Psicologia della comunicazione
Di Giuseppe. Libro: Manuale Pianolli 2012, Fondamenti di psicologia della comunicazione. Edizione Esame: Mulino. 16 domande per chi fa la prova pratica (vale per tutto l’anno). Per chi non fa la prova pratica si introducono altri 2 testi: pragmatica della comunicazione umana; neuropsicologia della mimica emotiva.
Parte pratica
Parte pratica: (15 punti) intervista/colloquio clinico (registrata) + trascrizione e valutazione della stessa. Importante come è gestita, lo spostamento di alcune domande (dopo o prima).
Lezione 1
Meccanismi di difesa
I meccanismi di difesa sono strategie che metto in atto per proteggermi da ansia, angoscia, ecc. Essi però non emergono solo in situazioni patologiche ma in ogni momento della comunicazione: quando parliamo diciamo cose, abbiamo pensieri ed idee che vogliamo esprimere ecc., ma la modalità con cui lo facciamo varia in base al contesto in cui ci troviamo (persone, sentimenti ecc.).
Il meccanismo di difesa ci permette di valutare cosa il paziente sta provando, come si difende da quello che sta provando (quale tipo di angoscia sottostante ci sia) e a che livello di consapevolezza si trova la persona che abbiamo davanti. Essi possono essere modificati? Essi hanno una forte interdipendenza con la personalità ma possono essere modificati (a differenza di quest’ultima). Se si riconoscono e sappiamo modificarli il nostro colloquio sarà più efficace e noi stessi saremo più padroni di quello che stiamo facendo.
I meccanismi di difesa entrano in un più grande costrutto che è quello della personalità, che a sua volta va inserita in un costrutto ancora più grande che è quello dell’intervista.
Il concetto di difesa nasce con Freud, egli cercò di spiegare la sindrome isterica in un modo diverso rispetto a quella utilizzato fino ad ora. Secondo Freud alla base dei sintomi di conversione somatica (sintomi isterici) c’era un conflitto psichico inconscio che, rispetto alle sue prime teorizzazioni, aveva a che fare con un’esperienza traumatica rimossa; il paziente rimuoveva il suo trauma e lo somatizzava con il sintomo isterico. Il sintomo viene quindi visto come una difesa.
Più tardi Freud si rese conto che la rimozione non bastava a spiegare tutta la sintomatologia isterica; iniziò quindi a distinguere varie differenze all’interno del sintomo inteso come difesa, ad esempio lo spostamento per i fobici era una difesa primaria, poiché in queste persone i sentimenti inaccettabili vengono spostati su un oggetto "sostitutivo", che è in stretto rapporto simbolico con l'oggetto reale o la rappresentazione mentale che causa l'attivazione di questa difesa. Quindi non c’è solo rimozione come meccanismo di difesa ma anche altri, ovvero sublimazione e spostamento.
Collegato ai meccanismi di difesa c’è il concetto di resistenza. La resistenza comportava al paziente la difficoltà alla cura. Mentre la resistenza nella terapia poteva essere esperita/osservata nel paziente (mancati colloqui, aggressività verbale o ricadute), i meccanismi di difesa invece dovevano essere inferiti (il concetto di inferenza distingue lo studio della comunicazione osservabile ed analizzabile con la grammatica ecc. e quello che ha un valore relazionale della comunicazione).
Quando si parla di meccanismi di difesa si fa riferimento ad Anna Freud; con essa non sono più interpretati come strategie per gestire l’angoscia ma vengono visti come costrutti psicologici con funzione adattiva; questo perché se utilizziamo delle difese ci stiamo proteggendo da qualcosa che non è tollerabile, e se ci stiamo proteggendo è perché si rischia la crisi; per cui l’inconscio attiva tali meccanismi senza il nostro controllo.
Da Anna Freud in poi ci saranno vari psicoanalisti e psicologi cognitivi che rivedranno il concetto di meccanismo di difesa e lo modificheranno in base a quelle che sono le loro impostazioni. Negli ultimi 30-40 anni troviamo il lavoro di George Vaillant che modificò la definizione del costrutto fino a creare una vera e propria gerarchia dei meccanismi. Poiché le difese si modificano, quando facciamo un colloquio con qualcuno, un paziente, un soggetto clinico, si va a valutare il suo stile difensivo; lo scopo è quello di vedere se c’è un cambiamento tra l’inizio di una terapia e la fine di un trattamento. Vaillant ipotizza 18 difese divise in 4 stili; dal basso verso l’alto, ovvero da quello meno maturo a quello più maturo, troviamo: lo stile psicotico, lo stile difensivo immaturo, lo stile difensivo nevrotico e lo stile difensivo maturo. All’interno degli stili abbiamo vari meccanismi di difesa con proprie caratteristiche.
La gerarchia di difesa di Vaillant viene ripresa da Christopher Perry che propone una gerarchizzazione di 30 difese in 7 livelli che non prevedevano più i livelli nevrotico e psicotico di cui parlavamo prima ma solo un livello maturo ed immaturo. Ciò che questo studioso ha teorizzato diventa operativo: le 30 difese vengono gerarchizzate e viene descritta, per ogni difesa, la sua funzione specifica (proprietà funzionale della difesa); questa stessa viene discriminata da difese simili. La gerarchia ci serve per valutare i cambiamenti nel paziente.
Livelli difensivi maturi
I primi 3 livelli sono i livelli difensivi maturi (troviamo diversi livelli di maturità).
Primo livello
Il primo livello è il livello delle difese altamente adattive o mature, all’interno del quale ci sono 8 meccanismi di difesa specifici che sono: affiliazione, altruismo, anticipazione, umorismo, autosservazione, autoaffermazione, sublimazione e repressione. La funzione delle difese mature è quella di affrontare e quindi gestire la realtà (sentimenti, idee, situazioni esterne, relazioni ecc.) per quello che è, riusciamo quindi a gestire la parte negativa e ad affrontarla in modo più adattivo; ad esempio il lutto.
Secondo livello
Il livello sotto è il livello delle difese ossessive, all’interno ci sono solo 3 meccanismi che sono: annullamento retroattivo, intellettualizzazione e isolamento affettivo. La loro funzione è quella di lasciare inalterata l’idea di qualcosa di stressante intervenendo invece a rimuovere gli affetti associati. Questo livello porta ad un grande distacco emotivo.
Terzo livello
Il livello inferiore è il livello delle difese nevrotiche. I meccanismi sono 4 e sono: spostamento, rimozione, formazione reattiva e dissociazione. La loro funzione è quella di lasciare l’affetto ma annullare l’idea; il soggetto toglie dalla consapevolezza eventi stressanti. La persona sa che non sta bene ma non si rende conto del perché; oppure in alcuni casi ci dice il perché ma noi ci rendiamo conto che non è un motivo sufficiente.
Nelle difese ossessive e nevrotiche il soggetto non ha accesso all’idea (nevrotiche) o agli affetti (ossessive); in quelle mature invece ha accesso ad entrambi.
Livelli difensivi immaturi
Sotto abbiamo i livelli difensivi immaturi (troviamo diversi livelli di immaturità).
Quarto livello
Livello di distorsione minore dell’immagine. L’immagine è distorta ma senza una grande intensità emotiva. Ci sono 5 meccanismi e sono: due forme di svalutazione (sé e oggetto), due forme di idealizzazione (sé e oggetto) e onnipotenza. La funzione è quella di regolare l’autostima, vengono messe in gioco quando ci sono difficoltà, ad esempio, nell’autoregolazione.
Quinto livello
Livello delle difese di diniego. La loro funzione è quella di evitare all’individuo la consapevolezza di contenuti eccessivamente frustranti. Questo livello comprende 4 meccanismi: negazione, proiezione, razionalizzazione e fantasia autistica. Quello che si verifica è l’evitamento sia dell’idea, sia dell’affetto rispetto ai contenuti della realtà. Ad esempio la tossicodipendenza, molto spesso un colloquio con queste persone sarà basato sulla negazione.
Esse sono abbastanza trasversali, possono essere utilizzate anche come forma maturativa: negare di avere un problema con le frustrazioni scolastiche potrebbe portare all’evitamento della scuola e quindi alla bocciatura. Il confronto con la bocciatura potrebbe essere maturativo.
Sesto livello
Livello di distorsione maggiore dell’immagine. Abbiamo 3 difese: due scissioni, ovvero quella dell’immagine di sé e quella dell’immagine dell’oggetto e identificazione proiettiva (livello difensivo più amato dalla patologia con border line). La funzione delle difese è quella di evitare il contatto con l’oggetto di conflitto e quindi l’espulsione totale del rapporto tra l’individuo e l’oggetto di riferimento che può essere anche il sé (faccio schifo, mi dovrei uccidere). Queste difese aiutano il soggetto a gestire situazioni negative evitando la frammentazione.
Settimo livello
Livello delle difese di azione. Hanno a che fare con un potenziale di azione, sia diretto che indiretto. Compaiono 3 meccanismi di difesa: aggressione passiva, acting out (la persona mette in atto comportamenti in modo poco riflessivo, senza riflettere sulle possibili conseguenze negative. Esempi sono gli atti violenti, i furti, le menzogne o i rapporti sessuali occasionali, lo scopo è quello di gestire un conflitto emotivo non risolto) e ipocondriasi (o help-rejecting complaining). La funzione è quella di manifestare in forma diretta o indiretta l’aggressività personale, in risposta a certi conflitti esterno o interni.
Lezione 2
Settimo livello
Livello delle difese di azione
Acting out: l'individuo affronta conflitti emotivi e fonti interne o esterne di stress agendo senza riflettere o senza preoccuparsi delle possibili conseguenze negative. L'acting out comporta l'espressione di sentimenti, desideri o impulsi attraverso un comportamento incontrollato con apparente noncuranza delle possibili conseguenze a livello personale o sociale. Solitamente si verifica in risposta ad eventi interpersonali che coinvolgono persone significative nella vita del soggetto, come genitori, figure dotate di autorità, amici o partner. La funzione: l'acting out permette al soggetto di scaricare o esprimere sentimenti e impulsi anziché sopportarli e riflettere sui dolorosi avvenimenti che li hanno provocati.
Sono presenti i seguenti elementi:
- Il soggetto ha sentimenti o impulsi che non può esprimere (sperimentare l'impulso originario determinerebbe infatti un rapido aumento della tensione e dell'ansia).
- L’individuo evita la consapevolezza e abbandona ogni tentativo di prendere tempo, di riflettere o di elaborare una strategia per affrontare l'impulso o il sentimento. Esso viene invece direttamente espresso attraverso un comportamento non preceduto da pensiero.
Ciò comporta l'espressione di impulsi piuttosto primitivi di tipo aggressivo, sessuale, di attaccamento e altro genere senza tener conto delle conseguenze. Dopo l'agito, il soggetto può riacquisire la capacità di riflettere, si sente di solito colpevole o si aspetta delle punizioni, a meno che non entri in gioco una ulteriore difesa come la negazione e la razionalizzazione. L'acting out è un comportamento non adattivo perché non mitiga gli effetti del conflitto interno e spesso procura al soggetto gravi conseguenze negative esterne.
Ecco alcune modalità con cui si può esprimere:
- Il soggetto si arrabbia facilmente, senza un evento particolare.
- Il soggetto è spesso inibito nell’esprimersi ma talvolta agisce in modo incontrollato.
- Il soggetto tende ad agire impulsivamente.
- Il soggetto esprime sentimenti, desideri o impulsi direttamente nel comportamento, non solo a parole, senza prima aver riflettuto, in seguito può provare senso di colpa.
- Ogni volta che il soggetto prova rabbia, delusione o rifiuto da parte di qualcuno, ricorre a comportamenti incontrollati, come via di fuga dai sentimenti dolorosi, spesso cacciandosi nei guai.
Aggressione passiva (volgersi contro il sé): l’individuo affronta conflitti emotivi e fonti interne o esterne di stress esprimendo aggressività verso gli altri in modo indiretto e passivo. Una facciata di apparente disponibilità maschera una resistenza nascosta nei confronti degli altri. L'aggressione passiva è caratterizzata dal modo indiretto, velato e passivo con il quale vengono espressi l'ostilità e i sentimenti di rancore nei confronti degli altri. Compare spesso quando al soggetto vengono richieste azioni o prestazioni autonome o quando qualcuno ha deluso il desiderio del soggetto di ricevere cure, o la sua sensazione di averne diritto, indipendentemente dal fatto che il soggetto abbia manifestato questo desiderio. Questo termine include “il volgersi contro il sé”. Si provano dei sentimenti aggressivi nei confronti dell’altro e questi sentimenti non sono necessariamente accompagnati da qualcosa che è realmente successo, possono essere semplicemente delle sensazioni.
La funzione: la persona che fa uso dell'aggressione passiva ha imparato ad attendersi una punizione, una frustrazione o un rifiuto se esprime bisogni o sentimenti direttamente a qualcuno che ha potere o autorità su di lui. Il soggetto si sente impotente e pieno di risentimento. Questa aspettativa è più pronunciata nelle relazioni gerarchiche di potere. Il risentimento viene espresso attraverso un atteggiamento passivo: il soggetto ritiene di aver diritto alle cose che non chiede apertamente o a speciali esenzioni. Il disagio che il comportamento passivo aggressivo causa agli altri suscita anche un certo piacere nel soggetto. L'espressione passiva della rabbia attraverso un comportamento testardo, inetto, lento o sbadato viene rapidamente appresa come modalità per esprimere:
- La convinzione che il soggetto ha il diritto di rimanere passivo mentre aspetta che i suoi bisogni vengano soddisfatti.
- L'apparire ben intenzionato superficialmente (esteriormente disponibile) evitando così una ritorsione per la diretta espressione di affetti, bisogni o risentimento.
- L'esprimere il risentimento provato verso coloro che fanno delle richieste nei suoi confronti attraverso una dissimulata resistenza che irrita gli altri e consente qualche soddisfazione o vendetta, anche se ciò significa danneggiare sé stessi.
In casi estremi il risentimento non è solo espresso verso gli altri in modo indiretto, ma di fatto viene ribaltato contro il sé (rivolgersi contro il sé) come modalità per colpire l'altro.
Ecco alcune modalità con cui si può esprimere:
- Il soggetto non riesce ad esprimere una sua opinione o desiderio adeguatamente, trovando invece un modo indiretto, spesso fastidioso, di mostrare la sua opposizione all’influenza degli altri (es. resta a lungo in silenzio).
- Il soggetto non riesce a prendere le proprie difese e sembra permettere alle cose negative che accadono, anche quando potrebbero essere evitate. Così facendo il soggetto assume il ruolo di martire.
- Sebbene esteriormente cooperativo e accondiscendente, il soggetto procrastina e rifiuta di fare le cose in modo puntuale o come chieste, anche quando sarebbe semplice.
- Il soggetto ha un complesso d'inferiorità o un rancore e sembra trovare motivi per sentirsi trattato ingiustamente, anche quando non lo è.
- Quando è arrabbiato con qualcuno di significativo, trattiene la rabbia su di sé invece che esprimerla direttamente.
Ipocondriasi (lamentazione): l’ipocondriasi comporta l'uso ripetuto di una o più lamentele nelle quali il soggetto chiede apparentemente aiuto. Piuttosto che chiedere aiuto mi lamento aspettandomi che qualcuno prima o poi si prenda cura di me. Contemporaneamente, poi, il soggetto, rifiutando suggerimenti, consigli e qualsiasi cosa gli altri gli offrano, esprime sentimenti nascosti di ostilità e risentimento. Le lamentele possono riguardare sia preoccupazioni somatiche che problemi della vita. Entrambi i tipi di lamentele sono seguiti da una risposta da tipico "help-rejecting complainer” a qualsiasi aiuto sia offerto.
La funzione: l'ipocondriasi è una difesa contro la rabbia che il soggetto prova ogni volta che sente la necessità di dipendere emotivamente dagli altri. La rabbia sorge dalla convinzione, o spesso dall'esperienza passata, che nessuno soddisferà realmente i suoi bisogni. Il soggetto esprime la rabbia sotto forma di un rimprovero indiretto: da un lato rifiuta l'aiuto poiché "non abbastanza buono” dall'altro continua a chiederne di più. Pur esprimendo, anche se indirettamente, rabbia, l'ipocondriasi non allontana l'altro, ma lo lega invece al soggetto attraverso la richiesta manifesta d'aiuto. L'incapacità di affrontare un problema senza l'aiuto degli altri riflette di fatto la sensazione di essere impotenti nell'ottenere l'aiuto e, nel contempo, evacua il risentimento per il previsto disappunto di non ottenere immediatamente aiuto sufficiente.
Ecco alcune modalità con cui si può esprimere:
- Quando il soggetto porta un problema di cui discutere, gli altri provano a parlarne, ma in risposta il soggetto passa ad un altro problema, allontanando piuttosto che coinvolgendo gli altri nei suggerimenti offerti.
- Il soggetto si lamenta di come i problemi e le questioni della sua vita non siano risolvibili e sistematicamente rifiuta i suggerimenti degli altri su come poterli gestire.
- Il soggetto recita una litania di problemi e questioni ma non sembra impegnato nel risolverli, piuttosto preferisce lamentarsi.
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