Concetti Chiave

  • Nella seconda metà del Cinquecento si intensificano i dibattiti sulla lingua, con poche variazioni rispetto alle teorie di Pietro Bembo, che sostiene il fiorentino letterario come modello.
  • Leonardo Salviati, fondatore dell'Accademia della Crusca, propone un equilibrio tra tradizione e uso contemporaneo, affermando che la lingua deve riflettere l'uso del Trecento.
  • Salviati sostiene che la lingua è un fatto naturale, radicato nell'uso popolare, e che il fiorentino ha raggiunto la sua forma migliore nel Trecento, senza differenze tra letterati e illetterati.
  • Il Vocabolario della Crusca, elaborato nel XVII secolo, registra termini del Trecento e del Cinquecento, dando vita a una polarizzazione tra Cruscanti e anti cruscanti nel dibattito linguistico.
  • Le critiche degli anti cruscanti, come Alessandro Tassoni, contestano le scelte arcaicizzanti del Vocabolario, chiedendo una lingua più moderna e letteraria, ritenuta ormai italiana.

Indice

  1. Dibattito sulla lingua nel Cinquecento?
  2. Leonardo Salviati e l'Accademia della Crusca
  3. Il Vocabolario della Crusca e le controversie

Dibattito sulla lingua nel Cinquecento?

Nella seconda metà del Cinquecento e per tutto il secolo successivo, le discussioni sulla questione della lingua non fanno progressi e le tesi di fondo hanno poche variazioni rispetto alle teoria di Pietro Bembo. Il Bembo aveva sostenuto la supremazia del fiorentino letterario modellato sui grandi scrittori del Trecento. Al centro del dibattito si colloca la discussione fra primato della tradizione letteraria e primato dell’uso contemporaneo, ma nessuno si interessa del problema della lingua nazionale, diffusa capillarmente in tutti gli strati sociali. A Firenze i membri dell’Accademia fiorentina, sostenitori della lingua viva, senza però disconoscere una funzione alla tradizione letteraria, partecipano ad un progetto di elaborazione di una grammatica del fiorentino.

Leonardo Salviati e l'Accademia della Crusca

Ma la figura di maggior rilievo, la cui azione avrà più ripercussioni in tutta la successiva questione linguistica è Leonardo Salviati, vissuto tra il 1540 e il 1589. Oltre ad essere un grammatico e teorico della lingua, egli è il fondatore dell’Accademia della Crusca. In materia di lingua egli parte da posizioni vicine a coloro che sostengono l’uso del fiorentino vivo, per poi accostarsi progressivamente alla tesi del Bembo, poiché sostiene per determinare una norma linguistica si deve sempre far riferimento alla tradizione letteraria del Trecento. Addirittura, egli afferma che peer elaborare il canone della lingua perfetta si deve tonto in uguale misura di tutti gli scritti del XIV secolo e non solo di quelli dei massimi letterati. Questa sua idea parte da due principi fondamentali: 1) la lingua è un fatto naturale che trova le sue fondamenta nell’uso popolare 2) il fiorentino è arrivato all’apice nel Trecento, quando tutti i Fiorentini parlavano naturalmente la lingua migliore e più pura, e non esisteva differenza, nel campo linguistico, fra letterati e illetterati. A questo punto ci possiamo chiedere come deve fare un uomo del Cinquecento ad attingere alla perfezione di una lingua che si è manifestata due secoli prima. Il Salviati dà questa risposta: Innanzitutto, l’uomo del Cinquecento deve fare riferimento agli scritti del Trecento, soprattutto a quelli meno elaborati da punto di vista stilistico, poi attingere all’uso contemporaneo perché a Firenze la tradizione orale si è conservata ed è quella giusta.

Il Vocabolario della Crusca e le controversie

Questa teoria verrà ripresa in vari modi per tutto il Seicento e soprattutto dal Purismo, i cui aderenti appartengono soprattutto all’Accademia della Crusca. Nel XVII i cruscanti elaboreranno il Vocabolario della Crusca, di cui saranno fornite tre edizioni. In esso sono registrati tutti i termini e le espressioni usate nel Trecento dai massimi e dai minimi scrittori oltre ai vocaboli e alle espressioni tratti dall’uso contemporaneo di quelli scrittori del Cinquecento che vi si fossero ispirati; fra questi scrittori abbiamo l’Ariosto, ma non il Tasso perché considerato troppo “italiano”. Egli sarà accolto soltanto nella terza edizione.

Il vocabolario della Crusca ebbe una notevole risonanza per cui, nel XVII secolo, la questione della lingua si polarizza soltanto sulla controversia fra Cruscanti e anti cruscanti. I primo sostengono le idee del Salviati, gli altri a volte sostengono un linguaggio toscano moderato. Fra gli anti cruscanti, abbiamo Alessandro Tassoni che combatte la pedanteria di molte scelte troppo arcaicizzante operate dagli estensori del Vocabolario, in nome di una lingua più letteraria che ormai da tutti è considerata italiana.

Studia con la mappa concettuale

Domande da interrogazione

  1. Qual è il principale dibattito linguistico del Cinquecento?
  2. Nella seconda metà del Cinquecento, il dibattito sulla lingua si concentra sulla supremazia del fiorentino letterario, seguendo le teorie di Pietro Bembo, senza però affrontare il problema della lingua nazionale diffusa tra le classi sociali (testo).

  3. Chi è Leonardo Salviati e quale ruolo ha avuto nella questione linguistica?
  4. Leonardo Salviati, fondatore dell'Accademia della Crusca, ha avuto un ruolo cruciale nel dibattito linguistico, sostenendo l'importanza della tradizione letteraria del Trecento per stabilire una norma linguistica (testo).

  5. Quali sono i principi fondamentali della teoria linguistica di Salviati?
  6. Salviati basa la sua teoria su due principi: la lingua è un fatto naturale radicato nell'uso popolare e il fiorentino ha raggiunto il suo apice nel Trecento, quando non c'erano differenze linguistiche tra letterati e illetterati (testo).

  7. Come si sviluppa il Vocabolario della Crusca e quali controversie ne derivano?
  8. Il Vocabolario della Crusca, elaborato nel XVII secolo, registra termini del Trecento e del Cinquecento, generando controversie tra cruscanti, che seguono le idee di Salviati, e anti cruscanti, che criticano le scelte linguistiche arcaicizzanti (testo).

  9. Chi sono gli anti cruscanti e quali critiche muovono al Vocabolario della Crusca?
  10. Gli anti cruscanti, come Alessandro Tassoni, criticano la pedanteria delle scelte linguistiche del Vocabolario, proponendo una lingua più moderna e letteraria, considerata ormai italiana (testo).

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community