalle narrazioni.

La narrazione è uno sviluppo ordinato e gerarchizzato di vicende, con una dichiarazione preliminare delle circostanze, uno svolgimento e una conclusione.

  • Per lo svolgersi del racconto sono importanti i rapporti sintattici, il modo in cui le azioni sono ordinate e messe in relazione fra loro e i verbi; i quali possono avere una funzione temporale, indicano se un’azione è conclusa o no, istantanea o dotata di una durata e una funzione aspettuale, se l’azione ha ripercussioni su quella successiva.

Abbiamo inoltre verbi di “primo piano” al presente o al passato remoto e verbi di “sfondo” all’imperfetto.

  • I dialoghi sono utilizzati per ottenere un effetto di realtà e vividezza, sono maggiormente presenti nei racconti di invenzione, ma non mancano seppur in quantità minore nella prosa storiografica o cronachistica.

Il linguaggio parlato è effimero, legato alle circostanze contestuali, frammentario e ripetitivo, la letteratura dunque non lo registra così com’è, ma propone un’imitazione riproducendone alcuni tratti caratteristici, tenendo ben presente dei vincoli posti dalla scrittura letteraria.

È a discrezione di ciascun autore a determinare il grado di mimesi del linguaggio parlato, per aderire o distanziarsi dalla tradizione.

La novella del re di Cipro

La novella del re di Cipro, prima giornata del Decameron.

  • Giovanni Boccaccio, nel 1352 circa, utilizza una struttura macrosintattica “mista” molto diffusa nel Cinquecento, in cui i rapporti tra subordinazione e coordinazione si sommano invece che escludersi a vicenda. Imita il latino tramite l’ordine artificiale degli elementi nella frase, in cui i verbi tendono a occupare l’ultima posizione, sia nelle principali che nelle subordinate. L’imitazione del parlato emerge soltanto in una frase della donna riportata in discorso diretto.
  • Lionardo Salviati, riscrittura del 1584, interviene in primo luogo sulla sintassi eliminando la struttura mista di subordinazione e coordinazione. Vengono eliminate le inversioni artificiose, in modo da ristabilire l’ordine delle parole, non si tratta di una scelta stilistica, ma del frutto dell’evoluzione della lingua.
  • Aldo Busi, riscrittura del 1990, ristabilisce l’ordine naturale delle parole e appiana la sintassi, cerca di

La commedia

Prendiamo in esempio la Commedia dantesca. La sua lettura accompagnata da un commento è stata quella normale in molte epoche, con l’eccezione di alcune fasi, XVIII e XIX secolo, che stabilirono un rapporto più diretto e intenso con l’opera. Ma l’accompagnamento del commento non è solo diventato la modalità di fruizione abituale e scolastica, ma ha anche condizionato il rapporto con il testo.

  • Un rinnovamento importante è arrivato dalla critica germanica e da quella anglosassone, con critici come Auerbach, Curtius, Hollander e da parte di tante altre tradizioni critiche.

La struttura dei canti

L’opera si misura in terzine e si compone così:

1+33+33+33

  • Proemio
  • Inferno
  • Purgatorio
  • Paradiso

Purgatorio

Questa parte dell’opera è interessante per la presenza di simmetrie dantesche, ovvero elementi di vario tipo distribuiti non casualmente sui primi 9 canti e in modo più specifico sui canti III-IX.

Novelle tra Medioevo e Rinascimento

La novella nasce dai racconti orali delle vicende che attraversano la vita dei comuni medievali, ma non ha mai raggiunto il valore e la dignità degli altri generi letterari e non è mai propriamente entrata nel mondo della letteratura.

Interventi teorici cinquecenteschi

  • Bonciani nel XVI secolo si concentra sulla costruzione diegetica, ovvero l’intreccio in quanto a sequenza di blocchi narrativi.
  • Sansovino riduce invece la novella a quella sezione dell’arte retorica che si occupa dell’esposizione dei fatti, la narratio.
  • Bargagli mette in evidenza il legame di questa forma letteraria con la conversazione quotidiana.

EB Questi tre interventi si concentrano sull’identità strutturale della novella, senza analizzarla nella sua complessità.

Il racconto breve è il supporto principale delle necessità comunicative di tutti i giorni, nel Medioevo come oggi: per esempio la notizia, il pettegolezzo, l’episodio di vita vissuta, l’aneddoto….

  • La novella conserva un rapporto strettissimo con la situazione comunicativa, con la dimensione orale e con la partecipazione effettiva dell’uditorio che è presente al momento della produzione narrativa.

Le 3 dimensioni della novella

Le 3 dimensioni da analizzare quando parliamo di novella:

  • 1. La vicinanza con le forme primitive della narrazione quotidiana;
  • 2. La condensazione diegetica che la caratterizza, la sua particolarità e unicità;
  • 3. La sua tendenziale performatività.

Il Decameron di Boccaccio

Boccaccio non si limitò a mettere insieme 100 racconti, ma li inserì dentro la conversazione di dieci giovani fiorentini.

La novella di Elisabetta da Messina IV narra la tragica vicenda di una giovane di origine toscana.

È importante notare la presenza in questa novella di una notevole complessità di motivi folkloristici, ideologici e psicologici, che sono però risolti in una struttura narrativa essenziale e lineare con il progressivo isolamento della protagonista.

La novella è risolta dentro la sfera del linguaggio come si evidenzia a tre livelli: tematico, testuale, intertestuale.

  • Questo ci mostra il rilievo tematico che Boccaccio accorda all’organizzazione testuale delle novelle e in particolare alle forme in cui i racconti sarebbero stati divulgati.

Per le storie collocate indietro nel tempo, il narratore spesso si riferiva a fonti scritte, riprendendo il tipico motivo medievale della scrittura antica che autorizza il nuovo racconto, mentre l’indicazione può restare generica.

  • È consistente anche la casistica per quanto riguarda la citazione di fonti orali, pur sempre presentate con coordinate vaghe.

La Novella del Grasso legnaiuolo, Brunelleschi

Si tratta di una novella di beffa ambientata nel mondo fiorentino. Nella novella Brunelleschi convince un suo collaboratore, l’artigiano intagliatore chiamato Grasso, che qualcuno abbia assunto la sua identità e che egli stesso sia un’altra persona.

È stata trasmessa in diverse redazioni, redazione Vulgata, redazione Palatino, redazione Manetti, tutte le quali concludono il racconto con un preciso riferimento al modo in cui la storia è stata tramandata.

È importante notare come la diffusione delle notizie sia accompagnata dalla certificazione della loro autenticità.

  • Questa novella quattrocentesca rivela la contaminazione costante tra novella e brusio del mondo, giocando con le possibili versioni di una stessa notizia.

Testi storici

La scrittura della storia è sempre operazione prevalentemente letteraria, implica da parte dell’autore una conoscenza delle tecniche della comunicazione letteraria, la retorica.

I caratteri di questo genere letterario vennero fissati in modo definito dallo storico ateniese Tucidide, che nel V secolo a.C. scrisse la storia della guerra tra Atene e Sparta.

Tre precetti di Tucidide:

  • 1. Il contenuto della storia; lo storiografo sottolinea sempre l’importanza della vicenda narrata.
  • 2. I fatti storici;
  • 3. I discorsi dei protagonisti.

1. Dobbiamo distinguere gli storiografi che si occupano di storia antica, fatti remoti, vicende lontane nel tempo e storiografi che si cimentano nella storia contemporanea e scrivono fatti svoltisi nell’arco della propria vita dei quali sono stati diretti protagonisti o ne sono stati coinvolti.

  • Un’altra distinzione deve essere quella tra opere storiche di carattere generale e le monografie storiche relative a un solo evento emblematico e di particolare significato.

In questo ambito uno statuto a parte è occupato dalle biografie e dalle autobiografie.

2. Per il secondo punto, Tucidide impose il criterio dell’autopsia, cioè l’impegno a narrare vicende di cui lo storiografo era stato direttamente testimone o per le quali avesse almeno potuto interrogare dei testimoni oculari.

  • Ancora una volta la scrittura della storia è soggetta ai vincoli della narrazione. Il testo storico contiene uno o più punti di vista con i quali dovrà fare i conti l’autore nella costruzione della sua scrittura e il lettore nel fruirne.

2. Il testo storico contiene dei “discorsi” dei protagonisti della vicenda. Per quanto riguarda la storia contemporanea si possono utilizzare registrazioni e documenti vari ottenibili attraverso i nuovi media.

Per quanto riguarda chi scrive di storia di un remoto passato, si riconosce che le parole di quei discorsi non sono verificabili o vere, ma frutto dell’elaborazione letteraria dell’autore.

Istorie fiorentine, Machiavelli

Si tratta di una vera opera storica, capace di ordinare i fatti narrati secondo una logica di causalità politica, nascente dalla rivoluzionaria riflessione teorica di Machiavelli. Lo scheletro interpretativo dell’opera comprende la cornice complessa delle grandi tensioni sociali ed economiche nella politica europea della prima età moderna.

Questo risultato è reso possibile da uno sforzo letterario e una concentrazione retorica di altissimo profilo, dall’invenzione di una nuova lingua capace di coniugare i tratti connotativi del genere, riconoscibili per un’autorevole EB ideale di libertà nella tradizione europea e italiana, senza scosse o rivoluzioni secondo Gramsci fondamentali.

Testi teatrali

Il testo teatrale mantiene ancora oggi un profilo che lo distingue in maniera rilevante dagli altri generi letterari.

Si distingue dalla letteratura drammatica e dalla drammaturgia, testi che si affidano alla parola, mentre il testo teatrale connette il testo alla scena. Questo testo appartiene infatti a due mondi: quello letterario e quello

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/10 Letteratura italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher elisa.bonino97 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Comunicazione letteraria e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Fenoglio Chiara.
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