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Antropologia culturale (Ivo Quaranta)

"Antropologia culturale" E. A. Schultz e R. H. Lavenda

Testi consigliati

  • Il gesto e la parola
  • M. Fusaschi (pratiche locali di modificazioni fisionomiche)
  • Ralph Linton, Lo studio dell'uomo
  • Contro natura, Francesco Remotti (rapporti di parentela)
  • Sexing the body, Fausto-Sterling (differenziazione di genere)

Antropologia culturale: discorso, scienza sull'uomo.

Come studia l'uomo? Studia l'uomo come essere culturale, come l'uomo organizza il senso della propria presenza nel mondo.

L'antropologia culturale è costretta a confrontarsi con la diversità e con la molteplicità.

Cultura: elemento costitutivo dell'uomo. Unico elemento comune a tutti gli uomini. Non è da intendersi come contrario di ignoranza o di anticultura.

Natura: ciò che rimane all'uomo a prescindere dalle differenze o dai particolari attributi (cosa è "secondo natura", "naturale" per l'uomo?).

La natura dell'uomo è l'essere culturale, la cultura. Ma la cultura è anche l'ambito umano in cui emergono le differenze.

Rapporto natura - cultura

1. Cartesio

È naturale tutto ciò che è reale, materiale. Per l'essere umano la natura è il suo organismo, il suo corpo. C'è una sola natura umana accomunata dallo stesso tipo di organismo e poi tante culture (N, c1, c2, c3, ...).

2. Diverse nature umane

Esistono diverse nature umane e diverse e rispettive culture (N1 e C1, N2 e C2, N3 e C3, ...). Rischio: razziologia e gerarchizzazione di una delle nature (e della rispettiva cultura) sulle altre.

3. Paleontologia

Alle origini c'erano diversi rami evolutivi possibili. La cultura (manifestata alle origini sotto forma di creazione di manufatti e utensili o scoperte - scoperta del fuoco - cultura materiale) ha portato allo sviluppo biologico del genus homo, dimostratosi più adatto rispetto a tutte le altre specie che hanno scelto invece altri metodi di compensazione.

Evidente sinergia tra cultura e natura: sviluppo culturale porta a cambiamento biogenetico.

Incompletezza biologica e processo di completamento: l'uomo ha usato diverse scelte culturali per compensare la sempre maggiore carenza di informazioni genetiche (no artigli, no peli, ...).

Cultura: adattamento zoologico scelto dall'uomo per sopravvivere. Questa scelta fa dell'uomo l'essere più adattabile a situazioni diverse sulla terra.

I bambini hanno la possibilità di stabilizzarsi in qualsiasi tipo di esistenza perché c'è elasticità cerebrale.

Poi crescendo in un certo contesto iniziano a stabilizzarsi, eliminando le infinite possibilità di diverse realizzazioni che avrebbero potuto avere (parlano una lingua piuttosto che un'altra, si vestono in un modo piuttosto che in un altro, ...): "Ecatombe neuronale" cit. G. M. Edelman.

Progetti antropopoietici o autopoietici: plasmare l'essere umano o plasmare se stessi attraverso diverse scelte culturali. Con i propri prodotti culturali, l'uomo produce se stesso.

Sociocostruttivismo: atteggiamento secondo cui l'essere umano diventa tale attraverso specifici processi di plasmazione di se stesso, dettati dalla società in cui vive. L'uomo ha bisogno di socializzare per la propria incompletezza biologica.

L'uomo conosce la realtà attraverso la propria personale interpretazione, frutto di specifici processi culturali.

2. Pierre Bourdieu: la cultura vive nelle pratiche

Pierre Bourdieu, antropologo francese, studia il sociocostruttivismo e la conseguente interpretazione della realtà.

L'interpretazione della realtà si manifesta nelle azioni più quotidiane (es. gioco della bimba occidentale che si finge medico e visita una bambola: riflette particolare interpretazione della malattia e della medicina).

Reificazione: processo secondo cui la propria interpretazione è concepita come naturale, intrinseca della realtà, non uno dei moltissimi modi di vedere il mondo.

Esiti della reificazione

  1. Naturalizzazione: credere che un particolare modo di vedere la realtà sia espressione dell'ordine naturale.
  2. Sacralizzazione: credere che un particolare modo di vedere la realtà sia espressione dell'ordine divino.

Etnocentrismo: valutare le differenze secondo i propri modelli e valori, rischio di credere che essi siano gli unici davvero validi e naturali. Atteggiamento che si nutre dei processi di reificazione (es. colonialismo).

Relativismo culturale: (antidoto all'etnocentrismo) atteggiamento metodologico che porta a comprendere il valore e il significato che determinate pratiche o tradizioni hanno per i loro attori, senza utilizzare i nostri filtri e valori.

Il relativismo culturale non è nichilismo, non tutto è accettabile e condivisibile, ma spinge a comprendere ed interrogarsi prima di esprimere un giudizio (es. Janice Boddy analizza il processo di mutilazione delle parti intime femminili - infibulazione -, comprende, si interroga e poi non condivide).

Razzismo culturale: (rischio del relativismo culturale) è il razzismo moderno, basato su differenze, non più biologiche, ma culturali. Convinzione che esistano infinite realtà umane, frammentazione del genere umano in moltissime culture incapaci di convivere tra loro (es. recente espressione di "scontro di civiltà" per indicare scontro Occidente - "mondo islamico").

Determinismo: (rischio del razzismo culturale) generalizzare credendo che ciascuna categoria o popolazione abbia lo stesso pensiero o un'unica interpretazione della realtà (es. "gli indiani pensano che...").

Anti determinismo o anti razzismo culturale

  1. A. Appadurai: cultura è dialogo tra tradizioni sedimentate e aspirazioni di come vorremmo vedere il mondo.
  2. Balandier: società sono "cantieri sempre aperti", in evoluzione continua.
  3. Nazionalizzazione.

Evidente e recente processo di reificazione, chiudere entro precisi confini tradizioni, lingue, religioni in continua evoluzione.

Balandier: lo stato è un prodotto culturale inventato dall'uomo per completarsi, in natura non esiste lo "stato".

Prodotti culturali sono finzioni (dal latino "modellare", "plasmare"). Molte espressioni che usa l'uomo sono finzioni (es. Occidente, stato, mondo islamico, ...).

4. Finzione identitaria o identità culturale

Antropologicamente l'identità ha solo un valore simbolico di appartenenza ad un gruppo. L'identità è solo una finzione inventata dall'uomo. Antropologia non studia le varie identità (o popoli), ma i processi di creazione identitaria. Logica identitaria accomuna da un lato, ma dall'altro separa.

Alterità: stabilire chi è l'"altro", stabilire un criterio di comunanza tra individui che inevitabilmente ne esclude altri (es. Lega Nord).

Identità e alterità non esistono, sono finzioni dell'uomo. L'alterità rende possibile la nascita di un'identità.

Etnogenesi coloniale: creazione del senso etnico in ambito coloniale sulla base di un principio di alterità (es. Utu e Tutzu, scoperta dell'America).

Ralph Linton, antropologo: analizza le logiche identitarie come vere e proprie finzioni (passo de "il cittadino americano medio" tratto da "Lo studio dell'uomo", 1936).

Se l'uomo vive di finzioni, che ne è della verità?

Esistono finzioni migliori o più vere di altre?

Antropologia giudica le finzioni sulla base della produzione: cosa hanno prodotto determinate finzioni? Che vantaggi o svantaggi? Per chi?

5. Rapporto soggetto culturale - dinamiche culturali

Antropologhe M. Mead e R. Benedict, scuola "cultura e personalità": processi psicologico-culturali non sono universali, ma variano a seconda dei vari processi culturali (es. adolescenza in USA o in isole Samoa, amore vissuto come romantico, sensazione nell'entrare in un'aula piena di ascoltatori, ...).

Problematizzazione del soggetto: individuo studiato come singolo.

Rischio: determinismo, credere che determinati sentimenti o emozioni siano frutto di uno specifico processo culturale.

6. "Agency" (agentività), anni '70

Natura inevitabilmente culturale dell'azione umana, ruolo attivo degli attori sociali sulla scena della creazione di pratiche culturali.

P. Bourdieu: l'uomo crea cultura inconsapevolmente e naturalmente.

"La cultura vive nelle pratiche". La cultura nasce da ciò che facciamo quotidianamente, dalla socializzazione e dall'imitazione.

La cultura è preriflessiva: prima ancora di riflettere, noi agiamo e, con i nostri stessi sentimenti o modi di fare, creiamo cultura (es. pratica fisica del cuore che batte più forte o dell'arrossamento creano processo culturale dell'amore romantico).

Emozioni: sono reazioni biologiche ma soprattutto sono dettate dai valori culturali che attribuiamo a determinate situazioni.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-DEA/01 Discipline demoetnoantropologiche

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Calgaro di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Antropologia culturale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Quaranta Ivo.
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