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Antropologia culturale. Temi fondamentali - Allovio, Ciabarri, Mangiameli

Premessa

Il libro consiste in una proposta antologica a scopo introduttivo all’Antrop Cult e per questo si occupa di questioni di ampio respiro, centrali nella disciplina e nella nostra realtà storica \ contemporanea.

Lo studio degli esseri umani ha due dimensioni principali:

Cui andrebbe aggiunta l’antropologia filosofica, più vicina tuttavia al settore disciplinare della filo morale.

  • Antropologia fisica \ biologica = si occupa principalmente della variabilità dei caratt morfologici, metrici e genetici all’interno di e tra le popolazioni umane; della storia evolutiva dell’Homo sapiens e delle altre specie di ominidi che in passato costituivano il grande “cespuglio” dei proc di ominazione. Lavora sui resti fossili di ominidi e sulle testimonianze delle prime culture materiali trovati in situ.
  • Antropologia culturale \ sociale = si occupa degli esseri umani org in soc e dotati di specifiche visioni del mondo, proponendo un linguaggio scientifico per lo studio delle diversità e delle somiglianze socioculturali rintracciabili e degne di essere studiate, in modo approfondito e con spirito comparativo, in ogni angolo del pianeta… ponendo att alla storia passata (prosp diacronica) ed a quella presente (prosp sincronica) = approccio analitico geograficamente ampio e storicamente profondo, che tenga conto dei contesti e delle relazioni al livello micro e macro.

NB differenti denominazioni della medesima disciplina = diff contesti di origine e sfumature!

  • Antrop Cult (USA) rileva un magg interesse per la sfera simbolica, i saperi e il linguaggio.
  • Antrop Soc (UK) rileva una magg att all’analisi dei sistemi sociali, giuridici e alle istituzioni.
  • Etnologia (Francia) rileva la magg tendenza verso uno studio storico di aree cult geograficamente limitate.
  • Demologia \ discipline demoetnoantropologiche (Italia) rileva una magg att per le trad pop e il folklore.
  • Nel corso del ’900 hanno preso corpo nell’alveo dell’Antrop Cult ulteriori sotto-discipline che lavorano su tematiche specializzate pur mantenendo le coordinate generali della disciplina (es. antrop politica).

Breve storia della disciplina

Breve storia della disciplina: i paesi da cui ha origine la disciplina sono Francia (secolo dei lumi e int per la sociologia) + UK (politica coloniale) + USA (questione della vecchia Europa e degli indiani).

In UK e USA si afferma inizialmente il paradigma evoluzionista, che predica una sola seq di sviluppo per tutte le pop del mondo e della storia che sarebbero passate \ dovrebbero passare da un iniziale stadio selvaggio allo stadio finale della civiltà = teoria dall’impatto teorico fortemente gerarchizzante e basata su fragili argomentazioni; imp comunque perché elevò i “primitivi” e la diversità cult a oggetto degno di studio.

Tra ‘800 \ ‘900 si ha una decisiva revisione teorica e metodologica, si inizia a praticare l’osservazione diretta e a finanziare spedizioni etnografiche (es. Spedizione allo Stretto di Torres 1898\9).

In USA l’antrop Franz Boas afferma che l’antrop non deve individuare leggi univ ma compiere scavi etnografici mirati e rigorosi, tali da permettere di delineare particolari conformazioni soc e di rintracciare le cause storiche dei singoli tratti cult registrati in specifiche pop (particolarismo storico).

In UK l’antrop Malinowski def e applica in Melanesia occ un metodo innovativo di ricerca, l’osservazione partecipante, elaborando riflessioni che prefigurano l’approccio funzionalista allo studio delle soc.

A partire dagli anni ’20 l’Antrop cult contribuisce alla conoscenza delle diff culture attraverso la stesura di monografie, frutto di prolungate ricerche sul campo: in queste opere i modi di vita e le soc ogg di ricerca vengono presentati come sistemi coerenti dotati di una logica interna e di una complessità organizzativa.

Ciò permise di riflettere in maniera critica sui propri e altrui sistemi interpretativi e di conferire pari dignità culturale anche a culture molto diverse, frutto di percorsi eterogenei e spesso interconnessi.

In Francia l’antropologia seguì linee diverse di sviluppo: innanzitutto partì da una prosp sociologica ed etnologica (Durkheim, Mauss, Levy-Bruhl); anch’essa venne consacrata alla ricerca sul campo da una spedizione etnografica di successo (Spedizione Dakar-Gibuti 1931\3, guidata da Griaule).

A partire da questi paesi la disciplina si è succ diff, acquistando sempre magg visibilità e riconoscimento. Questo è dovuto in parte all’implosione degli orizzonti, al ripiegamento sulle radici identitarie, alla chiusura di fronte all’assedio dell’alterità; in parte alla nec di nuovi strumenti, teorie, esperienze che possano aiutare l’incontro, il dialogo interculturale e la reciproca comprensione.

Cultura \ culture

Al centro della disciplina antropologica e del suo stesso sviluppo storico va posto il concetto di cultura, intesa non già nel suo senso classico di “formazione, istruzione” bensì nel senso che acquista in seno alle scienze sociali, ossia come condizione riguardante un insieme di individui in quanto membri di una soc particolare o di un gruppo che condivide forme di vita e visioni del mondo (es. “cultura maori \ pastorale”).

L’umanità dà manifestazione, in questo senso, di una pluralità di culture… MA ATT la cultura, in senso antropologico, non è fatta solo di usi e costumi, di “abiti” esteriori, bensì è parte costitutiva dell’uomo.

Nel ‘900 la paleoantropologia e la neuroscienza hanno dimostrato infatti come molte acquisizioni culturali abbiano influito (e influiscano) sullo sviluppo biologico della specie, risultando essenziali per la configurazione di connessioni sinaptiche e cognitive nec per la sopravvivenza umana nel mondo.

Questi recenti studi hanno quindi portato gradualmente verso una visione organica e sistematica delle culture, la cui formazione è det da fattori biologici, sociali, ambientali e culturali diversi, i quali generano una pluralità di culture diverse… no mosaico di culture, no reificazione delle culture!

Non esistono culture “pure” o “statiche” e bisogna fare attenzione a non usare il termine in maniera dogmatica e acritica; Appadurai suggerisce per questo l’adozione in campo accademico dell’aggettivo “culturale” al posto del sostantivo “cultura”, non errato di per sé ma gravato da preconcetti che puzzano di biologismo e tendono a semplificare la questione. Questione sempre più delicata in un mondo sempre più globalizzato ma per nulla omogeneo dal punto di vista culturale.

Vi è poi chi mette in discussione la classica dicotomia natura \ cultura, la quale distingue nettamente aspetti biologici e aspetti socioculturali dell’esistenza, mondo animale e mondo umano… si postula piuttosto una nuova ecologia, in grado di ristrutturare i rapp fra le “scienze della natura” e le “scienze dello spirito”.

Remotti: il concetto di cultura in antropologia

Il saggio inizia contrapponendo la concezione classica e tradizionale di cultura, con quella moderna e scientifica: Remotti ne sottolinea la radice comune e lo scarto, il quale è dato sopratt dalla assenza o presenza dei costumi come contenuti ritenuti specifici della cultura.

Invero, la cultura in senso classico è costituita da ideali, verità e valori non condizionati dai costumi ma volti anzi ad una liberazione da essi pro realizzazione della vera humanitas, intesa come il senso più autentico ed elevato dell’essere umano; la cultura in senso moderno è invece costituita dai costumi, dei quali si riconosce l’imp e l’incidenza all’interno di una molteplicità di ambiti del comportamento umano… perché non esiste un ideale universale di Uomo, ma molteplici e specifici modi di essere uomo, che si manif in prima istanza attraverso diff costumi.

Già dalla seconda metà del ‘700 il concetto classico di cultura inizia a decadere, grazie alle ultime spedizioni geografiche che pongono di fronte alla sempre più netta percezione di una pluralità irriducibile di “forme di vita” umana = affermazione graduale del concetto etnografico di cultura… di cui è E.B. Tylor in Primitive Culture (1871) a dare una prima def organica e antropologica.

“La cultura, o civiltà, intesa nel suo ampio senso etnografico, è quell’insieme complesso che include la conoscenza, le credenze, l’arte, la morale, il diritto, il costume e qualsiasi altra capacità e abitudine acquisita dall’uomo come membro di una società”.

Tylor quindi (1) amplia i confini della nozione di cultura fino a renderla coestensiva con quella di umanità (2) denota la cultura come un “insieme” formato da parti diverse (non per forza razionali \ intellettuali) (3) sottolinea il caratt acquisito (non geneticamente trasmesso) della cultura, legata così alla dim sociale.

Con Tylor costumi e abitudini finiscono col det il contenuto del concetto etnografico \ antrop di cultura, ma questo contenitore modifica a sua volta i propri contenuti nel corso di un lungo dibattito tutt’oggi aperto.

Invero, se da un lato usi e costumi hanno conferito senso tanto alla pluralità culturale quanto ad un approccio comparativo nello studio delle culture pro individuazione di variabilità e regolarità di tratti cult; dall’altro questa visione ha privilegiato un intento descrittivo e classificatorio delle culture, più che ermeneutico e interpretativo, volto cioè a cogliere il senso e il fondamento di tali usi e costumi, manif esterna di elem strutturali e processuali costitutivi e interni alla cultura.

Questo caratt di esteriorità della cultura è det, secondo Kroeber (1917, The superorganic) dal non coinvolgimento dell’organismo nei proc e nelle forme di adattamento culturale dell’uomo, nel quale il piano biologico e quello culturale risultano nettamente divisi e autonomi; la cultura è qualcosa di sovrapposto, è un prod sociale che si trasmette all’individuo e in tal senso si oppone all’istinto, connaturato e indelebile.

Sviluppi più recenti relativi alla teoria della cultura hanno mantenuto l’idea del caratt esteriore della cultura, rifiutando tuttavia questa visione stratigrafica della realtà umana: gli abiti culturali sono tanto ornamentali quanto strumentali e funzionali… sono cioè forme e modelli culturali il cui significato non si esaurisce nella loro manifestazione esteriore.

Tutto ciò portò gradualmente ad oltrepassare l’oramai classica dicotomia natura \ cultura, rivalutando ancor più il peso di usi e costumi, i quali non nascondono l’uomo né ne completano la figura, bensì lo foggiano.

I costumi sono la realtà dell’uomo: non al di là dei costumi ma nei o tra i costumi va ricercata l’essenza dell’uomo così l’essenza umana si allontana dal principio di unità e stabilità, i costumi perdono il senso della superficialità e la cultura viene riunita alla natura (sviluppo bioculturale dell’uomo).

Non più un ordine temporale e diacronico fra un “prima” (evol organica) e un “dopo” (evol culturale), non più un ordine gerarchico e sincronico fra un “sotto” (base organica) e un “sopra” (sovrastruttura culturale), bensì unione inscindibile e coeva delle due componenti = modello di interazione profonda.

Il modello interattivo presenta la cult non come un semplice aiuto ma come la base stessa della nostra sopravvivenza biologica e la intende non soltanto come strumentalità ma anche e sopratt come simbolismo: quest’ultimo è imp perché pare rendere ancora più incisiva la circolarità di retroazione tra cultura e organismo umano… basti pensare all’invenzione del linguaggio, che ha permesso di conservare, trasmettere e rinnovare il contenuto simbolico della propria cultura, det un sempre magg affidamento dell’uomo a queste informazioni più che a quelle dettate dal proprio corpo (info genetiche troppo generiche).

L’interazione fra nat \ cult è resa possibile dal tessuto sociale e parimenti il contesto soc richiede l’uso di simboli per la comunicazione e lo scambio di info \ prodotti \ azioni il simbolismo è un sistema condiviso, è nel contesto soc che si formano tanto i simboli quanto gli individui che li utilizzano.

Dunque simbolismo e vita soc stanno alle origini più prof della cult umana e delle specifiche identità cult (i “noi”) det dal fatto che l’uso di comuni simboli plasma il modo di agire, pensare, sentire degli uomini.

Questa capacità di influenza della sfera simbolica è tanto più forte poiché “nascosta” mediante un proc di identificazione, sostanzializzazione, autonomizzazione, reificazione e naturalizzazione dei simboli condivisi, sottratti così alla presa della consapevolezza e alla manipolazione sociale… i simboli assumono il ruolo di presupposti indiscutibili e a sé stanti rispetto al mondo soc, che pure, in verità, li ha generati e li usa!

Il proc di reificazione dei simboli avviene ovunque in risposta alle esigenze della cultura come realtà in sé, cioè è essenziale per il proc costitutivo del corpo culturale, MA gli esiti ottenuti non sono sempre spiegabili tramite la logica bisogno \ risposta né la cultura appare come una “cosa” che possa mantenersi e sussistere indipendentemente dall’impiego che se ne fa = fattore di complicazione, opacità, instabilità… la cultura deve essere continuamente costituita e ricostituita, in una continua lotta contro la precarietà umana.

Tale lotta provoca la prod cult di un surplus simbolico avente la funzione di convincere e assicurare l’uomo circa la validità delle soluzioni cult adottate per la propria sopravv e spiegate appunto tramite miti, credenze, rituali… in un certo senso ogni cultura è anche una meta cultura!

La radice della precarietà è in sostanza la socialità della cultura, poiché qualunque forma cult esiste solo in quanto vi sono degli individui che interagendo la realizzano; tuttavia ogni riproduzione della cultura comporta anche una sua alterazione, per quanto impercettibile e infinitesimale… le “variazioni individuali” che si accumulano nel tempo costituiscono la cultura, la realizzano e modificano, ne esemplificano la nat precaria e costantemente in mutamento (lo stesso si potrebbe dire per la specie e la lingua) si è così giunti a riconoscere che la cult è un’astrazione e che la strutt sociale non è niente di autonomo e predeterminato bensì si fonda su strategie e scelte individuali, le quali nel tempo o svaniscono o vengono accolte da altri membri della soc provocando l’affermarsi di un orientamento e dunque di un cambiamento.

Nella vita della cultura opera insomma un “setaccio” storico assai simile alla selezione in campo biologico e tutto ciò conferisce un aspetto di razionalità alla cult tradizionale.

Lo sconfinamento della cult verso la ragione smentisce le pretese di universalità di quest’ultima, giacché lo schema razionale e obiettivo di ogni gruppo umano dato non è mai il solo possibile, ma semplicemente una possibilità fra tante; ciò permette un confronto e un dialogo fra diverse forme di pensiero e di cultura.

Lo sconfinamento della cult verso la natura, invece, sembra tendere ad assottigliare sempre più la linea di confine fra uomini e animali… aprendo nuovi ambiti di discussione.

Remotti afferma, sulla scia di Levi-Strauss, la nec di operare un esercizio di trasversalità interculturale, tale da riuscire a piegare la ragione dalla sua verticalità originaria (ragione come strutt univ e indipendente dalle manif cult) ad un piano orizzontale, in cui non vi sono più superiori né inferiori, bensì solo simili e dissimili… adattandola così a contesti di scambi e di conoscenze reciproche, in cui sia poss ascoltare le ragioni sia degli altri uomini, sia degli altri esseri naturali.

Appadurai: la dimensione culturale

“L’antropologia è il mio archivio di realtà vissute”, archivio contenente somiglianze e differenze, che si alternano, intersecano, nascondono a vicenda e senza sosta; archivio che rende evidente, oggi, come la globalizzazione non stia portando verso una omogeneizzazione culturale, ma il contrario anzi.

Tale idea comunemente diff si basa sul preconcetto di “cultura”, vista come un qualche oggetto, una cosa, una sostanza fisica o metafisica dai contorni precisi e che spesso “puzzano” di biologismo; si suggerisce per questo la sostituzione in campo accademico del sostantivo “cultura” con l’aggettivo “culturale”, il quale condurrebbe verso una discussione più fertile relativa alle differenze, alle comparazioni, ai contrasti.

Invero, ogni qualvolta indichiamo una pratica, una distinzione, un concetto, un oggetto o un’ideologia come culturali \ dotati di una dimensione culturale, stiamo sottolineando l’idea di diff situata, diff considerata cioè in rapp a qlc di locale, incarnato, importante… dimensionalità > sostanzialità della cultura, perché permette di considerare in maniera più dinamica e meno stereotipata la differenza culturale.

Ciò che l’autore propone è insomma un approccio antropologico aggettivale, che sottolinei la dim contestuale, euristica e comparativa della cultura e orienti il concetto di cultura come differenza, soprattutto nel campo dell’identità di gruppo: la cultura è infatti intesa come una dim pervasiva del discorso che sfrutta la diff per generare diverse conc

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-DEA/01 Discipline demoetnoantropologiche

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher eioads di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Antropologia culturale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Quaranta Ivo.
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