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Psicologia sociale 03\03\2020

Cos’è

La psicologia sociale studia il campo dell’articolazione tra i processi psicologici e quelli sociali.

È il tentativo di comprendere e spiegare come i pensieri, i sentimenti e il comportamento degli individui siano influenzati dalla presenza di altri individui.

Non si differenzia da altre, come la sociologia, per l’oggetto di analisi, ma per la prospettiva, l’ottica con cui guarda alle esperienze e alle condotte.

Bateson: “Per fare una mente occorrono almeno due cervelli immersi in una cultura”.

Origini e nascita in Europa

  • Hegel: filosofo idealista tedesco, ritiene lo stato essere l’incarnazione della mente sociale.
  • Bentham: le nostre azioni servono ad assicurare il piacere ed evitare il dolore.
  • Wundt: nella sua “Psicologia dei popoli” manca l’interesse per la dimensione sociale.
  • Durkheim: padre della sociologia.
  • Brentano: nella “Psicologia dell’atto” studia i processi psicologici, ponendo la costituzione dell’oggetto psicologico. Da cui hanno origine: la fenomenologia, la Gestalt, la sociologia di Max Weber, al centro della quale è il concetto di senso.

Gran Bretagna

Tajfel: maestro di Turner.

  • Tarde: sociologo, studia la relazione inter-psicologica e l’imitazione.
  • Le Bon: giornalista, studia i fenomeni della folla.
  • Triplett: realizza lo studio, ritenuto il primo esperimento di psicologia sociale.

Stati Uniti

Per motivi storici, la psicologia si sviluppa dal pensiero pragmatista (Dewey).

  • McDougall: spiega il comportamento sociale facendo ricorso alla biologia.
  • Thomas e Znaniecki: studiano le bande giovanili.
  • Lynd e Lynd: studiano la vita nelle grandi città.
  • Cooley: studia il gruppo primario e gli stabilimenti Hawtorne.
  • Nasce la Scuola di Chicago – George Mead: la nascita dell’interazione simbolica e della Sociologia interpretativa (1934).
  • Bisogna distinguere tra i paradigmi (Gestalt\comportamentismo\psicanalisi…) e teorie.

Psicologia sociale 04\03\2020

La psicologia sociale ha ignorato Mead fino agli anni ’70 circa. Tra il 1920\30 negli Stati Uniti “scoppiarono” il behaviorismo e la Sociologia di T. Parsons, tesa allo studio generale e sistematico.

La seconda guerra mondiale esercitò una profonda influenza sugli studi teorici e sulle ricerche psicosociali: la prossimità con individui appartenenti a gruppi etnici diversi può generare considerazione e rispetto reciproco.

  • Con F. Allport, la Psicologia Sociale trova la base teorica nel modello S-R (di Watson) e passa dall’analisi sul campo a quella in laboratorio, ancora più individualistica.
  • Rimangono due oggetti su cui questa psicologia può costruire la sua identità: lo studio degli atteggiamenti e dei gruppi.
  • Il modello S-O-R (di Skinner) la O sta per “organismo” che comprende anche le base genetiche.
  • Secondo Festinger, la mente lavora indipendentemente dagli stimoli (confronto sociale e dissonanza cognitiva).
  • Dollar e Miller: imitazione e aggressività.
  • Gestaltisti sociali: “field theory” (= teoria del campo), spazio di confine, spazio di vita, processi di azioni, analisi di gruppo.
  • Heider: “psicologia ingenua”, dalla quale trae origine la Social Cognition (la teoria dell’equilibrio cognitivo) che presuppone l’uomo come essere intenzionale, capace di affetti\desideri\scelte.
  • Neisser (1967), che per primo parla di cognitivismo, di soggetto attivo, auto direttivo.
  • Kahneman e Tversky (1973): uomo come scienziato ingenuo.
  • Shelley e Taylor (1982): uomo come “cognitive mister”, cioè vincolato alle limitazioni della mente.
  • Fiske e Pavelchak (1986): uomo come soggetto complesso, i cui schemi cognitivi sono portatori anche di reazioni affettive.
  • Fiske e Taylor (1991): uomo come “motivated tactician”, con processi di “schema-driver”.

Il ruolo del sociale è il problema intorno a cui si accentra la Psicologia Sociale europea (Piaget, Gestalt, Vygotsky, Bruner, Moreno). Da queste premesse hanno origine:

  • Henry Tajfel: categorizzazione sociale, identità sociale, relazione tra gruppi.
  • Moscovici: rappresentazioni sociali e influenza sociale (costruttivismo sociale).
  • Beauvois e Joule (1981): il problema dell’azione.
  • Harré (1987): esalta l’intenzione, il significato delle condotte. Si sviluppa il metodo “etogenico”, cioè l’analisi delle strutture significative degli episodi, condotta attraverso i resoconti dei soggetti che li vivono.
  • Ghiglione (1986,1993) e Galimberti (1992): rapporto tra linguaggio ed azione.

05\03\2020 (a casa)

Teorie e metodi di ricerca (capitolo 1)

Una teoria si propone di spiegare eventi e fenomeni particolari al di là della mera apparenza.

Le teorie migliori hanno un maggiore potere esplicativo, sono adeguate alle verifiche, logiche nel senso di coerenza interna.

Il costrutto è usato per indicare i concetti astratti di una teoria.

La variabile indica una rappresentazione misurabile di un costrutto.

L’operazionalizzazione è il modo in cui un costrutto viene trasformato in una variabile misurabile.

Il processo di ricerca prevede una serie di tappe:

  1. Individuazione del problema oggetto d’indagine.
  2. Formulazione delle ipotesi.
  3. Pianificazione delle procedure e valutazione dell’etica della ricerca.
  4. Raccolta dei dati.
  5. Analisi dei dati.
  6. Interpretazione dei risultati.
  7. Presentazione dei risultati.

In Psicologia Sociale la ricerca è più nomotetica e quantitativa.

  • Approccio nomotetico = stabilire ampie generalizzazioni da estendere a diverse popolazioni.
  • Ricerca quantitativa = studi i cui risultati sono l’esito di analisi statistiche.

Metodi d’archivio

Il primo modo in cui gli psicologi sociali possono osservare i fenomeni consiste nel non raccogliere alcun dato.

È utile quando i ricercatori sono interessati all’effetto degli eventi sociali sul comportamento (soprattutto se gli eventi studiati si sono verificati nel passato).

È problematico in quanto i dati, non essendo stati raccolti pensando a ricerche di tipo psicologico sociale, potrebbero non essere disponibili e non fornire informazioni utili.

Approcci correlazionali

La ricerca correlazionale è il primo approccio che risponde totalmente al metodo scientifico.

= prevede di misurare due o più variabili e di esaminare quanto sono tra loro collegate.

Le correlazioni sono, generalmente, ricavate dai dati ottenuti tramite survey (= indagine di ricerca che pone domande, con interviste o questionari ad un campione rappresentativo di una popolazione o categoria).

È utile poiché, grazie alla tecnica del survey, è possibile fare riferimento a campioni molto ampi a costi contenuti; poiché, essendo somministrate su ampia scala, i ricercatori possono avere maggiori certezze sulla possibilità di generalizzare i risultati ed estenderli.

È problematico poiché c’è l’assenza di manipolazione sperimentale, quindi non è possibile determinare la direzione causale tra le variabili; poiché, se i questionari non sono accuratamente costruiti, possono essere male interpretati dai partecipanti, ci possono essere bias di risposta e tendenza dei partecipanti a scegliere le alternative più “nette” (come “completamente d’accordo” e “per nulla d’accordo”, ignorando le alternative centrali).

Metodi sperimentali

L’esperimento è il metodo di ricerca preferito in psicologia sociale che consente anche di fare inferenze di causalità. Sono il modo migliore per confermare o confutare le teorie sul comportamento sociale.

La variabile indipendente è quella che viene manipolata dallo sperimentatore; la variabile dipendente è quella che si modifica in relazione alla precedente manipolazione dell’altra.

I partecipanti sono assegnati ad uno dei due gruppi (controllo&sperimentale) in modo casuale.

  • Caratteristiche della richiesta: i partecipanti desumono delle informazioni che fanno loro intuire ciò che lo sperimentatore si aspetta che accada, modificano il loro comportamento in base a ciò.
  • Effetti dello sperimentatore: lo sperimentatore potrebbe, senza rendersene conto, influenzare la prestazione o la risposta dei partecipanti.

Soluzione: doppio cieco = lo sperimentatore ignora le ipotesi e quale sia la condizione del partecipante.

Esperimenti in laboratorio

Il laboratorio è una stanza apposita, in cui i partecipanti vengono testati od osservati.

Può essere attrezzato (televisioni\microfoni\videocamere…) o provvisto di sola scrivania e sedia.

È utile poiché c’è il massimo controllo delle condizioni (quindi c’è basso pericolo di variabile confondente); hanno una validità interna alta e un’alta ripetibilità.

È problematico poiché il livello elevato di controllo delle condizioni rende l’esperimento piuttosto artificiale; poiché manca di validità esterna; risulta difficile applicare le conclusioni di un esperimento svolto in laboratorio al comportamento che ha luogo in un contesto naturale.

Esperimenti sul campo

L’esperimento può anche essere effettuato in un ambiente naturale, cioè sul campo.

È utile poiché ha maggiore validità esterna ed è meno soggetto alle caratteristiche della richiesta rispetto a quello in laboratorio (poiché i partecipanti in genere ignorano di prendere parte ad una ricerca).

È problematico poiché la situazione non è controllabile quanto in quello in laboratorio, quindi risulta difficile eliminare l’impatto delle influenze esterne; poiché è impossibile assegnare in maniera casuale i partecipanti ad una condizione.

Metodi qualitativi

La ricerca qualitativa si basa sull’idea che i ricercatori non siano semplici osservatori passivi del fenomeno che stanno studiando, ma che partecipino attivamente allo studio, insieme alle persone che stanno studiando. Il ricercatore è essenziale per l’interpretazione dei dati e ha accesso ad una comprensione migliore e più ricca del comportamento osservato (potendolo interpretare come conoscenza vissuta in prima persona).

Mezzi: interviste strutturate e semi-strutturate, focus group, osservazione.

Approcci: ricerca etnografica, teoria radicata, psicologia sociale critica.

Il costruttivismo sociale afferma che la realtà e i significati sono costruiti attraverso l’interazione sociale.

Etica della ricerca

I problemi etici hanno una notevole rilevanza per gli psicologi sociali, poiché la ricerca sociale coinvolge sempre le persone.

Il codice etico italiano è guidato da tre principi generali: competenza, integrità professionale, responsabilità sociale.

Cinque temi trattati, sia nel Codice etico italiano che in quello americano, sono importanti:

  1. Benessere dei partecipanti: è fondamentale che il benessere fisico e psicologico dei partecipanti sia salvaguardato.
  2. Inganno: per evitare i problemi causati dalle caratteristiche della richiesta, è importante che i partecipanti non conoscano gli obiettivi della ricerca. Quindi, molti studi di psicologia sociale implicano una qualche forma di “inganno”. Confederato = attore che finge di essere un qualsiasi partecipante allo esperimento.
  3. Riservatezza: ai partecipanti a ricerche di psicologia sociale si chiede spesso di rivelare informazioni di natura personale o intima.
  4. Consenso informato: i partecipanti danno il loro consenso totale e spontaneo per iscritto.
  5. Debriefing: alla fine dell’esperimento, ai partecipanti viene rivelato il fine vero dell’esperimento.

06\03\2020 (a casa)

Attribuzione (capitolo 2)

La spiegazione del comportamento altrui è oggetto d’indagine della ricerca sull’inferenza sociale e sulla cognizione sociale (= processi di pensiero attraverso i quali conosciamo le altre persone).

L’attribuzione non riguarda tanto i fatti, quanto la comprensione del modo di applicare le regole dei modelli al comportamento sociale quotidiano.

Scienziato ingenuo

Fritz Heider (1958): gli individui sono motivati da due bisogni primari:

  1. Il bisogno di una visione coerente del mondo.
  2. Il bisogno di esercitare un controllo sull’ambiente.

Questa aspirazione alla coerenza e alla stabilità, alla capacità di prevedere e controllare, può indurre le persone a comportarsi come scienziati ingenui (= sottopongono a una verifica razionale e logica le proprie ipotesi sul comportamento altrui).

Teoria dell’attribuzione

L’attribuzione causale è un bisogno fondamentale dell’individuo, poiché conferisce al suo mondo un significato, lo rende comprensibile, definibile e prevedibile, così da ridurre l’incertezza (Heider).

L’essere umano ha la propensione ad attribuire l’intenzionalità propria della sua specie a cose che hanno poca o nessuna capacità di possedere una tale intenzionalità.

Tipi di attribuzione

  1. Attribuzione interna (o personale): spiegazione che individua una causa interna all’individuo. Es. personalità, umore, capacità, attitudini…
  2. Attribuzione esterna (o situazionale): spiegazione che individua una causa esterna all’individuo. Es. le azioni degli altri, la natura della situazione, le pressioni sociali, il caso…

Stabilità: il grado in cui le cause sono relativamente stabili e permanenti rispetto a condizioni temporanee e transitorie.

Controllabilità: la misura in cui le cause possono essere influenzate dagli attori oppure essere imprevedibili.

Compiere attribuzioni

Attribuzione = conclusione alla quale possiamo giungere nel tentativo di spiegare il comportamento individuale.

Teoria dell’inferenza corrispondente

Jones e Davis (1965): gli individui cercano di attribuire l’azione compiuta da un attore a una caratteristica stabile della personalità.

Un’attribuzione disposizionale, essendo stabile e costante, è una conclusione molto più valida per prevedere un comportamento futuro.

Le cause disposizionali di un comportamento ci aiutano a soddisfare il nostro bisogno di coerenza e di un mondo prevedibile.

Corrispondenza tra comportamento e personalità (elaborando tre tipi di informazione):

  1. Desiderabilità sociale: il grado in cui il comportamento osservato rispetta oppure viola le norme sociali.
  2. Scelta: se il comportamento è stato scelto liberamente, è molto più probabile che sia il risultato di una caratteristica della personalità o di un’attitudine sottostante.
  3. Effetti non comuni: quando un comportamento ha un’unica conseguenza e non una serie di possibili conseguenze.

Modello della covariazione

Kelley (1967): la causalità viene attribuita utilizzando il principio della covariazione.

Se qualcosa deve essere considerata la causa di un comportamento particolare, deve essere presente quando il comportamento è presente e assente quando questo è assente (quindi, deve co-variare).

Giungere ad un’attribuzione interna o esterna (necessari tre tipi di informazioni):

  1. Consenso: quanto la reazione delle persone nella scena sia simile a quella della persona target (la sua presenza implica una causa situazionale\ l’assenza una causa disposizionale).
  2. Coerenza: quanto la persona bersaglio (che viene giudicata) reagisca in modo simile in situazioni diverse (la sua presenza implica una causa disposizionale \ l’assenza una causa situazionale).
  3. Distintività: quanto la persona bersaglio reagisca in modo simile in contesti sociali diversi (la sua presenza implica una causa disposizionale \ l’assenza una causa situazionale).

L’impatto combinato delle tre determinerà il tipo di attribuzione e bisogna cercare di stabilire la presenza\assenza di questi tre tipi di informazione.

Errori di attribuzione

Descrivono la tendenza a compiere un tipo di attribuzione, interna o esterna, invece di un’altra.

Le attribuzioni compiute in questo modo non sono necessariamente errate, ma sono fatte in modo più veloce e meno scrupoloso, affidandoci all’istinto e a ciò che sentiamo.

Errore fondamentale di attribuzione

Jones e Harris: la persona osservata è l’aspetto più saliente della situazione e, perciò, un’attribuzione interna diventa più accessibile.

Se le culture individualiste tendono a concentrarsi sull’individuo piuttosto che sulla collettività, sembra coerente che anche le spiegazioni per il comportamento individuale tendano a concentrarsi sull’individuo (viceversa per le culture collettiviste).

Effetto attore osservatore

Storms: tendenza ad attribuire il comportamento di altre persone a cause interne e il nostro comportamento a cause esterne.

Nel suo esperimento, l’attenzione degli attori non era rivolta a se stessi, ma alla situazione, quindi l’attribuzione situazionale per loro era più accessibile; l’attenzione degli osservatori era concentrata sugli attori, questo rendeva più saliente la spiegazione con attribuzione interne.

Attribuzioni a vantaggio del sé

Olson e Ross: le attribuzioni interne sono più probabili per i successi, le attribuzioni esterne per i fallimenti.

Questo perché un tale tipo di attribuzione protegge e conserva la nostra autostima e rafforza il sentimento del nostro valore personale.

Attribuzioni intergruppo

Attribuzioni a vantaggio del gruppo, volte a favorire il proprio (ingroup = noi \ outgroup = loro).

Tali attribuzioni possono servire a diffondere il pregiudizio e la discriminazione contro i gruppi minoritari presenti nella società.

Attribuzione e processi sociali

Formazione degli A

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/05 Psicologia sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher chiarabucelli di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia sociale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Firenze o del prof Giannetti Enrichetta.
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