Psicologia dinamica
La psicologia dinamica è un settore specifico della psicologia che studia i meccanismi interni dell’individuo, caratterizzati da specifiche forze e dinamiche intrapsichiche. Dinamico implica forza in movimento, quella dei moti psichici e dei processi mentali principalmente inconsci. L’approccio psicodinamico andrebbe considerato come un modello globale della soggettività umana mirato alla comprensione di ogni aspetto riguardante il rapporto fra l’individuo e il suo ambiente interno ed esterno.
Definizione di psicoanalisi
La psicologia dinamica si articola principalmente in tre aspetti:
- Un metodo di indagine per l’indagine dei processi mentali l’inconscio e le sue manifestazioni: sogni, sintomi, lapsus…
- Un metodo terapeutico per le nevrosi, poi esteso ad altri disturbi; la teoria della tecnica: libere associazioni, l’interpretazione, il transfert.
- Un complesso di teorie psicologiche e psicopatologiche sul funzionamento mentale ‘normale’ e patologico.
Assunti fondamentali
- Causalità psichica: I problemi che le persone portano in terapia possono essere affrontati alla luce dei pensieri e dei sentimenti sottostanti. Si presume che i disturbi mentali rappresentino particolari organizzazioni di credenze, pensieri e sentimenti consci e inconsci.
- Processi inconsci: I sentimenti e gli atti degli individui sono il risultato di particolari processi invisibili e di spinte motivazionali profonde e inconsce.
- Rappresentazioni interne delle relazioni interpersonali: Le relazioni interpersonali, in particolare le relazioni di attaccamento, hanno un ruolo centrale nell’organizzazione della personalità. Le rappresentazioni mentali di queste intense esperienze relazionali si aggregano nel tempo formando strutture mentali schematiche, che a loro volta modellano le aspettative interpersonali e le rappresentazioni del Sé.
- Conflitto psichico: Desideri, affetti e idee possono entrare in conflitto tra loro. I conflitti che ne scaturiscono sono considerati cause determinanti di sofferenza psichica; possono inoltre minare il normale sviluppo di capacità psicologiche fondamentali, riducendo quindi la capacità della persona di gestire idee incompatibili.
- Difese psichiche: Le difese sono processi mentali che deformano gli stati mentali riducendo il loro potenziale di generare angoscia. È largamente riconosciuto che le distorsioni degli stati mentali al servizio del Sé, relative alla realtà interna o esterna, rappresentino un aspetto caratteristico del sistema di elaborazione delle informazioni umano.
- Complessità dei significati: Molteplici significati “nascosti” vengono ipotizzati alla base dei medesimi comportamenti sintomatici (per esempio, il senso di grandiosità e di autostima vulnerabile associati al disturbo narcisistico di personalità).
- Prospettiva evolutiva: Interesse per le origini evolutive dei problemi riportati dai pazienti (quando e come il problema ha avuto origine, in rapporto a una sequenza evolutiva ideale o “normale”) e operano almeno in parte per ottimizzare i processi evolutivi.
- Relazione terapeutica: Importanza delle relazioni di attaccamento con il terapeuta. Il rapporto con un adulto comprensivo attiva una serie di fondamentali capacità relazionali umane che mostrano di avere un effetto terapeutico indipendentemente dal loro contenuto.
Sigmund Freud
Sigmund Freud nasce il 6 maggio 1856 a Freiberg. Nel 1873 si iscrive alla facoltà di medicina. Muore a Londra nel 1939. In linea generale si dedica agli scritti di alcuni capitoli importanti tra cui nel 1908 si dedica alla redazione del Caso clinico del piccolo Hans. Nel 1920 Freud pubblica "Al di là del principio del piacere" introducendo il concetto di pulsione di morte e individuando il conflitto fondamentale della vita psichica nella tensione fra le pulsioni di vita (Eros) e di morte (Thanatos). In seguito pubblicherà anche “L’Io e l’Es” nel 1922. Freud su queste basi introdurrà una nuova classificazione della psicopatologia in termini di meccanismi di difesa e dinamiche conflittuali, secondo cui l’interpretazione deve permettere all’Io di integrare quelle funzioni della vita psichica che la rimozione non ha reso più disponibili.
L’isteria
Charcot condusse per primo alcuni studi sull’isteria e sosteneva in primo luogo che l’isteria era una malattia funzionale del sistema nervoso, la cui sintomatologia era attribuita all’azione di eventi traumatici. Infatti nel trauma si poteva dunque individuare l’agente scatenante dell’isteria. Lo shock nervoso dopo il trauma aveva indotto uno stato ipnoide (autosuggestione).
Piaget sosteneva che l’isteria è legata alla tendenza alla dissociazione psichica, infatti eventi traumatici diventano scissi dalla coscienza e interferiscono con il funzionamento cosciente. Quest’ultimi infatti ricorsero all’ipnosi per correggere i ricordi del paziente smussandone la valenza traumatica.
Gli studi sull’isteria e la collaborazione con Breuer
Breuer aveva utilizzato, nel trattamento di una giovane paziente isterica, una variante dell’ipnosi sfruttando la tendenza della sua paziente a entrare in stati di “assenza, alterazione confusionale”. Breuer quindi utilizzava l’ipnosi per riattivare le emozioni dolorose che avevano accompagnato in origine l’evento dimenticato e che per diversi motivi non erano state espresse. Questo metodo portava il paziente a ricordare “a volte con enormi sforzi” gli avvenimenti traumatici e permetteva “di eliminare temporaneamente gli stati di offuscamento psichico e di far scomparire del tutto alcuni sintomi del male”, operando una vera e propria "catarsi".
Secondo Breuer, il metodo catartico permetteva di far scomparire i sintomi e di ricomporre la scissione psichica. Nello stato ipnoide, il soggetto rivive anche emotivamente la situazione che ha determinato la genesi della malattia e nel rivivere l’evento il soggetto dà libera espressione all’emozione legata al ricordo e la cui rimozione aveva prodotto tale sintomo. Freud chiama tale ricordo abreazione.
L’effetto terapeutico dell’abreazione è l’eliminazione dell’emozione (affettività) correlata all’evento traumatico e a suo tempo repressa, e la conseguente scomparsa del sintomo cui la rimozione aveva dato luogo, attraverso il processo che richiama la coscienza dell’evento traumatico con la conseguente scarica d’affetto.
Il caso di Anna O riguarda questa giovane donna che conduceva una vita monotona in famiglia, ella manifestava i primi stati emotivi soggetti a incomprensibili sbalzi e momenti di forte allegria seguiti da profonda depressione. La sfera sessuale risultava del tutto negata, come assente da ogni trasporto erotico e perciò si rifugiava quindi in sogni ad occhi aperti che le permettevano di dar libero sfogo all’immaginazione, creando storie fantastiche. Intorno al 1880 iniziarono a manifestarsi diversi disturbi che nel complesso divennero sempre più invalidanti. Sempre nel 1880 cominciò a curare il padre gravemente malato e questo è il periodo dell’incubazione isterica, denominato come la psicosi manifesta. Nel 1881 ci fu la cosiddetta manifestazione dei sintomi, laddove si manifestarono sintomi diversi come paralisi, disturbi della vista, linguaggio confuso ecc.
Breuer sosteneva che le esperienze traumatiche avvenivano in stati alterati di coscienza (stati ipnoidi). La cura consiste nell’ipnosi indotta che permette di sanare la dissociazione. Freud sosteneva che i ricordi ed i sentimenti si dissociano non a causa di uno stato di coscienza alterato ma poiché il contenuto affettivo di quei ricordi è perturbante, inaccettabile ed in conflitto. La cura consiste nel rendere cosciente l’evento traumatico e scaricare gli affetti associati.
L’interpretazione dei sogni (1899)
Nell’interpretazione dei sogni (1899), Freud sostiene che il sogno ha un senso interpretabile e che la sua origine, al pari di quella dei sintomi, sfugge alla coscienza vigile. Pervenne di seguito all’abbandono dell’ipnosi e si dedicò alla tecnica da lui chiamata “libere associazioni”.
Applicando ai sogni la tecnica delle libere associazioni si ottiene una catena associativa che porta in luce una serie di pensieri di grande valore per la vita psichica del sognatore non direttamente ricavabili dal racconto del sogno. Nell’interpretazione dei sogni Freud individua 4 punti fondamentali riguardanti ai sogni e alle fantasie:
- Limiti della teoria della seduzione: Dal punto di vista clinico Freud nota che la guarigione, quando vi è, è parziale.
- Il modello del desiderio: Non esistono secondo Freud ciò che è stato realmente da ciò che è una funzione rivestita da una carica emotiva, e perciò viene messo a punto il cosiddetto “ricordo di copertura” (ad esempio qualche ricordo avvenuto nella nostra infanzia magari non è così come ce lo ricordiamo noi) cioè io nel corso del tempo mi formo un ricordo e lo costruisco secondo un’immagine che mi appare reale. Come si spiegano questi fenomeni? Per fornire una spiegazione di questi fenomeni Freud sviluppa il cosiddetto modello del desiderio. Cioè un modello che va sostituire il primo modello del trauma. Infatti ipotizzava che alcuni incontri sessuali ipotizzati nell’infanzia dei pazienti probabilmente non si erano mai verificati ma erano ricordi di desideri. Da cui in poi Freud si dedicherà all’esplorazione delle fantasie del paziente.
- Determinismo psichico: Secondo cui non vi è nulla di casuale nel mondo psichico e quindi si parla del concetto di determinismo psichico. I sintomi infatti hanno sempre un significato ed emerge l’idea che l’inconscio abbia una sua intenzionalità. La psicoanalisi diventa quindi una sorta di ricostruzioni simbolico di significati e dei nessi causali permette di giungere ad una comprensione migliore del paziente.
- Libere associazioni: Tecnica usata da Freud che impone al paziente di comunicare senza sottoporre a critica tutto ciò che gli viene in mente, per far emergere il contenuto inconscio. Infatti attraverso le libere associazioni, si potranno manifestare anche desideri sgraditi (ad esempio il desiderio incestuoso di accoppiarsi con una figura genitoriale sia gli aspetti e le difese che hanno spinto tale contenuto al di fuori della coscienza).
I sogni che cosa sono? - I sogni sono soddisfacimenti camuffati di desideri conflittuali, infatti nel sonno si indeboliscono le forze dinamiche che impediscono l’emergere di ricordi e sentimenti segreti. Il sogno rappresenta una sorta di rappresentazione teatrale in cui desideri inconsci vengono espressi sotto forma di compromesso secondo una forma accettabile. Secondo Freud bisogna operare una distinzione fondamentale tra quello che è il pensiero latente (cioè il desiderio che ha originato il sogno) e il “contenuto onirico manifesto”.
Attraverso il cosiddetto lavoro onirico, il sogno latente si trasforma in sogno manifesto, attraverso 4 meccanismi:
- Condensazione: Fa sì che un’unica immagine rappresenti diverse catene associative.
- Spostamento: Permette che gli elementi più importanti del contenuto latente vengono rappresentati da dettagli minimi costituiti da fatti recenti e può facilitare la traduzione di immagini dei pensieri del sogno.
- Raffigurabilità (trasformazione dei pensieri in immagini): Esso induce infatti a “selezionare tra i diversi annodamenti secondari ai pensieri essenziali del sogno quello che consente una raffigurazione visiva”.
- Elaborazione secondaria: Opera soprattutto quando il soggetto si avvicina alla veglia e quando racconta il sogno, interviene togliendo al sogno la sua apparenza di assurdità e di incoerenza e agendo sui prodotti già elaborati dagli altri meccanismi.
La metapsicologia
La metapsicologia descrive le modalità di costruzione e di funzionamento dei processi psichici e degli aspetti della dinamica psichica attraverso l'uso di concetti per lo più simbolici e metaforici ripresi dal mondo della fisica. Nasce dalla necessità di costruire un ampio impianto teorico per la psicoanalisi al di là degli aspetti clinici e d'intervento, creando così una completa teoria della mente.
Secondo Freud esistono tre prospettive per spiegare ogni fenomeno psichico:
Punto di vista economico
- Economica: Si basa appunto su alcuni dualismi, infatti l’aspetto economico viene identificato con il principio del piacere-dispiacere, in contrapposizione con il principio di realtà. Secondo il principio del piacere l'uomo desidera l'appagamento immediato e incondizionato dei suoi desideri. Il dispiacere dipende dall’accumularsi della tensione, il piacere dalla riduzione assoluta della tensione (scarica). Le costrizioni morali e le tradizioni sociali sono ostili al pieno soddisfacimento del piacere; quindi subentra il principio di realtà esso cerca la soddisfazione del desiderio in relazione a ciò che la realtà può offrire, ponendosi obiettivi estesi nel tempo. Esiste un’energia psicologica che regola ogni fenomeno psichico. Esso segue una legge di conservazione e di entropia.
La domanda che si pone Freud è: Perché, data la predominanza del principio di piacere, la gente dovrebbe creare e ricreare affetti e situazioni spiacevoli e dolorosi? Per spiegare appunto perché le persone, ad esempio, provano angoscia o attuano dei comportamenti autolesionistici dunque comportamenti tesi a farci del male, Freud individua due tipi di cause delle esperienze spiacevoli, di fenomeni “al di là del principio del piacere”:
- Conflitto e rimozione: Ciò che è piacevole in un sistema dell’apparato psichico è spiacevole in un altro.
- Sentimenti e esperienze totalmente spiacevoli, che non danno piacere in nessun posto, espressioni della coazione a ripetere risultano distinte dal principio del piacere. Risulta anche più primitiva e radicata del principio del piacere e di realtà. Essa segue il principio di Nirvana cioè il dualismo principale non sarebbe più tanto tra principio di piacere e principio di realtà ma tra principio di vita e principio di morte, cioè da un lato c’è una sorta di pulsione volta a raggiungere il piacere nelle modalità primitive e sia tenendo conto della realtà, ma poi ci sarebbe comunque un principio che porta l’individuo ad autodistruggersi e che lo prepara alla morte. Stesso discorso vale anche per la società.
Modello dinamico
Nel modello dinamico queste “spinte” che provengono dal nostro interno vengono concettualizzate secondo il concetto tipico di “pulsione”. Per “pulsione” noi innanzitutto non possiamo intendere nient’altro che la rappresentanza psichica di una fonte di stimolo in continuo flusso, definita in riferimento a diversi elementi:
- La fonte, cioè l’organo o parte del corpo la cui attività procura piacere e attraverso cui la pulsione si esprime (zona erogena, organo sessuale).
- La meta pulsionale, e cioè il soddisfacimento ovvero “l’azione verso la quale la pulsione spinge”.
- L’oggetto libidico, attraverso cui la pulsione può raggiungere la sua meta.
Particolare importanza secondo Freud acquistano maggiore rilevanza le pulsioni di tipo sessuale. Freud infatti perviene nel 1905 a sviluppare la cosiddetta “teoria delle pulsioni” che si basa sul presupposto che la spinta a soddisfare i bisogni sessuali dell’uomo provenga da una pulsione analoga a quella che spinge all’assunzione di cibo. Mentre fino al 1905 l’elemento motivazionale è individuato nel desiderio, ora è possibile ricondurre il contenuto del desiderio alle forze che colpiscono la mente in virtù della connessione tra mente e corpo (modello pulsionale). Questi stimoli infatti si presentano sotto forma di tensioni provenienti da diverse parti del corpo, quindi in una pulsione distinguiamo:
- La fonte (che può essere ad esempio la cavità orale, oppure un organo sessuale)
- La meta (che nel caso della suzione può essere il seno, nel caso dell’organo sessuale può essere l’accoppiamento)
Un altro concetto importante è l’oggetto ovvero lo strumento attraverso cui avviene il processo di scarica della pulsione e che viene scoperto attraverso l’esperienza. Quindi ritornando all’esempio della cavità orale in cui il bambino avverte che c’è questo stimolo a succhiare e poi ad un certo punto c’è la meta che riduce a questo stimolo (cioè la suzione) il bambino impara a conoscere l’oggetto che permette il raggiungimento della meta, ovvero il seno. Naturalmente seno inteso come oggetto parziale. In realtà l’oggetto che permette di ridurre tale impulso è in realtà rappresentato dall’oggetto intero, quindi dalla madre. L’oggetto quindi risulta l’aspetto più variabile della pulsione, quello che conta è il fatto che c’è una pulsione e che poi questa pulsione raggiunge una certa zona del corpo. In realtà con il tempo il bambino poi scopre l’oggetto e giunge a comprendere che è l’oggetto che gli permette di soddisfare questa pulsione e dunque naturalmente il seno. Gli oggetti cambiano nel corso di vita (per un bambino è la madre) per un adulto (può essere appunto il partner).
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