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Riassunto esame antropologia culturale prof.ssa D’Agostino

Libro consigliato: “Antropologia culturale. Un approccio per problemi” di Robbins Richard H.

Capitolo 1: Antropologia e comportamenti umani di base

  • L’antropologia risponde ad una domanda: perché gli esseri umani si comportano in modo diverso? Perché essi associano alle proprie esperienze significati differenti e derivanti dalla cultura in cui vivono. Da qualche parte nel mondo la morte sarà vista come una tragedia, da qualche altra parte come rinascita a nuova vita, quando la maggioranza del popolo condivide l’una o l’altra visione nascerà una cultura, un significato dato alla propria esperienza, e lo stesso varrà per le successive. In altre parole la cultura serve all’uomo per dare un significato alle cose, per darsi una spiegazione soddisfacente su quanto lo circonda.

  • L’antropologia si suddivide in due interpretazioni fondamentali della stessa, che creano un dibattito intrinseco sull’approccio da seguire: l’etnocentrismo, vale a dire l’esprimere giudizi morali in riferimento a determinate abitudini (che sfocia nella domanda che chiede secondo quale logica il proprio giudizio morale possa essere più corretto di quello di qualcun altro), oppure il relativismo, che invece propone di mantenere una linea di pensiero oggettiva e di conseguenza accettare le altre culture (e questo sfocia nell’idea che ogni pratica, anche quella più atroce, sia accettabile, purché abbia un senso relativamente alla cultura di appartenenza). Il relativismo tuttavia porta necessariamente a farsi delle domande morali, che comportano il pregiudizio relativistico: si finisce cioè per pensare che, in assenza di elementi “totali”, sia impossibile dare un giudizio oggettivo sulle culture altrui.

    Ad esempio in una situazione come quella dei Wari, il relativismo porrebbe necessariamente una serie di problemi: i Wari si nutrono del corpo dei familiari defunti, e per quanto questo sia condannato da gran parte delle società, in essi vi è radicata una ragione ben precisa per farlo, e cioè perché lo ritengono un modo di esprimere pietà, di eliminare i ricordi associati al defunto in modo da poter andare avanti. O ancora, in alcune regioni dell’India vi era in passato l’usanza di immolare sul rogo la vedova di un marito, pratica tipica e radicata nella società, a cui spesso le donne si sottoponevano volontariamente; le proteste naturalmente furono molteplici. Vi è dunque da chiedersi quanto etnocentrismo e relativismo possano meglio descrivere l’approccio antropologico, e capire che un approccio etnocentrico può rendere ciechi verso modi di vivere differenti, ma che allo stesso tempo domandarsi se sia corretto giustificare sempre tutto semplicemente perché appartenente ad un’altra cultura.

  • È solo parzialmente possibile osservare le altre culture senza pregiudizi, perché necessariamente la cultura di appartenenza dell’utente lo spingerà a giudicare le altre culture secondo i parametri che gli sono stati instillati.

  • L’unico modo per riuscire nell’intento di comprendere appieno le altre culture è oggettivare la cultura di appartenenza allo stesso modo di come si fa con le altre. La cultura deve essere semplicemente vista come un testo costituito da tutta una serie di parole da decifrare, ed in questa disamina deve essere posta anche la cultura di appartenenza scavando nelle ragioni di essa.

  • Il metodo etnografico consiste nell’idea che la ricerca in campo antropologico abbia come presupposto la partecipazione attiva nei confronti di ciò che si studia; l’osservatore diventa quindi parte della cultura che tenta di studiare. De Martino propose il cosiddetto etnocentrismo critico, cioè oppose alla necessità di conoscere le altre culture e studiarle una comunque globale centralità della cultura occidentale.

  • I modelli comportamentali vanno visti in relazione al contesto della cultura di appartenenza. Uno stesso oggetto nelle stesse condizioni può avere significati totalmente diversi in relazione alle abitudini del possessore dello stesso. Ad esempio, in una delle storie di Sherlock Holmes di Arthur Conan Doyle, l’investigatore riesce a desumere molti elementi relativi al fratello di Watson semplicemente guardandone l’orologio, cosa possibile perché l’orologio apparteneva alla cultura cui Holmes stesso era partecipe, fornendo dunque una sorta di testo culturale; l’analisi di Holmes sarebbe avvenuta diversamente se la scena si fosse svolta tra i Nuer, che non hanno alcuna espressione del tempo e non ne parlano come una realtà fattuale.

  • Infine, l’antropologia può essere utilizzata nel contesto economico-commerciale per tentare di accrescere i propri successi.

  • Esempio del football e della lotta tra galli: per ogni cultura, l’altra risulterà un’atrocità, nonostante le medesime motivazioni di fondo. Inoltre le caratteristiche dell’uno e dell’altro sport, rappresentative di ciascuna località (Bali e Stati Uniti), identificano le credenze ponendole nel contesto sportivo: la cheerleader rappresenta la femminilità messa in risalto dall’abbigliamento e lo stesso vale per il giocatore, l’importanza della vittoria, revenge per indicare un’ulteriore partita con “rivali”, ecc. Allo stesso modo, osservare la lotta tra galli dalla prospettiva dei Balinesi consente di individuarne i motivi di fondo, a scorgerne il modo in cui i proprietari dei galli si rispettano reciprocamente, in cui il proprio gallo viene visto come una sorta di tesoro di famiglia, nonché l’influenza che ha tutto ciò nello status sociale.

  • Case study: l’antropologia può essere anche applicata in vari ambiti lavorativi: ad esempio White e Underhill hanno osservato le varie reazioni della clientela maschile e femminile all’interno dei negozi, notando che gli uomini, rispetto alle donne, sono meno propensi a chiedere aiuto, utilizzano una minor quantità di tempo e prestano minor attenzione al prezzo. Underhill osservò anche altri aspetti dei negozi e della loro clientela, notando numerosi “sbagli” che se fossero stati risolti avrebbero comportato un aumento della clientela, ad esempio oggetti per bambini posti in scaffali per essi irraggiungibili, zone dedicate ai neonati poco accessibili col passeggino o ancora il mancato sfruttamento delle pubblicità nei bagni pubblici, che, complici le lunghe file, in particolare in quelli femminili, sarebbero notate dai clienti. Infine la Underhill suggerì un modo per attenuare il problema delle file davanti alle casse, suggerendo un sistema simile a quello attuato a DisneyLand, cioè file a zig zag che rendono più facile la conversazione e fanno apparire più brevi le attese.

Capitolo 2: Credere in qualcosa di non dimostrabile

  • Il linguaggio familiare aiuta nell’immedesimazione. Un medesimo lessico spostato da un contesto familiare all’utente verso uno meno familiare nei confronti del quale lo si vuole fare identificare, aiuta l’utente appunto ad identificarsi più facilmente con esso. Inoltre il linguaggio e i significati ad esso associati sono relativi al contesto sociale nel quale vengono pronunciati, esiste dunque una stretta relazione tra pensiero e linguaggio, dal momento che il modo in cui noi ci riferiamo ad un oggetto o un evento x è dipendente dall’educazione impartitaci e dell’esperienza, ad esempio il concetto di tempo “materiale” (con tanto di quantificazioni del tipo “risparmiare” o “guadagnare” tempo) che noi tendiamo ad attribuirgli non è condiviso da altre società.

    Spesso il linguaggio esprime inoltre mediante le metafore il significato insito che noi tendiamo ad attribuire al soggetto di riferimento, la metafora prende cioè proprietà linguistiche appartenenti ad ambiti dell’esperienza differenti che vengono associati ampliandone il significato. Si parla ad esempio di “combattere” un virus, poiché si concepisce la salvaguardia della salute come una “guerra” contro agenti ostili. Esistono poi delle metafore chiave, vale a dire ambiti culturali da cui si tende a trarre gran parte delle metafore utilizzate: è il caso dei Kwakiutl, che traggono gran parte delle proprie metafore dal contesto del “cibo”, e la loro stessa cultura basata su scambio e generosità può essere spiegata dal loro ragionamento secondo cui la fame, come l’avidità, porta ad accumulare più di quanto si necessiti effettivamente, togliendo agli altri.

    La metafora Kwakiutl si ripercuote anche nelle loro usanze quotidiane, tanto che essi ritengono che l’unico modo per evitare conflitti e avidità è necessario educare i bambini sin da piccoli a controllare l’impulso della fame. Anche la magia è fondata su metafore chiave, essa è innanzitutto concepita da chi vi crede come un punto di congiunzione tra mondo fisico e spirituale, tra pensiero e materia, e che concepire il mondo fisico come a sé stante sia aberrante, peraltro viene divisa in stratificazioni dai seguaci della magia bianca secondo una suddivisione della realtà in vari mondi, di cui quello materiale rappresenta soltanto una parte. Sul discorso della magia si è espresso Kearney, che dopo un’esperienza in Messico, nella quale curò una persona affetta da un maleficio e finì per temere di esserne rimasto vittima egli stesso, riconsiderò la propria visione del mondo affermando che i sistemi di pensiero possono risultare ragionevoli solo quando considerati dall’interno.

  • Allo stesso modo, l’azione simbolica come il rituale rafforza le convinzioni raffigurando metaforicamente e visivamente una realtà che, messa in pratica, aiuta al convincimento: nella danza cannibalica, i Kwakiutl seguono una lunga e complessa messa in scena cerimoniale per portare l’iniziato ad abbandonare la fame ponendolo nel ruolo del danzatore cannibale (hamatsa). Lo scopo della cerimonia è dimostrare che la fame dell’hamatsa è immensa ma presente in ogni essere umano, e quindi controllabile; il rituale serve quindi a operare un atto di forza, una convincente affermazione delle proprie idee.

    Tanya Luhrmann affermò che magia e occultismo attingono a piene mani dal mito e dalla letteratura il proprio linguaggio e le proprie metafore, e sostenne che molti dei libri che esercitano più fascino verso questa categoria di persone (fantasy, fantascienza, gotico) seguono tutti degli scenari chiave, cioè modi attraverso i quali racconti o miti veicolano valori e credenze, così come le persone manifestano nel mondo rituale la propria visione del mondo. Joseph Campbell analizzò le figure letterarie/cinematografiche tipiche (eroe, principessa, ecc.), giungendo alla conclusione che seguissero tutti il medesimo schema e che si potessero scorgere numerosi punti in comune tra la formula tipica della narrazione di un eroe e il film Star Wars. In altre parole queste opere veicolano un messaggio dando una morale ed aiutando ad apprendere qualcosa su un dato oggetto, nel caso di Star Wars il valore del trovare se stessi e le qualità necessarie per il successo, sempre secondo una concezione tipicamente occidentale.

    Per i precedenti studi è stato fondamentale “Morfologia della Fiaba” di Propp, che analizzava lo schema tipico su cui poggiavano le fiabe facendo notare come cambiassero nomi, attributi dei personaggi, contesto, ma non le loro azioni. In particolare, Propp si concentrò sul definire le funzioni, cioè i significati degli atti compiuti dei personaggi, suddividendole in 31.

  • Spesso capita che le persone che si avvicinano ad una data cultura o religione con diffidenza eseguono il processo al contrario, partono dal rituale e, se convinti da quanto visto, si informano sulla parte “teorica” della credenza. L’adozione di un nuovo credo è spesso associata ad un evento specifico, ad esempio iniziare a credere nella magia o nell’occultismo può derivare dal semplice leggere un libro di magia, rimanerne suggestionati ed associare un evento futuro a quanto letto, si parla in questo caso di deriva interpretativa, così come ha sperimentato la Luhrmann; si comincia quindi ad interpretare in nuovo modo la propria vita, attribuendole un significato superiore e iniziando semplicemente a pensare che quello in cui adesso crede sia sempre stato vero.

    Vi sono vari modi per giustificare una propria idea data per errata: un metodo è quello definito da Pritchard come elaborazione secondaria, cioè il giustificare la propria idea attribuendone un ulteriore costrutto che la renda accettabile qualora essa venga messa in discussione, ad esempio la teoria degli epicicli, nata quando si cominciò a mettere in dubbio la rotazione del Sole intorno alla Terra. Altra possibilità è quella della percezione selettiva, cioè scovare conferme utilizzando i sensi, ad esempio la teoria secondo la quale la Terra non si muovesse era supportata dal fatto che tutto ciò che la popola non si muove.

    Ancora, può essere utilizzata la soppressione di prove, in modo da negare ciò che si ritiene inaccettabile, ad esempio i Nuer dividono il mondo in umano e non umano, di conseguenza qualora si presentasse un essere deforme, un bambino con una malformazione, essi lo sopprimono dandolo alle acque, ritenendolo un cucciolo di ippopotamo partorito da un umano. Si può ricorrere alla fede, come nel caso della chiesa che dà per scontati dei dogmi che non possono essere provati ma sono dati per veri, coadiuvando ciò con la esaltazione della divinità la cui opera non sempre è conoscibile. Si può poi supportare la propria idea con il ricorso all’autorità (le Scritture confermavano la teoria tolemaica e quella galileiana fu dunque inizialmente considerata inaccettabile) oppure esaltandone la bellezza o ancora mostrando i difetti delle altre.

  • Alcune credenze creano un modello comportamentale socialmente accettato/accettabile che l’utente ritiene di piegare alle proprie esigenze ma che in realtà rimane funzione delle credenze stesse. L’amore odierno è ad esempio un derivato del modello socio-economico della società: l’amore può essere definito in decine di modi, ma l’individuo saprà di provare amore perché ne ha sentito parlare in passato, dice Eva Illouz. L’amore è lo specchio della società moderna: richiede un dispendio di capitali per rendersi amabili e corteggiare il proprio partner, per permettersi quei “lussi” tipici di una relazione (viaggi, ecc.), che paradossalmente si configurano spesso in quei luoghi “selvaggi” e lontani dall’urbe che sono stati distrutti proprio per fare spazio ad essa e sono quindi divenuti più rari, mercificando l’idillio.

    Eva Illouz ritiene che alimentare l’idillio costi non poco, e che sia la classe sociale a determinare la scelta del partner, si sceglie infatti qualcuno alla propria portata e con una adeguata capacità culturale (capacità di mettere in scena l’innamoramento, determinato dalla condizione economica e culturale). Secondo Robert Solomon, l’unica società in cui è possibile l’amore romantico è quella che ponga l’accento sull’individualismo, permette di scegliere il proprio partner. Infine, l’amore è anche visto come un incentivo ad avere successo in ambito sociale/lavorativo: la mercificazione dell’amore impone infatti che si debbano possedere fondi a sufficienza per poterlo mantenere; secondo Illouz, beni e merci sono ausili simbolici che rafforzano lo scambio amoroso.

  • Il sovvertimento e il cambiamento di una data credenza è un’esigenza individuale o collettiva scaturita dal pensiero che quella credenza non risponde più al contemporaneo assetto della società o dalla acquisita consapevolezza delle contraddizioni intrinseche della credenza stessa. Il passaggio ad una nuova o il ritorno ad una vecchia credenza spesso nasce in virtù di una imposizione sofferta oppure per merito di un rappresentante. Wallace ha parlato di movimenti di rivitalizzazione. È utile spiegare la storia di Wovoka, indiano paiute che affermò di aver ricevuto un messaggio di Dio (1889) e che esso gli avesse detto di comunicare ai popoli indiani di non fare guerra con “l’uomo bianco”, dando vita ad un vasto movimento dalle più diverse interpretazioni detto “Danza degli spiriti”, che sarebbe stato talvolta mal visto nelle sue forme più esplicite ed interpretato come forma di ribellione dai colonizzatori (come quello Sioux). Si parla di millenarismo in riferimento a quegli usi (rituali) che, tramite una festa o una celebrazione, portano all’inaugurazione di un nuovo ordine sociale, appunto di nuovo “millennio”.

  • Case study: tutti i meccanismi suddetti possono essere sfruttati in qualunque ambito a proprio uso e consumo. Lakoff in “Non pensare all’elefante” introduce il concetto di frame, cioè schemi mentali mediante i quali vediamo il mondo (per esempio, una persona poco propensa a spendere è inquadrabile nel frame “tirchio”); i frame sono metafore, il cui uso esercita grande influenza sul nostro mondo, ed è la ragione per cui la politica fa largo uso di metafore. Lakoff porta l’esempio dei sistemi politici liberali e conservatori: la nazione è interpretata dagli americani come una famiglia, e questi due schieramenti politici fanno largo uso di metafore “familiari” per influenzare le scelte della popolazione. Il tutto può essere riassunto con la metafora del padre severo (conservatori), che educa i propri figli a vivere con il pugno di ferro in modo da instillare valori autoconservatori e disciplina, e quella dei genitori affettuosi (liberali) che educano i propri figli in modo

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-DEA/01 Discipline demoetnoantropologiche

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Davide_L_R di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Antropologia culturale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Palermo o del prof D'Agostino Gabriella.
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