Psicologia generale
La psicologia è lo studio scientifico dei comportamenti e dei processi mentali. La differenza sta nell'approccio scientifico. Attributi necessari a definire la psicologia come scienza sono:
- Empirica: si basa sull'osservazione e sulla misurazione della realtà, ciò che conta è il risultato, quello che la realtà mi dice, i fatti sono l'indice ultimo della veridicità di una teoria, ognuno degli scienziati deve portare delle prove a favore della tesi, l’osservazione scientifica è sistematica e si avvale di strumenti (cioè non è ingenua).
- Obiettiva: non corrisponde a infallibile è soggetta ad errore che è sempre parte integrante della misurazione (nella misura c'è sempre ciò che volevamo misurare e ciò che è da scartare), contrario di soggettivo; la scienza di mantiene obiettiva per:
- Carattere pubblico e collettivo: ogni scienziato ha il diritto/dovere di pubblicare i risultati delle sue ricerche in modo che possano essere confermati o disconfermati da successive ricerche (comunità scientifica), la revisione tra pari permette al ricercatore di far sì che i suoi studi e ricerche possano essere revisionati e verificati dalla comunità scientifica, può essere bocciato o promosso.
- Linguaggio formale: fa uso di un linguaggio formale come quello matematico affinché le affermazioni di uno scienziato possano essere verificate, ciò rende i risultati meno arbitrari.
- Paradigmi di ricerca verificati/codificati: ogni scienziato imposta la sua ricerca seguendo il paradigma, ossia il metodo - l'insieme delle tecniche e delle procedure, più consono per la sua domanda di ricerca. Tale paradigma è 'validato' all'interno della comunità scientifica.
- Falsificabile: Popper falsificate: lo scienziato deve sottoporre la sua teoria alla prova di falsificazione; se regge, allora è valida. Se una teoria non è scientifica, cioè ci si affida se ci si crede (su scelta personale), allora può non essere falsificabile. Va precisato che nella scienza le teorie sono vere se non ve ne sono altre che le contrastano.
- Cumulativa: essendo la ricerca scientifica empirica, obiettiva e falsificabile è in continuo progresso diversamente da altre discipline, le teorie scientifiche sono continuamente raffinate/corrette, ciò che sapevo ieri è meno di quello che so oggi, non tutte le attività umane hanno questa caratteristica (cambiare non vuol dire progredire).
Storia della psicologia
Data simbolica 1879: fondazione del primo laboratorio di psicologia sperimentale a Lipsia da William Wundt e della psicologia come scienza.
I precursori
- R. Descartes (1596-1650)
Suddivideva la realtà in due istanze: res extensa (corpo) e res cogitans (mente) -> dualismo cartesiano. Corpo separato dalla mente dal punto di vista fisico ma non indipendenti: c’è interconnessione e interazione a livello della ghiandola pineale (epifisi).
- F. J. Gall (1758-1828)
Propone una visione modularistica delle funzioni psichiche (ogni funzione distinta dalle altre), che vengono collegate a zone precise del cervello. Le funzioni cognitive sono localizzate in una precisa sede cerebrale. L’utilizzo o la dotazione innata di una facoltà sviluppa in modo specifico la corrispondente sede cerebrale. Ciò vale a dire che se trovava un bozzo nella zona dell’amicizia, secondo lui quella persona era più amichevole delle altre, cosa non vera. Poi, valutando la morfologia del cranio di un individuo pensava di poter individuare le regioni aventi delle peculiarità e da esse voleva dedurne la personalità individuale.
- G. T. Fechner (1860)
Parla del rapporto mente-corpo in Elementi di psicofisica. Gli interessa capire il rapporto tra sensazione soggettiva e stimolo proveniente dall’ambiente esterno -> Il suo scopo era fondare una scienza esatta che descrivesse la relazione tra fenomeni fisici. Elabora una legge -> legge di Fechner (predire la sensazione soggettiva a seconda dello stimolo). Dimostra che le sensazioni (eventi mentali) possono essere misurate in relazione alle cause fisiche (stimolo).
- H.L. Von Helmoltz
Studi sulla percezione visiva e uditiva, studiano elementi più semplici per usare un approccio scientifico. Formulò la Teoria delle inferenze inconsce: la percezione è solo indirettamente legata agli oggetti ed è inferita a partire da dati frammentari e integrata con conoscenze pregresse. La percezione parte da un oggetto vero, ma non basta: ciò che percepiamo non è legato solo alle caratteristiche fisiche dell’oggetto ma noi le integriamo con le conoscenze pregresse che aiutano effettivamente a dare un significato.
Wundt e lo strutturalismo (1890)
Wundt definisce come oggetto di studio l’esperienza immediata, cioè non mediata, della persona. Essa corrisponde all’attività mentale che si verifica in parallelo a stimoli e reazioni oggettivamente misurabili: vuole sapere cosa passa per la mente a una persona davanti allo stimolo, cioè l’attività mentale suscitata dalla percezione di quello stimolo. Si parla di appercezione (attività mentale di base), ovvero, il processo con cui la sensazione è identificata, qualificata e sintetizzata. Lo scopo è cogliere la variazione dell’esperienza immediata al variare dello stimolo attraverso l’introspezione (esempio: dava uno stimolo controllabile e chiedeva di raccontare stati mentali come immagini ed emozioni, poi modificava stimolo e lo richiedeva). Questo metodo presentava dei limiti: non può essere utilizzato con tutti, causa inaccessibilità della mente di alcune persone come bambini o malati mentali, che non sono in grado di leggere sé stessi, è impossibile accedere all’introspezione altrui (ci si deve fidare perché non si è certi di quel che realmente la persona prova). In conclusione, lo scopo era quello di scomporre la mente e l’esperienza nei processi psicologici di base (chimica mentale, come chimico scompone la materia): mente non come sostanza ma come insieme di processi.
William James e il funzionalismo (1890)
Elabora il funzionalismo (opposto allo strutturalismo) che si focalizza non sulla struttura ma sulla funzione, globalità. Non interessa il contenuto del pensiero ma a cosa serve quel processo (funzione). La coscienza viene intesa come flusso dinamico e unico, non si può scomporre in elementi minimi (rifiuto dello strutturalismo). Quindi, la psicologia studia funzioni e cause dei comportamenti e dei processi mentali. L’attenzione alla funzione è ispirata agli studi evoluzionistici di Darwin: i processi mentali sono frutto dell’evoluzione, perciò, vanno studiati “in toto” e non sono da spezzettare in elementi più semplici, privi di significato. Il funzionalismo ha così lavorato nell’ambito della psicologia evolutiva e animale: la prima studia come cambiano le nostre funzioni dalla nascita alla vecchiaia (ontogenesi), la seconda come cambiano le funzioni dagli animali superiori all’uomo (filogenesi). Approccio con impostazione pragmatica: non psicologia pura ma applicata, attenta all’impatto sulla vita reale.
Sigmund Freud e la psicanalisi
L’Interpretazione dei sogni introduce la teoria sulla mente e i comportamenti umani. La Psicanalisi si fonda sul concetto dell’inconscio, mente come iceberg; di tutte le attività mentali siamo consapevoli di una piccola parte. Nell’inconscio si ritrovano passioni, voglie ineffabili, conflitti tra dovere e piacere che costituiscono il motore delle nostre azioni. La mente suddivisa in tre istanze: ego o id (più inconscio), superio o super ego, io o ego. L’Es agisce secondo il principio del piacere: si vuole tutto e subito, l’unica regola è provare piacere; Il Super io è l’istanza che cerca di spingere la persona verso la perfezione e a seguire le regole morali (sa cosa è giusto e sbagliato); L’Io è l’intermediario che cerca di assumere alcune richieste dell’es e dell’super io. Per Freud l’inconscio è il motore della psiche umana e si manifesta nei sogni (in psicanalisi è importante analizzare i sogni), lapsus (si parla di lapsus freudiani), piccoli incidenti casuali e nell’ironia.
Watson e il comportamentismo
L’oggetto di studio è il comportamento osservabile, solo così si può essere certi dell’obiettività della ricerca psicologica (critica all’introspezione: non interessa ciò che sta nella mente perché non si vede, è una scatola nera e non è conoscibile, non si può ricercare ciò che accade dentro). Il metodo di ricerca è l’osservazione e la manipolazione sperimentale, cioè si osserva il comportamento e la risposta e si manipola la situazione e lo stimolo. La mente è una scatola nera e non posso vederci nulla. L’area di studio è l’apprendimento, si misura la risposta e si può capire se si apprende o meno. Utilizza un approccio empirista -> alla nascita gli esseri umani non sanno nulla e non hanno abilità, è l’esperienza che fornisce nuove conoscenze (mente come tabula rasa), si nasce totipotenti (si potrebbe diventare chiunque). L’apprendimento viene visto come condizionamento, ovvero, manipolando l’ambiente si può manipolare la crescita usando il rinforzo. Ha fatto un esperimento servendosi del piccolo Albert. Egli ha fatto sì che il bambino giocasse con un topo, senza che avesse paura inizialmente. Successivamente, lo sperimentatore ha generato un suono tanto potente da spaventare il bambino mentre giocava con l’animaletto. Allora, nella black box di Albert si è creata una connessione di esperienze (paura-topino): da qui il bambino teme i topolini bianchi poiché li ricollega alla paura del suono. E la paura si ricollega ad animali simili, come conigli bianchi o pupazzi.
La psicologia della Gestalt (primo Novecento)
Gestalt (“tutto”), interesse per la globalità, si tratta di un approccio anti-elementarista in cui i fenomeni psichici sono unitari e non scomponibili nei singoli elementi (il che è contro lo Strutturalismo). I fenomeni psicologici sono studiati come un tutto coerente e le aree di studio principali sono percezione e pensiero. Il “tutto è più della somma delle parti”: motto è se studio i singoli elementi mi perdo qualcosa che sta nella globalità. Wertheimer studia il moto apparente (stroboscopico): ciò che permette di vedere un film quando c’era la pellicola che proiettava immagini statiche -> dipende da velocità di successione di fotogrammi (1/48 di secondo). L’esperienza non determina i processi di base ma influisce sull’orientare tali processi in una determinata direzione: teoria innatista, nasciamo con un corredo di abilità preimpostate che ci permette di mettere in atto i processi psichici in un certo modo. Esempio: abbiamo un sistema visivo che è dato dalla natura, grazie ad esso vediamo certe cose in un determinato modo, siamo stati predisposti così. Inoltre, l’ambiente ha una funzione fondamentale perché influisce e indirizza l’esperienza a seconda di conoscenze pregresse.
Wolfang Kohler
Kohler studiò i principi dell’apprendimento in prospettiva gestaltica e propose l’apprendimento per insight (o Problem solving per insight): l’intuizione ristruttura il campo fenomenico e porta alla soluzione del problema. Esempio: chiusa in una stanza, la scimmia per prendere delle banane in alto cerca di usare i metodi da lei conosciuti (prova ad alzare gli arti, cerca di arrampicarsi) ma poi, non riuscendoci, capisce di dover usare delle scatole, già presenti nella stanza, impilandole.
W. Penfield e la prospettiva biologica (1955)
Wilder G. Penfield, da neuroscienziato è interessato a cercare un legame tra attività chimica del cervello e i suoi effetti sul comportamento e sui processi mentali. La corteccia somatosensoriale ci permette di avere le sensazioni, ad esempio quelle tattili, mentre la corteccia motoria invia l'impulso nervoso al cervello che ci fa muovere. W.P. comprese che ognuna delle strisce (sensoriale e motoria) contiene una rappresentazione completa del nostro corpo. Le mani hanno più corteccia perché hanno una funzione caratterizzante nell'uomo. Queste rappresentazioni non sono fisse, il nostro cervello è plastico nel senso di malleabile, si adatta alle esperienze che noi viviamo.
Il cognitivismo (1960)
Si afferma a partire da Piani e strutture del comportamento di George A. Miller. Il cognitivismo vuole fare la rivoluzione, propone una visione opposta dello studio delle attività mentali, un rinnovato interesse per i processi mentali (contrario dei comportamentisti). Considerano la mente come un elaboratore attivo di informazioni che verifica congruenza tra il piano intenzionale (soluzione) e il risultato dell’azione effettuando le opportune correzioni (problem solving). Questo si esemplifica in uno dei modelli del problem solving T.O.T.E (test- operate - test - exit). Quando dobbiamo risolvere un problema, la nostra mente verifica lo stato del sistema, fa un controllo rispetto a qual è il suo stato iniziale e circostante, dopodiché dal test si va a operate, ovvero la mente dà origine ad una azione, una volta svolta l'operazione si ritorna nel test per vedere se combacia con le intenzioni: se sì, si può uscire se no si ritorna all'operate.
Esempio: mi manca il latte- TEST: (verifico come il sistema è al momento dell'arrivo dello stimolo) io sono a casa, devo fare un'azione che mi consenta di risolvere il problema;- OPERATE: (eseguo qualche operazione che produce un cambiamento) esco per prendere il latte;- TEST: (eseguo un altro test) Ho trovato il latte? Si -> exit ho finito- EXIT: (ripeto finché non sono soddisfatto del risultato, quindi il processo si completa) Non ho trovato il latte? -> quindi altro operate, vado in un altro supermercato, ho il latte? Si successo!
Ha per teoria lo Human Information Processing (assimilazione mente-computer). È infatti sui processi che si dirige l’attenzione dei cognitivisti: psicologia mentalista. Ma poi entra in crisi l’idea di assimilare l’uomo a un calcolatore: da un lato si va verso l’approccio ecologico (Neisser, Cognition and Reality, 1976), dall’altro invece si passa alle scienze cognitive.
Scienze cognitive
Nel 1977 R. Schank, A. Collins e E. Charniak fondano la rivista Le scienze cognitive si distinguono in Modularismo e Connessionismo.
Modularismo di J. Fodor (1983)
Secondo Fodor, l'attività della mente consiste nell'elaborazione di rappresentazioni interne, cioè la mente elabora rappresentazioni. Esse sono il formato in cui lo stimolo esterno è stato trasformato per essere elaborato dalla mente. La trasformazione da stimolo a rappresentazione è effettuata dai moduli, strutture mentali che hanno la funzione di accogliere ed elaborare lo stimolo esterno per poi uscire come output e puoi usarlo. Esempio: nel mondo c’è un input sensoriale, rilevato dai trasduttori (organi di senso), che mandano l’input ad altre zone in cui si ha l’elaborazione, ovvero ai moduli (sistemi di input altamente specializzati). Ciò che esce è la rappresentazione, diretta al sistema centrale (cognizione). Sono in mezzo alla strada e arriva un signore con un semaforo e dice "sgomberare la strada", le onde arrivano al trasduttore (orecchio) manda ai moduli uno dei quali è deputato solo all'analisi sintattica (modulo sintattico -PARSER, estrae la struttura della frase) questo modulo sputa fuori un output che è la rappresentazione della struttura sintattica della frase, invia al sistema centrare, integra con semantica per la comprensione finale.
Questi moduli sono strutture cognitive verticali con caratteristiche ben precise:
- Specifici per dominio.
- Il loro funzionamento è obbligato, sono automatici.
- Non accessibili dall'esterno.
- Veloci, tipico dei processi automatici.
- Informazionalmente incapsulati.
- Anatomicamente localizzati, c’è un’area che elabora solo le forme, un’altra solo il linguaggio e così via.
L'output dei moduli viene preso in carico dai sistemi centrali, che non hanno queste caratteristiche e hanno finalità diverse:
- Fissazione di credenze, atti di volontà, processi superiori di pensiero.
- Lenti.
- Guidati dalla consapevolezza.
- Non localizzati anatomicamente ma risultato di attivazioni diffuse del cervello.
Connessionismo di Rumelhart e Mc Clelland (1986)
Si pone come obiettivo la modellizzazione delle strutture neurali del cervello, studia i processi cognitivi come esito di una serie di passaggi di informazioni tra unità singole collegate in rete. Le reti connessioniste vengono anche dette Reti neurali. La rete neurale è costruita per simulare alcuni processi cognitivi (comprensione di una frase, riconoscimento di oggetti, discriminazione di immagini). Il punto di partenza è una teoria 'verbale' = una teoria diventa un programma computazionale quando viene completamente specificata ciò mette in evidenza le 'lacune' della teoria. Attraverso la simulazione ci si propone di costruire un modello del funzionamento cognitivo. I pallini sono i nodi, ovvero i gruppi di neuroni. Le frecce indicano in che direzione procede l’informazione. Va letto da sinistra a destra (feed forward): l’input è il punto in cui sono inserite le informazioni iniziali, lo stato nascosto (in cui non vediamo direttamente cosa succede) è quello in cui si ha l’elaborazione del segnale, poi vi è lo stato di output, ovvero la riposta.
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