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Riassunti di letteratura latina con i relativi contesti storico-letterari

Gli appunti contengono i seguenti argomenti: nascita e primi sviluppi della letteratura latina, Livio Andronico, Nevio, Plauto, Ennio, Pacuvio, Accio, Catone, Terenzio, Cecilio Stazio, Lucilio, Cicerone, Attico, Nepote, Varrone, Cesare, Sallustio, Lucrezio, Catullo, Virgilio, Orazio, Tibullo, Properzio, Ovidio, Livio, Marco Apici, Fedro, Appendix Vergiliana, Seneca, Lucano, Petronio, Persio, Giovenale, Stazio, Valerio Flacco, Silio Italico, Plinio il Vecchio, Marziale, Quintiliano, Plinio il Giovane, Tacito, Svetonio, Apuleio, Probo, Frontone, Aulo Gellio + tutta l’età cristiana.

Facoltà di Lettere
Corso di Laurea: Lettere Moderne
Esame: Lingua e Letteratura latina I
Docente: Nicola Lanzarone
Anno: 2021/2022

Contesto storico: alta e media repubblica, dalla fondazione alla conquista del Mediterraneo

Varrone individua nel 21 aprile 753 a.C. la fondazione di Roma. Nonostante la precisione di questa data non sembri realistica, gli studiosi tendono ad attribuire la nascita dei primi insediamenti sul colle Palatino, vicino al Tevere, nell’VIII secolo. I primi secoli furono di dominazione etrusca, la cui presenza coincise con un regime di tipo monarchico destinato a durare fino alla fine dell’VIII secolo, quando vennero fondate le prime istituzioni repubblicane che diedero vita ad una forte attività militare, pur inizialmente legata alla necessità di fronteggiare le mire espansionistiche delle popolazioni confinanti, la spingerà verso conquiste territoriali sempre più vaste.

Tra il V e II secolo i Romani combatterono contro le popolazioni italiche, Pirro e la maggior potenza dell’epoca, soprattutto Cartagine. Il successo nelle tre guerre puniche (246-146 a.C.) segna Roma come la maggior potenza egemone del Mediterraneo. In questo lungo arco di tempo la società subì profonde trasformazioni dovute alle lotte fra patrizi e plebei, ai tentativi di riforma dei Gracchi e alle lotte con gli alleati della penisola, che ottennero poi la cittadinanza romana a tutti gli Italici, alla lotta fra Mario e Silla e alla dittatura di quest’ultimo.

Contemporaneamente i contatti con l’Oriente permisero il contatto con la cultura greca, che avrà un ruolo decisivo nella formazione dei loro gusti e che diventa il punto di riferimento della loro letteratura. I problemi politico-militari e il contatto greco favorirono poi la nascita della letteratura.

Primo capitolo: nascita e primi sviluppi della letteratura latina

La nascita della letteratura latina

I Romani collocavano l’inizio della letteratura latina nel 240 a.C., anno della fondazione di Roma e anno in cui Livio Andronico, il primo autore che troveremo all’inizio della storia letteraria latina, rappresentò un testo teatrale, probabilmente una tragedia, in lingua latina. La produzione letteraria precedente a questa data rimane ignota.

Il confronto con la letteratura greca

Probabilmente il problema delle origini si poneva ai Romani in un rapporto di concorrenza rispetto alla tradizione letteraria greca, a cui i Latini cercarono sempre di contrapporre una loro traduzione superiore a quella della Grecia antica, individuando il massimo progenitore della poesia patria in Ennio. Dunque, potremmo dire che così come in Grecia il massimo precursore della letteratura era Omero, a Roma il massimo precursore della letteratura latina fu Ennio.

Proprio lo stretto confronto con i modelli greci, basato su quelle complesse operazioni culturali e linguistiche che sono traduzione e riadattamento greco. Ciò possiamo già notarlo in Livio Andronico, il quale tradusse e riadattò l’Odissea di Omero. Si può dunque dire che la letteratura latina, prendendo come modello la letteratura greca, nacque già adulta.

Importanza delle forme non letterarie

Di grande importanza per la costruzione delle origini della letteratura latina sono alcune forme comunicative che non possono considerarsi forme letterarie a tutti gli effetti. Queste forme non letterarie testimoniano la diffusione della scrittura e l’alfabetizzazione a Roma, che sono presupposti che accertano la diffusione della letteratura.

Le iscrizioni

A differenza delle forme non letterarie, le iscrizioni rappresentano i più antichi monumenti della lingua latina, rappresentate su pietra o bronzo. Le iscrizioni sono legate a momenti di vita quotidiana, ma anche a livello ufficiale per trattati, patti con altre città e registrazioni di leggi.

I fasti

Altra importante documentazione sono i fasti, il cui termine fa riferimento al calendario ufficiale romano, che ogni anno i pontefici stabilivano e divulgavano con la distinzione dei giorni in giorni fasti e nefasti. I giorni fasti erano quelli nei quali il pretore aveva il diritto di rendere decisioni giudiziarie e di pronunciare le formule legali. I giorni nefasti erano quelli nei quali, per ragioni religiose, era proibito al magistrato di rendere giustizia. Ben presto queste documentazioni iniziarono ad arricchirsi anche di altre informazioni: dalle liste dei magistrati nominati anno per anno, fasti consulares, fasti pontificales, a quelle dei trionfi militari ottenuti dai magistrati in carica, fasti triumphales.

Gli annales Pontificum

Un passo importante fu l’uso della tabula dealbata, una tavola bianca che il pontefice massimo esponeva per dichiarare, oltre ai nomi dei magistrati dell’anno in corso, anche avvenimenti significativi avvenuti durante il corso degli anni, come date di trattati, dichiarazioni ufficiali. Poiché queste documentazioni venivano scritte e aggiornate anno per anno, presero il nome di annales Pontificum e divennero una vera e propria memoria dello Stato Romano, capace di condizionare la struttura di tante opere storiche.

I carmina

I carmina sono definiti dai letterati e dai poeti romani come delle formule misteriose in lingua arcaica, rimate e ricche di assonanze. I più importanti sono i Carmina sacrali: il termine carmen etimologicamente è connesso a cano: canto, e anche frammenti delle antiche leggi delle XII Tavole. La formula di questi carmina, propria di leggi, preghiere, formule rituali, era oscura e straniata ai limiti dell’incomprensibile già per i dotti romani di età classica, perché usata per testi solenni e autorevoli, il cui messaggio doveva suggerire la solennità adeguata ad imporre comportamenti precisi e ad esprimere un ineludibile ordine del mondo.

Anche le leggi delle XII Tavole vengono definite da Cicerone come un carmen, ma le stesse leggi definiscono carmina le formule magiche di cui decretano la messa al bando. La parola carmen si applica solitamente anche a preghiere, giuramenti, profezie, sentenze ecc., ma anche a proverbi, scongiuri, precetti pratici. La definizione di carmen riguardava la forma di un testo piuttosto che i suoi contenuti.

Questo stile di scrittura mirava a distinguersi dallo stile casuale e informale della conversazione quotidiana: esso univa infatti le caratteristiche della prosa arcaica, molto ritmica, carica di ripetizioni foniche e morfologiche, a quelle proprie della poesia, la cui struttura metrica era debole senza regole rigide. Le più antiche forme di carmina pervenutici riguardano una produzione di carattere religioso, legata a riti annuali; questo tipo di carmen fu chiamato carmen Saliare, che è un canto del collegio sacerdotale dei Salii, istituito da Numa Pompilio, che ogni anno, nel mese di maggio, recavano in processione dodici scudi sacri chiamati ancilla con l’accompagnamento di formule rituali.

Altro tipo di carmen è il carmen Arvale o carmen fratrum Arvalium. I Frates Arvales erano un collegio di dodici sacerdoti, secondo una legge fondata da Romolo, che ogni anno, nel mese di maggio, intonavano un inno di purificazione dei campi. Infine abbiamo anche i carmina triumphalia, ovvero canti di lode e di scherno improvvisati dai soldati verso il trionfatore.

I fescennini

Su certi filoni della letteratura latina hanno avuto un notevole influsso alcune forme preletterarie di livello popolare, di cui rimane qualche traccia; si tratta di una cultura orale a cui si riconducono canti di lavoro, ninne nanne, maledizioni, scongiuri, formule medicinali ecc. La testimonianza più consistente è rappresentata dai Fescennini versus. L’etimologia si spiega o con cittadini dell’Etruria Fescennina, del sud, o con fascinum che vuol dire malocchio, o semplicemente si allude al membro virile eretto a cui si attribuiva il potere di scacciare il malocchio.

Nel primo caso si deve far riferimento all’influenza etrusca, nel secondo caso si ipotizza una funzione di allontanamento del malocchio. I fescennini venivano pronunciati durante le feste rurali, ma anche in feste nuziali.

La questione del saturnio: un verso

Le più antiche testimonianze poetiche romane utilizzano un verso chiamato saturnio, la cui etimologia, legata al nome del Dio Saturno, sembra indicare un’origine italica, sebbene i testi in cui tale verso compare siano collocabili in un’epoca in cui vi era influenza greca. Il saturnio pone degli interrogativi irrisolti relativi alla sua struttura metrica, che non si lascia ricondurre ad uno schema chiaro e la cui fluidità ha suscitato il dubbio che esso presupponga principi diversi da quelli della metrica classica. Proprio a causa della sua irregolarità rispetto ai versi della letteratura greca, il verso scomparve e fu soppiantato dall’esametro.

Il teatro romano arcaico: palliata e cothurnata, togata e praetexta

Nell’arco di circa un secolo, tra il 240 a.C., anno della rappresentazione della prima opera teatrale nell’ambito di regolari spettacoli, e l’età dei Gracchi, la cultura romana conosce una straordinaria fioritura di opere sceniche. Tutti i poeti di questo periodo scrivono per il teatro, molto spesso alternando tutti i vari tipi di generi teatrali codificati. La diffusione di questo tipo di comunicazione artistica è enorme e supera certamente quella della letteratura “scritta”, che rimane fenomeno più ristretto.

Fioriscono corporazioni professionali, in cui si raccolgono autori e attori; si sviluppano le prime polemiche letterarie, che vedono i poeti dichiarare le proprie posizioni e difenderle dagli attacchi di avversari o antagonisti che contendono loro il favore del pubblico. I caratteri del teatro latino arcaico vanno esaminati innanzitutto alla luce della provenienza storico-culturale dei principali generi teatrali romani, in origine tutti importati dalla Grecia, alla quale sono intrinsecamente correlati fin dalla loro denominazione i due più importanti tipi di spettacolo, la palliata e la cothurnata.

La palliata, di carattere comico, deriva infatti il nome dal pallio, una veste tipicamente greca, più corta e semplice della toga, indossata dai suoi personaggi; autori di palliate sono Plauto, Cecilio Stazio, Terenzio. La cothurnata, di argomento tragico, deve la sua definizione ai «coturni», gli altissimi calzari degli attori tragici greci, che dovevano rendere i personaggi sulla scena più imponenti e visibili a tutti gli spettatori.

Palliate e coturnate romane sono ambientate in Grecia, i personaggi hanno nomi greci e greco è lo sfondo degli avvenimenti della trama. Tutti i drammi hanno inoltre precisi corrispettivi in opere teatrali greche, la cui funzione di modelli non è peraltro nascosta dagli autori latini e anzi viene ampiamente presupposta dagli stessi nei rapporti col pubblico colto, che è per parte sua perfettamente in grado di cogliere le finezze degli adattamenti e persino svolgere un paragone con gli originali.

Presto si sviluppano comunque anche una commedia e una tragedia di ambientazione romana, chiamate rispettivamente togata, la toga era la veste della vita quotidiana romana, e praetexta, la «pretesta» era la veste bordata di porpora tipica del magistrato romano. Questa tendenza, del resto, non è in contraddizione con la natura grecizzante del teatro latino delle origini, dal momento che togatae e praetextae non erano altro che “rigenerazioni” romane dei corrispondenti generi greci, rette dagli stessi canoni drammaturgici e rispondenti alle medesime tendenze stilistiche.

Le preteste, ad esempio, sono ispirate alla storia o alle leggende relative alla fondazione e ai primi secoli di vita di Roma, ma la messinscena mantiene i caratteri tipici della tragedia greca nello stile in cui parlano e si atteggiano i personaggi, nel modo di raccontare i fatti del mito, nella rappresentazione del rapporto tra uomini e dèi e dello stesso dolore umano.

I termini tecnici della drammaturgia presentano talvolta una derivazione etrusca; lo storico Tito Livio, Ab urbe condita 7, 2, afferma anzi l’origine etrusca degli spettacoli romani, etrusca è ad esempio la stessa parola histrio, «attore», ma riferendosi probabilmente all’introduzione di spettacoli pubblici piuttosto che a vere e proprie forme di teatro. Si tende così a riconoscere una mediazione etrusca nella diffusione a Roma di spettacoli di musica, mimica, danza, ma rimane incerta l’esistenza in Etruria di effettive rappresentazioni teatrali. Abbiamo così un parallelo con la tragedia attica, anch’essa collegata a festività cicliche e pubbliche, sebbene a Roma il legame fosse, fin dall’inizio, decisamente più superficiale: in coincidenza delle feste che costituivano un momento di aggregazione.

Ricorrenze e rappresentazioni

La più antica ricorrenza teatrale è quella legata alla celebrazione dei ludi Romani in onore di Giove Ottimo Massimo: proprio in occasione di questi ludi Livio Andronico pare abbia messo in scena, nel 240 a.C., il primo testo drammatico. Se prendiamo di riferimento l’età di Plauto o di Terenzio abbiamo 4 ricorrenze di ludi scaenici:

  • Ludi Romani: che si svolgevano a settembre.
  • Ludi Megalenses: in onore della Magna Mater celebrati ad aprile.
  • Ludi Apollinares in occasione dei giochi in onore del dio Apollo svolti a luglio.
  • Ludi Plebei celebrati a novembre.

I ludi venivano organizzati dai magistrati in carica chiamati edili o i pretori urbani.

Influenza della politica sul teatro

Il carattere statale e ufficiale dell’organizzazione ha importanti conseguenze sia sulla tragedia che sulla commedia. La prima è fortemente condizionata dagli interessi dei committenti, che si identificavano con le autorità: in un’epoca in cui le principali cariche pubbliche dall’aristocrazia, la nobiltà influenza infatti le scelte di temi e argomenti della tragedia.

La seconda, nonostante il suo realismo, sembra rimanere lontana dall’attualità politica e non esercita vere forme di critica sociale o di costume; tanto meno sono consentiti attacchi personali ed espliciti, così frequenti nella commedia greca di Aristofane, o prese di posizione politiche. Va comunque notato che la nostra conoscenza della commedia latina è incompleta: Nevio, ad esempio, è famoso per i suoi attacchi al clan nobiliare dei Metelli e pare che per cause politiche venisse anche incarcerato; ma del teatro comico di questo poeta non possediamo più niente.

Il collegium scribarum histrionumque

Un’altra data importante per il teatro latino è il 207, quando fu fondato il collegium scribarum histrionumque, la «confraternita degli autori e degli attori». È senz’altro un fatto significativo che queste attività fossero socialmente riconosciute, sebbene in modo ancora limitato, come si evince dall’assimilazione degli scrittori, identificati come autori «teatrali», con gli attori, un’attività che all’epoca nessun romano di nascita libera avrebbe intrapreso. L’uso stesso di scriba, «scrivano» più che «scrittore», va in questa direzione; diversamente, la successiva adozione del termine greco poeta è indice di una maggiore autocoscienza e della valorizzazione sociale dell’attività letteraria, la cui dignità andrà affermandosi con il successo di pubblico e soprattutto con il consolidarsi dei legami fra autori e aristocrazia.

Come abbiamo anticipato, gli oneri finanziari erano dello Stato, rappresentato dai magistrati organizzatori; questi ultimi trattavano con gli autori e con un’altra figura importante, il capocomico, o dominus gregis, che dirigeva la compagnia, e collaborava con gli stessi autori da lui prescelti: famoso è rimasto l’attore-impresario Lucio Ambivio Turpione, che ebbe grossa parte nel pur faticoso successo di Terenzio.

Primi allestimenti teatrali

Prima del 55 a.C., anno in cui fu edificato a Roma il primo teatro di pietra per volontà di Pompeo Magno, le strutture teatrali erano probabilmente solo provvisorie, in legno; tuttavia sistemazione del pubblico e impianto scenico non dovevano essere per questo motivo rudimentali. L’azione si svolgeva sempre in esterni, di fronte a due o tre case collocate su una strada, che portava, per convenzione, da un lato al centro della città, il foro, chiamato anche l’agorà dei modelli greci, dall’altro verso l’esterno, cioè in campagna o verso il porto.

Le maschere

Un aspetto fondamentale della messinscena era costituito dall’uso delle maschere, che erano fisse per determinati tipi di personaggi e ricorrenti nelle varie trame comiche. Tra le maschere possiamo citarne qualcuna: il vecchio, il giovane innamorato, la matrona, la cortigiana, il lenone, lo schiavo, il parassita, il soldato e altri ancora. La funzione di tali maschere era di far riconoscere, fin dall’inizio dell’azione scenica, quale fosse il “tipo” del singolo personaggio.

L’uso di questi “tipi” ebbe indubbiamente un forte influsso sulla poetica dei commediografi latini, come per esempio in Plauto venivano utilizzati tipi psicologici stereotipati e generici. Viceversa, Terenzio andò contro questa tendenza, cercando di approfondire la psicologia dei suoi personaggi senza troppo appoggiarsi al repertorio delle figure tradizionali delle maschere.

Differenza tra commedia greca e latina

L’uso delle maschere do

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/04 Lingua e letteratura latina

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Rit02 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Lingua e letteratura latina I e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Salerno o del prof Lanzarone Nicola.
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