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Psicologia dinamica

  • Teoria psicoanalitica (evoluzione)
  • Argomenti world views
  • Paradigmi scientifici e relativi approcci
  • Codice vari multiplo (elaborazione simbolica e subsimbolica)
  • Modello PDP
  • Sistemi motivazionali
  • Coscienza primaria e secondaria
  • Note

1. Psicologia dinamica

La psicologia dinamica è una branca della psicologia che rappresenta uno specifico approccio allo studio dei fenomeni mentali e del loro sviluppo, intesi come risultato delle costanti interazioni tra forze che possono interagire o essere in conflitto tra loro.

In particolare i più recenti orientamenti teorici mettono in luce la necessità di considerare il comportamento umano non in sé, cioè in relazione a una teoria della mente in funzione di sole forze interne come se fosse un sistema chiuso, ma rispetto a un "contesto intersoggettivo". In questa ottica è sempre più rilevante la centralità di quelle teorie che riescono a identificare il collegamento tra processi individuali, cioè meccanismi intrapsichici e i fenomeni interattivi.

1.1. Evoluzione della teoria psicoanalitica

La metapsicologia, ovvero la teoria dell’apparato psichico, descrive le modalità di costruzione e di funzionamento dei processi psichici attraverso concetti simbolici e metaforici ripresi dal mondo della fisica; fu formulata da Freud e rappresentò una base adeguata per lo sviluppo della teoria psicoanalitica. Nel corso del tempo la metapsicologia evidenziò dei limiti nel formulare una teoria di base sull’organizzazione psicologica, non riuscendo a fornire nuovi input per una nuova teoria esplicativa in linea con il lavoro clinico e alla ricerca.

Per risolvere questo problema, è necessario formulare una psicologia psicoanalitica coerente su base scientifica che racchiude in sé i concetti psicoanalitici concernenti le modificazioni strutturali interne e che si presti allo stesso tempo, alla ricerca empirica.

Il bisogno di una teoria è visibile nel lavoro clinico, come nei tentativi dei ricercatori di studiare gli effetti del trattamento. Il modello che si cerca di sviluppare deve elaborare l’informazione emotiva, e deve poter spiegare e descrivere le relazioni tra funzioni motorie, percettive e viscerali, e le loro interazioni con il linguaggio e pensiero astratto. L’incontro tra le scienze cognitive sperimentali e la psicoanalisi portò alla nascita del codice multiplo, un modello di riferimento che spiega come un funzionamento maladattivo possa svilupparsi, ne descrive il significato, e illustra processi di cambiamento verso forme maggiormente adattive.

2. World views

2.1. Introduzione: oggettivismo, soggettivismo, esperenzialismo

L’oggettivismo considera il mondo (realtà) come formato da oggetti le cui proprietà sono assolutamente indipendenti da chiunque ne faccia esperienza (il soggetto conoscente); sono invece intrinseche agli oggetti (necessarie e sufficienti) e hanno tra loro relazioni fisse. Il mondo è quindi strutturato a priori dalle caratteristiche degli oggetti che lo compongono che sono universali per tutti in qualunque situazione. La conoscenza avviene attraverso la categorizzazione in base a proprietà necessarie e sufficienti che corrispondono alle caratteristiche intrinseche delle entità rappresentate.

Per il soggettivismo il mondo è costituito da esperienze individuali assolutamente uniche in quanto radicate nell’individuo che le esperisce. La conoscenza avviene attraverso l’immedesimazione (la capacità di cogliere l’unico che c’è in ciò o colui che si pone dinanzi a noi attraverso l’intuizione e l’immaginazione) ed è emotiva.

L’esperenzialismo assume che è possibile cogliere delle invarianze nella realtà attraverso i concetti, ma che questi non sono assoluti, specchio esclusivo di caratteristiche presenti nell’ambiente (razionalismo empirista) o risultato di strutture preformate (razionalismo innatista). Sono invece sempre relative (vincolate) al soggetto conoscente con le sue peculiarità fisiche e psicologiche.

2.2. World views o visioni del mondo

Il modo in cui ciascuno di noi guarda le “cose del mondo” e colora ogni manifestazione dell’agire umano dipende dall’insieme di valori attraverso i quali facciamo esperienza. Questo insieme di valori prende il nome di “world view”, “visioni del mondo” e ha influenza sulla scelta del nostro modo di agire nei vari contesti.

Anche le definizioni di realtà e di conoscenza dipendono dalle particolari world view. Considerando il problema di definire ciò che chiamiamo realtà troviamo essenzialmente la contrapposizione di due “visioni”, quella propria del realismo e quella propria del costruttivismo/costruzionismo sociale. Per i realisti, la realtà è la cosa in sé, portatrice di peculiari attributi, e che “esiste” indipendentemente dall’osservatore. Da ciò segue che la conoscenza delle cose del mondo è come una “modello-copia” del reale che ne descrive le proprietà che sono invarianti, ossia fisse, indipendentemente dal modo e dagli “apparati” (sistemi percettivi o strumenti) che usiamo per osservare il reale.

A questa visione si contrappone la visione del costruttivismo secondo la quale la realtà esiste comunque indipendentemente dalla nostra osservazione, ma nel momento in cui osserviamo un oggetto, il modello che si va a costituire dipende dal nostro “osservare” attraverso i sistemi sensoriali (ed eventuali strumenti di osservazione) di cui siamo dotati. Tale modello e la conoscenza che ne deriva è specifico (e specificamente limitato) dalle caratteristiche del “sistema osservante”.

Allargando questo discorso al concetto di conoscenza, anche la conoscenza diviene qualcosa di costruito, filtrata sia dai nostri apparati sensoriali che da quell’insieme di valori ed esperienze passate che vanno a costituire un insieme di a priori attraverso i quali ci confrontiamo con il conoscere e con il reale. Il conoscere diviene pertanto costruzione di significato, “sensemaking”, ovvero interpretazione dipendente dalle nostre world view e dal contesto in cui il significato viene ad essere costruito. Il costruzionismo sociale estende ancora di più questo concetto di “costruzione” della realtà e della conoscenza considerandole come un qualcosa non più costruito dal singolo ma da gruppi di persone (da qui l’aggettivo sociale). Anche il concetto di verità viene a modificarsi ed assume il significato di condivisione di una stessa opinione da parte di più gruppi sociali.

Gli individui possono assumere rispetto alle world view due distinte posizioni. Nella posizione monista si considera come unica verità esistente quella derivata dalla propria world view. Nella posizione pluralista si ammette anche la possibilità che per altri individui, guidati da altre world view, possano esistere altre verità e che queste non siano a priori (completamente) false. La posizione pluralista garantisce quanto meno la predisposizione a prendere in considerazione tutto ciò che è prodotto da world view diverse dalla propria.

3. Paradigmi scientifici e approcci relativi

3.1. Scienze naturali (approccio quantitativo) vs scienze umane (approccio qualitativo)

I metodi e gli approcci di ricerca qualitativo e quantitativo differiscono nel modo in cui i dati sono raccolti e analizzati. La ricerca quantitativa richiede la riduzione del fenomeno a valori numerici, per eseguire l’analisi statistica. Di contro, la ricerca qualitativa implica la raccolta di dati in formato non numerico (ad esempio testo, immagini, video). Questi dati, generalmente in formato testuale, vengono analizzati per la ricerca di occorrenze, ripetizioni, temi particolari che vanno a costituire delle categorie che vengono etichettate utilizzando etichette che corrispondono al linguaggio del partecipante allo studio.

Procedendo con raggruppamenti incrementali da queste vengono create delle altre categorie di etichette nel linguaggio e nella teoria di riferimento del ricercatore. Con il metodo sperimentale (esperimento di laboratorio in ambiente controllato) si tende a dare una spiegazione secondo il modello causa-effetto, ossia ad evidenziare le cause che in determinate condizioni portano ad una conseguenza.

Nel caso di ricerca in psicologia o/e scienze umane non è sempre applicabile a causa dei campioni dell’esperimento (persone o gruppi di persone), loro dimensione (a volte ridotto allo studio del caso singolo), condizioni “ambientali” non sempre controllabili e fini della ricerca che nella maggior parte dei casi sono volti alla comprensione (cioè al capire come il soggetto vive il fenomeno) piuttosto che alla semplice spiegazione. Ciò non toglie che in alcune parti della ricerca e analisi dati possono essere usati entrambi i metodi (Mixed Methods Research).

2 Appunti di Psicologia Dinamica • A.A. 2015/2016

3.2. Approcci: pluralismo pragmatico e pluralismo dialogico

La posizione pluralista è caratterizzata dalla propensione a prendere in considerazione visioni alternative a quella fondata sulle proprie credenze. Un vantaggio di questa posizione, come ad esempio quella del pluralismo pragmatico, è quella di scegliere metodologie e strumenti in relazione alla specificità del problema da risolvere. Il pluralismo pragmatico ha comunque i suoi limiti nel fatto che manca di autoriflessività, ossia non si chiede quali sono le assunzioni filosofiche alla base della propria visione, né si preoccupa o spiega come conoscere meglio le basi delle visioni alternative.

Questi limiti sono superabili da una consapevolezza critica delle assunzioni di base delle nostre visioni e la disponibilità ad un dialogo critico con l’altro. Ciò è proprio del pluralismo dialogico. Gli obiettivi del pluralismo dialogico sono l’auto-chiarificazione (per mezzo dell’auto-riflessività) all’interno dei singoli paradigmi, e una mutua influenza e comprensione tra paradigmi.

Quest’ultima può essere ottenuta attraverso l’interattività (scambio intersoggettivo tra le parti realizzate attraverso comunicazioni verbali e corporee); comunicazione simmetrica (mutua alternanza del parlare e dell’ascoltare); apertura (disponibilità a seguire la logica dei ragionamenti altrui e capacità di mettersi nei panni dell’altro); ermeneutiche multiple (ossia interpretare le intenzioni e i pensieri dell’altro in base ai propri); fiducia e rispetto reciproci (cioè supporre l’impegno altrui nel cercare di capire la posizione dell’altro, senza dimenticarne l’importanza).

4. Codice multiplo (Bucci): elaborazione subsimbolica e simbolica

La teoria del codice multiplo è una teoria psicologica dell’intelligenza emotiva e dell’elaborazione emotiva dell’informazione. Incorpora rappresentazioni e processi in tutte le modalità sensoriali, così come informazioni motorie e viscerali in quanto elementi del sistema umano di elaborazione delle informazioni. Implica i seguenti livelli: subsimbolico, simbolico non verbale, simbolico verbale.

4.1. Il ciclo referenziale

Il processo referenziale è l’operazione che connette i formati rappresentazionali multipli dei sistemi non verbali tra loro stessi, e tra loro e le parole. Le rappresentazioni non verbali includono componenti subsimboliche che sono processate in maniera continua, sincrona e parallela. Queste devono essere connesse sia reciprocamente sia ai simboli del linguaggio che è processato in un canale unico e con formato sequenziale.

Le rappresentazioni subsimboliche, funzionalmente equivalenti, di ciascuna modalità sensoriale, vengono connesse tra di loro e rappresentano simboli e prototipi. Questo è il processo fondamentale della simbolizzazione e può realizzarsi in via intra e intermodale per costituire episodi prototipici. Il meccanismo di trasformazione dell’informazione subsimbolica in simboli non verbali e quindi verbali parte da una variazione continua dello stimolo (rappresentazioni subsimboliche), passa attraverso la loro suddivisione in classi di rappresentazioni funzionalmente equivalenti da cui vengono costruite immagini prototipiche (forme simboliche non verbali) per arrivare alla rappresentazione in forma verbale.

All’interno del sistema verbale possono essere formulate idee astratte e l’esperienza può essere comunicata all’interno di una conversazione condivisa. Il processo referenziale è bidirezionale; attraverso di esso, colui che ascolta traduce i messaggi verbali in tutti i modi non verbali. Ciò è alla base al processo di cambiamento che avviene nel trattamento psicoanalitico (talking cure) essendo la ricorsività del ciclo referenziale in grado di attivare nuove connessioni non verbali da nuove connessioni verbali.

3 A.A. 2015/2016 • Appunti di Psicologia Dinamica

4.2. Stati corporei stati mentali

Il passaggio da sensazione, stato prettamente corporeo/biologico, a concettualizzazione/espressione linguistica di quanto esperito implica un aumento del livello di astrazione. La sensazione è la reazione continua agli stimoli fisici e fisiologici interni e/o esterni secondo schemi senso-motori, fissi e preprogrammati. Essa è modale, cioè dipendente dall’apparato sensoriale stimolato e dalla presenza (qui ed ora) dello stimolo, è mediata dai correlati cerebrali evolutivamente più antichi quali il cosiddetto cervello rettiliano (tronco encefalico e gangli della base) e il sistema limbico che fornisce alla sensazione una prima coloritura affettiva nei termini di stato di ansia (attivazione della componente simpatica del SNP) o di benessere (attivazione della componente parasimpatica del SNP).

È un’elaborazione di elementi non discreti e non organizzati in categorie, cioè a livello subsimbolico, in cui le informazioni sono organizzate esclusivamente in relazione a fattori temporali e contestuali. Evolutivamente risponde alle esigenze del competere per risorse limitate.

Ad un livello di elaborazione evolutivamente più alto che coinvolge la neocorteccia (cortecce associative, sensoriali e frontali), inizia l’elaborazione simbolica non verbale che consiste nell’integrazione delle elaborazioni effettuate dal cervello rettiliano e dal sistema limbico, categorizzazione dell’esperienza e suo confronto con esperienze simili del vissuto passato che fornisce una coloritura emozionale più fine e dettagliata. Nasce il pensiero e la rappresentazione dell’esperienza diventa cross-modale (coinvolge e integra le elaborazioni di vari apparati sensoriali) e non legata al “qui e ora” (ossia che non necessita della presenza effettiva dello stimolo iniziale).

Siamo a livello di produzione di un “messaggio” che, ancora in forma non linguistica, può essere trasmesso ai nostri simili, ha cioè funzione sociale, e consente la “programmazione per il futuro”. Procedendo verso il massimo livello di astrazione, con il coinvolgimento delle aree del linguaggio (aree di Broca e Wernicke), si passa alla cosiddetta elaborazione simbolica verbale caratterizzata dalla codifica grammaticale (semantica e sintassi) e fonologica dei concetti formati nella fase precedente.

A questo punto l’elaborazione è amodale (indipendente dai sistemi sensoriali), e pertanto completamente sganciata dal biologico, organizzata in relazione a una coerenza interna fra fattori temporali e contestuali, consente di spiegare l’organizzazione categoriale del “mondo interno”, ha una motivazione cooperativa e di risoluzione dei conflitti. Evolutivamente è la massima funzione sociale che permette la cooperazione e organizzazione per il raggiungimento di obbiettivi condivisi e la negoziazione di mutui consensi.

5. Modello PDP (Parallel Distribute Processing Model)

Il modello PDP (Parallel Distribute Processing) è un modello subsimbolico o connessionista consistente in una rete finita di nodi interconnessi, ognuno in uno stato di arousal diverso. Il livello di arousal di ciascun nodo in ciascun momento dipende dai livelli precedenti di arousal di tutti gli altri nodi. Per le sue proprietà questo modello è stato utilizzato come modello di elaborazione subsimbolica.

I teorici del modello PDP riconoscono i limiti intrinseci del modello stesso nelle differenze con la struttura e il funzionamento del cervello umano. In particolare, i neuroni sono più lenti delle componenti di un computer; sono in numero finito anche se grande. Inoltre ogni neurone riceve l’input da molti altri neuroni e l’attivazione di un singolo neurone richiede il completamento di un numero sufficiente di potenziali d’azione.

In relazione al modello PDP, i processi non coscienti sono considerati delle operazioni di controllo ed elaborazione delle informazioni mentre i processi cognitivi coscienti sarebbero rappresentati da una sorta di luogo di lavoro condiviso (global working space) a cui i primi possono o meno afferire per essere poi ridistribuiti a livello inconscio.

4 Appunti di Psicologia Dinamica • A.A. 2015/2016

6. I sistemi motivazionali

I sistemi motivazionali sono sistemi di regole innate, biologicamente orientati ad organizzare il comportamento verso la sopravvivenza dell’individuo e della specie. I sistemi motivazionali si classificano in sistemi motivazionali biologici (il corredo comportamentale di tutti gli organismi viventi) e sistemi motivazionali interpersonali.

I sistemi motivazionali biologici comprendono il sistema motivazionale esplorativo, attivato da situazioni ed ambienti sconosciuti e volto alla ricerca, all’esplorazione e allo stabilire un rapporto di familiarità con l’ambiente; il sistema motivazionale predatorio, connesso al comportamento consumatorio e che si disa

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/07 Psicologia dinamica

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