Introduzione alla psicologia del lavoro
Cap 1 - Lo studio psicologico del lavoro
La psicologia del lavoro può essere considerata una disciplina ampia e articolata, che si interessa dell'interazione tra persona e lavoro (suo oggetto di studio).
Definizione di disciplina scientifica
Cos'è una disciplina scientifica? Si interessa della comprensione e spiegazione della mente e dell'agire umano. Si basa sul metodo scientifico. Nel tempo ha assunto una logica evidence-based. I metodi di ricerca (osservazione sistematica, sperimentazione, studio dei casi e indagini campionarie) sono fondamentali per la validazione di teorie e modelli interpretativi.
In psicologia del lavoro è frequente un approccio costruttivista, che si pone l’obiettivo di generare teorie attraverso l'analisi clinica dei dati empirici. Il percorso avviene quindi a ritroso [Grounded Theory]. Non è inusuale però trovare elementi di serendipità: modalità conoscitiva che richiede intuizione e flessibilità [Elton Mayo -> ruolo del gruppo e della dimensione sociale: un forte senso di gruppo con autonomia e responsabilità favoriva incrementi di produttività, indipendentemente dalle soluzioni orarie o premiali adottate].
Psicologia applicata ai problemi del lavoro
La PdL è considerata una disciplina con una forte valenza applicativa. Alcuni esempi dagli USA, dove è nata: i processi di selezione dell'esercito americano, la creazione e la diffusione dei test di intelligenza o la definizione dei livelli salariali differenziati. [1917 - Journal of Applied Psychology]
Agli albori, la PdL utilizzava le conoscenze della psicologia sperimentale per dare risposte alle istanze razionalistiche dell'industria e per favorire la formazione-integrazione del ceto medio (macchinismo industriale); ma in Europa si è caratterizzata per una maggiore attenzione ai temi della fatica e della sicurezza dei lavoratori [Baritz -> le compagnie cominciano a interessarsi alle scienze sociali non un minuto prima che fossero interamente convinte che questo era un modo piuttosto economico di aumentare la produzione e incrementare i profitti].
Oggigiorno, gli psicologi del lavoro possono contribuire:
- Garantendo una costante spinta all'efficienza, sia sul piano economico che su quello umano.
- Migliorando la qualità della vita lavorativa, ponendo un occhio sull'ambiente, sullo stress, sulla giustizia e sui bisogni della persona (Occupational Health Psychology).
- Gestire le diversità nei luoghi di lavoro, dovute al genere, all'età, al livello culturale, all'etnia e al tipo di contratto (Diversity Management).
- Alla gestione della progressiva dissoluzione dell'unità del lavoro nel tempo e nello spazio, in breve, come affrontare i cambiamenti che stanno trasformando il lavoro.
Psicologia del lavoro e altre psicologie
Molti studiosi considerano la PdL come un campo di applicazione di altre discipline o sotto-discipline psicologiche al contesto del lavoro; ma secondo studiosi europei ciò la sottovaluterebbe. Questi ultimi vogliono sottolineare la sua specificità e la sua autonomia. È più reattiva nel leggere e interpretare i fenomeni e i processi che avvengono a livello socioeconomico e possiede competenze e strumenti per tradurre teorie e conoscenze in intervento. In tal senso si può ritenere che sia in grado di produrre conoscenze originali, e non solo di applicare scoperte provenienti da altri settori.
Psicologia del lavoro e altri ambiti scientifici
L'economia e la sociologia sono fondamentali per una piena comprensione dei processi psicologici connessi con la perdita/mancanza di lavoro. Discipline sociologiche, giuridiche ed economiche sono essenziali per chi studia gli effetti psicologici della flessibilità e della precarietà lavorativa, e per evitare una interpretazione troppo psicologizzata dell'esperienza delle persone (permettono di andare oltre l'analisi dei processi intra-psichici e di meglio contestualizzare l'esperienza). Fondamentali anche per gli studi sul mobbing.
La medicina del lavoro è importante per chi si occupa di benessere e stress nei luoghi di lavoro. Lo psicologo si occupa dell'individuazione dei fattori antecedenti che possono favorire l'insorgenza di stress lavoro-correlato; invece il medico si occupa della prevenzione e cura.
Ingegneri, progettisti ed ergonomi sono rilevanti per il "job design" (analisi e progettazione del contesto di lavoro).
Ricercatori e professionisti
Si possono identificare due mondi di fare psicologia del lavoro, ai quali corrispondono due profili professionali:
- Ricerca: elaborare teorie sul funzionamento umano, verificare ipotesi e costruire strumenti di misura. Gli input principali provengono da problemi teorici, da risultati di precedenti ricerche e da nuovi fenomeni che mettono in discussione il passato.
- Professione: risolvere problematiche che emergono dal mondo del lavoro, dalle organizzazioni produttive, dalle dinamiche socioeconomiche e del mercato del lavoro. Gli input principali arrivano da clienti che chiedono la soluzione di un problema, vogliono cambiare alcune cose o vogliono avviare processi formativi.
L'articolazione della disciplina
Una definizione più esaustiva afferma che la PdL studia il comportamento umano nelle sue varie manifestazioni che concernono il lavoro. Ne vediamo alcuni esempi:
- Conciliazione tra vita lavorativa e vita extra-lavorativa (bilanciamento);
- Orientamenti e atteggiamenti verso il lavoro;
- Come le preferenze sessuali possono avere ripercussioni sul lavoro.
Pertanto, nella definizione di comportamento umano rientrano, oltre all’azione osservabile dell’individuo, gli aspetti preparatori dell'azione (processi percettivi, cognitivi e attentivi), i processi motivazionali (intensità, direzione e persistenza nel tempo dell’agire umano), gli stati emotivi (predittori delle condotte) e infine i tratti di personalità, l'identità, gli atteggiamenti sociali, le aspettative, le attitudini e le intenzioni delle persone.
Si possono definire almeno cinque diversi livelli di analisi adottati negli studi e negli interventi di psicologia del lavoro:
- Livello di analisi intrasoggettivo: processi interni, consapevoli alla persona, che conducono al comportamento. Abbiamo alcuni esempi nelle esperienze di gestione dello stress e delle situazioni problematiche; oppure l'auto-osservazione e valutazione secondo le teorie dell'autoregolazione del comportamento [Bandura e Locke -> le persone conducono un costante monitoraggio e valutazione della propria prestazione e la regolano in funzione del raggiungimento di obiettivi e risultati]. Facciamo rientrare in questa categoria anche le teorie motivazionali.
- Livello di analisi soggetto-compito: qui rientrano gli studi di psicologia cognitiva che si interessano di come le persone costituiscono script, mappe cognitive e modelli mentali (forme internalizzate di conoscenza che guidano l'azione). Fondamentali sono anche i modelli e i metodi di analisi del lavoro, i rapporti tra individuo e nuove tecnologie (ergonomia), oppure gli studi sullo stress lavorativo.
- Livello di analisi di gruppo: possiamo osservare le forme di sincronismo, la combinazione delle diverse competenze e i modelli mentali condivisi del compito. Utile anche per studiare i processi di apprendimento durante le esperienze di formazione, l’efficienza dei gruppi e la gestione dei conflitti.
- Livello di analisi organizzativo: l’organizzazione come ampio aggregato sociale. Prendiamo gli studi che hanno esaminato le culture organizzative come insieme di assunti impliciti e valori generali che regolano la vita di un'organizzazione (fusione, incorporazione, distribuzione di potere e processi di accoglienza dei nuovi membri).
- Livello di analisi sociale: consideriamo i macroprocessi socioeconomici e culturali che regolano una società e caratterizzano una determinata fase storica. Essi sono considerati come il prodotto di processi economici, culturali e normativi che caratterizzano diverse fasi storiche e l’appartenenza a diversi gruppi sociali.
Per un’articolazione interna
Possiamo distinguere tre diverse subdiscipline all'interno dell'area scientifica denominata psicologia del lavoro e delle organizzazioni:
- Psicologia del lavoro: si occupa del lavoratore che persegue scopi, che prova una serie di esperienze psicologiche di fronte al proprio compito e nel rapporto che instaura con l'ambiente. In questa categoria possiamo trovare il tema della motivazione sul lavoro.
- Psicologia delle risorse umane: si occupa del migliore adattamento possibile tra individuo e richieste organizzative. Troviamo l'impostazione di sistemi premianti.
- Psicologia dell'organizzazione: studia le entità sovraindividuali aggregate (generare e guidare il cambiamento organizzativo). Notiamo gli effetti di una crisi aziendale sulla motivazione delle maestranze.
Cenni storici
Le origini della PdL hanno le proprie radici in Wundt, proprio dalla sua scuola si sono formate due figure importanti:
- Hugo Munsterberg: si dedicò allo studio della psicofisiologia del lavoro umano e del rapporto tra abilità, performance ed efficienza produttiva. Sviluppò l'espressione di psicologia industriale.
- James McKeen Cattel: si dedicò alle differenze individuali come determinanti del comportamento umano. Creò i primi protocolli per la misurazione delle capacità e abilità individuali (da lui stesso chiamati test mentali).
La guerra e la razionalizzazione della produzione
Un primo esempio dell'utilizzo della PdL lo troviamo nell'adattamento del test di intelligenza Stanford-Binet per la collocazione delle truppe Americane durante la WW2. Poi troviamo Taylor, considerato il padre dello scientific management, il quale inventò un modello che mira a semplificare i compiti, a ridurre i tempi di esecuzione e a motivare le persone in base al principio esclusivamente estrinseco del premio di produzione. Ha trovato ampia applicazione con il Fordismo nei grandi sistemi di produzione meccanizzati.
Taylor aveva posto al centro dei sistemi produttivi il "fattore umano" senza però avere gli strumenti conoscitivi per capirne la complessità.
Alla scoperta del significato psicologico del lavoro umano
Col tempo vennero alla luce i limiti dello scientific management; bisognava quindi ridurre i costi psicologici che gli individui "alla catena" erano costretti a pagare. Spicca la figura di Elton G. Mayo, egli capì che vi erano alcuni aspetti sociali del lavoro che funzionavano da determinanti delle qualità e quantità di pezzi prodotti (per questo viene considerato il fondatore del movimento delle relazioni umane).
La ricostruzione della complessità psicologica del lavoro umano continuò anche nell'immediato secondo dopoguerra; un istituto di Londra sviluppò un modello di analisi sociotecnica delle organizzazioni del lavoro (influenzate dallo psicologo sociale Kurt Lewis): l'organizzazione del lavoro umano deve essere esaminata come un elemento che interagisce in modo costante con gli altri fattori produttivi, in particolare quello tecnico. Allo stesso tempo, la progettazione e la fruizione delle tecnologie richiedono un'attenzione particolare al "fattore umano" (bisogni, emozioni e atteggiamenti).
La psicotecnica in Italia
Agli inizi del secolo scorso ci fu uno sviluppo della psicotecnica in Italia, applicata a diversi ambiti di intervento: scuola, industria, esercito; soprattutto grazie a padre Agostino Gemelli. Negli anni successivi vennero mosse delle accuse a questo metodo, considerato come un tentativo di controllo e di razionalizzazione della vita produttiva e della società civile da parte del nuovo ceto politico [Sapelli].
L'esperienza del Centro di psicologia dell'Olivetti
Grazie all'aiuto di Cesare Musatti (psicologo sperimentale), venne progettato un centro di psicologia innovativo. Al di là delle tradizionali procedure psicotecniche, la presenza di psicologi in fabbrica avrebbe dovuto migliorare sia l'organizzazione e la gestione aziendale sia le condizioni del lavoro nelle fabbriche. Anche grazie a Francesco Novara, il centro si caratterizzò per una metodologia che integrava l'approccio clinico, l'osservazione e l'indagine quali-quantitativa.
Si concretizzò un campo di azione professionale che toccava tutte e tre le aree di studio e intervento oggi denominate Psicologia del Lavoro:
- Psicologia del lavoro: si analizzarono i tempi e i metodi di lavorazione, dimostrando empiricamente la loro astrattezza e incoerenza rispetto ai parametri fisiologici e psicologici della condotta del lavoratore.
- Psicologia delle risorse umane: mostra la sua capacità di interloquire alla pari con le altre figure professionali e con le diverse funzioni aziendali. Ad esempio, abbiamo avuto l’introduzione dei colloqui psicologici nelle assunzioni e il centro di riqualificazione operai, che sembra costituire ante litteram quello che oggi viene chiamato welfare aziendale.
- Psicologia dell'organizzazione: ricorderemo la collaborazione alla nascita delle UMI (unità di montaggio integrate) = piccoli gruppi di lavoro che operano in modo autonomo in una specifica area dello stabilimento e si assumono la responsabilità non solo dell'assemblaggio, ma anche del collaudo.
Cap 2 - Lavorare oggi: esigenza di un nuovo contratto psicologico
Persistenti trasformazioni
Gran parte dei cambiamenti che ancora oggi possiamo osservare sono stati ispirati dai principi della "lean production": definire il valore di servizi e prodotti dal punto di vista del cliente, eliminare le attività che non producono valore aggiunto, cercando di ottenere una produzione just-in-time secondo un'ottica di miglioramento continuo, ed eliminare gli sprechi.
Primo aspetto del cambiamento: Riduzione delle tradizionali strutture gerarchiche
Secondo aspetto del cambiamento: Persistente competizione tra le aziende che è stata accolta come nuova strategia di sviluppo, e assunta come bene necessario.
- Attenuazione dei confini tra dipartimenti (facilitazione dell'interscambio comunicativo)
- Diffusione del teamwork
- Attribuzione di responsabilità alle persone
- Tecnologie per automatizzare la produzione
- Fabbriche intelligenti = industrie 4.0
Alcuni tratti distintivi della forza lavoro
- Età: uno dei fenomeni più eclatanti è la "transizione demografica": decremento dei tassi di natalità e di mortalità, con l'innalzamento della speranza di vita nella popolazione generale nei paesi a più elevato sviluppo. Ciò porta a un "vuoto demografico" nella parte giovanile: mentre oggi vi sono 4 potenziali lavoratori che sostengono una persona in pensione, nel 2060 ve ne saranno poco meno di 2.
- Generazioni: la "demografia organizzativa" è passata da una forma piramidale ad essere un fuso largo sui fianchi che si restringono verso le estremità. Nello stesso contesto possiamo trovare 4 generazioni di lavoratori: tradizionalisti (fino al 44), baby boomers (45 - 64), generazione X (65 - 79) e millennials (80 - 99). Gli studi sulle coorti generazionali non hanno portato a risultati definitivi, ma possiamo evidenziare alcuni effetti negativi imputabili alle differenze generazionali negli atteggiamenti verso il lavoro, negli stili di vita e negli stili comunicativi: categorizzazioni sociali -> estremizzazioni dei giudizi -> stereotipi di età e discriminazione.
- Genere: i maschi sono più presenti nel mercato del lavoro rispetto alle donne. Ma la percentuale femminile sta crescendo, e per questo si dovrà:
- Conciliare i tempi lavorativi per un migliore equilibrio tra lavoro e famiglia;
- Ottenere le migliori forme di welfare aziendale;
- Accentuare il tasso di femminilizzazione di molte professioni.
- Immigrati: le differenze ormai visibili tra gruppi minoritari e di maggioranza implicano una specifica attenzione al modo con cui si sviluppano relazioni intergruppi e ai potenziali effetti di categorizzazione sociale reciproca; cioè rendersi conto delle condizioni in cui si sviluppano i processi interculturali e riconoscere il valore delle differenze tra gruppi sociali.
Deregolazione del lavoro e flessibilità
La progressiva deregolamentazione del lavoro ha in realtà aumentato la probabilità di lavori temporanei precari, espressione della cosiddetta flessibilità contrattuale, rafforzando la segmentazione tra lavoratori forti e vulnerabili. I nuovi lavori (spesso deregolati) non richiedono una stabilità di spazio e tempo e procedure standard, ma implicano invece la flessibilità del lavoratore nel senso che egli può, entro certi limiti, autoregolarsi.
La ricerca psicosociale sulla flessibilità ha mostrato come ci si trovi di fronte a un'etichetta categoriale che riguarda una classe di oggetti sociali differenti (flessibilità fisico-geografica, temporale, tecnologica, contrattuale, funzionale e spazio-temporale).
Ambivalenza della diversità tra i lavoratori
Sembrerebbe ragionevole valorizzare le diversità tra i lavoratori dal momento che si è verificato che esse sono spesso fonte di vantaggi organizzativi come la disponibilità di un più ampio patrimonio di conoscenze e competenze, di punti di vista diversi e innovativi e con un miglioramento complessivo della reputazione aziendale.
Ad ogni modo, gli esiti positivi appena accennati sono spesso annullati dallo sviluppo di stereotipi negativi, conflittualità, discriminazioni, abbassamento delle prestazioni e maggiori livelli di stress.
Per dare un esito favorevole alla diversità sarebbero necessari alcuni fattori:
- Una organizzazione orientata allo sviluppo e alle esigenze dei consumatori;
- Risorse umane che valorizzano le differenze.
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